giovedì 8 settembre 2016

Sons of Anarchy, The Get Down e altre serie TV

Torniamo al mondo delle serie televisive in cui mi sono immerso grazie all'illimitata offerta di Netflix. Dò qui alcune delle mie impressioni, che vi invito a prendere con le molle perché con questo tipo di spettacoli ho la tendenza di apprezzare molto o non apprezzare per niente. Ci sono serie che ho divorato rapidamente e altre che ho lasciato subito... qualcuna che per disperazione (non trovando altro da vedere o da fare) ho seguito per qualche episodio a fatica, ma che poi ho mollato senza nemmeno rendermene conto. Per me funziona così.
Detto questo, comincio la (breve) carrellata da una serie che è arrivata da poco e non mi ha convinto per niente. Parlo di The Get Down, viaggio alle origini dell'Hip Hop nella New York degli anni '70. Epoca in cui a quanto pare la città era molto pericolosa e nel Bronx si bruciavano i palazzi che era un piacere, per fare strani affari con le assicurazioni; insomma era quasi una zona di guerra, infestata da gangster.


 

In questo pesante contesto si sviluppa una storia alla "saranno famosi" con (primo episodio) una ragazzotta ambiziosa che vuole fare la cantante e un giovanotto di belle speranze, ma poco più di un ragazzino, che la ama. Lei vuole andare a una festa in cui è difficilissimo entrare per poter parlare con un potenziale produttore, lui teme molto che alla bella venga richiesto di concedere le proprie grazie al marpione-produttore per avere un contratto e pensa che non esiterebbe a farlo. Poverino, se la valuta così cosa le sta dietro a fare? Bah. Il tizio ha pochissime possibilità di infilarsi là dentro perché maschio, troppo giovane e non accompagnato da una ragazza (il classico: uomo da solo non entra). Quindi deve studiarsi qualche sistema per farcela, e cerca di mettere le mani su un leggendario disco (di vinile) che non ha ascoltato ancora quasi nessuno per poterlo offrire al DJ... veniamo al dunque: quello che non mi è piaciuto? Quasi tutto.
Per prima cosa, pur sapendo che la maggior parte della musica che ascoltiamo è stata influenzata o creata dalla cultura nera, di detta cultura me ne frega abbastanza poco. Secondo,  la storia parte da un'ambientazione di duro realismo e si perde in un mondo di fantasia e glamour, in una maniera piuttosto sconcertante. Non parlo solo della trama principale ma di tutto il contorno, che vorrebbe essere tosto e leggendario ma suona pretenzioso, e falso come una moneta da 3 euro.



Daredevil invece pensavo che mi sarebbe piaciuto, ma dopo il primo episodio non ho trovato la voglia di continuare. Il protagonista è un supereroe (marca Marvel) che combatte i criminali pur essendo cieco. Avvocato cieco che sfrutta con incredibile abilità i sensi che gli restano e lotta contro il crimine. Anche questo suona un po' strano, se non falso, ma insomma, è una storia della Marvel. Nel primo episodio Daredevil (Charlie Cox) assistito da un amico che gli fa da spalla aiuta una sventurata (e bellissima) ragazza accusata di un crimine. Ovviamente la salverà dopo alcune peripezie, anche se la bella non ha di che pagare. Boh? Non ho visto altri episodi, non ho critiche particolari da fare ma credo di averne già abbastanza e non so se cambierò idea.

