venerdì 10 marzo 2017

Frontiera

Un giudizio di "così così" per questa serie di Netflix, dove rivediamo l'attore famigerato per aver interpretato Conan nel nuovo film sulle avventure del cimmero, pellicola che ha dato cattiva prova di sé sugli schermi qualche anno fa. Parlo ovviamente di Jason Momoa, e la serie è Frontiera (Frontier) ma l'attinenza al fantastico, devo ammettere, non esiste. Si tratta però di una tematica che mi è stata cara fin da quando ho letto L'Ultimo dei Mohicani tanti anni fa: la frontiera, il commercio delle pelli, le foreste, quel periodo in cui i nativi americani erano ancora una forza da tenere in considerazione. Per non indurvi in errore faccio subito una precisazione: questa storia non è ambientata (come quel libro) nel periodo delle lotte tra Francesi e Inglesi. I Francesi sono stati già sconfitti e hanno perso il Canada (per la cronaca, ciò avvenne a seguito della Guerra dei Sette Anni). Gli Stati Uniti sono ormai indipendenti mentre stanno calando le fortune della Compagnia della Baia di Hudson, un'impresa mista statale e privata britannica che sfruttava il lucroso commercio delle pelli (e dei rifornimenti da vendere agli indiani, che erano fra i principali procacciatori delle pelli in questione). Commercianti e cacciatori di ogni genere minacciano il monopolio della Compagnia. Quanto agli indiani, sono schiacciati sempre più, e il buon Momoa interpreta proprio uno di loro, anzi un mezzo sangue, Declan Harp, guerriero e mercante in cerca di vendette contro un perfido e carognesco funzionario della Compagnia (Lord Benton interpretato da Alun Armstrong). E quanto agli Inglesi, ora li vediamo proprio nelle terre strappate ai rivali francesi, mentre le colonie di un tempo sono diventate indipendenti, ma le loro sorti sono tutt'altro che rosee e a quanto pare la Compagnia sta diventando più un danno che una risorsa.

In mezzo ai due finisce uno scugnizzo irlandese (Michael, interpretato da Landon Liborion) in cerca di fortuna. A causa di un furto finito male la fidanzata di Michael è alla mercé di Lord Benton, che può liberarla o farla marcire in galera, e questo spinge Michael a collaborare con lo spietato funzionario, ma il giovanotto subirà il cupo fascino di Declan Harp e finirà per allearsi con lui (e -SPOILER- riuscirà anche a riabbracciare la fidanzata, che però si rivelerà una frignosissima palla al piede).

Per alcuni aspetti questa serie riesce a richiamare i vasti spazi inesplorati e le imprese epiche di quel periodo. Nei travagli di Michael vediamo le difficoltà incontrate da un bianco che pensasse di fare fortuna da quelle parti: di fronte a un mondo inclemente, o si svegliava alla svelta (e molto), o gli conveniva fare ritorno a casa, o altrimenti poteva ripiegare su mestieri più modesti tipo zappare qualche angolo di terra. La vita del "trapper" non era per tutti.

La serie è breve e si fa guardare ma per certi aspetti funziona poco. Jason Momoa si conferma a mio parere attore che va bene nelle parti adatte per lui, ma poco flessibile. Qui la parte gliel'hanno cucita addosso bene (un uomo amareggiato e ossessionato dalla vendetta) ma quando si tratta di recitare un po' di fino non convince. C'è una scena dove Lord Benton, che era stato suo mentore, lo tortura con vari coltelli e strumenti, e i due si rinfacciano tutto quello che si devono rinfacciare, ma la cosa che si nota di più è che né Momoa né Armstrong mi sembrano in grado di offrire la recitazione intensa che in una scena simile ci vorrebbe.

