Sei storie concatenate in questo Cloud Atlas, diretto e sceneggiato dai fratelli Wachowski e Torn Tykwer. I primi sono ovviamente arcinoti dai tempi del famigerato Matrix, Tykwer è un regista tedesco a me sconosciuto (ricordo solo che un suo titolo, Lola Corre, aveva raccolto un certo successo). Oltre a uno dei registi tedesca è anche la produzione: si tratta in effetti del primo tentativo di un film dal budget elevato fatto in Germania. La storia è ispirata all'omonimo romanzo dell'inglese David Mitchell.
Non perfetto a mio parere, grande cinema nonostante tutto. Intrigante la commistione delle storie, che vanno dalla metà dell'800 a un lontano futuro post apocalittico ma si intrecciano da una scena all'altra con espedienti che riescono ad avvincere e a prendere di sorpresa. Bella anche la fotografia e la possibilità di mescolare ambienti così diversi: montagne, foreste, mare e cieli sconfinati nella storia ambientata tra sopravvissuti e cannibali del lontano futuro, una storia di amore omosessuale tra artisti negli anni '30, un veliero in mezzo all'oceano, dove viaggia un benestante americano cui capita di salvare la vita a un nero nel tempo dello schiavismo, la California anni '70 come sfondo della lotta di una giornalista contro gli sporchi tiri delle multinazionali del petrolio, un editore che per via di una faida tra fratelli viene chiuso in un ospizio contro la propria volontà (l'ambientazione è l'attuale Inghilterra e questa è la storia che mi è piciuta di più), una Corea futuristica e orwelliana dove un'operaia-clone diventa portavoce per una rivoluzione.
Quindi abbiamo fantascienza, film in costume, dramma, poliziesco e perfino un po' di commedia. Ogni storia è legata da qualche testimonianza (una lettera, un filmato, un personaggio...) alla successiva e le tematiche in qualche modo si ripetono e si rafforzano: le decisioni che le persone devono prendere, decisioni che hanno effetto sia sulla loro personalità che oltre la loro vita stessa. Decidere di battersi per una causa, trovare il coraggio per affrontare una situazione, far prevalere la pace e la gentilezza, restituire un gesto d'aiuto ricevuto dal prossimo, battersi per la libertà e la verità. Comprendere la connessione che c'è tra tutti i viventi (tematica karmica, orientale o new age che in effetti è quello che mi aspetterei dai Wachowski). E poi ci sono i cattivi: assassini, cannibali, multinazionali spietate,
regimi dittatoriali, come un eterno ostacolo contro cui gli uomini
liberi devono continuamente esercitare la propria volontà di rimanere
liberi.
A volte prevale lo stile zuccheroso e predicatore dei fratelli, stile che ho imparato a odiare pur riconoscendo la creatività che trovo nella loro immaginazione; a volte queste storie sono come belle favole a cui vorresti per forza credere.
La cosa sensazionale è la capacità di questo film di tenere lo spettatore continuamente interessato, la grande abilità di un eccellente cast di attori che, grazie a un esteso utilizzo del trucco, ricoprono vari ruoli in varie epoche (l'istrionico Tom Hanks, Halle Berry, Hugo Weaving, Hugh Grant, Susan Sarandon, Jim Broadbent nei panni dell'autore Cavendish, e non ultima la coreana Bae Doona, l'anarchica di Mr Vendetta, qui nel ruolo dell'eroica operaia ribelle).
Coraggioso, visionario e spettacolare, questo film non è difficile da seguire come si potrebbe temere dalle premesse, e la lunghezza non mi è pesata. Nonostante le singole storie non siano necessariamente così significative e contengano qualche semplificazione anche ridicola (parlo di quella ambientata in Corea), ho avuto il piacere di veder nascere un gigantesco affresco che abbraccia un'enormità di spazio e di tempo.
giovedì 3 gennaio 2013
mercoledì 2 gennaio 2013
T-Revolution
Mi viene chiesto di recensire un gioco di ruolo, cosa abbastanza insolita per me, e mi sono prestato alla bisogna. Va detto che di esperienza in materia ne ho, parecchia, e ai tempi ero un discreto "game master," a detta dei miei giocatori. Per quanto riguarda i sistemi di gioco però ne ho letti un certo numero in gioventù (qualcosa di AD&D, Runequest II e III, Call of Cthulhu, Morrow Project, GURPS, Cyberpunk 2020, Harnmaster, Traveller e via dicendo...) e qualche esperimento l'ho fatto. Ho sperimentato con idee più moderne in tempi (relativamente) recenti, ovvero coniugare qualche principio di storytelling al gioco carta e matita tradizionale, ma non sono riuscito a mettere molto in pratica questa aspirazione.
