venerdì 11 maggio 2012

La mia recensione di Apocalypse Kebab (di J. Tangerine, edito da mamma Editori) è su Fantasy Magazine. Pregi e difetti li ho elencati là. Il rimpianto, per quanto riguarda questo libro, è la mancanza di una trama più forte. Per chi lo ha già letto (e per gli altri, occhio allo spoiler), intendo dire gli elementi mitici e storici che sembrano portare all'apocalisse promessa nel titolo, e il finale (quasi) alla volemose bene e frettoloso, che toglie efficacia a quello che era stato costruito. Credo che non vedremo facilmente una seconda parte di questa storia, che non prometteva neanche malaccio. Peraltro sono scelte, e nel bilancio generale del libro ci possono stare.
D'altra parte il tono leggero e scorrevole è una gradevole novità. Anche io sto cercando di scrivere un urban fantasy, ma il mio è tetro, triste e catastrofico sul serio. Non ho la penna allegra e leggera di J. Tangerine...

giovedì 10 maggio 2012

Ancora ebook e autopubblicazione

Segnalo questo articolo sul corriere, una serie di interviste con gli addetti ai lavori sull'autopubblicazione e sulle conseguenze che essa ha sull'editoria. Piuttosto lungo, ma interessante... anche se quando si parla di questi argomenti bisogna rassegnarsi al fatto che le stesse tematiche spesso siano ripetute e ripescate.

mercoledì 2 maggio 2012

The Hunger Games

Volevo vedere e rendermi conto. Capire come mai tanto successo negli USA. Non ho letto il libro: peraltro sapendo che vi è una pesante influenza dal film giapponese Battle Royale ero molto sospettoso anche sulla genuinità dell'ispirazione. Alla fine ho deciso che The Hunger Games dovevo vederlo e rendermi conto. La mia opinione finale è che si tratta di un film molto gonfiato, bruttarello, artificiale e furbastro, debole nella logica. Ma può piacere a coloro che amano spettacoli tipo i reality show. A me non può piacere, quindi, magari a voi sì: questione di gusti.

