lunedì 18 novembre 2013

Deadhouse Gates

Alla lettura del primo libro della saga di Steven Erikson, la mia reazione era stata: capolavoro, ma dove? E in effetti era un testo proprio difficile da digerire. Ad ogni modo ho continuato la saga.
E a mio parere è molto meglio Deadhouse Gates, che ho letto in inglese. Il libro segue diversi personaggi, alcuni che provengono dal volume precedente, dove c'è stata la diaspora degli "Arsori di Ponti" condannati come infedeli e ribelli dall'imperatrice Laseen (in realtà un'usurpatrice lei stessa). Incontriamo Felisin, una nobile dell'Impero Malazan condannata alla schiavitù nelle miniere dalla sorella e rivale Tavore. Assistiamo al degrado e alla miseria (anche morale) in cui la giovane cade, alla disperata fuga assieme a due accompagnatori con cui è legata dalle necessità della lotta per la sopravvivenza, ma senza nessuna amicizia o rispetto reciproco. Poi abbiamo la missione di Kalam che vuole uccidere l'imperatrice (e consegnare un certo libro molto utile alla ribellione contro l'impero). Ma l'epica di Deadhouse Gate in effetti è un'altra.




E' la ritirata della Settima Armata, assaliti dai ribelli delle Sette Città e appesantita dall'onere di dover scortare i profughi verso un porto amico ad aver calamitato il mio interesse. La lunga marcia verso la salvezza di coloro che erano associati con (o provenienti da) l'Impero Malazan viene protetta da un misto di truppe imperiali e locali, condotte da un generale (detto nel linguaggio militare Malazan Fist, ovvero Pugno) inflessibile e rispettato, Coltaine.
Una lotta epica che per certi aspetti mi ha fatto ricordare le disperate battaglie del fronte orientale nella Seconda Guerra Mondiale, la ritirata degli Alpini o lo sfondamento dei Tedeschi per uscire dalla sacca di Korsun: qui però non siamo in steppe innevate ma in territori per lo più desertici o stepposi, dove a volte l'acqua è un problema (fiumi da valicare) e in altri momenti una risorsa che manca disperatamente.

Interessanti anche le razze divine, le millenarie creature semi-divine, e tutte le particolarità etniche del mondo di Erikson. Al lettore sembra di poter godere di uno spiraglio su qualcosa di immenso, fin troppo dettagliato. L'ambizione dello scrittore forse è eccessiva, perché anziché limitarsi a quello che al lettore serve sapere, e far capire che esiste di più, attiva un bombardamento di informazioni espresse a metà, di misteri, un enorme mole di passato e di mondi (magici) paralleli da visitare. Da un certo punto di vista si potrebbe dire che l'universo di Tolkien (tanto per fare un esempio) non è diverso. Però in Tolkien non c'è il medesimo sovraccarico. In Erikson, per la mia esperienza ovviamente, il bombardamento è talmente intenso che c'è da rinunciare alla speranza di capire un giorno tutto, da concentrarsi sulla storia attuale già abbastanza difficile da comprendere. Perché al di là degli orpelli superficiali, che spesso fanno pensare a un panorama di deserti e beduini o al mondo tribale dell'Asia Centrale, c'è una tale mole di religioni e culture, di tradizioni e magia da dare al mondo di Erikson un'atmosfera del tutto propria. Ma, sebbene si riesca (e meno male!) a seguire la trama di questo libro, l'autore da una parte getta un'enormità di carne al fuoco, dall'altra spiega troppo poco e in maniera troppo frammentaria.

Il finale di Deadhouse Gate mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca (saltino al prossimo paragrafo coloro che non vogliono anticipazioni sulla trama). Sarò uno sciocco amante del lieto fine, ma avrei voluto che Coltaine o almeno una parte significativa della sua armata ce la facessero. Quanto a Pormqual e alla sua idiozia che costa la vita a migliaia di soldati (tra cui Duiker, lo storico) sembra quasi troppo esagerata per essere vera. Tuttavia ho letto abbastanza di cose militari da poter dire che, in effetti, non lo è. Mi incuriosisce invece il destino di Felisin, che risorge dalla sua abietta condizione per diventare la profetessa della ribellione contro l'Impero. Cosa combinerà?

Dopo la lettura del secondo volume della serie, il mondo del Libro Malazan dei Caduti (o del Caduto?) è diventato il mio nuovo universo da esplorare. Non lo esplorerò tutto, ho altro da fare nella vita, però voglio saperne di più. Tirerò il fiato, e presto attaccherò il terzo volume della serie.



8 commenti:

torreditanabrus ha detto...

Il mio stesso percorso all'interno della serie!
Qualche anno fa avevo letto il primo libro, e per quanto carino non mi aveva lasciato a bocca aperta (anzi, la mole di informazioni del boombardamento di cui parli mi aveva lasciato scosso).

Poi ho deciso di provare il secondo libro, che avevo trovato scontato, e per quanto il sovraccarico di informazioni permanga sono rimasto avvinto a questo mondo.

E come te mi sono ripromesso di leggere in tempi brevi (prima di scordare particolari del secondo libro, insomma) il terzo.

Concordo anche con l'epica di Coltaine...l'unica speranza, qui, sta nel fatto che è un mondo fantasy: i corvi che hanno preso la sua vita e quella degli stregoni (si spera), il fato dello storico cercato a lungo nel finale.

Bruno ha detto...

SPOILER !!

Coltaine sarà reincarnato

M.T. ha detto...

Rispetto al primo c'è una certa differenza perché è stato scritto ad anni di distanza. Il primo è stato un buon libro (con alcune pecche), ma il capolavoro non nel singolo volume quanto nella grandiosità dell'intera saga.
Le storie di Erikson sono molto epiche e molto dense, oltreché ampie. All'ottavo volume della saga diversi tasselli sono andati a posto e si riesce a capire quanta importanza ha la storia (intesa come passato) e la sua conoscenza: non per niente Erikson è antropologo e archeologo.
Coltaine è un personaggio grandioso, la cui fine è un chiaro riferimento a Cristo (rinnegato tre volte, venduto, morto per salvare gli altri e poi reincarnato) e che nel modo in cui è stata descritta gli conferisce maggiore spessore.
Bellissima la scena in cui credendo di elevare di rango un semplcie soldato, invece degrada il comandante di quel corpo :P

Bruno ha detto...

@ M.T: ci sono momenti di grande epica militare in quel libro...

Simone Corà ha detto...

Anch'io sono rimasto freddino dopo la lettura del primo libro, il secondo è lì che mi aspetta ormai ehm da anni, mi sa che quasi quasi, dopo tuo commento, un po' di curiosità e coraggio son tornati :)

Bruno ha detto...

@ Simone Corà: sì, secondo me questa serie corre proprio quel pericolo, il primo libro è una barriera posta all'ingresso. E' pesante, solo chi vede qualcosa di valido e di qualità oltre la fatica ce la fa a proseguire. La "sovrabbondanza" di dettaglio non spiegato o spiegato poco comunque non va via del tutto, devo avvertirti. Ma se tanto il libro è già comprato e i soldi spesi, perché non provare a proseguire?

M.T. ha detto...

Lo uso di rado, ma posso dire che lo avevo detto che andando avanti si apprezza la saga Malazan ;)

Bruno ha detto...

Appuntamento col terzo volume allora...