Detto questo di me che recensisco, vediamo un po' di cosa mi occupo in questa occasione. Gli autori sono, Ilario Gobbi e Lorenzo Sordini, con l'aiuto di illustratori a valanghe e vari collaboratori. Il gioco di chiama T-Revolution. Condivide un sistema di regole (Hyper Actions) con altri GDR, potete farvi un'idea qui, vi sono espansioni e supplementi disponibili sia elettronicamente che su carta.
T-Revolution è un gioco basato sui viaggi nel tempo con tutte le loro implicazioni anche paradossali, con una serie di indicazioni di materiale a cui si deve ispirazione: dalla serie TV di Doctor Who ai fumetti come l'Eternauta, per citarne solo due. Da tutto questo è tratta un'ambientazione che non ha particolarmente colpito la mia fantasia ma è, direi, funzionale per stabilire una situazione in cui esiste una contesa tra fazioni in lotta (cartelli criminali, organizzazioni di tecnocrati, agenti che vigilano sullo spaziotempo per impedire i peggiori disastri, culti e così via). Ci sono anche diverse razze, dagli ovvi umani ai "dottori dell'universo" dotati di poteri psionici, gli "steel-maniac" ovvero un'organizzazione di biomacchine, e via dicendo (anche la magia non manca).
Si passa quindi alla creazione del personaggio, visto che vi sono già alcune premesse su cui fare delle scelte. La classica scheda cartacea va scaricata dal sito internet e stampata. Ok, ho cercato per qualche minuto e dopo un paio di imprecazioni l'ho trovata, forse andrebbe evidenziata un po' meglio. Ci sono le classiche caratteristiche, divise tra fisiche e mentali, tecniche e sociali, i punti ferita, punti "mente," punti esperienza e un po' di altre cosette. Una scheda semplice per un sistema che cerca di non sacrificare la giocabilità, per quanto posso dire leggendo il manuale. Oltre ai fattori base che si ispirano a Hyper Actions, il "meta-manuale" a cui questo e altri GDR della stessa casa fanno riferimento, le scelte fatali saranno quelle di razza, fazione e orientamento, e quest'ultima caratteristica implica una scelta tra tre possibilità: essere un leale servitore della fazione, un traditore infiltrato, un opportunista che resta all'interno solo per i propri interessi.
Segue un'ambientazione con una "storia" del mondo di T-Revolution, e dettagli sul periodo in cui la maggior parte delle avventure e dei fatti storici più in luce prende luogo. C'è ovviamente una disamina sugli effetti dei viaggi nel tempo. Notare comunque che si può praticamente giocare qualsiasi tipo di avventura in qualsiasi tipo di situazione, secondo gli autori, e immagino che sia così (del resto sta tutto all'abilità dell'arbitro, qualunque sia il regolamento).
Ci sono spiegazioni (a volte molto sintetiche, a volte dettagliate) su vari pianeti, sistemi politici ed economici, magia e religione. Per quanto riguarda la creazione dei personaggi, le varie razze hanno una gran quantità di "caratteri" da acquisire, ovvero poteri ma anche tratti di personalità, un po' come in GURPS.
Ci sono capacità paranormali e non manca un bestiario a conclusione di una lunga disamina tra le abilità disponibili.
Da notare che T-Revolutions, 240 e rotti pagine, richiede la conoscenza del regolamento principale, quindi altre 220 pagine. Sia chiaro, non c'è niente di male nel proporre un'ambientazione ricca e complessa, anzi nel Gioco di Ruolo è meglio abbondare e lasciare che siano gli appassionati a scegliere il materiale che si adatta meglio ai loro gusti. Tuttavia, anche se il sistema non è estremamente complesso si tratta di un "pacchetto" di materiale piuttosto solido e per il giocatore (o l'arbitro) non sarà così leggera la scelta di intraprendere una campagna a T-Revolution.
Giudizio sintetico: nel sistema di gioco non vedo questa grande originalità. Il regolamento base come filosofia e per alcune meccaniche di gioco richiama abbastanza GURPS. L'ambientazione invece nonostante la quantità di fonti citate a ispirazione ha una propria personalità, ed è abbastanza impegnativa. Ovviamente qui bisogna vedere se c'è il feeling.
Il materiale è venduto a prezzi non estremamente salati ma nemmeno modestissimi, perciò è una bella sfida, visto che esistono a tonnellate GDR, anche molto innovativi e stimolanti, offerti gratuitamente. Ovviamente qui il discrimine è la conoscenza dell'inglese: se non lo si padroneggia, si resta limitati a ciò che viene offerto in lingua italiana. Al giocatore (e all'arbitro) versato nelle lingue, in tutta sincerità, non so se consiglierei l'acquisto di T-Revolutions. Il giocatore italico che non abbia studiato quel minimo di lingue dia un'occhiata (il link è più in alto) alle offerte della casa, può scaricare le versioni di "assaggio" gratuite, per decidere se trova accattivante l'ambientazione prima di spendere i suoi sudati euro.