Uno spoilerone sulla trama (saltate al prossimo paragrafo se non volete anticipazioni).Siamo in un'America Post apocalisse o post catastrofe di qualche tipo, riunita in una confederazione (di nome Panem) composta da diversi distretti. Alcuni di questi distretti si sono ribellati in passato quindi sono condannati a fornire due "tributi" umani, un ragazzo e una ragazza, per dei giochi mortali che possono avere un solo sopravvissuto. Perché la faccenda continui a decenni dalla turpe ribellione, non si sa. E' evidente che Capitol, ovvero il distretto della capitale, è privilegiato, mentre gli altri sgobbano per produrre materie prime e prodotti vari, è altrettanto evidente che non sarebbe il caso di infierire troppo e sfregare il sale sulla ferita, ma secondo i presentatori televisivi, ormai questi giochi di morte sono qualcosa "che unisce." Da qui 1) notiamo la fesseria nell'ambientazione, su cui torneremo in seguito, e 2) veniamo a sapere che i poveretti destinati al sacrificio entrano in un perverso "show business," dove sono costretti a proporsi come "personaggi" simpatici al pubblico per poter avere dei piccoli favori dagli sponsor quando saranno coinvolti nella lotta mortale. Ci sono anche dei mèntori, una specie di allenatori che danno indicazioni pratiche e dritte cercando di favorire la sopravvivenza dei propri pupilli. L'azione si concentra su Katniss (la ragazza) e Peeta (il ragazzo) del distretto 12, che avendo il numero più alto veniamo a sapere essere il posto più scarognato della confederazione. Katniss è brava con arco e frecce e, oddio, si offre volontaria per salvare la sorellina giovanissima e imbelle che era stata sorteggiata.
Peeta è un panettiere e inizialmente sembra ancor più scalognato, anche perché dice in una presentazione televisiva che lui ha sempre avuto una cotta segreta per Katniss, e se uscisse vivo dagli Hunger Games sarebbe solo (non possono sopravvivere entrambi per via delle regole del gioco). Sembra che sia una bufala per creare il "personaggio" a beneficio del pubblico, poi quando inizierà il massacro vedremo Peeta allearsi con una banda di cattivoni (tra cui quelli forti e aggressivi dei distretti coi numeri bassi, i più ricchi) che danno la caccia a Katniss. Ma in realtà l'amore di Peeta è vero e quando avrà la possibilità di uccidere la ragazza, non lo farà.
Nel frattempo lo show causa problemi politici! la morte di tanti baldi giovani e le crudeltà fanno scoppiare dei disordini nel distretto 11. E grazie al cavolo, cosa doveva succedere? Dovrebbe essere la norma e non l'eccezione, e qui torniamo alla fesseria n. 1 accennata sopra. La regia del gioco (che interviene spesso e a volte anche pesantemente) allora cambia le regole e annuncia che le coppie possono sopravvivere, per deviare l'attenzione sulla storia d'amore di Katniss e Peeta, che ora sono insieme sul campo e si difendono a vicenda (anche se lui è ferito). Molto tenero, ma ho un altro dubbio. Se il gioco serve a solleticare i privilegiati, perché viene trasmesso anche agli svantaggiati, che possono solo andare in bestia? Viene accennato che certi combattenti (quelli dei distretti con il numero basso) sono volontari. Ci potrebbe stare: un gioco spietato di gladiatori moderni, anche se quelli dell'antica Roma non venivano sterminati a raffica come si vede nei film. Ma allora non ha senso imporre ai distretti più poveri di mandare carne da macello e costringerli pure a guardare lo spettacolo.
Per la cronaca, alla fine restano vivi proprio i due del distretto 12, ma la direzione tenta il colpo di scena di riportare le regole al "deve sopravvivere uno solo." Quando Katniss e Peeta scelgono di uccidersi entrambi piuttosto che scegliere chi dovrà vivere, la regia è forzata a mantenere la promessa precedente e li consacra entrambi vincitori. Al ritorno nel distretto 12, ricchi della gloria effimera degli Hunger Games, non capiamo se i due staranno insieme. Lei ha un precedente fidanzato, del resto. Fine della storia. Giusto una domandina per chi ha visto il film: quando i duri e cattivi concentrano tutte le risorse messe a disposizione dalla regia (e cadute in loro mano) in un perimetro minato, perché sistemano le cose in modo che poi a Katniss basti una freccia per fare rotolare un peso sulle mine e distruggere tutto il patrimonio? E' perché sono fessi loro? Perché è fessa la trama? O perché si dà per scontato che sia fesso il pubblico? Per me, un po' tutte e tre le risposte sono valide.

Fine dello spoilerone. Che dire del film? Ha tematiche sociali, politiche? No, sono inconsistenti, la trama è troppo modesta per darle credito: ha dei buchi clamorosi, è un baraccone di cartapesta fin dal primo momento. Del resto, sai che grande sociologia: i poveri sono buoni (e i neri sono sempre buoni), i ricchi sono cattivi. Ci sono accenni satirici negli atteggiamenti e costumi clowneschi dei personaggi televisivi e del pubblico "privilegiato," ma ci sarebbe voluto il tocco di un Terry Gilliam per farne un elemento significativo.
Unico personaggio memorabile del film è Jennifer Lawrence, che interpreta la protagonista della storia, mostrata come giovane e magari ingenuotta ma genuina e forte d'animo. L'attrice è brava e adatta alla parte. Non vedo altri aspetti positivi.
Sapevo che buttavo via i soldi, ma questo film è anche peggio di quello che mi aspettavo.



lunedì 30 aprile 2012

Infoguerra

Cory Doctorow è una specie di opinion maker (blogger, scrittore, giornalista e via dicendo) che si è distinto per le lotte a favore della libertà dell'informazione, ovvero a favore di filsharing e contro il copyright. O forse così la metto troppo dura, diciamo che ha discusso le molte alternative possibili per la gestione dei diritti digitali, da un punto di vista libertario che io personalmente non condivido; anche se è doveroso ammettere che non sono privo di peccato su questo aspetto.
Il suo romanzo breve Infoguerra (After the Siege) edito da Delos Books parla di libertà digitale, di una città dove si vive meravigliosamente con la produzione di tutti i beni possibili (qui si "stampano" vestiti, si produce ottimo cibo con macchine ecc...) in virtù della libertà di informazione.

