martedì 5 maggio 2026

Il Tallone di Ferro

 Se ti interessano le distopie, prima o poi ti devi beccare questo libro, scritto da Jack London (quello di Zanna Bianca, per intenderci) nel 1908. Il titolo in italiano è Il Tallone di Ferro, fedele traduzione di The Iron Heel. Il libro è scritto con il metodo della cornice narrativa: London finge che un certo Anthony Meredith commenti il manoscritto incompiuto della rivoluzionaria Avis Everhard. Questo consente all'autore di spiegare, dove necessario, con note a piè di pagina, alcuni fatti storici, sia reali sia relativi all'ambientazione del libro. Oltre a fornire informazioni, le note, che si suppone siano state scritte in un'epoca di fratellanza universale e di felicità, fanno intendere al lettore che certe terribili realtà del ventesimo secolo siano scomparse in quel futuro radioso. Ma Meredith vive dopo che, per alcune centinaia di anni, il potere del Tallone di Ferro ha governato. Quindi Avis, la rivoluzionaria, è destinata alla sconfitta.

Avis è una giovane di buona famiglia che è testimone delle convulsioni che portano alla morte della democrazia negli Stati Uniti nei primi decenni del ventesimo secolo. Le capita di conoscere Ernest Everhard, un propagandista socialista, che critica con sicumera il sistema vigente, in una maniera che ricorda quei rivoluzionari di fine ottocento che andavano nei salotti dei benpensanti a far loro sapere che avevano le ore contate.

Ma in questo libro abbiamo un potere oligarchico che non vuole saperne di farsi travolgere dal socialismo. Un uomo d'affari ammonisce Everhard: noi siamo più forti e saremo pronti a combattere. Ed è quello che succederà.

Gli oligarchi schiacciano tutto con il potere economico dei grandi trust (delle grandi corporazioni, diremmo oggi), al punto che anche la piccola borghesia sente il bisogno di contrastarli; un vescovo dopo aver conosciuto lo stato di miseria delle masse predica contro i potenti e finisce in manicomio. Anche il padre di Avis, che ha scritto un libro critico verso il sistema, perde il lavoro e diventa un poveraccio. Le "centurie nere", squadracce degli oligarchi, cominciano a spargere il terrore. Avis si innamora di Ernest Everhard e diventa la sua compagna, mentre si susseguono disordini e rivolte contadine. Il tallone degli oligarchi schiaccia tutto, utilizzando spie, polizia, milizie mercenarie. La gente scompare, i lavoratori vengono ridotti alla più indecorosa miseria, salvo alcune caste privilegiate, quelle troppo utili al sistema, per le quali vengono costruite case decenti.

Ernest e i suoi compagni rispondono a tono, infiltrando il sistema, assassinandone gli agenti quando possibile. C'è anche una specie di Prima Guerra Mondiale, tra Stati Uniti e Germania, ma ha un ruolo relativamente minore nella vicenda.

Si arriva quindi alle rivolte e c'è una spaventosa rivolta, la "comune di Chicago", in realtà fomentata dagli oligarchi stessi. Un macello con combattimenti casa per casa, orde di proletari che travolgono qualsiasi resistenza sulla loro strada, fino a che non incontrano mitragliatrici e bombe. Feriti che vengono sistematicamente ammazzati, nessuna pietà per l'avversario.

Cosa dire di questo libro? Per me alterna momenti noiosi, anche parecchio, ad altri molto più avvincenti. Bisogna dire che Jack London nel 1908 ci aveva visto lontano, per certi aspetti. Però, per quanto io non sia un seguace dello "show don't tell" a ogni costo, molto viene semplicemente raccontato e perde efficacia. E ci sono i monologhi di Ernest all'inizio del libro: discorsi politici, con poco contraddittorio, perché spesso gli interlocutori del nostro rivoluzionario sono dei poveri fessi. Ci sono anche teorie politiche pesanti, dogmatiche, come la marxiana crisi di sovrapproduzione del capitale, insomma, faccende che al lettore casuale saranno ostiche.

Poi c'è la parte della passione di Avis: grande amore, eccetera. Leggo nella postfazione del libro che London voleva scrivere qualcosa per attirare il pubblico femminile, fondendo la tematica rosa con quella politica. Con il prevedibile risultato di produrre qualcosa di indigeribile sia per le donne romantiche che per i rivoluzionari e i socialisti.

Salva la situazione la parte terminale, con il violento conflitto, e c'è qualche sprazzo qua e là. Il risultato è un libro un po' strano, una delle prime distopie moderne, ma priva dell'inventiva che avremmo visto un po' più avanti con Noi e 1984. Consiglio al lettore di avvicinarsi a questo libro con prudenza.




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