Negli scorsi anni sono andato assai tempestivamente a vedermi quasi tutti i film di supereroi in circolazione. Non proprio tutti, che bisogna essere proprio dei veri credenti per farcela, ma a parte gli X-Men e qualche Uomo Ragno la maggior parte me li sono visti.
Il secondo Thor era in preventivo tuttavia non sono andato ancora a vederlo e a essere sincero aspetto che mi venga la voglia.
Forse è la pioggia continua di questi giorni, forse l'influenza di diversi problemi che devo fronteggiare in questo periodo, e alcuni difficili appuntamenti futuri.
Forse però di questi film di supereroi ne ho visti troppi e mi sono un po' stufato. So che alla fine sono divertenti e spettacolari, per quanto di solito nulla di eccezionale dal punto di vista del "cinema" (recitazione, trame, ecc...), non m'è venuta alcuna mania intellettualoide che mi impedisca di vederli, ma ho paura di essere in fase di stanca per quanto riguarda il genere supereroistico. Staremo a vedere...
mercoledì 20 novembre 2013
Masterpiece!
Salvo pochi appuntamenti fissi, raramente guardo la TV. Snobismo? No, è che per lo più trasmettono roba per me inguardabile, e non voglio pagare un fisso al mese per una TV via satellite, ammesso che sia meglio di quello che si ottiene su quella pubblica.
Quando la guardo comunque non mi soffermo sui reality show (non ne ho mai visto uno dall'inizio alla fine, in verità, non ho proprio capito che razza di roba sono e perché a uno dovrebbero piacere). Perciò ovviamente non ho guardato Masterpiece, il programma televisivo dove si confrontano gli aspiranti scrittori per contendersi il diritto a pubblicare con centomila copie garantite (c'è già chi garantisce di comprarsele? e di leggerle? forse non ho capito bene), e se non si fosse abbondantemente discusso in giro del programma, non saprei nemmeno che esiste.
Quindi non posso parlare di ciò che non ho visto, ma degli scrittori che, costretti o volonterosi, diventano fenomeni da baraccone, o vendono più se stessi che il proprio libro, avevo già scritto a sufficienza qui. Di guardare Masterpiece non sento il bisogno e sicuramente non ne avete bisogno neppure voi. Mandategli l'audience a zero, fate un favore a voi stessi.
Quando la guardo comunque non mi soffermo sui reality show (non ne ho mai visto uno dall'inizio alla fine, in verità, non ho proprio capito che razza di roba sono e perché a uno dovrebbero piacere). Perciò ovviamente non ho guardato Masterpiece, il programma televisivo dove si confrontano gli aspiranti scrittori per contendersi il diritto a pubblicare con centomila copie garantite (c'è già chi garantisce di comprarsele? e di leggerle? forse non ho capito bene), e se non si fosse abbondantemente discusso in giro del programma, non saprei nemmeno che esiste.
Quindi non posso parlare di ciò che non ho visto, ma degli scrittori che, costretti o volonterosi, diventano fenomeni da baraccone, o vendono più se stessi che il proprio libro, avevo già scritto a sufficienza qui. Di guardare Masterpiece non sento il bisogno e sicuramente non ne avete bisogno neppure voi. Mandategli l'audience a zero, fate un favore a voi stessi.
lunedì 18 novembre 2013
Deadhouse Gates
Alla lettura del primo libro della saga di Steven Erikson, la mia reazione era stata: capolavoro, ma dove? E in effetti era un testo proprio difficile da digerire. Ad ogni modo ho continuato la saga.
E a mio parere è molto meglio Deadhouse Gates, che ho letto in inglese. Il libro segue diversi personaggi, alcuni che provengono dal volume precedente, dove c'è stata la diaspora degli "Arsori di Ponti" condannati come infedeli e ribelli dall'imperatrice Laseen (in realtà un'usurpatrice lei stessa). Incontriamo Felisin, una nobile dell'Impero Malazan condannata alla schiavitù nelle miniere dalla sorella e rivale Tavore. Assistiamo al degrado e alla miseria (anche morale) in cui la giovane cade, alla disperata fuga assieme a due accompagnatori con cui è legata dalle necessità della lotta per la sopravvivenza, ma senza nessuna amicizia o rispetto reciproco. Poi abbiamo la missione di Kalam che vuole uccidere l'imperatrice (e consegnare un certo libro molto utile alla ribellione contro l'impero). Ma l'epica di Deadhouse Gate in effetti è un'altra.
E a mio parere è molto meglio Deadhouse Gates, che ho letto in inglese. Il libro segue diversi personaggi, alcuni che provengono dal volume precedente, dove c'è stata la diaspora degli "Arsori di Ponti" condannati come infedeli e ribelli dall'imperatrice Laseen (in realtà un'usurpatrice lei stessa). Incontriamo Felisin, una nobile dell'Impero Malazan condannata alla schiavitù nelle miniere dalla sorella e rivale Tavore. Assistiamo al degrado e alla miseria (anche morale) in cui la giovane cade, alla disperata fuga assieme a due accompagnatori con cui è legata dalle necessità della lotta per la sopravvivenza, ma senza nessuna amicizia o rispetto reciproco. Poi abbiamo la missione di Kalam che vuole uccidere l'imperatrice (e consegnare un certo libro molto utile alla ribellione contro l'impero). Ma l'epica di Deadhouse Gate in effetti è un'altra.
venerdì 15 novembre 2013
Black Rose, il vecchio mondo sta morendo
Devo la segnalazione di questo fumetto a un post del sito io9, un post dove ci si pone la domanda: cosa succede quando arriva la tecnologia a prendere a calci nel sedere il fantasy? Il riferimento è a un fumetto che si può leggere gratuitamente in rete, Black Rose, o per essere più precisi più che un fumetto ormai una serie. Autori: Christopher Arndt, Aaron Minier, Brandon Peat.
