È di qualche giorno fa la notizia sulla fine, credo e spero definitiva, del monopolio SIAE in Italia. Un'altra entità, il gruppo chiamato Soundreef, si è organizzata obbedendo al diktat della legge con cui l'input voluto dall'Europa era stato aggirato elegantemente: ovvero sì fine al monopolio, ma i concorrenti possono essere solo enti senza scopo di lucro. Be', se era il piano perfetto per eliminare ancora una volta la concorrenza, non ha funzionato. Spero. Intanto (leggete l'articolo) la SIAE sta già protestando.
Un mio precedente articolo sul problema SIAE in Italia lo potete leggere qui.
Un articolo di Simone in merito...
venerdì 19 gennaio 2018
martedì 16 gennaio 2018
La Foresta dei Mitago
Robert Holdstock (1948 - 2009), appassionato di leggende nordiche e scrittore di storie fantastiche, nonché vincitore di un World Fantasy Award, ci ha dato negli anni 80 La foresta dei Mitago, una storia che suona quasi completamente fantasy anche se, forse, è interpretabile "anche" come un romanzo di fantascienza. In realtà si tratta del primo libro di una serie, in parte pubblicata anche nella nostra lingua. Io ho letto soltanto il primo, comunque una buona introduzione al mondo mitico (nel vero senso del termine) della foresta di Ryhope, antichissima e indisturbata.
Il protagonista del romanzo, Steven, si riavvicina al fratello dopo essersi congedato dall'esercito al termine della Seconda Guerra Mondiale. La sua è una famiglia che ha sofferto molto per gli interessi misteriosi del padre, George, sempre intento a esplorare la vicina foresta. Quando Steven ritorna alla casa di famiglia George è ormai morto, dopo essere completamente impazzito; l'altro figlio, Christian, anziché accogliere calorosamente il fratello che torna dalla guerra, è a disagio, freddo e quasi ostile. In qualche modo le scoperte del padre hanno coinvolto anche lui, è stato contagiato dagli stessi interessi.
Capire cosa si nasconde nella foresta (e, a volte, cosa esce dalla foresta) è molto difficile, richiede intuizione e studio. Cercare di penetrare nel bosco, sebbene si tratti alla fine solo di qualche chilometro, è stranamente impossibile, per via di una natura impervia che respinge, perfino attivamente, ogni intruso. E vivere vicino al bosco di Ryhope è causa di incontri meravigliosi, a volte, ma anche incredibilmente pericolosi. Steven all'inizio è testimone dei tentativi di Christian, che si assenta per settimane addentrandosi nel mondo misterioso, ma non legge gli appunti del padre, non cerca ancora di capire.
Il protagonista del romanzo, Steven, si riavvicina al fratello dopo essersi congedato dall'esercito al termine della Seconda Guerra Mondiale. La sua è una famiglia che ha sofferto molto per gli interessi misteriosi del padre, George, sempre intento a esplorare la vicina foresta. Quando Steven ritorna alla casa di famiglia George è ormai morto, dopo essere completamente impazzito; l'altro figlio, Christian, anziché accogliere calorosamente il fratello che torna dalla guerra, è a disagio, freddo e quasi ostile. In qualche modo le scoperte del padre hanno coinvolto anche lui, è stato contagiato dagli stessi interessi.
Capire cosa si nasconde nella foresta (e, a volte, cosa esce dalla foresta) è molto difficile, richiede intuizione e studio. Cercare di penetrare nel bosco, sebbene si tratti alla fine solo di qualche chilometro, è stranamente impossibile, per via di una natura impervia che respinge, perfino attivamente, ogni intruso. E vivere vicino al bosco di Ryhope è causa di incontri meravigliosi, a volte, ma anche incredibilmente pericolosi. Steven all'inizio è testimone dei tentativi di Christian, che si assenta per settimane addentrandosi nel mondo misterioso, ma non legge gli appunti del padre, non cerca ancora di capire.
