Il remake dello svedese Let the Right One In, girato da Matt Reeves con la promessa di rispettare l'originale, è stato acclamato negli USA e apprezzato anche da Lindqvist, l'autore del libro cui la storia è ispirata; il film ha ben poche differenze (a cominciare dal titolo, Let Me In) rispetto all'originale: posso ben capire perché Tomas Alfredson, il regista svedese, sia piuttosto arrabbiato. Perfino le scene, frequentemente, sono le stesse e girate nello stesso modo; Alfredson, che aveva rifiutato di girare questo remake dicendo che avrebbe avuto senso solo se ci fosse stato qualcosa che non andava con la sua versione, che invece lui difendeva, ha tutte le ragioni per sentirsi preso in giro. Anche perché il film di Reeves pur non essendo un successo ha incassato parecchio di più, e chi lo vedesse negli Stati Uniti potrebbe non sapere nemmeno che è un remake.
Ho letto fra le varie critiche che Reeves avrebbe aggiunto delle sequenze e atmosfere di suo. In verità di diverso c'è una scena d'azione in auto, e poco altro.
(Attenzione: spoiler fino alla fine). Ovviamente la storia è stata spostata negli Stati Uniti e le atmosfere originali sono andate perdute, e questo non mi sembra un vantaggio, ma il pubblico americano probabilmente apprezza di più così: in fin dei conti (e questo riassume la mia opinione su tutto il film) il remake ha avuto senso solo per rispettare il suo imperialismo culturale, che è allo stesso tempo anche provincialismo. Il fatto che l'originale fosse ambientato negli anni '80 aveva certe ragioni "sociali" in quanto si faceva riferimento all'inurbamento malsano nei quartieri dormitorio, e si seguiva la storia di alcune persone al di fuori dei diretti protagonisti del film. Queste sottotrame sono state ridotte al minimo (anche se esiste qualche vicino di casa del ragazzino protagonista, ovviamente) pertanto mi sembra strano che anche Reeves, trapiantando tutto quanto in una realtà diversa, abbia voluto rispettare il periodo temporale. Ci si guadagna solo qualche generalmente brutta (secondo me) canzone anni '80 inserita nella colonna sonora, peraltro piuttosto gradevole. La canzone del trailer, molto bella, non c'è nel film, a meno che non fossi addormentato durante la scena in cui l'hanno usata.
Meglio gli attori: Kodi Smit-McPhee, che mi ricorda molto Kåre Hedebrant anche nelle espressioni, è il giovanissimo protagonista. La vampira è interpretata da Chloe Moretz e purtroppo quando "si trasforma" vengono usati degli effetti speciali sul suo viso. L'attrice è brava, secondo qualcuno più brava di Lina Leandersson che ricopriva il ruolo nell'originale svedese. La Leandersson non aveva avuto ruoli importanti prima di comparire in Let the Right One In, e credo fosse all'epoca anche più giovane, mentre l'americana è già una veterana del cinema, perciò il confronto mi sembra sbilanciato; comunque nella specifica parte e nell'atmosfera della pellicola svedese la Leandersson per me esce ancora con la performance più impressionante.
Il fatto che Eli (la vampira, che diventa Abby in Let Me In) sia in effetti un ragazzino castrato nel film svedese e una ragazza nel film americano è secondo me la vera differenza notevole dopo il fatto, ovviamente, che l'ambientazione è diversa.
Io immagino che questo sia dovuto semplicemente al fatto che il pubblico USA avrebbe reagito male. Ma crea una differenza, voluta o no. Mentre in Let the Right One In si forma una bizzarra amicizia tra due esseri solitari, il remake dà più l'idea di un amore diabolico e disperato, e allo stesso tempo stranamente innocente. Amore tra due persone che, per motivi diversi, sentono il mondo esterno come qualcosa di ostile da cui occorre difendersi e che, nel caso di lei, deve essere predato ferocemente per sopravvivere.
Anche la vecchia foto che Owen (il ragazzino) trova fa capire che l'accompagnatore adulto arrivato nel quartiere assieme ad Abby/Eli poteva sembrare una volta un suo coetaneo (la fine orrenda di questo personaggio è all'inizio nel remake, e la storia riprende da lì in flasback). Insomma Owen prende il posto di un protettore e amante di lei, che è rimasta giovane mentre il compagno invecchiava: nel film svedese quel personaggio sembrava qualcosa di più simile a un pedofilo (e nel libro questo è esplicito). Il risultato è più intimo e viscerale che nel film originale, ma non un'enorme differenza.
