mercoledì 21 settembre 2016

Breaking Bad


Una serie che non mi aspettavo mi piacesse particolarmente, Breaking Bad, lunga ben cinque stagioni, è diventata quella che metterei al numero uno se dovessi fare una classifica. Mi stupisco io stesso di questa preferenza per qualcosa di non attinente al fantastico ma in realtà la preferita sarebbe Battlestar Galactica, se non l'avessero terminata in maniera affrettata e orribile.

Cosa c'è di così speciale in Breaking Bad? Ho deciso di parlarne qui, in un post che inevitabilmente anticiperà qualcosa, ma le parti più "spoileranti" saranno nelle note, o segnalate in modo che chi le vuole evitare possa farlo.
Perché credo che parlandone sia inevitabile anticipare qualcosa? Perché uno dei fattori vincenti a mio parere è il modo in cui è stata gestita la trasformazione del principale protagonista (Walter White interpretato da Bryan Cranston). Parlo del famoso "arco di trasformazione del personaggio." Se lo dici anticipi un elemento importante, ma non puoi discutere di Breaking Bad senza parlare di questo.
Nel caso di White la scoperta che darà il via alla trasformazione è un tumore ai polmoni, che capita in un momento già assai difficile della sua vita. Ha un figlio invalido che richiede certe attenzioni e sta per nascergli una figlia non pianificata. La malattia gli imporrebbe di cercare cure costose, e presumibilmente solo per rallentare l'esito fatale. Ma queste cure White non se le può permettere con il modesto stipendio di insegnante di chimica in una scuola superiore.
Da qui parte la sua avventura nel mondo della... produzione su larga scala di metanfetamine. E scegliendo di diventare cattivo (che è poi il senso della locuzione inglese che fa da titolo alla serie) White scivola in una serie di compromessi e sceglie, per forza, soluzioni sempre peggiori. Poiché stiamo parlando di un vasto arco di trasformazione del personaggio non posso nascondervi che White arriverà molto lontano, ma lo farà in una maniera graduale e raccontata in una maniera abbastanza verosimile.


La serie offre anche una relazione piuttosto strana tra due personaggi molto diversi fra loro, che si fraintendono in tutti i modi possibili. Uno è White, l'altro Jesse Pinkman (Aaron Paul), uno spacciatore di mezza tacca che diventa complice di White. Jesse conosce White per esser stato suo allievo (bocciato), White saprà che è uno spacciatore in maniera del tutto casuale.

Nella serie ci saranno fin troppe separazioni, litigi, riappacificazioni tra loro due, è uno dei difetti classici delle serie TV, a volte con i rapporti difficili tra personaggi si cincischia anche troppo. Tuttavia White e Pinkman mantengono sempre un minimo di benevolenza tra di loro, o quanto meno il desiderio che l'altro si salvi, nelle numerose situazioni micidiali(*) che capitano. La relazione tra i due è interessante, è piaciuta al pubblico, e questo ha portato a fare di Pinkman uno dei protagonisti, mentre secondo la sceneggiatura iniziale non doveva sopravvivere alla prima serie.

Piuttosto palloso (inevitabilmente, perché serve in quel ruolo) il personaggio di Skyler, la moglie di White, interpretata dall'attrice Anna Gunn, che dovrebbe essere tenuta all'oscuro di tutto. Ma quasi tutti i protagonisti della serie dovranno fare i conti con compromessi morali e ipocrisia, e questo accadrà anche a lei.



Una menzione speciale per un altro personaggio che si modificherà molto durante la serie, il poliziotto dell'antidroga (DEA) Hank (Dean Norris). Hank, abbastanza stereotipato all'inizio, è cognato di White, nel primo episodio è strumentale per fargli conoscere accidentalmente Pinkman, continuerà a essere il migliore amico di White senza avere il minimo sospetto di quello che il parente sta combinando. Ma nel prosieguo della serie ci rivelerà parecchi aspetti che lo rendono un personaggio piuttosto sfaccettato. E, almeno per me, simpatico.

