A quanto pare con il fantasy nel cinema funziona così: se hai alle spalle un best seller, ma uno di quelli tosti, che
li conoscono tutti e che spopolano, e ci investi quel centinaio di milioni di dollari abbondanti (a volte più, ma a volte anche meno se non c'è quel gran bisogno di effetti speciali), hai in mano una vera macchina per stampare soldi. I libri di
Tolkien da cui sono stati tratti la bellezza di sei film (e non è finita, pare), i vampiri della
Meyer,
Harry Potter sono i classici esempi. Se prendi un fantasy che magari ha il suo onesto successo librario alle spalle, ma che resta soprattutto una faccenda riservata agli appassionati, spendi comunque tanto perché queste produzioni non sono facilissime, e rischi di riportare a casa un guadagno misero o magari di perderci. Un caso è il recente remake di
Conan, che comunque era anche brutto, ma lo stesso destino è toccato a
Solomon Kane, che non era un brutto film. Non sto dicendo che sia sempre così, comunque. Per carità, con una cifra relativamente modesta e nessun bestseller da un milione di libri alle spalle
Guillermo del Toro si è affermato come regista di grido (con il suo
Pan, che per quanto sia un horror-fantasy potremmo mettere nella categoria).
Il Settimo Figlio (2015), girato da
Sergei Bodrov e ispirato a
The Spook's Apprentice dell'inglese
Joseph Delaney (primo libro di una serie), ha fatto un po' la fine di questi fantasy di serie B, e comunque costosi, che non riescono a piacere al grande pubblico ma vengono offesi e spernacchiati come se fossero la peggior robaccia, ingiurie che invece non vengono rivolte ai film fantasy di successo che spesso sono di un livello pari, o appena superiore.