Detto questo di me che recensisco, vediamo un po' di cosa mi occupo in questa occasione. Gli autori sono, Ilario Gobbi e Lorenzo Sordini, con l'aiuto di illustratori a valanghe e vari collaboratori. Il gioco di chiama T-Revolution. Condivide un sistema di regole (Hyper Actions) con altri GDR, potete farvi un'idea qui, vi sono espansioni e supplementi disponibili sia elettronicamente che su carta.
T-Revolution è un gioco basato sui viaggi nel tempo con tutte le loro implicazioni anche paradossali, con una serie di indicazioni di materiale a cui si deve ispirazione: dalla serie TV di Doctor Who ai fumetti come l'Eternauta, per citarne solo due. Da tutto questo è tratta un'ambientazione che non ha particolarmente colpito la mia fantasia ma è, direi, funzionale per stabilire una situazione in cui esiste una contesa tra fazioni in lotta (cartelli criminali, organizzazioni di tecnocrati, agenti che vigilano sullo spaziotempo per impedire i peggiori disastri, culti e così via). Ci sono anche diverse razze, dagli ovvi umani ai "dottori dell'universo" dotati di poteri psionici, gli "steel-maniac" ovvero un'organizzazione di biomacchine, e via dicendo (anche la magia non manca).
Si passa quindi alla creazione del personaggio, visto che vi sono già alcune premesse su cui fare delle scelte. La classica scheda cartacea va scaricata dal sito internet e stampata. Ok, ho cercato per qualche minuto e dopo un paio di imprecazioni l'ho trovata, forse andrebbe evidenziata un po' meglio. Ci sono le classiche caratteristiche, divise tra fisiche e mentali, tecniche e sociali, i punti ferita, punti "mente," punti esperienza e un po' di altre cosette. Una scheda semplice per un sistema che cerca di non sacrificare la giocabilità, per quanto posso dire leggendo il manuale. Oltre ai fattori base che si ispirano a Hyper Actions, il "meta-manuale" a cui questo e altri GDR della stessa casa fanno riferimento, le scelte fatali saranno quelle di razza, fazione e orientamento, e quest'ultima caratteristica implica una scelta tra tre possibilità: essere un leale servitore della fazione, un traditore infiltrato, un opportunista che resta all'interno solo per i propri interessi.
Segue un'ambientazione con una "storia" del mondo di T-Revolution, e dettagli sul periodo in cui la maggior parte delle avventure e dei fatti storici più in luce prende luogo. C'è ovviamente una disamina sugli effetti dei viaggi nel tempo. Notare comunque che si può praticamente giocare qualsiasi tipo di avventura in qualsiasi tipo di situazione, secondo gli autori, e immagino che sia così (del resto sta tutto all'abilità dell'arbitro, qualunque sia il regolamento).
Ci sono spiegazioni (a volte molto sintetiche, a volte dettagliate) su vari pianeti, sistemi politici ed economici, magia e religione. Per quanto riguarda la creazione dei personaggi, le varie razze hanno una gran quantità di "caratteri" da acquisire, ovvero poteri ma anche tratti di personalità, un po' come in GURPS.
Ci sono capacità paranormali e non manca un bestiario a conclusione di una lunga disamina tra le abilità disponibili.
Da notare che T-Revolutions, 240 e rotti pagine, richiede la conoscenza del regolamento principale, quindi altre 220 pagine. Sia chiaro, non c'è niente di male nel proporre un'ambientazione ricca e complessa, anzi nel Gioco di Ruolo è meglio abbondare e lasciare che siano gli appassionati a scegliere il materiale che si adatta meglio ai loro gusti. Tuttavia, anche se il sistema non è estremamente complesso si tratta di un "pacchetto" di materiale piuttosto solido e per il giocatore (o l'arbitro) non sarà così leggera la scelta di intraprendere una campagna a T-Revolution.
Giudizio sintetico: nel sistema di gioco non vedo questa grande originalità. Il regolamento base come filosofia e per alcune meccaniche di gioco richiama abbastanza GURPS. L'ambientazione invece nonostante la quantità di fonti citate a ispirazione ha una propria personalità, ed è abbastanza impegnativa. Ovviamente qui bisogna vedere se c'è il feeling.
