Mi rendo conto che non ho voglia di discuterne. Eppure è un fenomeno che non si può ignorare, nel panorama del fantasy nostrano. Perciò, parliamone.
Le serie di
Licia Troisi non le conosco nel dettaglio, ho solo terminato
Nihal della Terra del Vento senza continuare la trilogia, rinunciando al lusso di poter leggere gratis i libri prestati da un amico: come mai? Semplice, non mi diceva un gran che. Certo, c'era avventura, una ambientazione fantastica, una bella cartina, tutte quelle caratteristiche che nei libri attirano per lo meno la mia attenzione. Ma ero stato avvertito che si trattava di una storia molto semplice destinata ai più giovani. Per "i più giovani," qui si intenda anche un 25-30nne con poche letture alle spalle. E infatti, come sospettavo fin dall'inizio, questo libro non era per me. Ho alle spalle molte letture, e tanto tempo per sviluppare i miei gusti, decisamente troppo perché mi piacesse Nihal.

Delle incongruenze, o dei vari problemi stilistici del libro hanno già parlato altri, con più o meno competenza. Della scarsa congruenza di Nihal come eroina guerriera ho già parlato io, in un articolo che appare su Fantasy Magazine. Ma è un argomento che qui non serve: se Nihal fosse stata realistica, credo, il libro non sarebbe venuto incontro ai gusti del suo pubblico. Quello che mi interessa qui infatti è comprendere le ragioni di questo successo.
Perché con tutto quel che si dice di questa autrice e del suo lavoro, alla fine ci si riduce a delle considerazioni superficiali. Non credo che la casa editrice abbia pubblicato una storia qualunque perché tanto con la pubblicità si alterano e modellano a piacere i gusti del pubblico. Non sarebbe stata la prima volta che il successo manca a un libro (o a un film) nonostante la spinta pubblicitaria. Non credo che l'autrice sia priva di capacità, come non credo che sia un genio della letteratura. E non credo nemmeno che basti sempre e comunque scrivere una storia molto digeribile come stile per piacere ai lettori.
La mia ipotesi è che Licia Troisi sia riuscita molto bene a venire incontro ai gusti del pubblico giovane mescolando abilmente elementi differenti. E questo, indipendentemente dalla qualità tecnica o artistica più o meno buona dei suoi libri. Se avesse seguito alla perfezione la formula del bestseller certi errori non ci sarebbero stati, certe cose sarebbero scritte meglio, ecc... va detto tuttavia che in un dettaglio fondamentale la formula l'ha rispettata: nell'estrema leggibilità e scorrevolezza del libro. E ha centrato il bersaglio più elusivo di tutti: incontrare alla perfezione i gusti del pubblico. Pertanto se non è operazione perfetta,
Nihal (coi seguiti vari) è un esempio molto abile di come si costruisce un successo commerciale. Dal momento che in questo blog ogni tanto piango sulle logiche di mercato e sul loro effetto su ciò che ci è dato di leggere (e vedere al cinema), potrei anche dire che la cosa non mi piace, ma da qui a dire che l'autrice è una incapace, come fa chi cede alla tentazione del rosicamento, ce ne vuole. Licia Troisi ha fatto un ottimo lavoro, oppure ha avuto una notevole ispirazione se l'operazione è inconsapevole da parte sua. Certamente chi ha deciso di investire su di lei ha azzeccato la scelta.
Facciamo qualche passo indietro. Ogni generazione ha la sua. Carosello... Alan Ford... Mazinga e Goldrake... Lady Oscar... Duran Duran... Tex Willer... U2... Happy Days... Eccetera. Dall'adolescenza fino a, per alcuni, quella tarda gioventù dei trenta-e-qualcosa, tutte le generazioni hanno le canzoni, gli spettacoli, i fumetti che ricorderanno sempre, perché sono
l'immaginario di quando è stato il loro tempo.
Gli altri non capiscono
la cavolata del momento ed è normale che sia così (e seguire la moda del momento è quindi il segno di distinzione di cui vanno fieri i giovani di turno). In seguito, la gente inevitabilmente cresce e si distanzia da questi miti, pur ricordandoli con affetto.
