mercoledì 14 luglio 2021

Gilgamesh

 Il mito di Gilgamesh è il primo poema epico che sia stato conservato. Di significato certamente religioso, è anche una narrazione avvincente. Io l'ho letto nella versione di Theodor Gaster (1906 - 1992, esperto di religioni e miti, linguista) pubblicata in una collezione curata dall'Editrice Nord (titolo: Il Grande Libro della Fantasy Classica). Ovviamente il testo è stato tradotto rivedendolo in maniera che risultasse accessibile ai lettori moderni; quanto alla storia non è poi così complicata, almeno a una lettura superficiale. Dobbiamo tener conto però che ne esistono varie versioni, qui accenneremo solo a quella più comune e conosciuta. Gilgamesh è un eroe mesopotamico che compie una quantità di imprese sfidando addirittura le divinità (è di origine semidivina egli stesso).

E le divinità non esitano a cercare di eliminarlo. L'occasione arriva dietro preghiera dei cittadini di Erech, tiranneggiati da Gilgamesh, che prende da loro tutto quello che vuole, beni e donne.

Così, una dea plasma dall'argilla un altro guerriero eccezionale per contrapporsi all'eroe semidivino.

venerdì 9 luglio 2021

Jade War

 Secondo capitolo della serie (dovrebbe essere una trilogia) di Fonda Lee, questo Jade War estende le vicende narrate nel precedente Jade City a un contesto più... internazionale. Del primo libro ho parlato qui, se volete comprendere qualcosa di più del mondo vi consiglio di recuperarlo. Con Jade War abbiamo uno sguardo più approfondito alle nazioni vicine a Kekon, l'isola dove sono ambientate queste storie di mafiosi asiatici. Ovviamente siamo in un mondo fittizio, quindi il paragone vale fino a un certo punto, e comunque non si tratta di mafiosi, ma di clan che si servono di una specie di magia e obbediscono a un codice etico, una specie di incrocio tra la Yakuza e i Samurai. Sempre con le dovute distinzioni.

Leggendo Jade City il lettore è consapevole che il mondo esterno fa pressione, vuole la preziosa Giada, anche se non ha la predisposizione dei Kekonesi a farne uso. In Jade War abbiamo un conflitto armato vero e proprio, rispetto al quale Kekon rimane neutrale ma non senza forti condizionamenti, per via dell'alleanza con Espenia, una delle nazioni coinvolte. Ma ci sono altre nazioni e organizzazioni criminali che non si fanno scrupoli per ottenere la preziosa risorsa.

lunedì 5 luglio 2021

Raffaella Carrà ci ha lasciato

 La noia mortale della TV e della musica italiana. Canzonissima, Corrado, Pippo Baudo, Mike Buongiorno. E poi ovviamente lei, Raffaella Carrà, odiatissima. Da teenager smisi di guardare la TV, e quando comincia a interessarmi alla musica non era quasi mai musica italiana.

Ora che Raffaella Carrà ci ha lasciato scopro che ha avuto un ruolo culturale e sociale importante. Chi lo avrebbe mai detto. E non è un mistero che la TV di oggi faccia ancora più schifo rispetto agli anni in cui ero ragazzo - i tempi cambiano, ma raramente migliora qualcosa.

Riposi in pace.



domenica 4 luglio 2021

La Guerra di Domani

 La Guerra di Domani (in inglese The Tomorrow War) ci è stato appena offerto da Amazon Prime Video. Si tratta di un film di fantascienza di quest'anno, prodotto a quanto pare con un budget elevato (e si vede, nei numerosi e spettacolari effetti speciali) e un cast adeguato. La storia? Ha dei momenti non proprio convincenti ma decolla bene nella seconda metà del film, e spiega alcune delle domande che inizialmente erano senza risposta.

In questo film gli alieni sono cattivi, cattivissimi, e questo senz'altro è un punto a favore (per me); oltre alla guerra già citata fin dal titolo il film è una storia di drammoni familiari e personali, sia per il protagonista Dan (interpretato da Chris Pratt, che abbiamo visto in alcuni film Marvel, ma anche in Jennifer's Body e Zero Dark Thirty) che per vari personaggi secondari.

martedì 29 giugno 2021

Il problema dell'arte moderna

 Ho avuto una discussione telematica con un amico riguardo a un post sull'artista Piero Manzoni. Titolo del post: Trasformare la merda in oro. L'oggetto è ovviamente la "merda d'artista" prodotta da Manzoni, che appunto vedeva in tutto ciò che emana dall'artista una forma di arte, al punto che i suoi escrementi erano, a suo modo di vedere, degni di essere venduti a peso d'oro. Di fatto vennero inscatolati e venduti con etichetta multilingue.

Il problema della "merda d'artista" è il problema dell'arte moderna, spesso superata dalla tecnologia, sbalestrata dal cambiamento della committenza, privata di punti di riferimento. Oggi conta l'idea, la "trovata geniale," e l'idea spesso si può riprodurre convenientemente in massa; ho fatto qualche simile riflessione nel post di 7 anni fa dedicato ad Andy Warhol.

Per fortuna fino ad adesso la modernità non ha semplificato il mestiere dello scrivere, per quanto ci siano dei software che un po' ci provano, ma sono solo degli ausili. Nelle arti figurative invece il problema è acuto. Come mi diceva un investitore (in arte e altro) conosciuto al lavoro, oggi chi si limita a produrre immagini con precisione tecnica può fare al massimo il "madonnaro;" ci deve essere una trovata, uno stile, personalità.

Pertanto, oggi che la fotografia produce un ritratto più vero di quello che creerebbe un artista del Rinascimento, l'arte deve essere intrisa della personalità di chi la crea. E quindi al contenuto dei barattoli commercializzati da Piero Manzoni si dà un valore diverso da quello che si dà alla medesima materia prima prodotta, ad esempio, da un idraulico o da un professore d'architettura.

martedì 22 giugno 2021

Operazione Barbarossa

 Sono passati ottant'anni da un evento che cambiò drammaticamente i destini del mondo, oltre che, ovviamente, far morire milioni di persone (anche un certo numero di Italiani). Parlo dell'Operazione Barbarossa, l'offensiva che trasformò la Seconda Guerra Mondiale da duro conflitto a macello indiscriminato.

Questa operazione scattò il 22 giugno 1941 per ordine di Hitler, con l'intenzione di annientare l'Unione Sovietica e di impadronirsi delle sue risorse economiche. Con questa mossa la Germania si sarebbe tolta dal fianco orientale un potenziale fortissimo nemico (per quanto al momento alleato!) e avrebbe risolto due dei suoi più grandi problemi: la carenza di petrolio e di risorse alimentari. Con l'invasione dell'est europeo, nell'idea del dittatore tedesco, la Germania avrebbe raggiunto il rango di superpotenza e si sarebbe assicurata il proprio futuro. Nel suo pensiero, i popoli privi di un grande impero dotato di tutte le risorse necessarie erano destinati a perdere di fatto la propria indipendenza di fronte a colossi continentali come gli Stati Uniti. Non si può dire che avesse torto su questo aspetto. Però l'offensiva fallì a dicembre dello stesso anno, con il primo, possente contrattacco invernale sovietico.