lunedì 15 gennaio 2018
Il Fallico Folle
Siamo di nuovo nel territorio di Moebius, ovvero Jean Giraud. Il Fallico Folle è un'altra delle sue creazioni rriverenti e fantasiose, volutamente insensato.Il Fallico si avventura in diverse imprese, del tutto imperturbabile alla propria scarsa "correttezza politica." Però il nostro fallico protagonista è braccato da una polizia anti-erezione, e poi si coinvolge nelle trame di una certa Dama Kowalsky, il tutto in una storia che... non ha né capo ne coda. Una cosa che non si perdona facilmente, a meno che l'autore sia Moebius.
giovedì 11 gennaio 2018
Nazionalizzare le Dot Com? Perché?
Sono riuscito per un po' di tempo a limitare i post su argomenti sociali e politici, ma non ce la potevo fare in eterno, quindi propongo qui le mie riflessioni su un articolo di qualche mese fa pubblicato dal Guardian (che è un giornale britannico e di sinistra, ma le riflessioni che farò non saranno "etichettate").
Innanzitutto, questo è il link per leggervi l'articolo (se sapete l'inglese). L'autore lamenta la natura sempre più monopolistica di certi colossi che basano sulla rete le loro fortune: Facebook, Amazon, Google (con l'aggiunta di Uber). Sono praticamente imbattibili in effetti, se esiste una minaccia di concorrenza addirittura se la possono comprare. La loro innovazione nel realizzare gli affari ne ha decretato il successo, generalmente a spese di attività che facevano la stessa cosa in maniera più tradizionale. Amazon, ad esempio, taglia fuori il negoziante che esiste fisicamente sul territorio (anche se poi gestisce alcuni punti vendita "fisici." Uber mette in contatto diretto chi ha un'auto e vuole dare un passaggio (leggi: tassista abusivo?) con chi ha bisogno di essere trasportato.
Il loro successo è tale che un concorrente (come voleva essere Ello nei confronti di facebook) non riesce più a fare massa critica per sopravvivere. Anche se Ello offre (o offriva, se è ancora è in grado di competere) una tutela della privacy che con facebook te la scordi, la gente è rimasta dov'era, perché ormai tutti erano già lì.
Innanzitutto, questo è il link per leggervi l'articolo (se sapete l'inglese). L'autore lamenta la natura sempre più monopolistica di certi colossi che basano sulla rete le loro fortune: Facebook, Amazon, Google (con l'aggiunta di Uber). Sono praticamente imbattibili in effetti, se esiste una minaccia di concorrenza addirittura se la possono comprare. La loro innovazione nel realizzare gli affari ne ha decretato il successo, generalmente a spese di attività che facevano la stessa cosa in maniera più tradizionale. Amazon, ad esempio, taglia fuori il negoziante che esiste fisicamente sul territorio (anche se poi gestisce alcuni punti vendita "fisici." Uber mette in contatto diretto chi ha un'auto e vuole dare un passaggio (leggi: tassista abusivo?) con chi ha bisogno di essere trasportato.
L'immagine che compare nella pagina del Guardian
Il loro successo è tale che un concorrente (come voleva essere Ello nei confronti di facebook) non riesce più a fare massa critica per sopravvivere. Anche se Ello offre (o offriva, se è ancora è in grado di competere) una tutela della privacy che con facebook te la scordi, la gente è rimasta dov'era, perché ormai tutti erano già lì.
lunedì 8 gennaio 2018
The Circle
Il film The Circle (del 2017, diretto da James Ponsoldt, regista a me ignoto), è ispirato ad un libro dal medesimo nome, scritto da Dave Eggers, che è anche coautore della sceneggiatura. Si parla, sostanzialmente, di nuove tecnologie. Del libro non posso dir niente, non avendolo letto. Il film, invece, non mi è piaciuto per nulla pur avvalendosi di notevoli attori nei ruoli principali, come Emma Watson (Mae Holland, la protagonista), Tom Hanks (Eamon Bailey, tipico "corporate man" nello stile dot.com), Karen Gillan (Annie, l'amica che introduce Mae in azienda) e altri; in un ruolo abbastanza secondario (il padre di Mae) abbiamo, curiosità, Bill Paxton, il soldato Hudson di Aliens Scontro Finale (ne è passato di tempo, eh?).