Uno degli antagonisti di più lunga durata sarà l'impresario della droga Gus Fring (interpretato dall'italoamericano Giancarlo Esposito), un imprenditore apparentemente impeccabile, che sembrerà offrire a White la possibilità di fare il proprio sporco lavoro senza dover avere contatti con mafiosi violenti e pazzoidi(**). Notevole interpretazione.

Saul Goodman, l'avvocato corrotto che si è meritato la propria serie personale (interpretato da Bob Odenkirk) è un personaggio esuberante e irresistibile, con un umorismo talvolta macabro. Non ci vorrei avere a che fare nella vita reale, ma in TV è piacevolissimo.

Brevemente appare anche una fidanzata di Jesse Pinkman: Jane Margolis (Krysten Ritter, ovvero nientemeno che Jessica Jones!) che però ha un problema non indifferente, ovvero si fa di eroina in vena. Personaggio ambiguo, cattivo e degno di compassione allo stesso tempo.(***)
A parte il rapporto con Jane, Pinkman ha un debole per le prostitute, una delle quali (Wendy ovvero Julia Minesci, una cinquantenne che interpreta la prostituta tossica trentacinquenne rovinata dalla vita che fa) è una sua collaboratrice fidata che compare in alcune puntate



Verso il finire di tutta la storia compare un'altro personaggio femminile, Lydia Rodarte-Quayle (Laura Fraser) nei panni di una manager piena di fisime, salutista, e che allo stesso tempo fa succedere le peggiori cose al prossimo pur di fare soldi. Studiata con successo per essere ipocrita e odiosa, fa uccidere la gente ma mette la stevia nel the perché è salutista. Ha un lato umano nell'amore per la figlioletta.

Questi attori sono in parte semi sconosciuti, in parte consumati professionisti ma non nomi di grido. Il successo di Breaking Bad è nella cura con cui è stata costruita la storia, che sembra essere un unico lunghissimo film, con qualche cambiamento di scena in cui escono ed entrano dei personaggi, ma sempre secondo una logica. Tutti i tasselli vanno a posto in qualche modo, la "moralità" degli sceneggiatori porta sempre una conseguenza per tutte le cattiverie che vengono commesse, e in un certo senso questo è l'elemento seriale, ripetitivo, rassicurante di Breaking Bad. Fin dall'inizio White si arrabatta per costruire il proprio successo (criminale) ma per quanto si impegni si capisce che non otterrà facilmente quello che vuole, e che ogni dollaro in qualche modo lo dovrà scontare.

Altra caratteristica della serie è l'ambiguità morale non solo di White, ma di tutti quanti. Non anticipo, ma praticamente si salvano in pochi dal commettere qualche malefatta, piccola o grande. Breaking Bad è una parata di ipocriti, e questo può dare fastidio, ma è anche un onesto, interessante ritratto della natura umana.

Una delle cose che mi sono piaciute è la (relativa) originalità, l'angolo nuovo con cui viene vista la solita storia di traffici illeciti e gangster. Da Romanzo Criminale a Gomorra a Son of Anarchy a Narcos (non è conosca benissimo tutti questi titoli, ma parlo per quello che ho visto) ciò che ci viene offerto è, immancabilmente, il gruppo di criminali uniti da forti vincoli (anche se non mancano gli "infami" e i contrasti interni) intenti a combattere una battaglia anarchica e spietata contro i rivali e contro le forze dell'ordine.
In Breaking Bad se vogliamo l'argomento è sempre quello ma, pur con tutto quello che combina, White non è, e non diventa mai veramente, il "capo tribù" di una banda unita per la vita e per la morte, anche se per un po' di tempo il suo rapporto con Jesse è piuttosto forte. Vista la sua provenienza culturale, White peraltro non è proprio il tipo.
Jesse d'altro canto è un cane sciolto, un malavitoso che viene da una famiglia normale e potrebbe fare altro se si decidesse. Ha in verità un trio di amici che sono più o meno "nel giro," ma non costituiscono un clan o una banda di criminali, sono cani sciolti anche loro.
I clan dei cattivi veri, che più cattivi non si può, sono quelli del cartello messicano, l'organizzazione di Gus Fring, e altri in qualche modo simili che vedremo più avanti. Insomma le gang le vediamo da fuori e mai con simpatia. I protagonisti di Breaking Bad sono persone quasi normali che a volte fanno cose terribili e, nel caso di White, si ingegnano per mantenere la facciata della normalità e responsabilità.