Passiamo alla trama, che sto per spoilerare a morte (se non vi va, saltate al prossimo paragrafo, grazie). Valentina, la protagonista, vive con la madre, il padre e un fratellino in un appartamento, e gode di questa abbondanza (la vediamo assieme a un'amica approfittare di questo bengodi dei consumi). Però ci sono i cattivi, quelli che vogliono le royalties, e dichiarano guerra alla città della libera informazione. In breve tempo tutta l'abbondanza sparisce e la vita diventa grama. Ci sono bombardamenti, combattimenti, un autentico assedio e trincee da scavare. Nelle trincee il padre di Valentina muore, lei non ha più la bella vita di prima e deve fare dei lavori stancanti per la comunità: finisce per vedere raramente la madre (che è andata a combattere) e il fratello, perde le amicizie. Poi ci sono i razionamenti sempre più severi, i virus mandati dal nemico per trasformare la gente in zombi, e altri orrori. Valentina fa una vita durissima, ormai, la sua infanzia è finita in un incubo. La aiuta il Mago, personaggio ambiguo e ipocrita che le dà cibo e vestiti: Valentina sospetta che sia una spia ma in realtà rappresenta il mondo dell'informazione (documentaristi e reporter). Questo personaggio sembra al di sopra delle parti ma in realtà è piuttosto losco, e forse non neutrale come vorrebbe far sembrare, e la sua è una generosità pelosa. La madre di Valentina fraintende i doni ricevuti dalla ragazzina, pensa che si sia prostituita. Ma alla fine la ragazza farà in modo che la comunità prenda al Mago un segreto (una specie di "antivirus") che permetterà di sconfiggere le armi e le insidie del nemico e di far terminare la guerra con una vittoria.

Testo scorrevole e a volte suggestivo, ma finale irrealistico e melenso, anche illogico (se la metafora della storia deve rispettare i rapporti di forza e i ruoli esistenti). Morale: Infoguerra è una favoletta fortunatamente breve ma purtroppo sciocca, che banalizza un tema difficile, tema che sarebbe invece meritevole di approfondimento. Certamente le soluzioni non arriveranno da questo raccontino, e nemmeno una maggior consapevolezza sul problema. Se poi Doctorow abbia detto qualcosa di importante in altri contesti, non lo so, certamente dopo questa lettura le mie aspettative si sono abbassate di diversi gradini.

Sulla Biblioteca Galattica un'altra recensione più generosa ma che esprime più o meno le mie stesse perplessità.


mercoledì 25 aprile 2012

The Avengers

Come inevitabile, sono andato a vedere il film appena è uscito nelle sale. La cosa che mi incuriosiva di più era vedere come avrebbe fatto il regista Joss Whedon a gestire così tanti personaggi senza dimenticarsene... qualcuno per strada. E magari dando a ciascuno la giusta dose di protagonismo. In The Avengers, straordinariamente, questo equilibrio viene raggiunto, e anche i comprimari degli eroi hanno i loro momenti (SPOILER: per qualcuno è l'ultimo).

Il film è spettacolare, spumeggiante, anche se c'è una lunga serie di eventi che portano alla grande battaglia finale, dando spazio allo sviluppo di storia e personaggi. Le frizioni che portano discordia nel gruppo degli eroi (che hanno qualche difficoltà a collaborare, essendo tutti quanti dei tipi piuttosto fuori dall'ordinario) ci risparmiano generalmente le solite esagerazioni all'americana. Pertanto un buon equilibrio narrativo, grande spettacolo senza perdere il filo del discorso, e il tutto punteggiato da battute divertenti, ironia e autoironia da parte un po' di tutti i personaggi. Quindi, sia pure con l'ovvia avvertenza che i prodotti di questo tipo di cinema hanno un certo stile e struttura da cui non si sfugge, roba che può anche stancare alla lunga, non posso che consigliare questo film. Credo che il regista abbia fatto un gran bel lavoro, quasi il migliore possibile. Nota: dopo i titoli di coda c'è un accenno ad altri cattivoni di là da venire, quindi alla fine del film rimanete un altro minutino con il posteriore sulla poltrona.