Ma andiamo con ordine, avvisando che esporrò la trama del film, ma permetterò di saltare una parte delle anticipazioni più pesanti.
L'azienda dove la nostra protagonista Mae va a lavorare (su imbeccata di Annie, sempre in giro, sempre stressata per il superlavoro) segue più o meno la falsariga di altri "posti di lavoro per creativi:" non sono grigi uffici, è un campus, dove un sacco di attività sono a disposizione, anche non correlate al lavoro.
Lavoro che è mescolato ad esperienze piacevoli e remunerato bene, con l'aggiunta di un sacco di benefit, tra cui la famigerata assicurazione sanitaria (croce e delizia degli yankee), tuttavia l'esperienza di far parte di questa azienda (The Circle, che è un po' facebook e un po' una specie di Google Street View, dove però le immagini sono in tempo reale, poiché vengono messe delle minuscole webcam dappertutto) da una parte fagocita quasi tutto il tempo di Mae, dall'altra la immerge in un'alienante tecno-ideologia.
Ma andiamo con ordine, avvisando che esporrò la trama del film, ma permetterò di saltare una parte delle anticipazioni più pesanti.
L'azienda dove la nostra protagonista Mae va a lavorare (su imbeccata di Annie, sempre in giro, sempre stressata per il superlavoro) segue più o meno la falsariga di altri "posti di lavoro per creativi:" non sono grigi uffici, è un campus, dove un sacco di attività sono a disposizione, anche non correlate al lavoro.
Lavoro che è mescolato ad esperienze piacevoli e remunerato bene, con l'aggiunta di un sacco di benefit, tra cui la famigerata assicurazione sanitaria (croce e delizia degli yankee), tuttavia l'esperienza di far parte di questa azienda (The Circle, che è un po' facebook e un po' una specie di Google Street View, dove però le immagini sono in tempo reale, poiché vengono messe delle minuscole webcam dappertutto) da una parte fagocita quasi tutto il tempo di Mae, dall'altra la immerge in un'alienante tecno-ideologia.
sabato 6 gennaio 2018
Kobane Calling
Zerocalcare fa l'impegnato e va in Siria a capire com'è la guerra contro l'ISIS e chi sono questi misteriosi Curdi che la combattono: popolo represso, i Curdi sono i perseguitati di tutto il circondario, ma per mesi erano rimasti gli unici "boots on the ground" favorevoli all'occidente, o per lo meno non eccessivamente contrari. Kobane Calling non è uscito molto tempo fa ma pare già roba vecchia di cento anni, visto che il conflitto si spegne: l'ISIS in Siria è praticamente sconfitto (ma da qualche parte lo rivedremo ancora...), la guerra scatenata dalla primavera araba non ha scalzato Assad, il dittatore siriano, anzi sta lentamente concludendosi in una vittoria Russo-Siriana che seppellisce almeno per il momento le velleità yankee nell'area (ma in effetti cambiata amministrazione sono cambiati gli obiettivi, e comunque quello che Obama voleva era probabilmente fuori portata).
Kobane, il minuscolo centro assediato, è insomma già in fase di scivolo nel dimenticatoio.
E poi Zerocalcare stavolta diventa pure palloso, un Nanni Moretti della striscia disegnata che se ne va a fare il turista della guerra in cerca della "società perfetta" che sarebbe stata creata dai Curdi (il "confederalismo democratico"). Confesso che l'ho trovato abbastanza pesante, in questa storia.
Kobane, il minuscolo centro assediato, è insomma già in fase di scivolo nel dimenticatoio.
