martedì 9 giugno 2015

Fury

I film di guerra restano una mia passione, anche se di solito sono intrisi di becera retorica nazionalista (o di becera retorica pacifista, o comunque di becera retorica di qualche tipo). Ero molto curioso riguardo a Fury, di David Ayer (U-571) con il famosissimo Brad Pitt e altri attori validi (Shia Laboeuf, Logan Lerman), ambientato nella Seconda Guerra Mondiale e in particolare attorno alle vicende di un equipaggio di carro armato Sherman (un modello molto diffuso, usato dagli USA come si vede nel film, dall'esercito britannico e anche dai Russi, che però non lo apprezzavano molto, in quanto avevano di meglio). Nella versione italiana della Wikipedia, consultata oggi, il carro è invece un più moderno Pershing (non è vero, qualcuno glielo dica!).

sabato 6 giugno 2015

Anche quando si può, il cinema italiano no

Già in passato ho parlato di quanto il cinema italiano mi deprima e mi deluda quasi costantemente. Qualche volta vado anche a indagare i motivi dello stato penoso di questo settore (che, è bene ricordarlo, si ciuccia la sua parte di denaro pubblico) e se trovo opinioni sensate o comunque stimolanti, prive di inutili intellettualismi, le condivido volentieri.
Oggi vorrei parlare di due articoli, entrambi in inglese, che affrontano il problema del declino del nostro cinema. Il primo dei due in realtà è scritto da un italiano (Antonio Monda) e inizia la sua analisi da uno sguardo ai film che qualche successo lo hanno avuto, citando La Dolce Vita e La Grande Bellezza come esempi di ritratti di una certa Italia da cartolina, elegante e decadente, che è quella che all'estero vogliono vedere. Indipendentemente dal valore dei film o dal fatto che quella visione dell'Italia mi fa abbastanza schifo, se funzionasse sempre potrebbe anche essere una colonna portante dell'industria cinematografica (in fondo anche di molti aspetti della vita negli USA ci viene spesso raccontata da Hollywood un'immagine che non risponde al vero, no?) ma questi successi avvengono una volta ogni morte di Papa, anzi anche più raramente.

sabato 30 maggio 2015

Il servizio militare

Mi è capitato due volte, nel giro di pochi giorni: osservazioni, da parte di colleghe con figli, sulla gioventù (maschile) rimbecillita di oggi, e sul fatto che una volta almeno c'era il servizio militare a dare un'inquadrata a questi poveri ragazzotti rincretiniti. Così ho ripensato a quella che è stata la mia esperienza, e al fatto che dovrei condividerla, per quanto posso. Già, è proprio così, sono ormai un rottame di un'epoca passata per molti aspetti e anche per questo: ho fatto il militare, da qualche parte in casa ci sono un paio di foto con me in divisa, foto che non guardo mai.

Oggi come oggi il servizio militare è per i volontari ed è ambito in quanto uno dei pochi mestieri disponibili in un paese in cui di lavoro ce n'è pochino; i soldati sono però molto meno di un tempo, perciò l'Italia sta diventando uno dei tanti paesi in cui l'esercito è un'organizzazione misteriosa e molto lontana. Delle forze armate professionali non saprei cosa dire, ma, per chi pensa che il servizio militare di leva facesse un gran bene alla gioventù, parliamone un momentino.

giovedì 28 maggio 2015

Segnalazione: Arma Infero

Arma Infero, di Fabio Carta, è uscito sotto formato digitale in tutte le principali librerie online. Su richiesta dell'autore segnalo questa pubblicazione, dopo aver letto l'inizio del romanzo. Si parla di un mondo tormentato dai conflitti, tra armamenti ad alta tecnologia e mezzi biomeccanici. Una società che sa di medioevo convive con la tecnologia avanzata, o quello che ne rimane, perché il pianeta di Muareb è ormai ridotto alle macerie o poco più. Il libro narra le avventure di Lakon, condottiero capace e spietato.

martedì 26 maggio 2015

Addio a Tanith Lee


Spiace purtroppo dover dire addio a una delle regine del fantasy, forse non una delle più conosciute in Italia, ma prolifica ed eclettica nella sua vita produttiva. Scrittrice di passioni, desiderio, maledizioni e sogni impossibili, allo stesso tempo mai banale e melensa come altri personaggi che hanno fatto scendere il fantastico al livello del romanzo rosa.
Tanith Lee non era nemmeno così anziana e io speravo in un suo rilancio. Invece è venuta a mancare il 24 maggio.
I miei post su questa straordinaria autrice:
Sabella 
The Birthgrave
Kill the Dead
Che fine ha fatto Tanith Lee?

venerdì 22 maggio 2015

Maggie

Scoperto questo Maggie grazie a un blog "specializzato" nell'horror, non ho potuto fare a meno di cimentarmi. Innanzitutto c'è Arnold Schwarzenegger in un raro o rarissimo ruolo serio e pensoso (sia pure in un film horror), e poi c'è Abigail Breslin che dai tempi di Zombieland è diventata grande. Il regista è Henry Hobson e lo sceneggiatore John Scott 3 (sì, 3, proprio così) Il film in questione è Maggie ed è un film che definirei zombesco solo a metà. Innanzitutto è un film sul dolore e i sentimenti di una persona con una malattia terminale, e sui suoi familiari. Sono a disagio, in verità, di fronte a una storia di questo genere. Da una parte, quando scrivo io talvolta mi dilungo sulla sorte di chi è ferito o sta male, per non ridurre queste situazioni a banali cliché (l'amico dell'eroe è ferito a morte, dice una frase storica, e muore, mentre l'eroe giura di vendicarlo: quel tipo di menate lì); dall'altra non sopporto che una storia (libro, film) abbia una tematica del genere come trama principale. Mi viene voglia di dire al narratore: brutto cretino, dammi una trama, non ricattarmi con una situazione strappalacrime, credi che quei momenti terribili li conosci solo tu?
Maggie quindi parla di malattia terminale e dell'effetto che essa ha sulle persone: le vittime, i parenti, quelli che devono o dovrebbero accudire, i semplici conoscenti. Ma la mimetizzazione in storia di zombie inserisce alcuni elementi che mi hanno incuriosito rendendomi più sopportabile la visione di questo film.