La famiglia è un tema forte della serie in effetti, e mantenere le apparenze ingannando la moglie, oltre a lasciare un gruzzolo per lei e i figli dopo la propria morte, sono gli obiettivi che White persegue. D'altra parte, e anche questo è un tema insolito e forte (e che forse affascina perversamente lo spettatore, qui a ciascuno la sua), in Breaking Bad abbbiamo gente "normale" che fa un salto nell'altro mondo, quello pericoloso in cui si rischia la galera e che di solito si guarda con timore da lontano. Gente normale che prima rompe le regole diciamo per necessità, ma poi ci prende gusto.(****)

Insomma a voi la scelta: se la vostra anima nera ha talvolta sognato una vita da tamarro borgataro vi piacerà di più qualcosa tipo Romanzo Criminale, se siete più il tipo del criminale col colletto bianco preferirete senz'altro Breaking Bad.

O forse nessuna delle due cose, chi lo sa.

(*) Nota-spoiler: verso la fine questo rispetto reciproco non è più tanto vero, e Pinkman capisce di essere stato tragicamente ingannato e strumentalizzato da White.
(**) Nota-spoiler: Gus si rivelerà pericoloso e spietato come tutti quanti, solo con un piano di più lungo periodo...
(***) Nota-spoiler: in una coincidenza poco realistica ma interessante per il dilemma che implica, White capita in casa di Jesse nel momento in cui lui e Jane sono strafatti e lei sta soffocando nel proprio vomito. Jane è una ricattatrice e ha portato Jesse sulla cattiva strada, così White non interviene. Lasciandola morire da una parte fa un torto terribile a Jesse, ma lo salva anche dall'influenza dannosa di lei. Questa mossa è però un ulteriore crollo etico di White, che peraltro più avanti arriverà al punto di compiacersi con Jesse di averla lasciata morire.
(****) Nota-spoiler: White in verità inizialmente è ipocrita anche con se stesso, ma la sua ambiguità comincia a svelarsi abbastanza presto, quando rifiuta l'aiuto di Elliot e Gretchen, una coppia di amici ricchi che volevano pagare le sue cure mediche. Se avesse accettato, White si sarebbe potuto liberare del business della droga, ma sceglie invece di rinfocolare un vecchio rancore verso questi amici, rancore che intuiamo fosse sia sentimentale che di business, piuttosto che ricevere il caritatevole aiuto.

2 commenti:

Michele Borgogni ha detto...

Breaking Bad è stata un'esperienza sorprendente. Una serie partita pianissimo (ricordo che dopo i primissimi episodi la consigliavo ai miei amici che mi guardavano malissimo quando raccontavo loro la trama) che ha saputo crescere nel tempo e anche cambiare tenendo conto dei feedback ricevuti

Bruno ha detto...

Non avevo aspettative, però mi è piaciuta subito, nonostante di serie io ne abbia scartate diverse.
Come dici tu molte cose sono state adattate a seconda degli umori del pubblico ma la produzione ha saputo farlo in maniera indolore, e come ho detto nel post, tutte le tessere vanno a posto. Anche per questo apprezzo la professionalità di chi ha realizzato Breaking Bad, anche in mancanza di attori di punta.