E per quanto riguarda la trama, be', a volte le cose procedono lentamente, e se in una manciata di puntate devono ricorrere all'espediente di far cadere Harp nelle mani di Benton per due volte, forse qualcosa non va. E ci sono troppe figure di contorno (locandiere spie e confidenti di tutti quanti, ufficiali ambiziosi e corrotti, preti ubriaconi ecc...) che non si capisce bene dove debbano andare a parare. Frontiera a mio parere sfrutta male le grandi possibilità della sua ambientazione, ma se dovesse saltare fuori una seconda serie gli darò volentieri una seconda possibilità.


martedì 7 marzo 2017

Grexit Apocalypse

La crisi greca... una delle tante. Ricordate? Alexis Trsipras che chiede a mezzo referendum un drammatico giudizio al popolo: piegarsi alla troika europea o no? Ottiene il mandato per dire di no ma... corre dai buorcrati europei e cala le brache. L'uomo che non seppe sfidare le banche (e la Merkel). Tutto molto diverso nella fantapolitica e fantascientifica ucronia di Alessandro Girola, dal titolo Grexit Apocalypse. Qui il buon Tsipras non si arrende ma decide di colpire e colpire duro... e lo fa con l'aiuto di un misterioso personaggio, facente parte di una famiglia di ricchi affaristi e armatori, e custode di un segreto che è condiviso solo da alcune bislacche sette segrete in Europa. Il perfido Kedives controlla gli Aloadi, dei mostri preistorici, di natura non completamente terrestre, dotati di poteri tali che le armi moderne faranno fatica a danneggiarli. Quindi scatena un assalto contro le potenze europee che hanno voluto la Grecia in ginocchio. Ci va di mezzo anche l'Italia.

Alle sequenze di azione mozzafiato, che fanno la fortuna di una troupe televisiva abituata a campare di routine, si alternano le scene con i politici (un piacione Renzi non troppo furbo, la solita pragmatica Merkel, il ministro Boschi che sfodera doti non comuni di intelligenza e iniziativa) che devono decidere come trattare la questione.

giovedì 2 marzo 2017

Endless Legend e Worlds of Magic

Complice una offerta speciale di Steam, il grande fratello online che domina (ormai e purtroppo) sui nostri mondi computer-ludici, ho avuto modo di provare due giochi strategici a turni con tematiche fantasy. Non sono quel gran giocatore su PC e non lo sono mai stato anche quando ci dedicavo una montagna di tempo, ma questo genere mi ha sempre attirato, pertanto vediamo un po' cosa ho sperimentato...

Innanzitutto Worlds of Magic, che è un gioco abbastanza classico, per non dire datato... in realtà non è uscito molto tempo fa, frutto di una campagna di kickstarter che riportasse in auge certi aspetti di vecchie glorie ludiche, per esempio il compianto Master of Magic, un "civilization fantasy" molto in anticipo sui tempi che aveva una intelligenza artificiale da mettersi a bestemmiare, ma che era rimasto nel cuore di molti.
Mappa a quadrettoni e grafica imperdonabilmente datata anche per uno come me che dice sempre che in fondo la grafica non è così importante, Worlds of Magic offre un mondo con un sacco di nemici da prendere a mazzate, tra cui varie presenze sul terreno dove ammazzi il mostro e prendi il tesoro in classico stile GDR "power player." Per muovere le unità sulla mappa c'è da piangere, visto che i tipi di terreno hanno colori strani (la palude, dove ci si muove malissimo, ha un colore che la rende simile alla prateria: oppure sono scemo io, accetto suggerimenti). Il "libro degli incantesimi" offre tante cose già viste e riviste, la mappa dei combattimenti tattici è oscena... insomma ci sono giochi molto vecchi che avevano già tutti questi elementi e una grafica anche più accattivante.

lunedì 27 febbraio 2017

Una storia di copyright

Segnalavo un mesetto fa che alcuni racconti di Clark Ashton Smith venivano tradotti come ebook da Davide Mana in quanto il copyright era scaduto (a quanto affermato dallo stesso). Adesso l'operazione è ferma, bloccata da una contestazione presso Amazon.
Non essendo certo un esperto in materia di copyright m'ero astenuto dal fare alcuna valutazione sulla possibilità o meno di pubblicare le opere di Clark Ashton Smith, che, come qualcuno ricorderà, è morto nel 1961. Può benissimo darsi che in altri paesi o in quasi tutto il mondo le sue opere, o alcune di esse, non siano più coperte da copyright. Per quanto riguarda l'Italia però, se quello che in questi giorni sono andato a spulciare in giro è vero, il copyright non scade se non dopo 70 anni dalla morte dell'autore (o di tutti gli autori se opera scritta da più persone).
Pertanto ho l'impressione che chi voglia pubblicare liberamente C.A.S. tradotto nella nostra lingua dovrà aspettare ancora oltre dieci anni...