Il materiale è venduto a prezzi non estremamente salati ma nemmeno modestissimi, perciò è una bella sfida, visto che esistono a tonnellate GDR, anche molto innovativi e stimolanti, offerti gratuitamente. Ovviamente qui il discrimine è la conoscenza dell'inglese: se non lo si padroneggia, si resta limitati a ciò che viene offerto in lingua italiana. Al giocatore (e all'arbitro) versato nelle lingue, in tutta sincerità, non so se consiglierei l'acquisto di T-Revolutions. Il giocatore italico che non abbia studiato quel minimo di lingue dia un'occhiata (il link è più in alto) alle offerte della casa, può scaricare le versioni di "assaggio" gratuite, per decidere se trova accattivante l'ambientazione prima di spendere i suoi sudati euro.
domenica 30 dicembre 2012
Buon 2013 a tutti e buoni propositi (miei)
Speriamo che l'anno prossimo sia buono, visto che il 2012, a parte l'apocalisse che è mancata, non è andato proprio per il meglio, anche per ragioni familiari e personali. Buoni propositi? Per quanto mi riguarda spero di riuscire a dedicare più tempo alla lettura e a scrivere. Devo ammettere che le cose negli ultimi tempi non sono andate come speravo. E sono stato dispersivo.
Avevo diversi progetti in ballo, ma alcuni come il "famoso" romanzo Magia e Sangue sono fermi per sfiducia (dopo aver proposto ad alcune case editrici, e partecipato a qualche concorso andando in finale ma mancando la pubblicazione che era il premio, mi son stufato). E poi non mi soddisfa più, penso che vada riscritto (per l'ennesima volta...).
Nel frattempo ho messo altra carne al fuoco. Gli articoli che ogni tanto scrivo nel blog su donne al potere, donne guerriere, ecc... si stanno evolvendo in un progetto grosso, che però necessita di tempo per realizzarsi.
Un altra delle mie idee, raccogliere le critiche a Tolkien e discuterle (per critiche intendo quelle assolutamente negative sul grande scrittore inglese) l'ho portata avanti con entusiasmo per un certo periodo ma non è stato semplice procurarsi il materiale (alcuni sono saggi comparsi 20 anni fa e mai ristampati, altre critiche sono cmoparse in riviste e pubblicazioni minori e via dicendo). Nella mia tabella di marcia era una cosa che dovevo far fuori mesi fa, ma non è andata così. Insomma vorrei portare a termine il lavoro, ma non sarà semplice.
Poi m'è venuta l'idea di ripescare Khaibit, il racconto che aveva partecipato (non passando la selezione) al concorso per l'antologia Sanctuary, e di trasformarlo in un libro. Obiettivo riuscito, diciamo, nel senso che il testo è scritto, e ora c'è il lungo lavoro di revisione. Sono in ballo.
Poi c'è il mio gioco, che un sacco di tempo fa diedi come cosa fatta e pubblicazione pronta, visto che era perfino pronta la scatola. Oh gaudio, niente da fare, per una serie di vicissitudini non si potrà farne nulla. Ebbene, il mio proposito per il 2013 è di rendere disponibile al pubblico (non necessariamente a pagamento, che farsi pagare è fatica improba di questi tempi) ALMENO uno dei miei progetti. Ci riuscirò?
Avevo diversi progetti in ballo, ma alcuni come il "famoso" romanzo Magia e Sangue sono fermi per sfiducia (dopo aver proposto ad alcune case editrici, e partecipato a qualche concorso andando in finale ma mancando la pubblicazione che era il premio, mi son stufato). E poi non mi soddisfa più, penso che vada riscritto (per l'ennesima volta...).
Nel frattempo ho messo altra carne al fuoco. Gli articoli che ogni tanto scrivo nel blog su donne al potere, donne guerriere, ecc... si stanno evolvendo in un progetto grosso, che però necessita di tempo per realizzarsi.
Un altra delle mie idee, raccogliere le critiche a Tolkien e discuterle (per critiche intendo quelle assolutamente negative sul grande scrittore inglese) l'ho portata avanti con entusiasmo per un certo periodo ma non è stato semplice procurarsi il materiale (alcuni sono saggi comparsi 20 anni fa e mai ristampati, altre critiche sono cmoparse in riviste e pubblicazioni minori e via dicendo). Nella mia tabella di marcia era una cosa che dovevo far fuori mesi fa, ma non è andata così. Insomma vorrei portare a termine il lavoro, ma non sarà semplice.
Poi m'è venuta l'idea di ripescare Khaibit, il racconto che aveva partecipato (non passando la selezione) al concorso per l'antologia Sanctuary, e di trasformarlo in un libro. Obiettivo riuscito, diciamo, nel senso che il testo è scritto, e ora c'è il lungo lavoro di revisione. Sono in ballo.
Poi c'è il mio gioco, che un sacco di tempo fa diedi come cosa fatta e pubblicazione pronta, visto che era perfino pronta la scatola. Oh gaudio, niente da fare, per una serie di vicissitudini non si potrà farne nulla. Ebbene, il mio proposito per il 2013 è di rendere disponibile al pubblico (non necessariamente a pagamento, che farsi pagare è fatica improba di questi tempi) ALMENO uno dei miei progetti. Ci riuscirò?
giovedì 27 dicembre 2012
E' morto Gerry Anderson
Gerry Anderson, da tempo malato, non c'è più. Per chi ha seguito con passione la serie UFO tanti anni fa, un produttore leggendario, anche considerando che non era certo un'epoca in cui si potesse fare gran che al cinema o alla TV, con i mezzi tecnici di allora.
