Non ho sentito molta eco nella blogosfera (e su facebook, dove c'è un mio profilo vivacchia) riguardo alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, secondo cui non si può vietare la vendita dei videogiochi violenti ai minori.
Tale divieto sarebbe addirittura anticostituzionale, in quanto violerebbe il Primo Emendamento (quella norma statunitense per cui uno può dire quello che gli pare, roba molto lontana dal nostro sentire visto che in Italia siamo di nuovo in ballo con l'ennesima sentenza ammazza-internet).
La pronuncia è stata resa necessaria da una legge del 2005 emanata dal governatore della California (ebbene sì, proprio lui, Arnold) che puniva la vendita ad adolescenti e bambini di giochi dal contenuto sanguinario. Contro questo provvedimento, e con una giustificazione becera (anche nelle favole c'è il sangue!), hanno fatto passare l'idea che si tratta di contenuti protetti dal Primo Emendamento e quindi che rientrano nella libera espressione.
Hanno difeso la libera espressione e i diritti, ma i diritti di chi? Personalmente credo che una volta raggiunta la maggiore età a nessuno debba essere proibito niente, ho però idee assai meno larghe su quello che è lecito proporre alle persone in età evolutiva (be', credo che anche la religione sarebbe da far rientrare tra le scelte che uno compie da solo, in autonomia, e una volta adulto). Non mi piacciono le libertà di altri da cui l'utente, una volta solleticato nei suoi istinti e aggirata la sua razionalità, viene condizionato, così come non mi piace ad esempio l'imposizione unilaterale del palinsesto della televisione (ma per fortuna oggi in tanti ne fanno allegramente a meno).
Qui gli unici soggetti ad aver visto difesi i propri diritti sono gli imprenditori dei videogiochi.
Un link a un mio articolo sul tema della violenza e della censura
Un buon articolo in merito alla decisione della Corte Suprema, dal Corriere
Un articolo secondo me grossolanamente superficiale che invece giustifica il provvedimento.
venerdì 1 luglio 2011
giovedì 30 giugno 2011
Segnalazioni
Un paio di letture su internet, se non v'ha ancora ammazzato il caldo.
Su Fantasy Magazine, un bellissimo articolo su Robert Howard e i suoi eroi (Conan, Solomon Kane, ecc...)
Sul sito/blog La Torre di Tanabrus l'introduzione alla Guida alle case più stregate del mondo di Francesco Dimitri.
Su Fantasy Magazine, un bellissimo articolo su Robert Howard e i suoi eroi (Conan, Solomon Kane, ecc...)
Sul sito/blog La Torre di Tanabrus l'introduzione alla Guida alle case più stregate del mondo di Francesco Dimitri.
martedì 28 giugno 2011
Telefilm per tutti
A Milano, al cinema Apollo, si svolge (anche quest'anno) il Telefilm Festival, con possibilità di ingresso gratuito (fino a che c'è posto).
Per gli amanti del fantastico segnalo:
il 29 giugno alle 19 Wonder Woman, e due episodi di Game of Thrones, dalle 21 alle 23;
il 30 giugno Teen Wolf alle 21;
il 2 luglio Vampire Diaries alle 12, Camelot alle 20, Falling Skies alle 21 (è una creazione di Spielberg); in serata (e nottata) maratona di telefilm di fantascienza (Battlestar Galactica, Stargate, Star Trek...).
Il cinema è posizionato in Galleria De Cristoforis, a due passi dal Duomo e a pochi metri dal mio ufficio, peccato per gli orari che non sono da... dopolavoro. Comunque una occasione interessante per quelli come me che non hanno TV a pagamento e "padelle" satellitari di nessun genere.
Ovviamente i birbaccioni hanno già scaricato più o meno tutto quanto da internet, sottotitoli in italiano inclusi.
Per gli amanti del fantastico segnalo:
il 29 giugno alle 19 Wonder Woman, e due episodi di Game of Thrones, dalle 21 alle 23;
il 30 giugno Teen Wolf alle 21;
il 2 luglio Vampire Diaries alle 12, Camelot alle 20, Falling Skies alle 21 (è una creazione di Spielberg); in serata (e nottata) maratona di telefilm di fantascienza (Battlestar Galactica, Stargate, Star Trek...).