domenica 26 febbraio 2017

Un omaggio a Carrie Fisher (1956 - 2016)



Star Wars, un grande successo pop rispetto al quale ho sempre avuto qualche riserva (sulla trama, anche se indubbiamente ha costruito tutta una mitologia che funziona), ha creato alcune figure iconiche che sembrano voler vivere di vita propria. Di una di queste, la Principessa Leila, abbiamo perso l'interprete qualche mese fa. Carrie Fisher ha ricevuto dichiarazioni di cordoglio e di affetto degne di una superstar, a dimostrazione della potenza del personaggio che ha interpretato: sebbene tornata sulle scene nella parte della Principessa Leila recentemente, si può dire che dopo il grande successo degli anni '70 e '80 con la prima serie di Star Wars non avesse mai avuto un importante ruolo da protagonista.

lunedì 20 febbraio 2017

Robottoni 30 anni dopo

Per quanto riguarda le mie passioni adolescenziali, una cosa è certa: la smania per i cartoni animati giapponesi con alieni e robot (mecha) che fanno a mazzate m'ha preso forte a suo tempo ma la trovo piuttosto imbarazante da adulto. E infatti per quanto l'animazione in stile nipponico vada bene un po' per tutte le età, i temi ora sono generalmente molto più adulti, di solito ad opera del buon Miyazaki e dei suoi seguaci.

Complice Netflix e Youtube, mi sono rivisto alcuni cartoni di un tempo. Non c'è niente di meglio per ammazzare la nostalgia e non pensarci più, direi. Con pochissime differenze fra l'una e l'altra serie, i robottoni giapponesi sono semplicemente ridicoli: la trama è praticamente la stessa puntata dopo puntata, l'esito finale scontato (al punto che i travagli dell'eroe per farcela suonano solo ridicoli), e la logica totalmente assente. Come già a 10 anni di età lo spettatore si potrebbe domandare: ma il cattivo di turno, che abbia la sua base sulla Luna o al centro della Terra, perché diavolo manda un "mostro" o un robot alla settimana, per affrontare l'unico difensore dell'umanità? Non potrebbe aspettare qualche mese e poi sommergere il difensore con una superiorità di dieci a uno o più, a piacere?

giovedì 16 febbraio 2017

Sua Maestà

Vedere un film orribile perché lo si può vedere gratis grazie a Netflix non è un buon motivo per farlo. Ma è troppo tardi per questa riflessione, perché Sua Maestà, titolo originale Your Highness, l'ho ormai già visto. Il film, vecchio ormai già di qualche anno, è una parodia dei film fantasy, condita da una certa quantità di battute volgari e qualche scena spinta. La trama verte attorno alla rivalità tra due fratelli, uno dei quali è un vero e proprio paladino, coraggioso e senza macchia, mentre il più giovane si sollazza con bevute, droghe e donzelle di facili costumi. In effetti il fratello maggiore e il padre gli vogliono bene ma Thadeus (Danny McBride) è schiacciato dalla fama del fratello più in gamba e non ce la fa in alcun modo a migliorarsi.
Capita però che la promessa sposa del fratello in gamba (Zooey Deschanel) venga rapita dai cattivi e che i due fratelli debbano partire per salvarla, accompagnandosi a una fenomenale guerriera (Natalie Portman).
Seguono inevitabilmente avventure e botte da orbi e Thadeus riesce a ritrovare il rispetto per se stesso e la strada per il successo. Orripilante parodia che non riesce nemmeno a trovare una trama che ribalti le categorie del fantasy, questo film, per fortuna, è stato un terribile fiasco commerciale. Sua Maestà aveva un grosso budget (secondo Wikipedia 50 milioni di dollari, e in effetti si vedono dei costosi effetti speciali e alcune riscostruzioni di buon impatto visivo), roba che in Europa ci fanno una dozzina di film migliori di questo... e anche negli USA, ovviamente. Gli incassi sarebbero poco oltre la metà di quella somma.