Detto tutto questo, quando leggo che questo film sta sulle proprie gambe o addirittura regge il confronto con l'originale, la mia opinione è: non mi pare. E la promessa del regista, di fare un altro film partendo dal libro e non dal film svedese, fondamentalmente non mi sembra rispettata: le differenze più visibili sono dovute al cambiamento di ambientazione. Senza volergliene al regista, questo è un remake ed essenzialmente è inutile. Arriverà in Italia? Sembra di sì, ho letto in rete che il titolo potrebbe essere: Amami, sono un vampiro. Gesù! Speriamo di no.
giovedì 17 marzo 2011
mercoledì 16 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
Antracite
Antracite di Valerio Evangelisti (uscito nella collana Urania Mondadori qualche annetto fa) dovrebbe rientrare nel filone fantastico perché il protagonista (che non è alla prima comparsa nelle opere di Evangelisti) sarebbe una specie di stregone-pistolero messicano, dotato quindi di poteri sovrannaturali.
Si tratta di un mulatto dall'espressione dura, un po' come certi personaggi da western spaghetti: si presenta con il classico stile amorale da figlio di un cane (in effetti fa il killer) ma poi invece si rivelerà pronto a battersi generosamente per una giusta causa, come vedrà chi andrà a leggersi questo libro.
Protagonista che si tira ditero una specie di feticcio-amuleto (Nganga) dentro una borsa, peccato che pur mandando ogni tanto sensazioni e vibrazioni al nostro pistolero finto-spregiudicato a ben vedere con la storia non c'entra un accidente e fa solo folklore o poco più.
Il libro ha come ambientazione una regione mineraria dove infuria la lotta fra sfruttatori e sfruttati (e anche fra gli sfruttati stessi); si inserisce nella storia delle lotte sindacali (con tanto di scioperi, mezze ribellioni, repressioni spietate) che hanno percorso l'industrializzazione degli Stati Uniti. Quel periodo in cui l'industria e la ferrovia hanno sottomesso l'anima rurale e contadina, già del resto sconfitta con le armi della guerra civile nel 1861-65.
Pantera, il nostro pistolero stile Clint Eastwood, viene assoldato da una associazione segreta (mica tanto) irlandese, i Molly Maguires, per eliminare degli infiltrati che fanno il gioco delle forze dell'ordine, ovvero l'Agenzia Pinkerton con vari alleati. Questi irlandesi ribelli e caciaroni in realtà non gli sono simpaticissimi, perché sebbene sfruttati nelle miniere, fanno solo i propri interessi in maniera neanche tanto simpatica, visto che ammazzano un sacco di gente anche per vendette personali. Del resto il quadro si fa estremamente confuso perché Pantera viene coinvolto dalle forze al servizio degli industriali in un doppio gioco assai contorto (e un po' grottesco, non proprio credibilissimo).
Evangelisti ne approfitta per tenere qualche dissertazione storica e politica, con intromissioni nei dialoghi piuttosto pesanti, a volte senza riguardo per la credibilità di tali discorsi rispetto al livello culturale e alla personalità di chi starebbe parlando; quando finalmente il quadro è abbastanza chiaro questo aspetto diventa un po' meno pesante, ma l'azione è decisamente lenta e talvolta monotona, nonostante il sangue scorra generoso. Tormentoni frequenti: la borsa contenente l'idolo-feticcio, che Pantera si tira dietro più o meno di continuo, e gli incontri intimi con varie donne e prostitute, a volte descritti senza risparmio nei particolari squallidi o degradanti.
Il protagonista non mi ha convinto, non tanto per la sua moralità discutibile, che non mi ha infastidito, ma perché è un po' troppo tosto, duro, cool, disprezza tutto e tutti, gli fa schifo dare la mano alla gente, quando si arrabbia fa pisciare sotto tutti dalla paura. Si concede degli scoppi di aggressività e smargiassate tali che, essendo mulatto nel mondo dell'uomo bianco, dovrebbero concludersi con una rapida impiccagione al primo albero, o con la morte di tutti i bianchi dei dintorni nel tentativo (visto che lui è Pantera!). Una Mary Sue di discreto livello, insomma.
