venerdì 2 settembre 2016

Veloce come il Vento

I film sulle corse automobilistiche sono rari, e fatti in Italia ancora di più (diciamo che prima di questo non me ne ricordo nessuno). Di questo ho comprato il blu ray spinto dalla recensione di Lucia Patrizi, sperando in un altro piccolo miracolo per i produttori nostrani, ovvero riuscire a produrre un film che non faccia schifo (qualche volta ce la fanno, devo riconoscerglielo).
Veloce come il Vento, per la regia di Matteo Rovere alla terza prova, è una storia di motori, sfide, disagio e disperazione ma anche coraggio e lotta. È anche un bel film d'azione, cosa difficilissima nel nostro paese. Poi ha qualche difetto, ma è comunque un bel film tutto italiano (salvo purtroppo la colonna sonora), ben riuscito per quanto fatto con pochi soldi, povertà che in alcune scene si nota. Uso pesante del dialetto, ma quello è un difetto che i nostri produttori non riusciranno mai a togliersi, credo.


La storia verte intorno a due fratelli, Loris e Giulia De Martino; c'è anche il solito ragazzino fastidiosissimo, ma lo lasciamo da parte. Gli attori sono Matilda De Angelis, al primo film, e Stefano Accorsi, l'unico famoso di tutto il mazzo. Lei guida (a diciassette anni, quindi senza nemmeno la patente per andare in auto sulla strada normale) nel campionato italiano GT sperando di vincerlo, una scommessa che deve vincere per forza in quanto il padre ha sacrificato la casa (in quel di Imola) in cambio dei mezzi per far gareggiare la figlia, stipulando un patto pazzesco con il proprietario di una scuderia. Giulia deve vincere il titolo o perdere la casa. Questo a me è sembrato un buco narrativo piuttosto grande perché di questo padre sappiamo che quando correva era uno incapace di prendere dei rischi, e ora punta tutto il futuro della famiglia sul fatto che la figlia neanche maggiorenne possa vincere il campionato? Strano, ma così è.


Quando il padre muore (durante una corsa mentre è al muretto dei box) e Giulia resta senza la squadra per andare avanti, torna il fratello Loris, ex pilota tossicodipendente scomparso da anni, con tanto di fidanzata tossica al traino (nome: Annarella, interpretata da Roberta Mattei già vista in Non Essere Cattivo). Dapprima il fratello si rivela un grosso fastidio perché vuole andare a vivere in casa con Giulia e il fratellino, e l'assistente sociale gli dà ragione (i due non possono rimanere soli e la madre è andata via da alcuni anni), poi si rivela un aiuto perché può aiutare la ragazza a migliorare il proprio stile di guida. Non riesce però a smettere di combinare guai, anche quando Annarella, tossica irrecuperabile per sua stessa ammissione, se ne va perché non ce la fa più a cercare di essere normale.

Giulia comincia a vincere delle corse... ce la farà con il campionato? E quali altri disastri riuscirà a combinare Loris nella sua impossibilità di astenersi dal fare stupidate? Avremo un lieto fine o no? Vi lascio il mistero, invitandovi a guardare questo film se non l'avete già fatto.

Veloce come il Vento pur non avendo niente di strabiliante è una storia d'azione capace di prendere, ispirata peraltro alla vita di un vero pilota (di rally), che ha avuto un destino anche più triste di quello di Loris. Recitazione non sempre eccellente da parte di tutti, ma non si arriva a certi livelli disastrosi che il cinema italiano ci ha presentato in passato.

Per quanto riguarda il blu ray, ci sono molti contenuti speciali, mi spiace però che il sonoro sia un po' sballato: quando il rumore è alto per via del rombo dei motori o della musica è impossibile sentire le voci, e  quando ho attivato i sottotitoli per aggirare questo problema ho scoperto che i sottotitoli sono fatti coi piedi come al solito, con una costante discrepanza tra le parole scritte e quello che viene detto.
Speriamo in un prodotto più accurato... la prossima volta.

4 commenti:

Davide Storti ha detto...

Molto piaciuto. E devo dire che l'utilizzo del dialetto non mi ha disturbato per niente. Anzi. E' un valore aggiunto alla verosimiglianza della vicenda.

CervelloBacato

Bruno ha detto...

Ok ma lasciamo il dialetto all'arena del de gustibus non disputandum...

Michele Borgogni ha detto...

Io l'ho adorato, per me è il film italiano dell'anno

Bruno ha detto...

... e Jeeg dove lo mettiamo ?