Insomma, anche scherzare con parolacce e qualche volgarità è una operazione difficile, nello spettacolo sia cinematografico che televisivo. Può venire fuori qualcosa di divertente o può far schifo. Riesce bene per esempio in Ash vs Evil Dead, commedia horror paradossale.  Riesce bene nel primo Kick-Ass, film parodia sui supereroi, ma a volte fa cilecca nel seguito. Riesce bene nel primo Deadpool, chissà nel secondo...
Non credo possa facilmente riuscire nel fantasy, anche se su carta stampata qualche volta funziona (Terry Pratchett...). Per ricordare qualche incursione nel fantasy satirica e un po' volgarotta che riesca a non essere un fallimento devo tornare con la memoria ai Monthy Python o a Brancaleone da Norcia (che se vogliamo pur avendo qualche elemento fantastico non può essere nemmeno definito un fantasy). Ovviamente sono solo opinioni personali.

Di Sua Maestà penso si salvi solo la scena in cui Natalie Portman si tuffa in tanga, ma a seconda dei vostri orientamenti potrebbe non interessarvi nemmeno quella.


domenica 12 febbraio 2017

Generazione perduta

Per un po' di giorni ho cercato di non scrivere niente sull'ultimo messaggio del giovane suicidatosi per non aver trovato lavoro e stabilità nella vita. Avevo pudore di affrontare un argomento così drammatico. Tuttavia, poiché il suo ultimo messaggio era (anche) un messaggio politico, e politico è il dibattito che ne è nato, ho vinto la ritrosia di entrare nel merito di una tragedia personale e deciso di parlarne, commentando alcune riflessioni trovate in rete e proponendo le mie.

Innazitutto una riflessione del Fatto Quotidiano su chi è responsabile per la situazione di tanti giovani disoccupati. Degna di essere letta, ma che non dice molto di nuovo e propone una soluzione, il reddito di cittadinanza, che però non avrebbe dato risposta al problema del giovane che si è suicidato e di tanti altri, che non sono necessariamente "alla fame" ma vorrebbero finalmente delle basi solide per vivere davvero e non limitarsi a sopravvivere. Credo si capisca chiaramente dal testo del messaggio di Michele, il trentenne che si è suicidato.



Testo che è stato anche, sorprendentemente, interpretato come il manifesto della debolezza di una generazione.

venerdì 10 febbraio 2017

Crazyhead

Siamo in una brutta situazione. Perché un demone sta organizzando l'apertura di un portale e l'invasione della Terra da parte di quelli della sua razza, e le uniche veggenti che sembrano consapevoli del problema e disposte a combattere sono due giovani sciroccate che all'inizio non si conoscono nemmeno fra loro, e che non sembrano possedere eccezionali abilità. Una (Amy) lavora presso un bowling, l'altra (Raquel) è disoccupata, disadattata e seguita da uno psicologo che... è il capo stesso dei demoni, e ha delle mire su di lei. Questa la premessa di Crazyhead, una serie televisiva britannica che mescola humour nero, battute sceme e doppi sensi, situazioni paradossali e personaggi fuori di testa (alla Douglas Adams, per chi conosce la Guida Galattica) per creare una miscela ideale se si cerca un intrattenimento leggero.



In aiuto delle due donzelle intervengono vari spasimanti, fidanzati o aspiranti tali, amiche possedute dai demoni ma che ricompaiono dopo decesso ed esorcismi, ecc... mentre il capo-demone Callum è assistito da una squadra di collaboratori con vari gradi di incompetenza, tra cui Mercy, una demonessa che, avendo avuto la sfortuna di possedere una madre single, si ritrova anche un bambino di cui occuparsi.
Scettico all'inizio, ho finito per divorare questa breve serie distribuita da Netlifx (tanto per cambiare).
Curiosità: la trama mi ricorda abbastanza il mio Khaibit, solo che il libro da me autopubblicato non è comico, è... una cosa seria.


lunedì 6 febbraio 2017

The Expanse

Una serie TV di fantascienza che, anni dopo Battlestar Galactica, prende e convince. Non sembra quasi vero. The Expanse, basata sui romanzi di James Corey (nome collettivo), è una narrazione corale che, in dieci puntate (prima serie, la seconda arriva adesso...), segue le vicende di un intrigo interplanetario talmente insidioso da rischiare la deflagrazione di un conflitto. Pregio e anche iniziale problema per chi deve affrontare questa serie è la vastità dei temi trattati e la relativa complessità della storia: avendo seguito i primi episodi senza regolarità, ammetto di avere fatto una certa fatica a inquadrare la vicenda, anche se non avevo dubbi sulla decisione di volerlo fare, fin dal primo episodio.