La bella descrizione del quadro storico e le capacità narrative dell'autore salvano un libro che sarebbe ampiamente sotto la sufficienza, ma devo dire che l'inquisitore Eymerich, pur essendo un tipo poco simpatico anche lui, mi era piaciuto molto di più.
Una intervista in cui Evangelisti parla del libro la trovate qui.
Un film con un cast di tutto rispetto sulla storia dei Molly Maguires.
Si tratta di un mulatto dall'espressione dura, un po' come certi personaggi da western spaghetti: si presenta con il classico stile amorale da figlio di un cane (in effetti fa il killer) ma poi invece si rivelerà pronto a battersi generosamente per una giusta causa, come vedrà chi andrà a leggersi questo libro.
Protagonista che si tira ditero una specie di feticcio-amuleto (Nganga) dentro una borsa, peccato che pur mandando ogni tanto sensazioni e vibrazioni al nostro pistolero finto-spregiudicato a ben vedere con la storia non c'entra un accidente e fa solo folklore o poco più.
Il libro ha come ambientazione una regione mineraria dove infuria la lotta fra sfruttatori e sfruttati (e anche fra gli sfruttati stessi); si inserisce nella storia delle lotte sindacali (con tanto di scioperi, mezze ribellioni, repressioni spietate) che hanno percorso l'industrializzazione degli Stati Uniti. Quel periodo in cui l'industria e la ferrovia hanno sottomesso l'anima rurale e contadina, già del resto sconfitta con le armi della guerra civile nel 1861-65.
Pantera, il nostro pistolero stile Clint Eastwood, viene assoldato da una associazione segreta (mica tanto) irlandese, i Molly Maguires, per eliminare degli infiltrati che fanno il gioco delle forze dell'ordine, ovvero l'Agenzia Pinkerton con vari alleati. Questi irlandesi ribelli e caciaroni in realtà non gli sono simpaticissimi, perché sebbene sfruttati nelle miniere, fanno solo i propri interessi in maniera neanche tanto simpatica, visto che ammazzano un sacco di gente anche per vendette personali. Del resto il quadro si fa estremamente confuso perché Pantera viene coinvolto dalle forze al servizio degli industriali in un doppio gioco assai contorto (e un po' grottesco, non proprio credibilissimo).
Evangelisti ne approfitta per tenere qualche dissertazione storica e politica, con intromissioni nei dialoghi piuttosto pesanti, a volte senza riguardo per la credibilità di tali discorsi rispetto al livello culturale e alla personalità di chi starebbe parlando; quando finalmente il quadro è abbastanza chiaro questo aspetto diventa un po' meno pesante, ma l'azione è decisamente lenta e talvolta monotona, nonostante il sangue scorra generoso. Tormentoni frequenti: la borsa contenente l'idolo-feticcio, che Pantera si tira dietro più o meno di continuo, e gli incontri intimi con varie donne e prostitute, a volte descritti senza risparmio nei particolari squallidi o degradanti.
Il protagonista non mi ha convinto, non tanto per la sua moralità discutibile, che non mi ha infastidito, ma perché è un po' troppo tosto, duro, cool, disprezza tutto e tutti, gli fa schifo dare la mano alla gente, quando si arrabbia fa pisciare sotto tutti dalla paura. Si concede degli scoppi di aggressività e smargiassate tali che, essendo mulatto nel mondo dell'uomo bianco, dovrebbero concludersi con una rapida impiccagione al primo albero, o con la morte di tutti i bianchi dei dintorni nel tentativo (visto che lui è Pantera!). Una Mary Sue di discreto livello, insomma.
La bella descrizione del quadro storico e le capacità narrative dell'autore salvano un libro che sarebbe ampiamente sotto la sufficienza, ma devo dire che l'inquisitore Eymerich, pur essendo un tipo poco simpatico anche lui, mi era piaciuto molto di più.
Una intervista in cui Evangelisti parla del libro la trovate qui.
Un film con un cast di tutto rispetto sulla storia dei Molly Maguires.
venerdì 11 marzo 2011
La rivoluzione digitale segna il passo
In Italia gli ebook stanno un po' zoppicando, mi par di capire che questo è uno dei messaggi che si ricavano dall'incontro di Rimini (EbookLab Italia).
A parte il prezzo dei lettori (che secondo me è un ostacolo relativo, prima o poi la gente si decide...) sono segnati giustamente come problematici i tratti che l'editoria ha voluto dare a questo mercato: DRM e prezzo.