E poi Zerocalcare stavolta diventa pure palloso, un Nanni Moretti della striscia disegnata che se ne va a fare il turista della guerra in cerca della "società perfetta" che sarebbe stata creata dai Curdi (il "confederalismo democratico"). Confesso che l'ho trovato abbastanza pesante, in questa storia.
mercoledì 3 gennaio 2018
USS Callister
Nuova serie di Black Mirror su Netflix, e subito un episodio che "fa il botto." USS Callister sembra inizialmente una specie di Star Trek dove un quasi sosia del famoso capitano Kirk trionfa fin troppo facilmente sui nemici, fa il gradasso con l'equipaggio, e alla fine dell'episodio, mentre è osannato da tutti quanti, bacia le componenti femminili dell'equipaggio (ovviamente la loro divisa prevede la minigonna).
[Attenzione, ci sono anticipazioni della trama in questo post]. In realtà tutto si svolge in una simulazione! L'eroe in realtà è un programmatore, Robert Daly (attore: Jesse Plemons, già visto in Breaking Bad) e quello a cui gioca è una sua versione privata del videogioco (Infinity) che produce, assieme a un socio che lo tratta male, James Walton (Jimmi Simpson) e ad altri colleghi, in teoria suoi sottoposti, che non lo rispettano. Solo nel mondo virtuale è un grande eroe e tratta tutti come pezze da piedi per compensare la sua frustrazione.
[Attenzione, ci sono anticipazioni della trama in questo post]. In realtà tutto si svolge in una simulazione! L'eroe in realtà è un programmatore, Robert Daly (attore: Jesse Plemons, già visto in Breaking Bad) e quello a cui gioca è una sua versione privata del videogioco (Infinity) che produce, assieme a un socio che lo tratta male, James Walton (Jimmi Simpson) e ad altri colleghi, in teoria suoi sottoposti, che non lo rispettano. Solo nel mondo virtuale è un grande eroe e tratta tutti come pezze da piedi per compensare la sua frustrazione.
martedì 2 gennaio 2018
GDR e Giochi da Tavolo, non è la stessa cosa
Mi capita di leggere un post su un blog dove si parla di giochi, con paragoni fra il mondo del gioco da tavolo e GDR (ovvero gioco di ruolo), e scopro di non essere per niente d'accordo con i concetti espressi. Non ho nessuna voglia di fare polemiche con l'autore, a distanza o da vicino che sia, o di metterla giù dura, però vorrei leggere e commentare con voi questo post, che potete trovare qui.
Sarà anche occasione per approfondire certi argomenti con voi riguardo alla natura di queste categorie di giochi.
Argomento: cosa i giochi di ruolo dovrebbero imparare dai giochi da tavolo?
Già, cosa? l'articolista parte dalla constatazione che il boardgame (gioco da tavolo) ha avuto migliori fortune, recentemente, rispetto al GDR, e si chiede se alcune delle metamorfosi attraversate dal boardgame non possano far bene anche al gioco di ruolo. La prima differenza è la facilità di utilizzo e apprendimento, che i boardgame hanno saputo rendere generalizzata, e qui da una parte mi viene da dirmi d'accordo ma ho anche le mie eccezioni. Andiamo con ordine.
lunedì 1 gennaio 2018
L'Immortale, un bagno di sangue
Takashi Miike è un regista giapponese associato, generalmente, a storie di samurai e Yakuza (mafia giapponese). Faccende di sangue e di violenza, praticamente sempre, con problemi di onore mescolati in maniera inscindibile, alla giapponese, e tantissimo gore, o splatter che dir si voglia: sangue che sprizza, arti amputati, budella che si sparpagliano, il tutto condito da una certa autoironia. Insomma uno che nel proprio stile non si fa mancare niente.
Questo regista molto prolifico l'ho conosciuto con Ichi The Killer e Audition, quest'ultimo un film horror in piena regola, ma non senza gli elementi sanguinolenti cui ho accennato sopra. Una delle recenti produzioni, che ho potuto recuperare su Netflix, è L'Immortale, tratto da un fumetto, film lungo e sanguinoso sulle vicissitudini di uno spadaccino - samurai diventato fuorilegge - che ha un grosso problema: non può morire. Il destino di questo combattente, che si chiama Manji (attore: Takuya Kimura), si origina dal regalo che gli ha fatto una strega, un innesto, per così dire, che rende il suo corpo capace di rigenerarsi con incredibile rapidità.