L'ambientazione di The Expanse è il sistema solare, con tre principali forze in gioco: i "Belters," ovvero gli abitanti della fascia degli asteroidi, Marte e la Terra.
Con la Terra che, a circa due secoli da oggi, resta il principale riferimento dell'umanità e gli altri a invidiarne l'habitat naturale. I Belters sono a corto di tutto, perfino dell'aria, e vivono in basi spaziali che hanno poco in materia di comfort; perfino il loro corpo si è modificato a causa della bassa gravità. Su Marte forse va un po' meglio (la storia non indugia ancora, ma offre qualche descrizione), comunque si tratta di un pianeta tutto da terraformare. Mentre i Belters sono un'accozzaglia di poveracci con uno strano slang e pericolose tendenze alla ribellione, i Marziani sono disciplinati e militaristi.

sabato 4 febbraio 2017

The Dice Man against Fight Club



[warning: there are SPOILERS here]

About Fight Club I made a discovery, if a discovery it really it is, by reading The Dice Man (by George Cockcroft). Probably only those who, like me, have read both The Dice Man that Fight Club by Chuck Palahniuk, can relate to this. There is a phrase that struck me in the Dice Man, when the main character, breaking the precautionary obligations which he should follow as a therapist, starts giving strange tasks to his own patients. At one point he tells bullies to provoke a fight with a weaker man, but with orders to lose. That's exactly, the order that Tyler Durden in Fight Club gives his loyalists, when he begins to form his strange army of followers. I've thought about that. Two books, both breaking usual patterns, where every page could be unpredictable... but was it just a similarity?

lunedì 30 gennaio 2017

The Dice Man

Questo è un libro di un sacco di anni fa. Nemmeno inerente il fantastico, in effetti. The Dice Man, scritto agli inizi degli anni '70 da George Cockcroft (esce nel 1971 sotto lo pseudonimo Luke Rhinehart, viene tradotto in italiano dopo qualche anno con il titolo L'Uomo Dado e ora L'Uomo dei Dadi), è un'opera di rottura, spregiudicata e originale, ricca di ironia e di provocazioni. Non vi manca un umorismo a volte travolgente.

Per capirla bisogna avere un minimo di capacità di immaginare l'ambiente culturale degli anni '70 e voler macinare qualche termine di psicanalese, perché è qui che inizialmente andiamo a parare. Fatti i necessari sforzi di "contestualizzazione," la storia parte in una maniera tutt'altro che sorprendente: Luke è uno psicanalista con un certo successo, e le persone che frequenta (oltre alla moglie e ai due figli) sono anch'esse psicanalisti: il noiosissimo e prevedibile Jacob Ecstein sposato con la bella Arlene, il dottor Mann, analista di controllo di Luke e personaggio dallo stile e dai modi assai discutibili quando si ingozza al ristorante, l'italiana dottoressa Felloni, che ci viene mostrata come una specie di legnosa zitella che in maniera comica e incongrua parla di perversioni sessuali e organi genitali a ruota libera. Tra queste persone e Luke vi è una amicizia basata sullo svolgere la stessa professione ma allo stesso tempo un sacco di rivalità, palese o sotto traccia.