Alle case editrici italiane, salvo alcune eccezioni, piace prendersi più o meno tutto il ricco dividendo che si origina dall'esclusione della tradizionale catena di distribuzione: al lettore si concede poco o niente, la differenza di prezzo col libro di carta spesso è minima. Insomma, non capisco se gli editori nostrani siano disposti al cambiamento purché ci sia triplo guardagno per loro, o se stiano facendo addirittura resistenza passiva.
Anche quel poco vantaggio nei prezzi si rischia di perderlo con i pericoli cui si è soggetti se si acquista un libro digitale soggetto a DRM (il libro lo paghi, ma lo puoi leggere solo fino a che ti è graziosamente concesso dal venditore, e puoi giurarci che sarà una semplice questione di tempo: prima o poi avrai un file illeggibile da buttare via).
Il mio lettore di ebook nel frattempo comincia a prendere un po' di polvere, perché a queste condizioni ho deciso di non starci, almeno per adesso.
Segnalo questo articolo del Sole24Ore in merito.
A parte il prezzo dei lettori (che secondo me è un ostacolo relativo, prima o poi la gente si decide...) sono segnati giustamente come problematici i tratti che l'editoria ha voluto dare a questo mercato: DRM e prezzo.
Alle case editrici italiane, salvo alcune eccezioni, piace prendersi più o meno tutto il ricco dividendo che si origina dall'esclusione della tradizionale catena di distribuzione: al lettore si concede poco o niente, la differenza di prezzo col libro di carta spesso è minima. Insomma, non capisco se gli editori nostrani siano disposti al cambiamento purché ci sia triplo guardagno per loro, o se stiano facendo addirittura resistenza passiva.
Anche quel poco vantaggio nei prezzi si rischia di perderlo con i pericoli cui si è soggetti se si acquista un libro digitale soggetto a DRM (il libro lo paghi, ma lo puoi leggere solo fino a che ti è graziosamente concesso dal venditore, e puoi giurarci che sarà una semplice questione di tempo: prima o poi avrai un file illeggibile da buttare via).
Il mio lettore di ebook nel frattempo comincia a prendere un po' di polvere, perché a queste condizioni ho deciso di non starci, almeno per adesso.
Segnalo questo articolo del Sole24Ore in merito.
martedì 8 marzo 2011
Tante belle sostanze
Segnalo un'interessante pagina (purtroppo un link per anglofoni) dove sono segnalate le meravigliose (non sempre) possibilità che si apriranno nel prossimo futuro grazie a nuove sostanze farmaceutiche e droghe capaci di manipolare il pensiero e l'umore.
Ce n'è per tutti i gusti: la Rapamicina, medicina che rallenta l'invecchiamento e blocca i sintomi dell'Alzheimer, una droga che ispira una "enorme fiducia" alla persona a cui è somministrata, senza effetti collaterali (credo che sarebbe la date rape drug ideale, e preferisco non tradurre l'espressione), un'altra sostanza che migliora la memoria e "cancella lo stress della solitudine", la medicina che cancellerebbe la paura...
Non dico che la fantascienza non abbia esplorato le enormi possibilità di manipolare l'essere umano e il suo pensiero, anzi, è proprio il contrario, ma forse non ha puntato abbastanza in questa direzione, distratta da cose come l'esplorazione del cosmo o le meraviglie della rete. Quello che temo è che, nei tempi bui a venire, ci si possa servire su larga scala di qualche sostanza per tenere buono e incapace di reagire uno sterminato, poverissimo, popolo bue. A livelli che la manipolazione dei media non si sognerebbe neanche.
Buona lettura.
Ce n'è per tutti i gusti: la Rapamicina, medicina che rallenta l'invecchiamento e blocca i sintomi dell'Alzheimer, una droga che ispira una "enorme fiducia" alla persona a cui è somministrata, senza effetti collaterali (credo che sarebbe la date rape drug ideale, e preferisco non tradurre l'espressione), un'altra sostanza che migliora la memoria e "cancella lo stress della solitudine", la medicina che cancellerebbe la paura...