Il cinema è posizionato in Galleria De Cristoforis, a due passi dal Duomo e a pochi metri dal mio ufficio, peccato per gli orari che non sono da... dopolavoro. Comunque una occasione interessante per quelli come me che non hanno TV a pagamento e "padelle" satellitari di nessun genere.
Ovviamente i birbaccioni hanno già scaricato più o meno tutto quanto da internet, sottotitoli in italiano inclusi.
domenica 26 giugno 2011
Urbe
Torniamo alle vicende di Jean Autier, manager francese fin troppo affermato e impegnato che, dopo la morte per infarto, scopre un aldilà bizzarro e imprevedibile. Nel precedente Caverne, libro di esordio di Stefano Bianchi, il nostro dirigente non fa in tempo ad ambientarsi veramene in questo mondo che si trova già coinvolto in una lotta serrata con una specie di usurpatore.
Questo si spiega con la peculiare struttura di Panta Rei, ovvero l'aldilà immaginato in questa ambientazione. Esiste un direttorio, una struttura chiamata Corpus, particolarmente enigmatica e avara di spiegazioni per il povero Jean, ma anche ben poveramente organizzata. Vlad Tepes, ovvero il conte Dracula, sembra avere vita facile nel sobillare l'organizzazione di Caverne, nel primo libro: torna ancora nel seguito, intitolato Urbe: un nuovo livello di questo purgatorio (o inferno?) dove Jean ha accesso proprio perché si è dimostrato abile nel contrastare l'avanzata di Vlad.
I personaggi all'inizio sono tutti già conosciuti: Jean, il cavernicolo Deepak con cui ha fatto amicizia, Il supervisore del Corpus Morgan, e la bella Giada, un interesse sentimentale per Jean che non dimentica tuttavia di aver abbandonato sulla terra la sua amata Caroline e le figlie. Caroline, rimasta vedova, viene mostrata in alcune scene dove un nuovo pretendente si fa avanti nella speranza di prendere il posto del marito scomparso.
Allo stesso tempo, per Jean continuano a sorgere i dubbi sulla natura del luogo in cui è capitato. Ad esempio, che senso ha la vita in Panta Rei? cosa succede a chi muore una seconda volta? Tuttavia le risposte tarderanno ad arrivare, e i colpi di scena sono destinati a provenire, più che altro, dalla guerra di Vlad Tepes contro il Corpus. Guerra in cui Jean cerca alleati e trova personaggi quanto mai assortiti: il senatore Quinto Fabio Massimo (il temporaggiatore che non voleva affrontare direttamente Annibale), il Maresciallo Emmanuel de Grouchy (quello che non si presentò sul campo di battaglia di Waterloo privando Napoleone di buona parte delle truppe), il terribile Solimano (che portò l'impero turco all'apogeo).
Diversamente dal primo libro, Vlad Tepes trova il modo di contattare il protagonista e di cercare di instillargli dei dubbi. Si dimostra un cattivo meno stereotipato di come sembrava in Caverne.
Lo stile di Bianchi è migliorato rispetto all'esordio, e le schermaglie diplomatiche e personali di Jean tengono il campo tra battute umoristiche, irruzione di personaggi stravaganti e situazioni un po' surreali, il tutto accompagnato da qualche momento drammatico.
D'altra parte, tutte le domande che il lettore si è posto fin dall'inizio del primo libro restano fondamentalmente ancora senza risposta. Su questo punto, probabilmente avremo dei progressi... nel libro successivo della serie.
Questo si spiega con la peculiare struttura di Panta Rei, ovvero l'aldilà immaginato in questa ambientazione. Esiste un direttorio, una struttura chiamata Corpus, particolarmente enigmatica e avara di spiegazioni per il povero Jean, ma anche ben poveramente organizzata. Vlad Tepes, ovvero il conte Dracula, sembra avere vita facile nel sobillare l'organizzazione di Caverne, nel primo libro: torna ancora nel seguito, intitolato Urbe: un nuovo livello di questo purgatorio (o inferno?) dove Jean ha accesso proprio perché si è dimostrato abile nel contrastare l'avanzata di Vlad.