Da qui in poi un paio di riflessioni che forse è meglio leggere dopo aver visto il film per non avere anticipazioni. Il personaggio di Loki, con le sue ambiguità e la sua "filosofia" condita di ironico disprezzo per tutto e tutti, parte alla grande, all'inizio. Dopo un po' purtroppo il cattivo viene smontato, sia perché tutti gli dicono che ha messo in piedi un pasticcio che non sa dove potrà finire (con il furto del cubo magico, il Tesseract). Alla fine diventa praticamente un povero idiota che ha iniziato un'invasione di forze che non controlla, e viene sbaragliato come un pagliaccio. Penso che Loki meritasse un trattamento migliore, anche per il bene della storia; sembra che il piano così ben congegnato all'inizio per sfogare i suoi rancori non portasse in realtà molto lontano.
Altri dettagli personali degli eroi (la nota rossa in "pagella" della Vedova Nera) vengono appena accennati, sembra che siano temi destinati a giocare un ruolo nella storia, e poi invece non ne segue niente. Vedremo forse in un prossimo episodio se questi accenni si svilupperanno?
Ultima osservazione: Thor alla fine del film dedicato a lui era rimasto imprigionato in Asgard o mi sbaglio? Se è così, o mi sono perso un pezzo, distraendomi durante The Avengers, o questo problema è stato semplicemente ignorato.


domenica 22 aprile 2012

Al Servizio del TBII

Speravo un po' meglio, quando ho iniziato questo Urania. Joe Haldeman è uno dei miei autori di fantascienza preferita, per via della lettura (giovanile) di Guerra Eterna. In questo Al Servizio del TB II che poi in inglese sarebbe All my sins remembered, Haldeman ci propone una serie di episodi legati da un solo filo conduttore: il protagonista, Otto, è un agente segreto che agisce sotto ipnosi agli ordini del TB II, una specie di servizio segreto della (consueta) Confederazione intergalattica. Il TB II è un ente che indaga sui crimini più pericolosi a tutela della libertà sui pianeti, e tutela (soprattutto) il proprio potere, ammazzando un sacco di gente se occorre.

[Da qui in poi qualche anticipazione di trama]. La particolarità è che gli agenti si devono infiltrare nelle file nemiche, impersonando comandanti o personaggi di spicco. Proprio quello che ci vuole per lasciarci la pelle, perché nonostante le tecniche avanzate di chirurgia plastica e ipnosi, non è semplice ingannare tutti. Inoltre l'inganno si basa sul prendere il posto di personaggi che vengono imprigionati o fatti sparire, o che comunque dovrebbero essere fuori dal gioco almeno per un po'. Guarda caso, al nostro Otto capita che i suoi "doppi" saltino fuori di nuovo, magari nel momento meno opportuno. Ne derivano situazioni rocambolesche, imprigionamenti e talvolta torture, ma Otto alla fine porta a termine (quasi) sempre la missione con successo.

Comunque il protagonista è a sua volta una vittima, un burattino, condizionato a fare cose che la sua morale non gli consentirebbe: faccenda che tornerà nel finale. Insomma: sporco lavoro al servizio dello sporco potere, il che non è una novità, ma il libro è del 1977 e bisogna magari anche "contestualizzare."
Qualche volta si sentono le atmosfere di Guerra Eterna, ma in fin dei conti questo romanzo è solo una serie di racconti d'azione in mezzo a situazioni strane, coloni dagli strani costumi che si trovano nei pianeti più strani, e alieni con un sacco di caratteristiche bizzarre e incredibili. Brutto? No, direi piuttosto che è fantascienza da ombrellone.