giovedì 17 ottobre 2013

Mirror Mirror

Ho sempre apprezzato le capacità artistiche di Tarsem Singh e anche se fra i due film dedicati a Biancaneve del 2012 ho preferito vedermi Biancaneve e il Cacciatore (con una grande Charlize Theron e non moltissimo altro), sapevo che prima o poi avrei dato una possibilità anche a Mirror Mirror, dove alla perfida regina interpretata da Julia Roberts (foto in fondo all'articolo), ancora bellissima sebbene non più giovane, si contrappone la vivace biancaneve (foto qua sotto, con mezzo cigno in testa) ovvero Lily Collins, perfetta nella miscela di innocenza, bellezza e grazia.


Tarsem Singh, a dire la verità, ha preso un po' in giro il materiale con cui ha lavorato senza però trasformarlo in qualche cosa di originale o propriamente suo. Il principe della favola, interpretato da Armie Hammer (star di The Lone Ranger, film che finora ho evitato di vedere), è piazzato come una specie di allocco che non sa cosa fare di se stesso. Concupito dalla regina, ripetutamente sconfitto dai misteriosi banditi della foresta, manovrato contro la stessa Biancaneve (che ad un certo punto svolge una vera guerriglia contro la sovrana) ma da lei preso prigioniero, ci metterà un bel po' a riscattarsi.

Un altro personaggio, Brighton (Nathan Lane), è il factotum della regina, un lacché leccapiedi che ha momenti di buon cuore perché in fondo è un bravo ragazzo (salverà la stessa Biancaneve), e fa da macchietta comica per rendere più lieve la situazione.
Grande interprestazione di entrambe le protagoniste: naturalmente graziosa la Collins, bravissima la Roberts con quel suo egoismo cinico che sa essere quasi simpatico nella noncuranza con cui calpesta gli altri e insegue il proprio interesse o il proprio piacere. D'altra parte c'è lo specchio magico, che garantisce dei poteri alla regina ma che la avverte di un prezzo che dovrà pagare (lo sapremo dopo, ma lo si può immaginare). Quanto ai nani, avranno anche loro la loro parte di avventure e di ricompense.

Come in tutti i film di Tarsem Singh che si rispettino ci sono scenografie incredibili e sontuose, costumi meravigliosi e imprevedibili, bellissime stoffe, copricapi pazzeschi e via discorrendo. L'effetto visivo non va mai perso con questo regista.
In definitiva Mirror Mirror non è un grandissimo film e non ha molto di sorprendente, è proprio una favola su pellicola, ma fra i due Biancaneve in fondo penso che questo sia il migliore: leggero, ironico ed elegante, fatto senza credere di fare chissà che cosa, non esce veramente dal solco della tradizione ma riesce a stravolgerla per farci fare qualche risata senza bisogno di volgarità. Credo che seguirò il buon Tarsem più assiduamente.




venerdì 11 ottobre 2013

Gravity 3D

Di solito i film che aspetto con ansia li vado a vedere il prima possibile e ne parlo quindi al primo giorno di programmazione o giù di lì. Ho aspettato con Gravity (per gli amici anche Gravity 3D) per motivi di impegni ma anche per un altro motivo. Mi avevno un po' trattenuto le recensioni che ne parlavano di un film estremamente irrealistico, e che facevano un po' a pugni con la simulazione apparentemente valida del trailer, dove la povera Sandra Bullock se ne vola via agganciata a un rottamone che ruota vorticosamente.
Poi sono andato a vederlo lo stesso e mi sono reso conto che sì, avvengono cose non realistiche, ma questo non toglie nulla dall'intensità, dall'emozione e dallo spettacolo.

lunedì 7 ottobre 2013

Miti e Leggende Nordiche

Una cosa l'ho già detta riguardo alla mitologia nordica: chi si aspetta chissà che cosa dai testi originali può rimanere ferocemente deluso. Le storie di Re Artù o del guerriero Cù Chulainn, per citare due esempi celtici, sono a volte poco comprensibili, a volte raccontate in uno stile piuttosto scarno che poco può piacere ai moderni, e talvolta sono aridi elenchi di imprese, roba davvero grandiosa per carità, ma che dopo un po' ti può fare sbadigliare. Poiché tutto è stato raccolto da monaci, da scrittori più tardi e via dicendo, spesso i testi "originali" non esistono e c'è comunque il filtro di un mondo già meno antico, già più civilizzato, più cristiano e via dicendo. Questo si sente molto ad esempio nel Kalevala di cui ho già parlato in passato, e che contiene anche la venuta di Gesù, che scaccia via dal trono della Carelia il fiero eroe pagano Väinämöinen il quale se ne va arrabbiato, protestando "un giorno avrete ancora bisogno di me," una storia che ho trovato bellissima ma che denuncia una commistione di temi piuttosto tarda.