Non dico che la fantascienza non abbia esplorato le enormi possibilità di manipolare l'essere umano e il suo pensiero, anzi, è proprio il contrario, ma forse non ha puntato abbastanza in questa direzione, distratta da cose come l'esplorazione del cosmo o le meraviglie della rete. Quello che temo è che, nei tempi bui a venire, ci si possa servire su larga scala di qualche sostanza per tenere buono e incapace di reagire uno sterminato, poverissimo, popolo bue. A livelli che la manipolazione dei media non si sognerebbe neanche.
Buona lettura.
sabato 5 marzo 2011
Storia dei Maghi
Alan Baker, autore che si è occupato in passato di fantasmi, UFO e altre piacevolezze, ripercorre la storia della magia con un viaggio attraverso un gruppo (ben lontano dall'essere completo) di figure importanti del passato, tra maghi, alchimisti e ciarlatani.Questa Storia dei Maghi è un libro abbastanza agile (poco più di 200 pagine) edito da Mondadori alcuni anni fa. Assieme alla recente lettura riguardante le streghe di cui ho parlato in un precedente post, questa lettura fa parte dell'approfondimento che ho voluto fare sul magico così come è stato concepito (e vien concepito tuttora) in quelle culture che vi ripongono fiducia. Culture antiche e culture selvagge al giorno d'oggi marginali, ma se vogliamo anche "sottoculture" del mondo moderno e industrializzato, visto che in realtà la magia non è mai andata di moda come nel mondo di oggi.
Le figure trattate: Alce Nero lo sciamano, l'antico mago Paracelso, il Conte Cagliostro (che poi non era un nobile), l'occultista elisabettiano John Dee, Aleister Crowley e svariati altri. Non manca una disamina delle credenze misteriche diffuse nelle gerarchie del Terzo Reich, né una curiosa (e sconcertante) esplorazione della mitologia inventata da Lovecraft, autore che costruì i suoi misteri con tale potenza da trovare diversi personaggi che non hanno voluto credere al fatto che fosse semplice finzione letteraria, come affermato da lui stesso.
Le mie considerazioni riguardo alla magia spiegata in questi libri: gli accenni ai grimori e agli incantesimi sono sufficienti a far passare la curiosità. I rituali sono incredibilmente complessi, o richiedono componenti introvabili e materiali immondi, o sono pensati per spingere il praticante in uno stato di coscienza alterata. Insomma, nulla di verificabile facilmente, e la cosa non mi stupisce affatto. E' più appassionante leggere i sistemi magici di un gioco di ruolo, in fondo. In questo campo la fantasia dei media (libri, TV, film e anche videogiochi) ha negli ultimi anni prodotto risultati forse più interessanti che in tutte le epoche passate. Senza illudersi che funzionino, ovviamente.
Il libro è scritto in maniera astuta: con il giusto scetticismo che si aspetta il lettore curioso ma modernamente scettico, salvo lasciare qualche accenno vago e misterioso qua e là, su cose che potrebbero veramente esserci, veramente funzionare.
Personalmente consiglio questa Storia dei Maghi solo a chi voglia una non impegnativa disamina del fenomeno senza spenderci troppo impegno e troppi soldi.
venerdì 4 marzo 2011
La terribile sorte di Blade Runner
Proprio così, anche il capolavoro di Ridley Scott finirà nel tritacarne della macchina dei sequel.
O meglio: sequel, prequel e, pare, anche una serie televisiva. I nuovi produttori, che sono collegati alla Warner, non hanno però il diritto di fare il remake dell'originale. Probabilmente non lo volevano neanche. Perché, sebbene a parole convinti di poter rendere giustizia a Blade Runner con la trasformazione in una franchise, dubito che se la sentano veramente di fare i conti e i confronti con un film del genere. Meglio raccontare delle storie collaterali.
Sono sempre pronto a ricredermi se a sorpresa dovessero saltare fuori dei capolavori, ma non mi aspetto niente di buono.
O meglio: sequel, prequel e, pare, anche una serie televisiva. I nuovi produttori, che sono collegati alla Warner, non hanno però il diritto di fare il remake dell'originale. Probabilmente non lo volevano neanche. Perché, sebbene a parole convinti di poter rendere giustizia a Blade Runner con la trasformazione in una franchise, dubito che se la sentano veramente di fare i conti e i confronti con un film del genere. Meglio raccontare delle storie collaterali.
Sono sempre pronto a ricredermi se a sorpresa dovessero saltare fuori dei capolavori, ma non mi aspetto niente di buono.
Iscriviti a:
Post (Atom)

