mercoledì 14 settembre 2016

Un Conan di serie B

Parlo di Brak the Barbarian, scritto da John Jakes, autore statunitense ora decisamente anziano, ma che ha goduto di un discreto successo di vendite nel passato (attivo dagli anni '50 in poi). Ho letto Brak the Barbarian - Mark of the Demons, versione ebook del primo successo di questo personaggio, datato 1968. È l'unione di due diverse storie, una delle quali a sua volta è in realtà un collage di racconti cuciti insieme da un debole filo conduttore.
Dico subito che non l'ho trovata una lettura di livello eccezionale, e questo lo avrete già compreso dal titolo del post, aggiungo però che tutto sommato si fa leggere. Oltre a questo ebook mi sono comprato anche Brak: The Sorceress sperando in una leggera e piacevole lettura estiva. Forse avrei dovuto aspettare di vedere se il primo libro mi appassionava...

Barbaro, nordico, biondo con treccia bionda e gonnellino in pelle di leone con tanto di coda, equipaggiato con il solito spadone, Brak è un "classico" personaggio sword and sorcery, nel senso che ricalca piuttosto fedelmente Conan il Barbaro, eroe che andava alla grande in quel periodo. Direi anzi che col capello biondo e il perizoma leopardato Brak sia stereotipato a un livello che l'eroe howardiano non raggiungeva. Peraltro, se non si può dire che lo ricalchi fedelmente al cento per cento, gli assomiglia veramente molto.
Brak è istintivo, coraggioso, leale, diffidente verso le insidie della civiltà e ostile ai tranelli della magia, che non può contrastare direttamente ma che, in un modo o nell'altro, riesce sempre a sconfiggere. Fa ovviamente breccia facilmente nel cuore delle donne, è di gusti semplici e poco sofisticati, non obbedisce a un codice etico ma ha una sua moralità istintiva (diciamo che è più cavalleresco di Conan). Insomma è "quasi" Conan.

giovedì 8 settembre 2016

Sons of Anarchy, The Get Down e altre serie TV

Torniamo al mondo delle serie televisive in cui mi sono immerso grazie all'illimitata offerta di Netflix. Dò qui alcune delle mie impressioni, che vi invito a prendere con le molle perché con questo tipo di spettacoli ho la tendenza di apprezzare molto o non apprezzare per niente. Ci sono serie che ho divorato rapidamente e altre che ho lasciato subito... qualcuna che per disperazione (non trovando altro da vedere o da fare) ho seguito per qualche episodio a fatica, ma che poi ho mollato senza nemmeno rendermene conto. Per me funziona così.
Detto questo, comincio la (breve) carrellata da una serie che è arrivata da poco e non mi ha convinto per niente. Parlo di The Get Down, viaggio alle origini dell'Hip Hop nella New York degli anni '70. Epoca in cui a quanto pare la città era molto pericolosa e nel Bronx si bruciavano i palazzi che era un piacere, per fare strani affari con le assicurazioni; insomma era quasi una zona di guerra, infestata da gangster.

mercoledì 7 settembre 2016

UT 6

È terminata la serie Bonelli che ho seguito per la bellezza di 6 mesi. UT non ha avuto un finale col botto, e non ci sono state incredibili rivelazioni, semplicemente è terminato un viaggio onirico piuttosto strano e anche spiacevole: un viaggio in un mondo davvero inquietante.

Difficile per me valutare, in quanto non è una di quelle storie con un disvelamento che delinea per il lettore un'architettura precisa, ma è fatta di una serie di sensazioni e di stimoli per il lettore. Insomma comporta un'impressione molto individuale, può piacere come può sembrare una pretenziosa boiata (il dubbio ce l'ho avuto anche io). Certo, se sono arrivato in fondo direi che andava abbastanza bene per me.

lunedì 5 settembre 2016

Ma al cinema cosa ci andiamo a fare?

Qualche giorno fa su Chili (piattaforma che ti permette di noleggiare film e guardarteli su PC, tablet ecetera) vedevo l'offerta di Batman v Superman a 14,99 euro in versione integrale (mentre la versione vista al cinema si noleggia per quattro soldi). Insomma quello è il DVD e ci sono i contenuti veri, e quindi costa. Il film non l'ho visto ma so che è stato assai criticato, e che migliora molto con le scene tolte dalla versione che è stata mostrata sul grande schermo. Stessa cosa, sembra, per Suicide Squad. Ma era successo lo stesso con il Signore degli Anelli, più o meno tutti i film della serie.
Quando i produttori investono molto negli effetti speciali di un film, sembra che debbano per forza fare una versione breve e semplificata per il grande pubblico, e poi il vero film te lo vedi su home video. È necessario accettare il massimo comune denominatore della gente che non accetta un minimo di complessità o di profondità, non accetta contenuti controversi, vuole magari anche un po' di comicità di grana grossa per contorno e ha bisogno di farsi spiegare tutto. Ci sono in rete molte recensioni indignate che raccontano quanto sia mediocre un film come Suicide Squad (una l'ho scritta anche io), ho messo qua sotto un bel video trovato su YouTube che ha parecchio da dire in argomento.
Ma la realtà è che Suicide Squad ha venduto, il pubblico è corso a vederlo.

Allora se cerchi qualcosa di più evoluto devi farti la domanda: al cinema cosa ci vai a fare?


venerdì 2 settembre 2016

Veloce come il Vento

I film sulle corse automobilistiche sono rari, e fatti in Italia ancora di più (diciamo che prima di questo non me ne ricordo nessuno). Di questo ho comprato il blu ray spinto dalla recensione di Lucia Patrizi, sperando in un altro piccolo miracolo per i produttori nostrani, ovvero riuscire a produrre un film che non faccia schifo (qualche volta ce la fanno, devo riconoscerglielo).
Veloce come il Vento, per la regia di Matteo Rovere alla terza prova, è una storia di motori, sfide, disagio e disperazione ma anche coraggio e lotta. È anche un bel film d'azione, cosa difficilissima nel nostro paese. Poi ha qualche difetto, ma è comunque un bel film tutto italiano (salvo purtroppo la colonna sonora), ben riuscito per quanto fatto con pochi soldi, povertà che in alcune scene si nota. Uso pesante del dialetto, ma quello è un difetto che i nostri produttori non riusciranno mai a togliersi, credo.

mercoledì 31 agosto 2016

Mostra su Escher a Milano

Questo straordinario artista è conosciuto un po' da tutti. Anche chi non riconosce il suo nome, quando gli si accenna a quegli strani disegni con le geometrie impossibili ricorda chi è M.C. (Maurits Cornelius) Escher. In effetti l'impronta che ha lasciato sull'arte e l'immaginario moderno è veramente incredibile, e penso che sia solo per la natura schiva di quest'uomo che non lo si ricordi ai livelli goduti da altri innovatori della grafica più bravi a far puntare il riflettore su di sé (il paragone con Andy Warhol è inevitabile). Forse il fatto che la maggior parte dei suoi lavori in effetti celino complesse elaborazioni matematiche e geometriche ha portato una parte dei critici a ritenere Escher un artista freddo e poco passionale.

In questo periodo (in verità durerà fino all'inizio dell'anno prossimo) è possibile visitare a Palazzo Reale (a due passi dal Duomo di Milano) una mostra dedicata a questo geniale personaggio.