giovedì 5 giugno 2014

Warlock Master of the Arcane

Dal momento che prediligo i giochi strategici a turni, desideravo metter mano su Warlock Master of the Arcane (della Paradox) già da un po'. Il problema è che sì, il gioco era uscito (addirittura nel 2012) e sì, le recensioni erano abbastanza positive, ma il mio PC era troppo antiquato. Pur avendo ricevuto un modesto upgrade qualche tempo prima, non ce la poteva fare. Tuttavia con la morte di Windows XP ero obbligato a cambiare sistema operativo e ne ho approfittato per farmi dare (a buon mercato) il vecchio PC che un amico aveva relegato in cantina, dotato di Windows 7, il che mi stava bene perché Windows 8 ha l'aria di una porcheria. Prima di entrare in dettagli preciso che il gioco mi è subito piaciuto e ho accumulato un discreto monte ore - ovvero ore perse a giocarci mentre potevo fare altro. Mentre Fallen Enchantress (che ho recensito qui) mi aveva presto stufato, Warlock mi ha preso, nonostante certi difetti: come dicono anche le recensioni che ho trovato in giro, è molto semplice e intuitivo e si comincia presto a divertirsi senza nemmeno bisogno di guardare il manuale (se si ha un minimo di esperienza).

domenica 1 giugno 2014

Nasce Moon Base Factory

Ha preso il via un laboratorio creativo che è anche casa di "autoproduzione" dal nome Moon Base Factory, gruppo di cui faccio parte anche se di autoprodotto, da parte mia, a tutt'oggi esiste solo un racconto che ho distribuito gratuitamente l'anno scorso, Gruppo 42 (qui una pagina di presentazione - non mia - con il giudizio di Gianluca Santini).
Diversi appartenenti hanno spiegato e spiegheranno sui propri blog perché esiste questo gruppo. Ciascuno la intende a modo proprio ovviamente, e questo vale anche per me. Per alcuni aspetti non "combacio" con la maggior parte dei membri (che appaiono più improntati all'horror e alla fantascienza che non al fantasy), tuttavia mi sono interessato all'autopubblicazione fin da subito - ho fatto vedere poco di mio ma le cose cambieranno - e ho solidarizzato verso quelli che hanno scelto questa strada anche perché talvolta sono stati capiti poco, e trattati con sufficienza.

mercoledì 28 maggio 2014

Segnalazione

Di Paolo Bacigalupi avevo parlato in occasione della mia recensione di The Windup Girl. L'autore italoamericano era stato premiato per questo libro, molto appassionante anche se avevo manifestato dei dubbi riguardo alla sua ambientazione. Ora leggo che è in arrivo un'altro suo romanzo (The Water Knife) dove si parlerà della scarsità di acqua e di come le città dovranno farci i conti. Dalla Bangkok minacciata dal mare passeremo quindi a centri abitati americani che muoiono di sete. La crisi ambientale rimane nel mirino di questo autore, in un modo o nell'altro. Ce la farò a leggere questo nuovo libro?

lunedì 26 maggio 2014

I Daimon di Pandora

Questo breve ebook è il primo di una collana della Delos Books (Delos Digital in questo caso) dal nome Urban Fantasy Heroes. L'autore è Emanuele Manco, che curerà anche il progetto. Il titolo è I Daimon di Pandora e non si tratta solo di un racconto ma dell'impostazione di tutta un'ambientazione che dovranno seguire gli altri narratori che parteciperanno alla collana.


Il racconto parte dalle disavventure di un certo Enzo, stressatissimo lavoratore di "help desk" informatico, che si ritrova un bel giorno una strana applicazione Jinn che parte per i fatti suoi da una chiavetta USB.

mercoledì 21 maggio 2014

Di ritorno da Istanbul

Ho trascorso alcuni giorni nella ex-capitale della Turchia. Per un appassionato di storia Istanbul ha una serie di attrattive irresistibili: vi hanno vissuto popoli antichissimi già prima che venisse scelta da Costantino per essere la capitale dell'Impero Romano. La varietà di civiltà che hanno lasciato testimonianze qui fa della città un caso forse unico, certamente assai notevole, sebbene il suo antico fascino sia, a detta di coloro che la vissero nel recente passato, sfumato sempre di più nel fracasso del mondo moderno e globalizzato (e pieno di conflitti, che influiscono ancora adesso sulla moderna Turchia). In pratica: c'è moltissimo da vedere, e sarebbe anche una meta a buon mercato se tutto non costasse il doppio che nel resto del paese... e se il turista non fosse oggetto di una serie estenuante di truffe e di fregature.