Luke è in crisi: non riesce a terminare un libro che aveva annunciato già da tempo, è sfiduciato, ritiene che quello che stava scrivendo fosse insignificante, e invidia un po' i successi di Jacob. Ogni idea di recuperare sul lavoro è fuori luogo in quanto Luke è depresso, non si ritrova più nel suo ruolo, ritiene di aver fallito nella missione di restituire felicità e libertà alla vita delle persone. Sia lui, individualmente, che la psicanalisi come teoria.

domenica 29 gennaio 2017

Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Ho dimenticato di parlarne prima! E oggi 29 gennaio è l'ultimo giorno, se volete, per visitare la mostra di questi tre artisti giapponesi. Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Il "mondo fluttuante" rappresentato nelle stampe - silografie policrome - di questi creatori ci porta in un'epoca in cui si affermava in Giappone una "borghesia" che cercava forme di arte scollegate dall'etica della tradizione. I tre artisti sono vissuti a cavallo tra il settecento e l'ottocento. Giusto prima di quella apertura forzata, per definirla in qualche modo, all'occidente: quando le navi della flotta USA si presentarono e fecero capire in toni poco delicati ma senz'altro molto chiari che il Giappone non poteva restare isolato dal mondo. Evento politico gravido di sanguinose conseguenze, anche se non mi sembra il caso di gettare tutta la colpa sui soliti Yankee.

Alcune delle immagini sono magnifiche, altre molto semplici, l'insieme è qualcosa che vale la pena di vedere. Ci sono anche documentari sulle tecniche per creare queste stampe policrome (intagliare il legno, applicare gli inchiostri, ecc... una serie di operazioni semplici all'apparenza ma tutt'altro che banali). Oggi queste opere fanno parte di quella vasta offerta culturale di un paese che, con tutti i suoi difetti e contraddizioni, ha una enorme presa sull'occidente. Allora l'influenza non fu trascurabile, perché lo stile asciutto e minimalista di queste stampe influenzò i pittori e gli artisti d'Europa.


mercoledì 25 gennaio 2017

Clark Ashton Smith ritorna fra noi...

Dura la vita per chi vuole leggere le opere del grande Clark Ashton Smith: oggi come oggi quelle che a suo tempo vennero tradotte sono generalmente poco reperibili.

Tuttavia, poiché il nostro autore è, nel frattempo, almeno per alcuni titoli diventato di dominio pubblico, Davide Mana si è premurato di far uscire alcune traduzioni in formato digitale. Racconti già usciti: The Beast of Averoigne e The Maker of Gargoyles.

Nelle prossime settimane dovremmo vedere anche due dei racconti dell'universo di Zothique (il mondo fantasy più affascinante creato da Clark Ashton Smith, in pratica l'ultimo continente abitabile della Terra nel futuro): L'Impero dei Negromanti e L'Isola dei Torturatori.
Buona lettura...

martedì 24 gennaio 2017

The Aeronaut Windlass

Jim Butcher, autore di successo, firma questa nuova serie che mescola elementi fantascientifici a un pizzico, forse, di magia, in un'ambientazione steampunk dove gloriose navi solcano il cielo tra... città che fluttuano in quota nell'aria. Proprio così: il libro è The Aeronaut Windlass, libro 1 del ciclo The Cinder Spires. L'ambientazione, nello steampunk, genere che vive moltissimo di atmosfere, è della più grande importanza: e infatti abbiamo con questo libro la costruzione di un mondo immaginario ben dettagliato. L'umanità gode dell'eredità di un popolo dimenticato, i costruttori, che hanno edificato delle città galleggianti nell'aria, per mezzo di una misteriosa sostanza che le sostiene.

Le "Spire," termine che non so bene come rendere in italiano (pinnacoli? guglie?), sono come immensi palazzi di pietra suddivisi per vari livelli, cui sono stati aggiunti edifici, moli, piataforme in legno per adattare lo spazio ai vari usi; il cibo vi è prodotto per mezzo di celle idroponiche e i contatti con la superficie del pianeta sono ridotti al minimo: il suolo umido, caldo e sudicio, pieno di bestie repellenti e pericolose è infatti temuto e schifato dalle persone. Va da sé che il legno, di conseguenza, è un preziosissimo materiale di costruzione, relativamente raro. L'aria è nebbiosa, e la gente conosce poco le altitudini dove il sole si vede liberamente, e la superficie, come ho già accennato; ognuna delle Spire è di fatto una città, e Albion, una specie di Gran Bretagna che domina l'aria anziché il mare, è il luogo dove si svolge la nostra storia.