domenica 24 dicembre 2017

Star Wars: Gli Ultimi Jedi

Dopo qualche incertezza sono andato al cinema a vedermi questo ennesimo episodio della saga di Star Wars. Titolo: Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ma... non ci sperate.

Non ho molta familiarità con le nuove facce intervenute nella saga e dei vecchi mi piaceva maggiormente proprio quello che è stato eliminato dalla storia, Han Solo (Harrison Ford), seguito dalla Principessa Leila (Carrie Fisher) il cui ruolo è stato limitato dal fatto che l'attrice ci ha lasciato nel 2016. In questo episodio Luke Skywalker (Mark Hamill) torna ad avere un ruolo, purtroppo nonostante l'importanza che ha nella saga è sempre stato per me il personaggio più scialbo e peggio recitato.

Dico subito che non posso prendere posizione sulle diatribe che ho sentito in giro riguardo a questo film, che sembra sia riuscito a polarizzare negativamente le attenzioni, e con tutta l'acredine stupida che viene sparsa ai quattro venti nell'era dei social network. Non sono uno "in fissa" con questa serie e l'ho sempre seguita parecchio svogliatamente.

Premetto che non voglio fare il processo a Star Wars. Più o meno tutti abbiamo un ingenuo entusiasmo per qualcosa al di là dei meriti effettivi, quindi non mi permetto di giudicare gli appassionati.

martedì 19 dicembre 2017

Stranger Things, di nuovo? Prima impressione

Già che si è parlato da poco di come si consumano rapidamente le impressioni lasciate dallo spettacolo televisivo o cinematografico, ho avuto una strana sensazione guardando la prima puntata di Stranger Things, seconda serie. Come immagino sappiano tutti (o quasi), la serie è intrisa di nostalgie e miti anni '80, e di atmosfere "alla Stephen King." E già qui ci sarebbe da fare un appunto... poiché ne parlo un mese abbondante dopo che è uscita, gli appassionati l'hanno già esaurita con un "binge watching" ovvero facendosi un'ammazzata di puntate una dietro l'altra, cosa che normalmente Netflix ti permette di fare. E quindi a costoro gliene fregherà pochissimo di una ennesima recensione perché probabilmente la serie è già consumata e digerita.



Comunque la mia la dico lo stesso, avverto che si tratta di una opinione poco condivisibile con i veri "fan."

giovedì 14 dicembre 2017

Autostrada Gialla è disponibile per l'acquisto

Finito il periodo di pre-ordine, Autostrada gialla è disponibile per l'acquisto su Amazon.

Questo romanzo breve di ambientazione post-apocalittica, scritto da me in collaborazione con Cristina Donati, già collaboratrice di Fantasy Magazine come me per un lungo periodo, già mia editor per la pubblicazione del mio primo libro, e ora autrice assieme a me di questo Autostrada Gialla scritto a quattro mani.


Come precisato nel precedente post, l'ambientazione non è originale, per quanto ovviamente abbiamo goduto di enormi margini di improvvisazione, in quanto questa trama si inquadra nel progetto di scrittura condivisa del Survival Blog.

Se dovessi descriverla in breve, l'ambientazione del Survival Blog è un'apocalisse zombie meno facilona, ovvero senza persone che nel giro di qualche secondo diventano morti viventi, e senza che la civiltà crolli di colpo per qualche motivo ignoto. Non siamo in The Walking Dead... La Pandemia Gialla è una malattia, viene descritta come un prione che viene dalla Corea del Nord, e se è vero che alla fine i "Gialli" diventano cannibali assetati di sangue ricordandoci tante altre storie che conosciamo, quello è l'esito finale di un processo lungo settimane, e non sempre gli infetti sono del tutto privi di raziocinio. Altra differenza: la civiltà non crolla di colpo, ma si dissolve anno per anno in varie parti del mondo sotto i colpi dell'epidemia.

Contrariamente a molti degli autori che, ormai da diversi anni, ci hanno preceduto, non mostriamo dei sopravvissuti solitari o gruppetti nascosti in qualche rifugio, o asserragliati in città in mezzo agli infetti, ma approfittiamo della ricchezza di questo scenario per mostrare un'Italia nell'agonia finale, quando ancora ci sono forze dell'ordine in giro, la radio trasmette dei notiziari, ma tutto sta andando in rovina. E mentre lo stato scompare e la popolazione si riduce drasticamente, predoni e gruppetti autoritari vengono a colmare il vuoto di potere, come se la minaccia degli infetti non fosse sufficiente.


In questa cornice Autostrada Gialla è una storia corale "on the road," una fuga sempre più impossibile verso una zona in cui viene garantita, ancora, la protezione dello stato. Una tutela agognata dalla maggior parte dei superstiti, che non sanno cavarsela da sé, ma che a Milano è già fallita miseramente. Questo obiettivo però rischia di diventare un miraggio irraggiungibile.


sabato 9 dicembre 2017

Pandemia in arrivo...

2017: È in arrivo un racconto lungo che si collega a una ambientazione realizzata per mezzo degli sforzi di diversi scrittori. Si tratta della Pandemia Gialla, l'immaginario prione di Lee-Chang che porta alla follia e al cannibalismo gli infetti. Il crollo della civiltà per quanto riguarda l'Italia era stato fissato al 2014, in questa ambientazione condivisa. Be', diventerà un passato alternativo...

La Pandemia Gialla ha come riferimento il Survival Blog: http://mcnab75.livejournal.com/478385.html

martedì 5 dicembre 2017

Arzach

Moebius è uno di quegli artisti del fumetto (soprattutto francese e belga) che hanno costruito una buona fetta dell'immaginario fantastico moderno, lavorando negli anni d'oro in cui la "striscia disegnata" non parlava ancora giapponese. È un autore che ha navigato nei mondi di un fantastico che si fatica a definire fantasy o fantascienza perché si configura maggiormente come sogno a occhi aperti, visione, viaggio onirico o allucinazione.


Mi sono ripescato in versione completa e integrale un fumetto che anni fa avevo letto, incompleto, a spizzichi e bocconi su riviste defunte ormai da tempo: è Arzach, storia che risali agli ormai sideralmente lontani anni '70.

martedì 28 novembre 2017

I miti consumati troppo in fretta scompaiono?

Questo post nasce da una discussione fatta su facebook (chi dice che non serve mai a niente?) e la questione l'ha portata avanti un'altra persona, io la "rimbalzo" qui perché mi è sembrata molto interessante. La domanda è se l'esistenza dei social network, che accelera i tempi di fruizione e condivisione di qualsiasi spettacolo ed evento mediatico, abbia "ucciso" la possibilità che un grande film (o anche altro tipo di spettacolo) diventi mito, entri nell'immaginario collettivo.

Per intenderci, ci sono film che sono diventati una memoria comune, una miniera di battute che tutti ripetiamo ("io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi..."), nomi e situazioni cui possiamo attingere con la certezza che tutti capiranno subito di cosa stiamo parlando. Questo è avvenuto fino a una decina o quindicina di anni fa, adesso avviene ancora?

E se non avviene, a cosa possiamo dare la responsabilità? Faccio la domanda anche a voi...