Passando invece a Sons Of Anarchy, che mi sto sforzando di seguire (ben cinque episodi!) devo dire che per certi aspetti è fatta bene, una discreta storia d'azione con personaggi non sempre stereotipati (o non troppo stereotipati) e qualche momento interessante. Quella che digerisco male è l'ambientazione. Avendo avuto qualche conoscenza che in gioventù la menava un po' troppo con motociclette e giubbotti di pelle non ho fin dalla partenza molta simpatia per la materia. Preferisco le storie di criminali all'italiana, persone relativamente normali che, se e quando hanno rituali e manfrine, le seguono perché sono funzionali ai loro affari. Qui abbiamo il biondo criminale di belle speranze Jax (Charlie Hunnan, che ricordo da Pacific Rim) che si cimenta in travagli pseudo filosofici rileggendo gli appunti di suo padre, fondatore del SAMCRO ovvero questo club-fratellanza di motociclisti fuorilegge, e confronta i sogni anarchici, un po' hippie e sessantottini del genitore con la realtà che vive. Adesso è Clay (Ron Perlman, attore con una luuuunga carriera) a dirigere le operazioni, i Sons of Anarchy sono fondamentalmente (come li definisce un poliziotto che vuole metterli dentro) "tamarri white trash che si attaccano a un sogno che è morto."
Di fatto i nostri motociclisti seguono la loro etica di fratellanza (e punizione per i traditori), offrono qualche servizio poco ortodosso alla comunità nel caso che si debba punire qualche crimine particolarmente odioso che la polizia non riesce a reprimere, difendono il territorio della città immaginaria di Charming da vari rivali (motorizzati come loro o meno), trafficano armi e cercano di impedire che la loro comunità si sviluppi troppo, perché arriverebbero gli interessi del grande capitale e il loro fragile equilibrio con la polizia, dove hanno una sponda, si perderebbe.



Ci sono alcune donne influenti (la machiavellica Gemma, madre di Jax, è una di esse: la interpreta Katey Sagal) e altre più o meno in secondo piano. L'odio mortale di Gemma per la ex moglie tossica di Jax mi è stato così repellente (pur non essendo privo di motivazione) da spingermi quasi a mollare con la serie. Il ruolo delle donne comunque sembra assai poco invidiabile, anche se questo viene mostrato nella vita di un clan affiliato e non nei Sons of Anarchy: in pratica fino a che non si trova un partner fisso, una appartenente al club va a letto con chiunque glielo chieda, e alcune sono prostitute o attrici porno. Quando trovano un affiliato con cui fare coppia stabile però entrano nella casta delle "old ladies" e sono sacre come la Vergine Maria. È Cherry, una criminale, a spiegare la politica a una possibile nuova affiliata, dopo una scena in cui la vediamo mentre sta familiarizzando con uno dei motociclisti ma viene reclutata per passare la notte con Clay (l'attrice, Taryn Manning, che ha una lunga carriera alle spalle, e che ricordo nel ruolo di Pennsatucky in Orange is the New Black, non è nuova a ruoli duri in cui interpreta una tossica o prostituta o una ragazza passata in giro come una lattina di birra). La nuova ragazza, chissà come mai, decide di tornare col fidanzato quasi perbene che aveva prima (lui si limita a darle qualche ceffone). Alcuni, come ad esempio fa Jax quando ritrova la fidanzata dei tempi della scuola (Tara ovvero Maggie Siff), si trovano una consorte che non ha fatto parte del club; ma queste donne devono fare i conti con situazioni... non proprio normali.

Quindi i nostri motociclisti sono delinquenti, talvolta assassini, probabilmente un tantino razzisti (ma nella serie troveranno antagonisti più razzisti di loro), usano idee di libertà e anarchia come pretesto, trattano le donne come cavernicoli. Poi per carità ci sono nella serie dei momenti interessanti. Di Sons of Anarchy ho visto molti episodi.
A me non dispiacciono le storie dove protagonisti sono i delinquenti ma in questa (come anche nelle serie di Romanzo Criminale e Gomorra, di cui ho visto pochissimo) faccio davvero fatica a seguire con partecipazione le vicende dei personaggi, cui forse vorrei che venissero comminati (come nella canzone di De André) "cinquemila anni più le spese." Tuttavia con Sons of Anarchy ci sto provando...




2 commenti:

Mirko Sgarbossa ha detto...

Sons of anarchy è una delle mie serie preferite in assoluto. Sarà il cameratismo, sarà la complessità del personaggio di Jax, sarà la verosimile costruzione di un mondo criminale fatto di gang, fratellanza e faide, ma questa serie l'ho adorata.

Bruno ha detto...

Oddio sul realismo bisogna sempre essere scettici, mi vien da pensare che abbiano condensato nel periodo coperto dalla serie i guai che a una vera banda capitano in 50 anni.... comunque bella serie, ma io preferisco Breaking Bad