Per questo molti non potranno contestualizzare, e capire che ruolo da precursore egli abbia avuto.
Per questo molti non potranno contestualizzare, e capire che ruolo da precursore egli abbia avuto.
Looper
Joe Simmons (interpretato da Joseph Gordon-Levitt) è un killer che si troverà a dover affrontare se stesso più vecchio di 30 anni (nei panni di Bruce Willis), in un bizzarro e paradossale film di fantascienza.
Looper è un film che inizia con un po' di scene che devono spiegare le premesse: in futuro verrà inventato il viaggio nel tempo ma sarà strettamente proibito. I criminali lo useranno per eliminare le vittime, poiché sarà un mondo in cui per qualche motivo eliminare un cadavere è diventato impossibile; esiste inoltre un limitato potere di telecinesi; e infine i killer, che appartengono al passato, si chiamano "looper," essi uccidono in certi orari le vittime e le fanno sparire: queste compaiono a un orario determinato in un posto deserto, si beccano una bella fucilata prima di poter reagire (sono legate) e vengono bruciate. Fino a che i killer uccidono sé stessi, perché dopo una trentina di anni il looper viene eliminato (e quindi si chiude il cerchio, ovvero si chiude il loop: da qui il nome). C'è anche un boss mandato dal futuro, Abe (Jeff Daniels) a controllare che le cose vadano liscie. Ma cosa succede se uno di questi auto-ammazzamenti non va a buon fine? Il vecchio killer che deve essere eliminato non potrebe avere da ridire sul passato che lo ha condotto fino a quel punto? E cosa fa il "se stesso" di 30 anni più giovane, che ha mancato la missione?
Infodump? Ma va bene lo stesso, viene presentato in maniera accettabile con un po' di sequenze iniziali dove abbiamo una voce fuori campo. Ma perché la mafia deve eliminare i suoi killer? Perché creare un elemento così distruttivo e un ovvio motivo di ribellione? Nessuna spiegazione e io sono di vecchia generazione, faccio fatica a godermi un film quando c'è una sciocchezza nelle premesse. Tanto più che vi è un limite ben preciso, questi killer sanno che dopo 30 anni verranno eliminati a loro volta, mi vien proprio da pensare che all'avvicinarsi della data non vorranno farsi eliminare. Insomma, un'ambientazione che mi lascia dei dubbi.
Si possono immaginare mille situazioni strane e in effetti qualcuna che ne sarà. Ad esempio Joe incontrerà se stesso. Però il film sarà incentrato su una missione relativamente semplice per il vecchio Joe e la sua versione giovane, non anticipo, ma la presenza di Bruce Willis nel cast e il tipo di trama mi fanno pensare a una "versione diversa" di L'Esercito delle Dodici Scimmie, una dove l'eroe può veramente cambiare il futuro con le proprie azioni.
Ovviamente questo rende la trama anche più incasinata perché ciò che si fa nel passato può modificare il futuro (e la prospettiva di chi è tornato indietro). Uno degli artifici introdotti in Looper è la memoria difettosa di Joe versione vecchia che può ricordare con certezza le cose solo dopo che sono avvenute: prima sono solo delle "possibilità" che non si svelano chiaramente a lui.
Un film di difficili scelte, di atmosfere tristi in un mondo che va a pezzi, di crudeltà ma anche di vite da salvare, d'azione ma con momenti riflessivi e situazioni paradossali. Un colpo di scena finale che va a corteggiare i classici paradossi sui viaggi nel tempo. Degna di menzione l'interpretazione di Emily Blunt nei panni di una donna che vive isolata in una fattoria ed è coinvolta nel destino dei due Joe; di Rian Johnson, che è regista e anche sceneggiatore, direi che ha sviluppato male un'idea potenzialmente buona. C'è anche Paul Dano, quello di Ruby Sparks (recensito qualche giorno fa qui su Mondi Immaginari).
Non ce la faccio a dire che Looper sia un gran film ma si fa guardare e ha qualche momento interessante, nonostante le premesse facciano un po' a pugni con la logica.
