mercoledì 6 aprile 2016

Signore della Luce

Ce n'è voluto, per convincermi a leggere questo libro, per quanto fossi sicuro che fosse molto bello. Alla fine mi sono stancato di rimandare, e mi sono gustato questo Signore della Luce scritto oltre 40 anni fa da Roger Zelazny (e vincitore del Premio Hugo).
Zelazny, scrittore affascinato da temi quali la vita eterna e i poteri che possono rendere un uomo quasi divino, ha scritto in questa occasione un libro con una spiegazione fantascientifica alla base, che echeggia nei comportamenti dei personaggi, e un sapore estremamente fantasy nello svolgimento e nelle immagini che evoca. I principali protagonisti della storia sono i primi colonizzatori di un pianeta dove hanno trovato varie culture e creature ostili, tra cui temibili esseri con una predisposizione a manipolare l'energia, che chiameranno demoni; questi primi uomini sono riusciti a imporsi sull'ambiente e a perfezionare un sistema per trasferire la loro mente a dei corpi ospite, in modo da portare la loro personalità, la loro esperienza e anche certi poteri acquisiti con la tecnologia da una incarnazione all'altra, diventando praticamente delle divinità immortali. Fin dall'inizio del libro scopriremo che è possibile, per uno almeno di questi super-uomini, esistere anche senza essere incorporato. Questi uomini-dei possono inoltre decidere di cambiare sesso semplicemente cambiando corpo ospite.


Per i comuni mortali esiste il karma, ovvero un esame preciso e spietato della loro vita che assegnerà il corpo (non necessariamente umano) alla prossima rinascita. Con questa e altre meraviglie tecnologiche un piccolo numero di uomini che si considerano dèi, mantenendo la mascherata di divinità indù, tiene in soggezione un vasto pianeta di ingenui credenti.

Usando uno stile in parte solenne e mistico, in parte estremamente concreto e alla mano, Zelazny ci mostra un mondo di apparenze molto diverse dalla verità, e il tutto non senza un certo spirito e una dose di ironia. Ad esempio:

Questa storia racconta come il principe buggerò davanti al tempio il ricevitore di devozioni a gettone, così incorrendo, per la sua presunzione, nello sfavore degli dèi...

Qui siamo all'inizio, quando il protagonista, chiamato in molti modi tra cui Buddha e Siddartha ma in effetti semplicemente un uomo di nome Sam, apprende di come ormai la cricca degli "dèi" suoi rivali abbia strumentalizzato la religione per costringere la gente alla prudenza, in quanto solo con le offerte e la devozione può controbilanciare i peccati e ottenere un corpo decente alla prossima reincarnazione (e il tutto si riduce alla fine in una specie di prosaica macchina stile slot-machine, davanti alla quale la gente fa la fila per versare il proprio obolo).
Sam è una divinità, ma è un eretico, un Accelerazionista, uno che vorrebbe consentire il progresso tecnologico e l'avvento della modernità. Gli altri ovviamente lo osteggiano, mantengono il mondo della tradizione indù per mantenere intatto il proprio potere. Così chi osa inventare novità (la stampa per esempio) viene eliminato.

Sam inizia la sua ribellione entrando in conflitto con Brahma, e facendolo infuriare poiché, scoprendo che si tratta dell'incarnazione di una certa Madeleine che conosce, dileggia la scelta della lesbica di cambiare sesso (il che probabilmente, prima o poi, porterà le orde del politicamente corretto a fare revocare il premio Hugo a questo libro...) e poi devasta un tempio impadronendosi dei meccanismi per la reincarnazione. Inizia una lotta lunga, che si svolge nel corso di varie vite e incarnazioni.

Gli scontri tra i vari protagonisti saranno complessi e lunghi, una vera epica, che scaturisce dalle successive vite di queste persone consapevoli di non essere divine, ma dotate di poteri immensi. I dialoghi sono a tratti espressi in uno stile epico e letterario, ma spesso emerge la vera natura delle persone sotto le divinità. L'impressione che ne viene è molto curiosa, ma nonostante tutto Zelazny sa donare al lettore l'impressione di penetrare in una infinita saga leggendaria intrisa di filosofia, e che si snoda nei millenni, e lo fa non con i tomi pesantissimi degli scrittori di oggi, ma con sole 276 pagine in tutto, più due di spiegazione dei termini indù che utilizza.
Se non è un capolavoro questo...

4 commenti:

Moreno Pavanello ha detto...

Bellissimo, ma con Zelazny si va abbastanza sul sicuro. comunque continuo a preferire, collegato a questo dal tema "divino", Creature della luce e delle tenebre, incentrato sulle divinità egizie.
Il Moro

Ivano Landi ha detto...

Zelazny era uno dei miei autori preferiti negli anni '70, però non ho nessuna idea di che effetto mi farebbe rileggerlo oggi, dopo un intervallo di quarant'anni.

Bruno ha detto...

Creature della Luce e delle Tenebre? spero di leggerlo presto...

Zelazny è un autore che per lo stile può essere percepito come "passato," ma le sue tematiche sono universali, ed è uno che pensa in grande. Uomini che vivono in eterno, che assumono il potere delle divinità, che portano avanti lotte titaniche. Non i bravi americani che esportano la democrazia ai confini della galassia (Star Trek) e altre cose che fanno irrimediabilmente anni '60 o '70. Zelazny è leggibilissimo anche adesso.
Detto questo, il famoso Nove Principi in Ambra di cui ho letto solo il primo libro non mi era piaciuto come Signore della Luce.

Bruno ha detto...

Tra parentesi, ecco il mio post su Nove Principi in Ambra... http://mondifantastici.blogspot.it/2009/07/nove-principi-in-ambra.html