Questo regista molto prolifico l'ho conosciuto con Ichi The Killer e Audition, quest'ultimo un film horror in piena regola, ma non senza gli elementi sanguinolenti cui ho accennato sopra. Una delle recenti produzioni, che ho potuto recuperare su Netflix, è L'Immortale, tratto da un fumetto, film lungo e sanguinoso sulle vicissitudini di uno spadaccino - samurai diventato fuorilegge - che ha un grosso problema: non può morire. Il destino di questo combattente, che si chiama Manji (attore: Takuya Kimura), si origina dal regalo che gli ha fatto una strega, un innesto, per così dire, che rende il suo corpo capace di rigenerarsi con incredibile rapidità.
Una prima recensione su Amazon per Autostrada Gialla
Nei miei ebook prego sempre i lettori di commentare e recensire, in rete, nei gruppi e via dicendo. Se il libro è piaciuto, è diffondendo la loro approvazione che potrebbero fare la differenza. Un lettore lo ha fatto, su Amazon, e il commento è molto lusinghiero. Pone tra l'altro una questione, scrivendo che spera di vedere un seguito. Ci sarà un Autostrada Gialla Due? Il finale del primo è aperto, per cui tutto può essere...
venerdì 29 dicembre 2017
Addio al 2017
E così quest'anno è alla fine. È durato pochissimo, e per me è cominciato molto male, a causa di un problema di salute veramente rognoso e imprevisto. Lo concludo pubblicando, meglio tardi che mai, Autostrada Gialla, ed è bello far uscire nuovamente qualcosa di mio dopo una pausa che era durata anche troppo.
Per il 2018 spero... cose semplici. Di viaggiare, di star bene (compresi i miei cari ovviamente), e soprattutto di scrivere.
Per il 2018 spero... cose semplici. Di viaggiare, di star bene (compresi i miei cari ovviamente), e soprattutto di scrivere.
mercoledì 27 dicembre 2017
Intervista a Simone, il mio amico musicista
Alcune domande al mio amico musicista Simone , che è anche il mio più grande lettore: sulla musica, il 2017 che va a chiudersi e altro.
Una delle sue peculiari caratteristiche: suona diversi strumenti. Con l'attrezzatura che consente certe diavolerie, può comporre una canzone da solo. Tutta roba che suona arabo per me, che non ricordo nemmeno il pentagramma. L'altra caratteristica, e forse più importante: Simone è un fan sfegatato di Prince, perciò si può ben capire come sia stato colpito dall'evento del 21 aprile dell'anno scorso.
Simone lo potete visitare sul suo blog...
Ma andiamo alle domande:
Una delle sue peculiari caratteristiche: suona diversi strumenti. Con l'attrezzatura che consente certe diavolerie, può comporre una canzone da solo. Tutta roba che suona arabo per me, che non ricordo nemmeno il pentagramma. L'altra caratteristica, e forse più importante: Simone è un fan sfegatato di Prince, perciò si può ben capire come sia stato colpito dall'evento del 21 aprile dell'anno scorso.
Simone lo potete visitare sul suo blog...
Ma andiamo alle domande:
domenica 24 dicembre 2017
Star Wars: Gli Ultimi Jedi
Dopo qualche incertezza sono andato al cinema a vedermi questo ennesimo episodio della saga di Star Wars. Titolo: Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ma... non ci sperate.Non ho molta familiarità con le nuove facce intervenute nella saga e dei vecchi mi piaceva maggiormente proprio quello che è stato eliminato dalla storia, Han Solo (Harrison Ford), seguito dalla Principessa Leila (Carrie Fisher) il cui ruolo è stato limitato dal fatto che l'attrice ci ha lasciato nel 2016. In questo episodio Luke Skywalker (Mark Hamill) torna ad avere un ruolo, purtroppo nonostante l'importanza che ha nella saga è sempre stato per me il personaggio più scialbo e peggio recitato.