Looper è un film che inizia con un po' di scene che devono spiegare le premesse: in futuro verrà inventato il viaggio nel tempo ma sarà strettamente proibito. I criminali lo useranno per eliminare le vittime, poiché sarà un mondo in cui per qualche motivo eliminare un cadavere è diventato impossibile; esiste inoltre un limitato potere di telecinesi; e infine i killer, che appartengono al passato, si chiamano "looper," essi uccidono in certi orari le vittime e le fanno sparire: queste compaiono a un orario determinato in un posto deserto, si beccano una bella fucilata prima di poter reagire (sono legate) e vengono bruciate. Fino a che i killer uccidono sé stessi, perché dopo una trentina di anni il looper viene eliminato (e quindi si chiude il cerchio, ovvero si chiude il loop: da qui il nome). C'è anche un boss mandato dal futuro, Abe (Jeff Daniels) a controllare che le cose vadano liscie. Ma cosa succede se uno di questi auto-ammazzamenti non va a buon fine? Il vecchio killer che deve essere eliminato non potrebe avere da ridire sul passato che lo ha condotto fino a quel punto? E cosa fa il "se stesso" di 30 anni più giovane, che ha mancato la missione?
Infodump? Ma va bene lo stesso, viene presentato in maniera accettabile con un po' di sequenze iniziali dove abbiamo una voce fuori campo. Ma perché la mafia deve eliminare i suoi killer? Perché creare un elemento così distruttivo e un ovvio motivo di ribellione? Nessuna spiegazione e io sono di vecchia generazione, faccio fatica a godermi un film quando c'è una sciocchezza nelle premesse. Tanto più che vi è un limite ben preciso, questi killer sanno che dopo 30 anni verranno eliminati a loro volta, mi vien proprio da pensare che all'avvicinarsi della data non vorranno farsi eliminare. Insomma, un'ambientazione che mi lascia dei dubbi.
Si possono immaginare mille situazioni strane e in effetti qualcuna che ne sarà. Ad esempio Joe incontrerà se stesso. Però il film sarà incentrato su una missione relativamente semplice per il vecchio Joe e la sua versione giovane, non anticipo, ma la presenza di Bruce Willis nel cast e il tipo di trama mi fanno pensare a una "versione diversa" di L'Esercito delle Dodici Scimmie, una dove l'eroe può veramente cambiare il futuro con le proprie azioni.
Ovviamente questo rende la trama anche più incasinata perché ciò che si fa nel passato può modificare il futuro (e la prospettiva di chi è tornato indietro). Uno degli artifici introdotti in Looper è la memoria difettosa di Joe versione vecchia che può ricordare con certezza le cose solo dopo che sono avvenute: prima sono solo delle "possibilità" che non si svelano chiaramente a lui.
Un film di difficili scelte, di atmosfere tristi in un mondo che va a pezzi, di crudeltà ma anche di vite da salvare, d'azione ma con momenti riflessivi e situazioni paradossali. Un colpo di scena finale che va a corteggiare i classici paradossi sui viaggi nel tempo. Degna di menzione l'interpretazione di Emily Blunt nei panni di una donna che vive isolata in una fattoria ed è coinvolta nel destino dei due Joe; di Rian Johnson, che è regista e anche sceneggiatore, direi che ha sviluppato male un'idea potenzialmente buona. C'è anche Paul Dano, quello di Ruby Sparks (recensito qualche giorno fa qui su Mondi Immaginari).
Non ce la faccio a dire che Looper sia un gran film ma si fa guardare e ha qualche momento interessante, nonostante le premesse facciano un po' a pugni con la logica.
sabato 22 dicembre 2012
Safety not Guaranteed
Safety not Guaranteed è uno strano film di fantascienza che parla di viaggi nel tempo. Un film fatto con pochissimi soldi ma una certa originalità. Parte dalla storia di Darius, ragazza solitaria e un po' triste, che vive col padre dopo la morte della madre e (dopo gli studi) lavora come stagista malpagata presso un giornale di Seattle. In una riunione di redazione il giornalista Jeff coglie una possibile notizia da sviluppare in un annuncio di giornale dove uno sconosciuto cerca un accompagnatore per un viaggio nel tempo, specificando che il candidato dovrà portarsi le proprie armi e che, poiché in passato il viaggio è stato fatto una volta sola, "la sicurezza non è garantita."
Per Jeff c'è la possibilità di indagare sul personaggio che ha messo l'annuncio e fare un articolo divertente, una piccola indagine. Ottiene l'incarico e si porta dietro due stagisti, Darius e l'indiano Arnau, studente timido e impacciato.
In verità Jeff è interessato all'articolo solo in parte: vuole anche ritrovare una vecchia fiamma che vive nella località in cui ha origine l'annuncio, e farsi una vacanza pagata dal giornale. Presto, anche con l'aiuto di Darius, si scopre che il personaggio dell'annuncio, Kenneth, è un commesso di negozio forse poco stimato dai suoi colleghi e capi, e apparentemente un po' strano. Non un rincretinito, ma qualcuno con convinzioni tutte sue per la testa. Jeff lo incontra e fallisce l'approccio miseramente, ma Darius riesce a conquistare la fiducia di Kenneth e a candidarsi per il viaggio nel tempo.