Prendiamo ad esempio un personaggio che mi è piaciuto.
Dylan Dog è comparso quando avevo vent'anni e qualcosa, ma io l'ho conosciuto un po' dopo. Si fece notare a viva forza!

Nonostante il fumetto fosse già in evidente declino, riuscì a sfondare e ad oscurare il "classico" Tex, armato di storie dell'orrore semplici anche se magari non sempre irresistibili, e con il fascino di un protagonista indubbiamente azzeccato (appoggiato da una spalla degna di nota, Groucho). Malinconico e pieno di difetti di cui è consapevole, irrisolto e indeciso su cosa fare di sé stesso, con la sua età congelata sui trenta circa, Dylan poteva in effetti somigliare (e piacere) a un sacco di gente. Le sceneggiature, sia pure con lodevoli eccezioni, generalmente non erano proprio il massimo ma venivano rinforzate con suggestioni tratte da film e canzoni famosi e di sicuro impatto emotivo: un modo astuto per racimolare ispirazione qua e là mantenendo, nella citazione esplicita, la propria innocenza; e per rinforzare il legame con l'immaginario comune dei lettori. Anche la somiglianza dei volti di Dylan e Groucho con quelli di due noti personaggi del cinema segue questo schema; e come in Tex, si cerca a tutti i costi la riconoscibilità del personaggio facendolo vestire sempre allo stesso modo. Con questo formato il nostro eroe tetro e romantico è diventato un personaggio amatissimo. Non lo compravo regolarmente e non avrei potuto definirmi un "fan" ma l'ho sentito molto vicino per un certo periodo. Poi, quando io sono cambiato, a poco a poco Dylan Dog m'è diventato indifferente.
E poi arriva il Giappone! I miti di oggi sono altri. Ha sfondato il fantasy con Tolkien e i film tratti dalla sua opera, e ormai anche da noi molti sanno di cosa si parla quando viene menzionato. Ed è arrivato l'oriente, che per qualche aspetto mi piace, per altri no. Piace alla gioventù, comunque. Strani eroi, quelli che ci propongono gli orientali, con una frequente commistione di antiche tradizioni e tecnologia, e spesso con una specie di superomismo che s'incontra con immaturità, infantilismo e grandi debolezze psicologiche (vi dice qualcosa, riguardo all'eroina Nihal?). Eroi dal giovanilismo caricaturizzato, come rispecchiato nei tratti somatici dei personaggi di Manga e Anime. Ma non mi piace parlare su argomenti di cui poco so e non molto m'interessa (per quanto l'influenza che questa ondata orientale sta avendo sul fantasy mi preoccupa, eccome).
Nihal la mezzelfo con influssi culturali orientali è la miscela giusta, piacevole e semplice, di questi elementi. Se vogliamo, anche una sintesi con una certa originalità, per quanto il primo libro era rovinato da una storia veramente troppo approssimativa... gli altri non so. Non amo, come ho già detto, il bestseller studiato per essere tale, ma se io fossi capace di creare un prodotto del genere, lo farei considerandolo, in caso di successo, una sfida ben riuscita.
Riconosco l'abilità dove c'è, quindi, e non mi metterò a pontificare sui "ggiovani" che amano la Troisi. Se gli piace
Nihal e la considerano il non plus ultra, bene. Non c'è bisogno di fare nessuna polemica. Chi di loro avrà voglia di leggere qualcos'altro e di allargare i propri orizzonti la metterà, prima o poi, nella giusta prospettiva. Se poi
Nihal farà la storia della letteratura fantastica o no, credo di non poterlo prevedere io.
Volevo rendere questo post non commentabile per evitare il rischio che si scateni anche qui una di quelle risse che fanno aumentare gli hit dei blog, ma di cui io faccio volentieri a meno. Eviterò: bloccare la possibilità di parlare sarebbe sbagliato, e poi spero che la voglia di litigare su questo argomento sia finita.
Se siete d'accordo, o se invece credete che mi sbagli, vi prego quindi di intervenire. Con le dovute maniere.