I personaggi all'inizio sono tutti già conosciuti: Jean, il cavernicolo Deepak con cui ha fatto amicizia, Il supervisore del Corpus Morgan, e la bella Giada, un interesse sentimentale per Jean che non dimentica tuttavia di aver abbandonato sulla terra la sua amata Caroline e le figlie. Caroline, rimasta vedova, viene mostrata in alcune scene dove un nuovo pretendente si fa avanti nella speranza di prendere il posto del marito scomparso.
Allo stesso tempo, per Jean continuano a sorgere i dubbi sulla natura del luogo in cui è capitato. Ad esempio, che senso ha la vita in Panta Rei? cosa succede a chi muore una seconda volta? Tuttavia le risposte tarderanno ad arrivare, e i colpi di scena sono destinati a provenire, più che altro, dalla guerra di Vlad Tepes contro il Corpus. Guerra in cui Jean cerca alleati e trova personaggi quanto mai assortiti: il senatore Quinto Fabio Massimo (il temporaggiatore che non voleva affrontare direttamente Annibale), il Maresciallo Emmanuel de Grouchy (quello che non si presentò sul campo di battaglia di Waterloo privando Napoleone di buona parte delle truppe), il terribile Solimano (che portò l'impero turco all'apogeo).
Diversamente dal primo libro, Vlad Tepes trova il modo di contattare il protagonista e di cercare di instillargli dei dubbi. Si dimostra un cattivo meno stereotipato di come sembrava in Caverne.
Lo stile di Bianchi è migliorato rispetto all'esordio, e le schermaglie diplomatiche e personali di Jean tengono il campo tra battute umoristiche, irruzione di personaggi stravaganti e situazioni un po' surreali, il tutto accompagnato da qualche momento drammatico.
D'altra parte, tutte le domande che il lettore si è posto fin dall'inizio del primo libro restano fondamentalmente ancora senza risposta. Su questo punto, probabilmente avremo dei progressi... nel libro successivo della serie.
lunedì 20 giugno 2011
Intervista a Rothfuss
E' roba vecchia di qualche mese e certo non l'ho intervistato io (sarebbe interessante, eh?).
La trovate qui, ed è in inglese (ovviamente).
Aspetti interessanti: la quinta domanda, ad esempio. Cosa ha inserito (o evitato di inserire) in modo da rendere il suo lavoro differente rispetto ai cliché del genere fantasy? Nella risposta di Rothfuss alcune cose mi hanno fatto sorridere e mi trovano molto d'accordo: non ci ha messo il nano con l'ascia e l'elfo con l'arco, l'eroe che deve salvare il mondo perché così ha detto una profezia, il "bene" contro il "male."
Un altro aspetto è quello del denaro. Il protagonista Kvothe (almeno nel primo libro) è poverissimo e deve fare continuamente i conti con il denaro, mentre non vedresti mai un personaggio di Tolkien parlare di soldi. Nel blog in cui appare l'intervista la cosa è attribuita al fatto che Tolkien era "alta società" e avrebbe trovato sconveniente la cosa. E' un po' ambiguo però se l'opinione è del blogger che ha intervistato Rothfuss o dello scrittore stesso. Però devo dire una cosa: pur amando Rothfuss, personalmente non è che voglia fargliene una colpa al buon Tolkien se, mentre vuol scrivere un poema epico, non ha l'estro di parlar di quattrini.
La trovate qui, ed è in inglese (ovviamente).
Aspetti interessanti: la quinta domanda, ad esempio. Cosa ha inserito (o evitato di inserire) in modo da rendere il suo lavoro differente rispetto ai cliché del genere fantasy? Nella risposta di Rothfuss alcune cose mi hanno fatto sorridere e mi trovano molto d'accordo: non ci ha messo il nano con l'ascia e l'elfo con l'arco, l'eroe che deve salvare il mondo perché così ha detto una profezia, il "bene" contro il "male."