Kenneth comincia a preparare l'avventura, e Darius scopre che nutre forti apprensioni su spie e agenti governativi che lo terrebbero d'occhio, mentre Jeff cerca la ragazza dei tempi che furono. Riesce a vederla da lontano, dapprima la trova invecchiata male ma fa in modo di incontrarla. Quanto ad Arnau, la sua evidente timidezza è l'argomento di continue prese in giro da parte di Jeff, che però cerca anche di aiutarlo a uscirne fuori.
Tutti i personaggi hanno dei rimpianti in un avvenimento del passato o nel tempo perduto, o nella gioventù che non durerà in eterno, ed è questa, senza anticipare altro, la vera tematica del film, che avrà qualche svolta imprevista nel seguito (Kenneth ha davvero le conoscenze per creare una macchina capace di fare il viaggio nel tempo? E riuscirà a usarla? Davvero ci sono spie che lo tengono d'occhio?).
Due parole sul cast. Il regista, Colin Trevorrow, mi è completamente ignoto, gli attori pure, ma hanno un minimo di curriculum alle spalle: Jake Johnson è protagonista della serie TV New Girl con Zooey Deschanel e qui interpreta Jeff, il giornalista; Aubrey Plaza (Darius, la stagista) ha avuto un certo successo in una serie TV, Mark Duplass (Kenneth) è attore, produttore e sceneggiatore. E poi c'è Karan Soni nel ruolo di Arnau, lo stagista indiano. Tutti bravi e ben calati nei ruoli.
Giudizio finale? Carino, accattivante e curioso, davvero ben realizzato (con una somma che, per gli standard USA è praticamente ridicola). Una sorpresa di film.
Per Jeff c'è la possibilità di indagare sul personaggio che ha messo l'annuncio e fare un articolo divertente, una piccola indagine. Ottiene l'incarico e si porta dietro due stagisti, Darius e l'indiano Arnau, studente timido e impacciato.
In verità Jeff è interessato all'articolo solo in parte: vuole anche ritrovare una vecchia fiamma che vive nella località in cui ha origine l'annuncio, e farsi una vacanza pagata dal giornale. Presto, anche con l'aiuto di Darius, si scopre che il personaggio dell'annuncio, Kenneth, è un commesso di negozio forse poco stimato dai suoi colleghi e capi, e apparentemente un po' strano. Non un rincretinito, ma qualcuno con convinzioni tutte sue per la testa. Jeff lo incontra e fallisce l'approccio miseramente, ma Darius riesce a conquistare la fiducia di Kenneth e a candidarsi per il viaggio nel tempo.
Kenneth comincia a preparare l'avventura, e Darius scopre che nutre forti apprensioni su spie e agenti governativi che lo terrebbero d'occhio, mentre Jeff cerca la ragazza dei tempi che furono. Riesce a vederla da lontano, dapprima la trova invecchiata male ma fa in modo di incontrarla. Quanto ad Arnau, la sua evidente timidezza è l'argomento di continue prese in giro da parte di Jeff, che però cerca anche di aiutarlo a uscirne fuori.
Tutti i personaggi hanno dei rimpianti in un avvenimento del passato o nel tempo perduto, o nella gioventù che non durerà in eterno, ed è questa, senza anticipare altro, la vera tematica del film, che avrà qualche svolta imprevista nel seguito (Kenneth ha davvero le conoscenze per creare una macchina capace di fare il viaggio nel tempo? E riuscirà a usarla? Davvero ci sono spie che lo tengono d'occhio?).
Due parole sul cast. Il regista, Colin Trevorrow, mi è completamente ignoto, gli attori pure, ma hanno un minimo di curriculum alle spalle: Jake Johnson è protagonista della serie TV New Girl con Zooey Deschanel e qui interpreta Jeff, il giornalista; Aubrey Plaza (Darius, la stagista) ha avuto un certo successo in una serie TV, Mark Duplass (Kenneth) è attore, produttore e sceneggiatore. E poi c'è Karan Soni nel ruolo di Arnau, lo stagista indiano. Tutti bravi e ben calati nei ruoli.
Giudizio finale? Carino, accattivante e curioso, davvero ben realizzato (con una somma che, per gli standard USA è praticamente ridicola). Una sorpresa di film.
mercoledì 19 dicembre 2012
Le Città nelle Nuvole
Geoffrey A. Landis è uno scrittore di fantascienza di quelli con solidissime basi scientifiche, essendo come principale mestiere un ricercatore della NASA. Questo The Sultan of the Clouds, in italiano Le Città nelle Nuvole, edito da Delos Books, è un romanzo fin troppo breve che s'incentra sull'idea di colonizzare il pianeta Venere in una maniera assolutamente originale.
