E' un fantasy abbastanza particolare, viscerale e intriso di parolacce, sangue, vomito e altri umori. Ha una ambientazione del tutto mediterranea e prevalentemente italiana, in questo secondo libro è ancora più evidente nei nomi, che sia pure storpiati con qualche lettera raddoppiata e qualcuna tolta, per lo più sono nomi di casa nostra. I protagonisti vivono di furberie e carognate (anche se sono fin troppo moralisti quando si tratta di essere corretti fra loro). Insomma siamo decisamente nel low fantasy, ma è un fantasy arguto e divertente.

Quanto allo stile narrativo di questo secondo volume della serie, direi che è più evoluto che non in passato. Non ripeto qui le osservazioni fatte per Gli Inganni di Locke Lamora, dirò solo che lo scrivere scorre meglio, e ad un certo punto si abbandona (per fortuna, perché qui non ci stava molto bene) la pratica di alternare capitoli di antefatto con i capitoli della storia.
La trama invece ha qualche problema. Nei Pirati dell'Oceano Rosso i nostri anti-eroi si avventurano per mare, e la serie di eventi per cui vi finiscono ha, mi sembra, una logica un po' stiracchiata. Anche il finale, vivace e fulminante ma abbastanza compresso (vista la necessità tirare in breve le fila di una lunga storia) ha i suoi inciampi, soprattutto nel fatto che ad un certo punto gli amici o i potenziali alleati di Locke e Jean diventano fin troppo disponibili ad aiutarli e i nemici fin troppo stupidi e facili a farsi fregare quando invece sembrava che avessero tutte le migliori carte in mano.
La parte avvincente è fondamentalmente quella che si svolge in mare, e c'è una battaglia navale indimenticabile. Il finale lascia una questione in sospeso, ed è una questione mica da poco.
Aggiungo un particolare che risalta di più in questo libro che non nel precedente. Il mondo di Locke Lamora è unisex, i soldati e i marinai sono indifferentemente maschi e femmine. Questo è più o meno lo stesso scenario che trovo in telefilm come Battlestar Galactica e non mi dà alcun fastidio visto che lì si tratta di un'ambientazione fantascientifica dove la modernità e l'aiuto della macchina hanno reso superflua la forza fisica del maschio.
Nel fantasy invece vorrei una spiegazione, visto che seppure non è il nostro mondo, si tratta di un mondo faticoso e duro: ma con Scott Lynch non ce l'ho. Penso che sia accettabile e opportuno per la maggior parte dei lettori, e che dia la possibilità di avere graziosi personaggi femminili ad allietare il panorama; insomma una specie di politically correct da gioco di ruolo.
Mi si consenta di starmene in minoranza ed esserne infastidito.
Conclusione: come spesso accade, non mi è facile dare una valutazione sintetica di un libro (e invidio quelli che usano con disinvoltura le stelline di aNobii o che sanno dare voti numerici ai libri che recensiscono). Con questi Pirati dell'Oceano Rosso ho trovato parti entusiasmanti e particolari poco graditi o curati meno bene, perciò il mio commento è necessariamente articolato. Se mi chiedessero: ma allora questo libro lo raccomandi o no? direi che se è piaciuto il primo si deve provare anche il secondo e se avete amato i protagonisti alla fine sarete contenti di aver letto anche questo.
Anzi credo che, se e quando uscirà e verrà tradotto, non potrò che leggermi anche il terzo della serie.