In verità la città è immensa e molto varia. Esiste una Istanbul moderna e occidentalizzata, con qualche punta di avanguardismo trasgressivo; esistono parecchi quartieri poveri e piuttosto squallidi, ma anche palazzi moderni di vetro e cemento. Resistono in scarso numero le vecchie case di legno soprattutto nel centro storico e nei quartieri antichi. E proprio l'area della vecchia Costantinopoli oggi è abitata dalla popolazione più tradizionalista (moschee dappertutto, donne con il pastrano nero o per lo meno i capelli coperti, ecc...).

lunedì 12 maggio 2014

Small World


Small World è un boardgame del 2009 pubblicato dalla Days of Wonder. È basato sul controllo del territorio, facile, di breve durata (in una serata si possono concludere diverse partite). Il disegnatore è Philippe Keyaerts, belga, non alla prima impresa. Poiché il gioco ha avuto successo ci sono innumerevoli espansioni (e una versione digitale) ma l'idea di base è semplice, semplice e geniale.

Abbiamo una mappa divisa a zone con vari tipi di territorio (montagne, mari o lago, foresta, e via dicendo), varie pedine appartenenti a diverse "razze" che devono contendersi questo mondo, e delle tessere di cartoncino di diversi tipi che si combinano per crearne le caratteristiche. Le razze sono descritte così con un nome e un aggettivo. Ad esempio, nella fotografia che ho scattato, si può vedere una di queste accoppiate (le due tessere che si congiungono una nella concavità dell'altra). Ogni razza ha una caratteristica base data dal nome (e descritta con dei simboli, nella tessera a destra) e una capacità aggiuntiva casuale, l'aggettivo, diversa a ogni partita (tessera più piccola, a sinistra). Con questo facile accorgimento il progettista del gioco ha creato una grande varietà di combinazioni, dando già al gioco base una buona longevità. Si può facilmente comprendere come questo sistema sia espandibile all'infinito pubblicando delle espansioni con nuove curiose combinazioni, nuove mappe e via dicendo.

Va da sé che in qualche caso la caratteristica base di una razza si accoppia particolarmente bene con il potere attribuito dall'aggettivo, talvolta la combinazione è meno forte. I giocatori possono vedere un certo numero di queste razze giocabili, disposte in ordine di apparizione. Si può "pagare" un bonus di punti vittoria per scegliere quella che piace di più; altrimenti si prende la prima disponibile. Quello che non si può fare è cambiare le combinazioni nome-aggettivo, che restano casuali.

C'è poco spazio per la fortuna (esiste il dado ma è poco rilevante). Ciascun giocatore cerca di espandersi e prendere più territorio possibile partendo da bordo mappa e attaccando le zone adiacenti, contendendosi questo mondo che, come dice il titolo, è troppo piccolo per tutti. Più zone si controllano e più punti di vittoria si prendono, molto semplicemente. A seconda dei vari bonus a qualcuno sarà più facile conquistare certi tipi di terreno, a qualcun altro toccherà un bonus aggiuntivo controllando i territori con certe caratteristiche, altri vinceranno più facilmente le battaglie, altri saranno più coriacei in difesa, e via dicendo.

Per conquistare un territorio c'è un numero fisso di pedine da collocare, a seconda delle difese e del tipo di terreno eccetera; pertanto una razza non raggiunge subito la propria massima espansione. Nei turni successivi si riprendono in mano le tessere (contrariamente al risiko, qui si possono eventualmente abbandonare dei territori) e si cerca di effettuare nuove conquiste e disporsi al meglio.

Va da sé che quando è il turno degli avversari prima o poi i nostri territori verranno attaccati così alcune delle nostre preziose truppe andranno perse e altre si ritireranno. Un giocatore può ad un certo punto decidere che è meglio rinvigorire le proprie forze con sangue fresco: la scelta è di saltare il turno e ripartire poi con una nuova razza. Quella vecchia rimane passiva, non muove più e non attacca, però fornisce ancora dei punti vittoria; notare che non si difende bene come prima (resta solo una truppa per ogni territorio). Quando il giocatore sceglie di fare un secondo cambio di razza giocante, la più vecchia scompare e così via (massimo due razze in gioco, una attiva e una passiva).

Il gioco dura un numero fisso di turni e questo garantisce partite brevi; il giocatore dovrà gestire al meglio le proprie forze, decidere quando è il caso di perdere un turno per immettere una nuova razza in gioco e massimizzare le possibilità di guadagnare punti vittoria, offerte dalle particolari caratteristiche delle forze che sta muovendo. Insolito, ma non impossibile, è giocarsi tutta una partita con una sola razza.

Una volta presa confidenza con questo gioco un veterano dei boardgames potrebbe sentire che, sebbene ci siano illimitate combinazioni per creare le razze, quello che c'è da fare sia fin troppo ovvio; le cose cambiano se si introducono nuove espansioni, ma a mio parere la semplicità di Small World ne può limitare alla lunga la rigiocabilità. Tuttavia questo boardgame ha diversi vantaggi che ne hanno determinato il successo: è semplice e accessibile ai giocatori occasionali, presenta diverse idee valide, e per chi ha bisogno di novità per superare la noia di conoscerlo troppo bene ci sono molte espansioni disponibili. Un altro lato positivo è che l'ambientazione è fantasy.