In effetti nella prima storia che ho letto i poteri della magia possono ben poco contro un colpo di pistola ben assestato... il conflitto è tra gli Athelicans, che sono all'inizio di una rivoluzione industriale un po' verniciata di steampunk, e gli Handwavers, la cui magia è fatta di pensiero e parole che piegano al loro volere mare, cielo e terra. Ma non i loro nemici, a quanto si vede nelle prime tavole (il sito del fumetto è questo).
In effetti nella prima storia che ho letto i poteri della magia possono ben poco contro un colpo di pistola ben assestato... il conflitto è tra gli Athelicans, che sono all'inizio di una rivoluzione industriale un po' verniciata di steampunk, e gli Handwavers, la cui magia è fatta di pensiero e parole che piegano al loro volere mare, cielo e terra. Ma non i loro nemici, a quanto si vede nelle prime tavole (il sito del fumetto è questo).
mercoledì 13 novembre 2013
Lucca Comics & Games, altre considerazioni
Nell'articolo in inglese che ho linkato un paio di giorni fa, un organizzatore, intervistato, si diceva per nulla preoccupato della crescita della manifestazione, ormai sproporzionata alle dimensioni della città. Anzi, riteneva che ci sia ancora molto spazio per crescere e assicurava che si sta lavorando alla possibilità di avere spazi maggiori per eventi più grandi.
In effetti le preoccupazioni ci sono e non sono poche. Anche un articolo su Fantasy Magazine (non scritto da me!) pone alcune questioni preoccupanti: "S'impongono delle riflessioni sull'accessibilità e sulla viabilità di Lucca, sulla sicurezza e sulla fruibilità stessa dalla manifestazione."
Sono perfettamente d'accordo. Ho già parlato dei mille disagi che partecipare a Lucca Comics&Games ha comportato per il sottoscritto e confermo che, già adesso, trovare un posto letto per il 2014 a una distanza ragionevole dagli stand è praticamente impossibile. Può darsi che alcuni alberghi non siano prenotabili perché è troppo presto e la loro organizzazione non consente di lavorare con tanto anticipo, ma la sensazione è che l'accoglienza a Lucca scoppi nei giorni della manifestazione, e non ci sia presa d'anticipo che tenga. D'altra parte se i 200.000 ingressi, cui devono aggiungersi espositori, staff e imbucati vari possono essere valutati in almeno centomila persone in carne e ossa che si sono recate alla manifestazione nei giorni più affollati, e se è vero che (come si legge su Wikipedia) la città conta 87mila abitanti, è evidente che non ci può essere spazio per tutti.
Il fatto che si vedessero i cosplayer in giro a Montecatini Terme per non avere trovato posto più vicino (come ho già scritto nell'altro post sono oltre 20 km di distanza) è comunque piuttosto impressionante.
In effetti le preoccupazioni ci sono e non sono poche. Anche un articolo su Fantasy Magazine (non scritto da me!) pone alcune questioni preoccupanti: "S'impongono delle riflessioni sull'accessibilità e sulla viabilità di Lucca, sulla sicurezza e sulla fruibilità stessa dalla manifestazione."
Sono perfettamente d'accordo. Ho già parlato dei mille disagi che partecipare a Lucca Comics&Games ha comportato per il sottoscritto e confermo che, già adesso, trovare un posto letto per il 2014 a una distanza ragionevole dagli stand è praticamente impossibile. Può darsi che alcuni alberghi non siano prenotabili perché è troppo presto e la loro organizzazione non consente di lavorare con tanto anticipo, ma la sensazione è che l'accoglienza a Lucca scoppi nei giorni della manifestazione, e non ci sia presa d'anticipo che tenga. D'altra parte se i 200.000 ingressi, cui devono aggiungersi espositori, staff e imbucati vari possono essere valutati in almeno centomila persone in carne e ossa che si sono recate alla manifestazione nei giorni più affollati, e se è vero che (come si legge su Wikipedia) la città conta 87mila abitanti, è evidente che non ci può essere spazio per tutti.
Il fatto che si vedessero i cosplayer in giro a Montecatini Terme per non avere trovato posto più vicino (come ho già scritto nell'altro post sono oltre 20 km di distanza) è comunque piuttosto impressionante.
lunedì 11 novembre 2013
Seasons
Seasons è un gioco strategico di autori francesi, uscito nel 2012 (Libellud). Si segnala per i componenti graficamente piuttosto accattivanti, dalle piccole plance per i giocatori, ai segnalini colorati dell'energia, ai coloratissimi dadi, al tabellone rotondo delle stagioni, alle carte coi disegni vivaci e ingenui. I giocatori impersonano dei maghi che si sfidano in un duello lungo tre anni, e da qui nasce la tematica delle stagioni. Esiste una prima fase di "deck building" in cui ciascun giocatore si crea il mazzo di carte migliore che può (dopo aver preso un certo numero di carte ne sceglie una e passa al giocatore alla sua sinistra le rimanenti, ricevendole a propria volta da quello di destra: ovviamente dopo i primi passaggi il meglio è già andato...). Le carte sono quindi suddivise dal giocatore in tre gruppetti: ogni anno di gioco otterrà uno di essi, per cui non le ha tutte a disposizione fin da subito e la decisione su come disporle può essere importante. Dopodiché il tempo comincia a scorrere e tutto vive attorno ai grossi dadi colorati e al tracciato delle stagioni.
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