giovedì 15 giugno 2017

Ogni partita di Dungeons & Dragons che giocate...

La citazione di Marylin Manson (vedi foto) probabilmente la conoscete già, bisogna vedere se è credibile. La frase completa suona così, in italiano: Se ogni sigaretta che fumate sottrae sette minuti alla vostra vita, ogni volta che giocate a Dungeons and Dragons ritarda di sette ore la perdita della vostra verginità. Prendendo il più famoso come esempio per indicare il Gioco di Ruolo in genere, il nostro cantante conferma quindi il motto di saggezza popolare secondo cui il GDR è una delle peggior cose da sfigati che esistano sulla faccia della terra, nel senso che giocarci ti rende sfigato.

Ora, a mio parere il gioco di ruolo può essere un divertimento intellettuale molto raffinato come un pessimo modo di perdere tempo e rimbecillirsi. Ma non per il fatto di rinchiudersi in un mondo immaginario anziché andare a cercare di allaciare una relazione con l'altro sesso... io ce l'ho più con il modo in cui tanti giocano, diventando nella fantasia del GDR una versione prepotente e illimitata di se stessi, a caccia dell'ottimizzazione del proprio personaggio a seconda dei cavilli da sfruttare, a caccia di successo e quattrini, spesso senza alcun freno morale salvo se convenga averne per via di qualche regola, il tutto come se ci fosse qualche cosa di vero da guadagnarci. Una grossa fetta dei giocatori sono così, e, spiacente se suono schizzinoso, non mi piacciono. Anche se certamente chi gioca a questo modo non diventa più intelligente o più pazzo o più cretino con il GDR.

mercoledì 14 giugno 2017

Una recensione

Segnalo con piacere una nuova recensione del mio Khaibit, ad opera di Fabio Crespi, parole interessanti che rivelano una lettura attenta del libro (anche lettura critica, e questo bisogna accettarlo).

M'è piaciuto il giudizio sulla copertina, realizzata da Giordano Efrodini su immagini che avevo raccolto in rete (l'ombra egizia dell'anima più... la periferia milanese).

Immagine inquietante volevo, e immagine inquietante ho avuto...

Se vi interessa leggere un urban fantasy italico, Khaibit è sempre lì che vi aspetta...

giovedì 8 giugno 2017

Gioco di Ruolo, tre (o più) stili

Ci sono mille articoli in giro per la rete sui tipi umani più o meno bizzarri che si trovano nell'ambiente del GDR.
Avrete tutti sentito parlare di avvocati delle regole, power players e via dicendo. Sono stili di gioco che in generale distruggono o rendono molto più povera quella che potrebbe essere l'esperienza del giocatore, e influiscono anche sugli altri giocatori e su chi conduce la sessione. Ma esistono anche delle filosofie di gioco divergenti. e anche su di esse si è sprecata molta carta e molta polemica.

Prendendo spunto da un articolo della Wikipedia, scopriamo che nei GDR abbiamo delle categorie: gamisti (orrida resa maccheronica della parola inglese), simulazionisti e narrativisti. Nota: l'articolo di Wikipedia è molto migliore nella versione in inglese.



A dire il vero non ci sono dei giochi (e raramente dei giocatori) schierati del tutto da una parte. Ma proviamo a vedere cosa significano le categorie. Per farla breve, il gamista prende il GDR come un gioco da tavolo, o un videogame. Si va a cercare di vincere, e si deve badare che le possibilità dei vari giocatori siano bilanciate. Anche gli avversari dovrebbero essere bilanciati, presentando le sfide più pericolose man mano che i giocatori migliorano le proprie abilità. Quindi l'efficienza del personaggio, la funzionalità del gruppo sono molto importanti.
Il simulazionista vorrebbe entrare nel mondo del gioco, vivere e respirare l'ambientazione, curare la coerenza interna e il realismo (inteso come realismo dell'ambientazione, dove sia in contrasto con il nostro quotidiano realismo). Il mondo respira di suo, vi possono avvenire eventi al di là di quello che i giocatori fanno e vedono, e tali eventi potrebbero influenzare il gioco. E se vedete una forte tendenza a simulare con precisione l'effetto di abilità, armi, ecc... probabilmente siete in un GDR simulazionista.
Il narrativista vuole narrare una storia che si intreccia con il background e le motivazioni dei personaggi. I personaggi evolvono grazie alle scelte che compiono, la trama di conseguenza può portare in direzioni non previste. Regolamenti complessi possono essere scartati in favore di una semplice struttura che metta la narrazione (lo "storytelling") in primo piano.

giovedì 1 giugno 2017

Wonder Woman

Le polemiche si sono sprecate prima ancora dell'arrivo di questo film: la Warner Bros è stata accusata di aver voluto ammazzare la nuova Wonder Woman nella culla, uccidendo quindi la possibilità che questo personaggio decollasse e che le attrici (donne) finalmente sfondassero il soffitto di vetro dei ruoli principali e meglio pagati di Hollywood eccetera eccetera. Probabilmente non c'è nessun sabotaggio in corso riguardo al film, salvo magari come è stato fatto, ma giudicate voi. Queste diatribe le metto subito ai margini poiché delle differenze tra gente che è enormemente privilegiata m'interessa abbastanza poco (magari dovrebbe interessarmi di più? ma visto lo stato attuale delle cose...) e per quanto riguarda l'icona femminista, be', ormai da diversi decenni ne è stato fatto qualcosa di molto diverso da come la voleva il suo creatore, quindi mettetevi pure il cuore in pace.
Se volete sapere qualcosa sulla Wonder Woman delle origini, ne approfitto per consigliarvi l'articolo (in verità piuttosto scarno) che scrissi per Fantasy Magazine qualche anno fa.