Dico subito che non posso prendere posizione sulle diatribe che ho sentito in giro riguardo a questo film, che sembra sia riuscito a polarizzare negativamente le attenzioni, e con tutta l'acredine stupida che viene sparsa ai quattro venti nell'era dei social network. Non sono uno "in fissa" con questa serie e l'ho sempre seguita parecchio svogliatamente.
Premetto che non voglio fare il processo a Star Wars. Più o meno tutti abbiamo un ingenuo entusiasmo per qualcosa al di là dei meriti effettivi, quindi non mi permetto di giudicare gli appassionati.
martedì 19 dicembre 2017
Stranger Things, di nuovo? Prima impressione
Già che si è parlato da poco di come si consumano rapidamente le impressioni lasciate dallo spettacolo televisivo o cinematografico, ho avuto una strana sensazione guardando la prima puntata di Stranger Things, seconda serie. Come immagino sappiano tutti (o quasi), la serie è intrisa di nostalgie e miti anni '80, e di atmosfere "alla Stephen King." E già qui ci sarebbe da fare un appunto... poiché ne parlo un mese abbondante dopo che è uscita, gli appassionati l'hanno già esaurita con un "binge watching" ovvero facendosi un'ammazzata di puntate una dietro l'altra, cosa che normalmente Netflix ti permette di fare. E quindi a costoro gliene fregherà pochissimo di una ennesima recensione perché probabilmente la serie è già consumata e digerita.
Comunque la mia la dico lo stesso, avverto che si tratta di una opinione poco condivisibile con i veri "fan."
Comunque la mia la dico lo stesso, avverto che si tratta di una opinione poco condivisibile con i veri "fan."
giovedì 14 dicembre 2017
Autostrada Gialla è disponibile per l'acquisto
Questo romanzo breve di ambientazione post-apocalittica, scritto da me in collaborazione con Cristina Donati, già collaboratrice di Fantasy Magazine come me per un lungo periodo, già mia editor per la pubblicazione del mio primo libro, e ora autrice assieme a me di questo Autostrada Gialla scritto a quattro mani.
Come precisato nel precedente post, l'ambientazione non è originale, per quanto ovviamente abbiamo goduto di enormi margini di improvvisazione, in quanto questa trama si inquadra nel progetto di scrittura condivisa del Survival Blog.Se dovessi descriverla in breve, l'ambientazione del Survival Blog è un'apocalisse zombie meno facilona, ovvero senza persone che nel giro di qualche secondo diventano morti viventi, e senza che la civiltà crolli di colpo per qualche motivo ignoto. Non siamo in The Walking Dead... La Pandemia Gialla è una malattia, viene descritta come un prione che viene dalla Corea del Nord, e se è vero che alla fine i "Gialli" diventano cannibali assetati di sangue ricordandoci tante altre storie che conosciamo, quello è l'esito finale di un processo lungo settimane, e non sempre gli infetti sono del tutto privi di raziocinio. Altra differenza: la civiltà non crolla di colpo, ma si dissolve anno per anno in varie parti del mondo sotto i colpi dell'epidemia.
Contrariamente a molti degli autori che, ormai da diversi anni, ci hanno preceduto, non mostriamo dei sopravvissuti solitari o gruppetti nascosti in qualche rifugio, o asserragliati in città in mezzo agli infetti, ma approfittiamo della ricchezza di questo scenario per mostrare un'Italia nell'agonia finale, quando ancora ci sono forze dell'ordine in giro, la radio trasmette dei notiziari, ma tutto sta andando in rovina. E mentre lo stato scompare e la popolazione si riduce drasticamente, predoni e gruppetti autoritari vengono a colmare il vuoto di potere, come se la minaccia degli infetti non fosse sufficiente.
In questa cornice Autostrada Gialla è una storia corale "on the road," una fuga sempre più impossibile verso una zona in cui viene garantita, ancora, la protezione dello stato. Una tutela agognata dalla maggior parte dei superstiti, che non sanno cavarsela da sé, ma che a Milano è già fallita miseramente. Questo obiettivo però rischia di diventare un miraggio irraggiungibile.
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