L'idea mi aveva fatto sorridere all'inizio: pensando a Venere viene subito in mente un pianeta bollente, ricco di gas velenosi e irrespirabili, insomma un posto inevitabilmente precluso alla presenza umana. L'idea di Landis è di enormi città dirigibile, per così dire, città gallegganti negli strati più alti dell'atmosfera, dove la vita (secondo lui... io non mi pronuncio) può svolgersi relativamente senza problemi. Ovviamente, però, l'atmosfera resta velenosa. Non si tratta di un libro scritto quando si sapeva poco o nulla dell'universo, anzi è recentisse, perciò se lo dice Landis che è un addetto ai lavori magari c'è qualcosa di praticabile nell'idea. Ma perché si debba andare su un pianeta dove sfruttare il suolo sarebbe improponibile e per coltivare il proprio giardino volante si dovrebbe portare la terra fertile da un altro luogo? Questi restano dubbi che il libro non risolve.
Ad ogni modo nell'ambientazione di questo libro la colonizzazione dello spazio, pur costosissima e fallimentare per molti di quelli che ci hanno provato, è in atto da parecchio tempo, ma solo alcune grandi famiglie ne hanno tratto beneficio.
In questo scenario abbiamo un tecnico che viaggia assieme a una scienziata verso il pianeta: lei ha ricevuto un invito da un giovanissimo rampollo di una di queste famiglie possidenti... così i due scoprono questo meraviglioso mondo di città sospese nell'aria. Tra le curiose scoperte che ci sono da fare su Venere abbiamo anche il matrimonio a treccia, una specie di cerniera generazionale dove ci si sposa due volte: la prima da ragazzini, con una persona matura, la seconda nella maturità, con una persona assai giovane. In questo modo (salvo incidenti!) una matrimonio dura in eterno. Il protagonista comunque ha poco da divertirsi: scopre presto che esiste una minaccia assai seria...
Il libro è brevissimo, più un racconto leggermente gonfiato che un romanzo. Perciò c'è poca sostanza per dare spessore alle idee, come se a Landis interessasse più che altro mettere una cornice di umanità in movimento attorno alla sua idea di città più leggere dell'aria. Comunque è una lettura piacevole: se questo breve esempio può esser preso a prova, Landis si rivela più abile come scrittore di certi mostri sacri che se la cavavano più con l'arido linguaggio scientifico che con personaggi e trama.
L'idea mi aveva fatto sorridere all'inizio: pensando a Venere viene subito in mente un pianeta bollente, ricco di gas velenosi e irrespirabili, insomma un posto inevitabilmente precluso alla presenza umana. L'idea di Landis è di enormi città dirigibile, per così dire, città gallegganti negli strati più alti dell'atmosfera, dove la vita (secondo lui... io non mi pronuncio) può svolgersi relativamente senza problemi. Ovviamente, però, l'atmosfera resta velenosa. Non si tratta di un libro scritto quando si sapeva poco o nulla dell'universo, anzi è recentisse, perciò se lo dice Landis che è un addetto ai lavori magari c'è qualcosa di praticabile nell'idea. Ma perché si debba andare su un pianeta dove sfruttare il suolo sarebbe improponibile e per coltivare il proprio giardino volante si dovrebbe portare la terra fertile da un altro luogo? Questi restano dubbi che il libro non risolve.
Ad ogni modo nell'ambientazione di questo libro la colonizzazione dello spazio, pur costosissima e fallimentare per molti di quelli che ci hanno provato, è in atto da parecchio tempo, ma solo alcune grandi famiglie ne hanno tratto beneficio.
In questo scenario abbiamo un tecnico che viaggia assieme a una scienziata verso il pianeta: lei ha ricevuto un invito da un giovanissimo rampollo di una di queste famiglie possidenti... così i due scoprono questo meraviglioso mondo di città sospese nell'aria. Tra le curiose scoperte che ci sono da fare su Venere abbiamo anche il matrimonio a treccia, una specie di cerniera generazionale dove ci si sposa due volte: la prima da ragazzini, con una persona matura, la seconda nella maturità, con una persona assai giovane. In questo modo (salvo incidenti!) una matrimonio dura in eterno. Il protagonista comunque ha poco da divertirsi: scopre presto che esiste una minaccia assai seria...
Il libro è brevissimo, più un racconto leggermente gonfiato che un romanzo. Perciò c'è poca sostanza per dare spessore alle idee, come se a Landis interessasse più che altro mettere una cornice di umanità in movimento attorno alla sua idea di città più leggere dell'aria. Comunque è una lettura piacevole: se questo breve esempio può esser preso a prova, Landis si rivela più abile come scrittore di certi mostri sacri che se la cavavano più con l'arido linguaggio scientifico che con personaggi e trama.
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