Due parole le spendo per l'attrice, Gal Gadot, che non mi sembra un'ottima scelta per la parte. Ammetto comunque che non saprei indicarne una migliore (il reboot fallito di qualche anno fa su questo aspetto era anche peggio). E inoltre penso che sarebbe stato comunque impossibile il confronto con Linda Carter, che ha il vantaggio di avere interpretato questo difficile personaggio a lungo, e senza rivali per tutti questi anni.

martedì 30 maggio 2017

Consigli di McCann per aspiranti scrittori

Non so se le liste di consigli per i giovani virgulti desiderosi/e di volgersi allo scrivere abbiano più senso quando sono scritte in inglese, ma questa mi ha incuriosito un po' così ve ne voglio parlare.

Chi dispensa consigli è Column McCann, britannico, giornalista e scrittore.
Il primo può essere già sufficiente a spiazzarci:

Non ci sono regole.
Già, qui nell'ambito degli aspiranti autori del fantastico può sembrare un'eresia, perché tanti cercano la perfezione e perché l'adesione a supposte regole inappellabili è stata a lungo l'arma degli odiatori professionisti che si sono creati una "reputazione" spandendo acredine e letame sul prossimo.


Se non sai scrivere qualcosa di interessante, l'adesione a canoni di lavoro non ti migliorerà per niente. Questo lo dico io. L'articolista McCann dice: al diavolo la grammatica, ma solo se prima sai cos'è. Al diavolo i formalismi, ma se prima li sai usare. All'inferno la trama, ma prima o poi ti conviene far succedere qualcosa.
Questo è un punto di vista espresso in breve e molto importante. Io avevo detto qualcosa di simile per quanto riguarda i manuali di scrittura creativa. Non ti devi sentire paralizzato e schiacciato dalle "regole," ma per muoverti devi sapere quali siano e farti la mano.
Altrimenti il rifiuto delle regole è solo una scusa (poco duratura) per occultare la tua ignoranza.

La prima riga.
Dovrebbe essere coinvolgente, strepitosa, strappare l'attenzione del lettore e convincerlo che ci sia qualcosa di urgentissimo da sapere... Ok, lo si è sentito molte volte: devi iniziare con qualche cosa che acchiappa. Ma l'articolista dà un paio di suggerimenti in più che reputo buoni. Primo, non farti travolgere dall'inizio travolgente. Dopo aver iniziato con forza per tirare il lettore nel tuo mondo, puoi essere più tranquillo nello svolgere la storia, presentare il tuo mondo.
Secondo: non è mica detto che l'incipit acchiappa-lettore sia la prima cosa che ti viene perfetta al primo colpo. Forse ne scoprirai uno che funziona davvero bene più avanti, e lo riscriverai da capo.

Non scrivere di ciò che sai.
Questa è eretica! McCann dice: scrivi di quello che non sai ma vorresti sapere. Lo scrittore è un esploratore, che guarda al di fuori di quello che è e di quello che sa. Segue un trafiletto molto convincente e commovente (leggetelo!), che condivido almeno in parte. Lo "scrivere di ciò che sai" per me è comunque perdente in partenza, una cosa che limiterebbe moltissimo il campo d'azione di uno scrittore.

Il terrore del foglio bianco.
È una scusa troppo facile. Perché alla prima difficoltà ci si perde a controllare la posta elettronica, ad andare su internet, ecc... Prima di dire di avere la sindrome del foglio bianco bisogna stare lì, senza pensare ad altro, per un certo tempo.

La creazione di personaggi.
Perfettamente d'accordo con McCann. Arrivare a conoscerli alla perfezione come se fossero persone vere.

Scrivere dialoghi.
McCann sconsiglia di esagerare con accenti strani, slang, dialetti, versi, e con l'uso di alternative come esclamò, gridò, insistette al posto del semplice disse. Quest'ultima in italiano funziona piuttosto male, nella nostra lingua le alternative vanno cercate. Per McCann il dialogo "scritto" non deve cercare il realismo di un autentico colloquio (che è difficile da rendere, ci avete provato?).
Il dialogo è efficace se riesce a saltare minuzie come saluti e introduzioni iniziali e arrivare rapidamente al dunque. I personaggi possono mentire, o presentare la realtà dal punto di vista obliquo che fa comodo a loro, hanno i loro tic, e certamente ciascuno un modo diverso di parlare. Su quest'ultima io sono d'accordo a metà, nel senso che c'è ovviamente chi ha una maniera molto distinguibile di esprimersi, ma nel caso di molte persone le differenze sono sottili. Pensateci bene, dopo aver fatto caso a come parlano le persone con cui vi relazionate spesso.
Se la vostra maniera di caratterizzare due persone che parlano è che uno dice sempre "cioè" in mezzo a una frase e l'altro continua a ripetere "secondo me," lasciate perdere.