Tutte queste cose le ho già scritte e valgono anche per i miti e le leggende germaniche. Alle quali vanno comunque riconosciute la fantasia e la bizzarria di certe creazioni. Il mitico gigante Ymir dal cui corpo sono create le creature divine e sovrannaturali del mondo, l'albero Yggrdasil, immenso portento che regge l'universo, i nani che reggono la volta celeste...
Tutto questo l'ho (ri)letto in Miti e Leggende Nordiche di Salvatore Tufano, testo degli anni '80, fin troppo schematico, però utile a dare un'idea.
Della mitologia nordica bisogna dire che spesso è cupa, intrisa di pessimismo, di storie di tradimenti e di destini segnati, molto più di quanto si trovi nei miti mediterranei. Del resto avere nella famiglia divina un personaggio come Loki, meschino e traditore, e destinato a schierarsi con le forze dell'oscurità nella battaglia finale, è proprio triste.
La storia di Sigfrido e Brunilde ha dato ispirazione a due personaggi molto diversi, tanti secoli dopo: J.R.R. Tolkien e... Richard Wagner.

venerdì 4 ottobre 2013

The Big Breakout

Questo è un libro che (nella sua versione italiana intitolata Un Ponte per Patton) mi era stato regalato ma che ho distrutto perché me ne vergognavo. Proprio così, ero un timorato tredicenne (circa) molto cattolico e mi imbarazzava la quantità di parolacce, bestemmie e scene violente (più una di sesso) di questa "fiction militare" scritta da Charles Whiting (1926-2007), storico e scrittore estremamente prolifico, entrato nell'esercito britannico a 16 anni perché non vedeva l'ora di partecipare alla Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad aver scritto qualche non memorabile libro di storia militare (ho letto quello sulla battaglia di Kasserine e quello sullo sbarco in Sicilia) Whiting ha sfornato libri di action, come si direbbe oggi, a centinaia, tutti incentrati in un modo o nell'altro sul conflito di cui è stato testimone. E credo che dia ancora dei punti a molto di quello che si legge oggi in quel settore, anche se le armi di cui parla non sono le ultimissime trovate ultramoderne e le descrizioni dei combattimenti non possano dirsi realistiche (per quello che posso giudicare io).

lunedì 30 settembre 2013

Evangelion 3.0

L'Evangelion day, ovvero la proiezione del film Evangelion 3.0 per un giorno solo, mi ha dato l'opportunità di vedere qualcosa di questa serie che, si dice ha influenzato Pacific Rim di Guillermo del Toro.
Le premesse sono complicate ma qualche somiglianza in teoria potrebbe esserci visto che ci sono degli antagonisti (che chissà perché si chiamano Angeli) intenti a portare distruzione sulla Terra. Però la somiglianza è solo apparente. In Pacific Rim arrivavano i mostri e si doveva fare a botte, botte da orbi secondo il vecchio stile dei robottoni giapponesi, qui ci sono delle complesse implicazioni filosofiche e approfondimenti psicologici al di là del necessario (nel personaggio di Shinji) e non è la battaglia in sé che risolve le cose.

Sono critico sugli approfondimenti psicologici perché in verità si tratta delle solite menate giapponesi. Sono un buono a niente, ogni volta che provo a far qualcosa combino un danno, tutti dicono che è colpa mia, è ora che mi riscatti e dimostri cosa so fare, ora scateno la mia rabbia e via dicendo, litanie espresse in una maniera anche piuttosto noiosa e più utili a capire qualcosa della frustrazione di un popolo che si è imprigionato in una società alveare retta sulla vergogna e sul senso di colpa che a creare dei personaggi interessanti. Qui si aggiunge una specie di mentore piuttosto gay anziché no (Kaworu, che in effetti è... non ve lo dico) e un bel pezzo di film si perde in dialoghi piuttosto tediosi fra i due.



Belli i colori, belli tecnicamente parecchi dei mezzi, la storia potrebbe avere anche degli spunti interessanti ma la spiegazione di molte cose è rimandata al prossimo capitolo.
Non posso consigliare di vedere o non vedere questo film al cinema perché l'opportunità era irripetibile, e non m'intendo dell'universo di Evangelion, perciò la mia opinione che non si capiva quasi nulla del film va presa con le pinze; però posso dire che alla fine della proiezione la gente perplessa era parecchia, quindi siete avvisati.

domenica 29 settembre 2013

La Fine del Mondo

Confesso di non poter sopportare i malinconici ricordi del "come eravamo." Non ce l'ho fatta a vedere da ragazzo Il Grande Freddo (che per chi non lo sapesse è un film di un sacco di anni fa su ex sessantottini che si riuniscono e tirano i conti della loro vita) quando non avrei avuto ancora da mescolare nessuna malinconia mia a quelle dei personaggi sullo schermo, e ho evitato da allora la maggior parte dei film del genere. Mi prendono male anche se, del resto, non mi ci vedo mai rappresentato. Non ero un virgulto rivoluzionario negli anni '70, non ero un paninaro o uno yuppie negli anni '80 (e poi tutta quella musica schifosa, mioddio...), non ero quel che cacchio erano negli anni '90 e così via. Ma c'è il concetto generale: la malinconia dei tuoi anni che furono, andati diversamente da come avresti voluto, le amicizie che sono andate in acido, le cose che non sono ndate per il verso giusto.

E' quindi stato uno sforzo per me guardare La Fine del Mondo, film uscito in pochissime sale, purtroppo.