Può un brutto film lasciare profondamente coinvolti? Ebbene sì, può. L'Invenzione di Morel è un film italiano del 1974, breve (un'ora e poco più) ma noiosissimo, tratto da un romanzo dello scrittore argentino Adolfo Bioy. La noia mortale è garantita dal soggetto stesso (lo dico comunque senza aver letto il libro), che non si presta molto al mezzo cinematografico. Quella che mi ha stimolato è l'idea alla base della storia, mentre la realizzazione mi sembra senza infamia e senza lode... sebbene a mio parere un regista dovrebbe pensarci un po', prima di realizzare una pellicola in cui la prima mezz'ora abbondante trascorre senza che nessuno spiccichi una parola.
Ma andiamo con ordine. Innanzitutto nella produzione abbiamo come regista Emidio Greco, a me ignoto, al suo debutto; il protagonista, che non ha un nome, è interpretato da Giulio Brogi, attore dalla lunga carriera, così lunga che ho visto un titolo o due della sua produzione pur seguendo poco il cinema di casa nostra. Poi abbiamo Anna Karina, musa del regista francese Godard, e nella parte di Morel John Steiner, attore britannico che ha avuto lunga e onorata carriera in Italia, principalmente come cattivo nei film di serie B o peggio.
Il film inizia con il protagonista che arriva più morto che vivo su un'isola ventosa e soleggiata. Lascia la scialuppa su cui è arrivato e trova un edificio strano, apparentemente deserto, con tavoli e sedie impolverati, aule, e strani macchinari. Riesce a far ripartire l'acqua potabile e finalmente dissetarsi, poi vede delle persone.