La struttura.
Le storie sono organizzate. Come una flow chart (largo circa...), con percorsi che si incrociano, snodi costituiti da colpi di scena e avvenimenti principali, flussi più e meno importanti, fatti fondamentali.
Questa struttura è generalmente non poco complessa ed esiste sempre, almeno inconsciamente, nella testa di chi scrive.
Creare la storia in questo modo però può essere una trappola perché limita le possibilità.
Questo quello che l'articolista dice. Io, che mi faccio sempre i miei schemini tranne che per le storie brevi. In ciò che afferma McCann ci credo a metà, ma penso anche io che lo schema debba emergere con grazia da un sacco di elementi: azioni, dialoghi, personaggi e via dicendo, ed essere rinforzato senza esagerare. Ed è vero che un po' di spazio all'improvvisazione va lasciato. Scrivere per riempire una cornice immutabile decisa in precedenza può essere piuttosto noioso.

La trama e il linguaggio.
Per McCann spesso la maniera in cui una storia viene raccontata è molto più importante della storia in sé. Io credo che questo sia vero nella massima parte dei casi, visto che di storie originali al cento per cento ne esistono davvero pochine, e che la qualità sta molto più nel "come" piuttosto che nel "cosa."

Punteggiatura.
Alcune regole fondamentali. Come avrete sentito dire anche in Italia, le parentesi prendono troppa attenzione e vanno usate con cautela (una norma di cui, e lo dico fra parentesi, me ne frego abbastanza). Per McCann la grammatica va saputa, ma qualche volta un errore può valere la pena di lasciarlo scappare. Sulla prima sono d'accordo. Sulla seconda, e comunque teniamo conto che parliamo di due lingue differenti, gli errori grammaticali li terrei solo nel dialogo, per riflettere il linguaggio parlato. Anche quello con qualche limite... talvolta anche i più ignoranti dei miei personaggi usano il congiuntivo.

Ricerca.
Per documentarsi su quello di cui non si sa ma, vedi sopra, comunque si vuol scrivere, è necessario leggere dei veri e propri testi e non qualche sciocchezzuola su Google o la Wikipedia.
Questo dice McCann, io penso che spesso e volentieri uno che sappia servirsi di questi mezzi può fare un bel lavoro lo stesso, dipende da cosa gli serva davvero e quanto desideri pavoneggiarsi con la sua capacità di calarsi nel contesto. E quanto a quella, McCann consiglia, e qui sono perfettamente d'accordo, di non affogare il lettore con i dettagli che voi avete dovuto imparare per poter scrivere di un certo fatto o in una certa ambientazione.

Il Fallimento.
Vuol dire che almeno ci avete provato. Eh, già.

Buttare via tutto.
Se davvero fa schifo o non riesci a migliorarlo, butta via tutto. Comunque è stato un insegnamento.
Mica facile, però...

Finale.
Il finale: non è semplice, portrebbe essere necessario metterne giù due o tre e poi scegliere il migliore. Oppure saper ascoltare il lampo di genio, tornare indietro qualche pagina e trovare il punto migliore per mettere la parola fine, togliere quello che viene dopo.
Scegli quel finale che ti sembra vero, e con un pizzico di mistero, dice McCann, e ci invita a riflettere su un fatto: una storia comincia prima di quando la facciamo cominciare noi e finisce dopo, pertanto è inutile cercare il finale perfetto.
Personalmente trovo che il finale non sia così difficile... quando mi viene di colpo e mi convince subito. Se non ho questa fortuna, in effetti, è un gran problema.





martedì 23 maggio 2017

Gioco di Ruolo, aiuta la crescita personale?

Si è sempre parlato tanto di effetti malefici e diabolici del GDR (Gioco di Ruolo, o anche RPG, dall'inglese), e questa è una diatriba che va avanti da un sacco di tempo. Per una volta tanto vogliamo soffermarci sugli effetti positivi? Sorprendentemente, ce ne sono un sacco...
In particolare, i giochi di ruolo, anche se li si intraprende per divertimento, possono insegnare un sacco di cose. Cito qui un articolo di un paio di anni fa, in inglese, dove si afferma, per cominciare, che chi si occupa del gioco di ruolo deve per forza leggere e imparare a scrivere, e descrivere, tutti grandi esercizi per la mente e che possono aiutare chi vi è per natura poco dedito (in Italia invece chi è analfabeta di ritorno spesso si sente superiore alle persone che sorprende con un libro in mano, ma non per niente il nostro paese sta affogando nel letame...).