Un altro aspetto è quello del denaro. Il protagonista Kvothe (almeno nel primo libro) è poverissimo e deve fare continuamente i conti con il denaro, mentre non vedresti mai un personaggio di Tolkien parlare di soldi. Nel blog in cui appare l'intervista la cosa è attribuita al fatto che Tolkien era "alta società" e avrebbe trovato sconveniente la cosa. E' un po' ambiguo però se l'opinione è del blogger che ha intervistato Rothfuss o dello scrittore stesso. Però devo dire una cosa: pur amando Rothfuss, personalmente non è che voglia fargliene una colpa al buon Tolkien se, mentre vuol scrivere un poema epico, non ha l'estro di parlar di quattrini.
domenica 19 giugno 2011
La madre di tutte le librerie
Mentre dibattevo tra me sull'opportunità o meno di andare a vedere L'Ultimo dei Templari (questione delicata, perché si tratta di sorbire un'ulteriore dose di Nicolas Cage, che ahimé peraltro ho scoperto attizzare mica poco nella cerchia delle mie colleghe) ho cercato sollievo con una visita alla Hoepli, libreria gigantesca che si trova a due passi dal mio ufficio.
Se c'è un posto che possa rassicurare coloro che, terrorizzati dagli ebook, invocano la vita eterna per la libreria come luogo fisico, deve certamente essere questo. Poiché molto di quanto esposto riguarda l'aspetto visivo, artistico e decorativo (design, moda, libri fotografici di tutti i tipi) chi visita si trova di fronte a un impatto di immagini stuzzicanti, sontuose, meravigliose.
Libri sulle mode, lo stile del vestire nei vari decenni (se parliamo di tempi moderni) o nelle varie epoche. Palazzi, costruzioni di ogni tipo. Lo stile dei giardini. Il design degli oggetti di uso comune. Armi e armature di tutte le epoche. Fregi ed elementi decorativi... insomma ce n'è per tutti i gusti.
E poi ci sono reparti dedicati alle scienze di tutti i tipi, alla narrativa in italiano e in lingue straniere (c'è anche il fantasy, ma vale sempre la regola che ciò che più è banale occupa il maggior spazio).
Guardando i manuali di disegno o quelli di informatica sentivo una gran nostalgia per il tempo perduto: ovvero per le passioni che ho dovuto abbandonare, e che ora è troppo tardi per riprendere, a causa del poco tempo libero e dei troppi interessi. Ma la visita è stata comunque piacevolissima e ho finito per prendere un libro anche se mi ero tassativamente proibito di comprarne altri.
La maggior parte dei libri li compro sulla rete, forse molti di voi fanno lo stesso. Ma se ha ancora un senso fare un salto in libreria, dev'essere questa: non ho niente contro Feltrinelli e Mondadori, ma non reggono il confronto. Se siete di queste parti, e non ci siete mai stati, vi consiglio di fare immediatamente un salto alla Hoepli. Dove si trova? Be', in via Hoepli, no?
Se c'è un posto che possa rassicurare coloro che, terrorizzati dagli ebook, invocano la vita eterna per la libreria come luogo fisico, deve certamente essere questo. Poiché molto di quanto esposto riguarda l'aspetto visivo, artistico e decorativo (design, moda, libri fotografici di tutti i tipi) chi visita si trova di fronte a un impatto di immagini stuzzicanti, sontuose, meravigliose.Libri sulle mode, lo stile del vestire nei vari decenni (se parliamo di tempi moderni) o nelle varie epoche. Palazzi, costruzioni di ogni tipo. Lo stile dei giardini. Il design degli oggetti di uso comune. Armi e armature di tutte le epoche. Fregi ed elementi decorativi... insomma ce n'è per tutti i gusti.
E poi ci sono reparti dedicati alle scienze di tutti i tipi, alla narrativa in italiano e in lingue straniere (c'è anche il fantasy, ma vale sempre la regola che ciò che più è banale occupa il maggior spazio).
Guardando i manuali di disegno o quelli di informatica sentivo una gran nostalgia per il tempo perduto: ovvero per le passioni che ho dovuto abbandonare, e che ora è troppo tardi per riprendere, a causa del poco tempo libero e dei troppi interessi. Ma la visita è stata comunque piacevolissima e ho finito per prendere un libro anche se mi ero tassativamente proibito di comprarne altri.
La maggior parte dei libri li compro sulla rete, forse molti di voi fanno lo stesso. Ma se ha ancora un senso fare un salto in libreria, dev'essere questa: non ho niente contro Feltrinelli e Mondadori, ma non reggono il confronto. Se siete di queste parti, e non ci siete mai stati, vi consiglio di fare immediatamente un salto alla Hoepli. Dove si trova? Be', in via Hoepli, no?
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