Una notizia un po' malinconica, di quelle che mi fanno pensare a tutta l'acqua che è passata sotto i ponti da quando bazzicavo tra le librerie in cerca dei fantasmagorici fumetti dell'ultima grande stagione europea (ora schiacciata dal tratto stereotipato del manga).
Jodorowsky, un regista, ma che io conosco per i fumetti della serie dell'Incal, avrebbe potuto dirigere una versione cinematografica di Dune negli anni '70. E se lo avesse fatto avrebbe portato con sé scenografie pazzesche e personaggi molto interessanti, sebbene non necessariamente tra i miei preferiti. Ci sarebbe stato Salvador Dalì. Mick Jagger. I disegni di Moebius e Giger. A me non è dispiaciuto il Dune di De Laurentiis, ma avrei proprio voluto sapere come sarebbe venuto fuori questo.
Invece niente, non si è fatto. Il progetto è naufragato per motivi non ben chiariti, e molta della grafica dedicata è rimasta nascosta. Finora.
Finalmente se ne può sapere di più: è stato girato un documentario con la voce di Jodorowsky e di altri protagonisti sul "Dune che non è mai stato". Spero che sia possibile vederlo interamente (qualche spezzone di intervista è già disponibile qua e là in rete), e almeno con i sottotitoli in inglese.
Nel frattempo gli anglofoni che volessero saperne di più possono fare un salto qui...
sabato 4 giugno 2011
venerdì 3 giugno 2011
Delos Days
Oggi ho fatto un salto breve breve ai Delos Days in via Sant'Uguzzone, inconrando per la prima volta "dal vivo" molti membri della redazione di Fantasy Magazine. Farò il bis domenica.
Per chi voglia qualche informazione sulla manifestazione il link da seguire è questo.
Per chi voglia qualche informazione sulla manifestazione il link da seguire è questo.
domenica 29 maggio 2011
The Wise Man's Fear
Dopo aver letto in lingua originale The Wise Man's Fear, ovvero il seguito de Il Nome del Vento, concludo di aver senz'altro gradito il libro, ma di essere adesso un po' incerto su Patrick Rothfuss e sulla sua trilogia (o n-logia) in fieri. Dal momento che questi due sono dei gran libroni in cui, spesso e volentieri, per centinaia di pagine non succede nulla o succedono minuzie che un Moorcock abbrevierebbe in due frasi, mi viene da pensare a volte che alla fine ho trovato anche io la mia monnezza in stile contemporaneo, un bestseller prolisso e fuffoso da sfogliare facendosi cullare da una storia che non finisce mai.
Eppure no, vi trovo della qualità, e a volte tantissima, sebbene i temi trattati sembrino spesso terribilmente banali. L'Università con i giovincelli che studiano magia sa tanto di Harry Potter, i nemici sbruffoni e spocchiosi che vogliono rovinare il protagonista ragazzino prodigio sono ormai una noia tremenda, ma Rothfuss tratta qualsiasi tema in maniera completamente originale e sa fartelo vedere (quasi sempre) come se fosse nuovo. Ha personalità, doti enormi da narratore, e sa creare aspettativa e mistero. Credo che per quanto mi riguarda questo scrittore si giocherà tutto nel come saprà portare a termine le promesse che la sua storia ha fin qui acceso. Lo aspetto al varco, perché ha creato sempre più interrogativi e misteri.
Mentre il primo libro mi aveva lasciato del tutto a bocca aperta, con poche osservazioni da muovere (salvo il fatto che la faccenda del draccus comune, o come si chiamava, era veramente un po' noiosa e tirata troppo in lungo), adesso mi trovo a farmi qualche domanda in più. Chi non volesse anticipazioni, è pregato di saltare il resto di questo post.
Innanzitutto, il libro parte con gli studi di Kvothe, l'inimicizia di Ambrose, i debiti e i problemi con i soldi, l'amore disperato per Denna. Tutte tematiche che apparivano già nel Nome del Vento. Vi sono alcuni avvenimenti, tra cui uno che sembra non banale (la litigata alla morte con Devi, l'usuraia) ma che poi finirà a tarallucci e vino. Facendo i conti e tirando le somme, sono oltre trecento pagine in cui non succede nulla. Di solito una cosa simile non la perdono, a Rothfuss posso perdonare anche questo. Non in eterno.
Poi Kvothe parte in cerca di un ricco patrono, e fa addirittura naufragio. Ma la cosa viene scavalcata e non descritta, come se fosse poco rilevante. Il suo compito presso il nuovo datore di lavoro, che è un ricco nobile che potrebbe risolvere i problemi di Kvothe diventando suo patrono, sarebbe di aiutarlo (con le sue doti di cantore e suonatore) a corteggiare una nobildonna. Kvothe, diciassettenne che non è ancora stato con una donna, nondimeno gli dà saggi consigli e lo aiuta con successo, sapendo fornire indicazioni sul da farsi e componendo ballate struggenti per mezzo della sua esperienza di trovatore. Ok, così sia. Nel frattempo, scopre che un alchimista e farmacista di corte sta avvelenando il suo nuovo signore, e riesce a bloccare questo complotto (ma non si scopre il motivo del tradimento: materia che verrà ripresa un domani, o no?).
Per tutto ringraziamento il protagonista viene mandato con quattro fessi a combattere contro una banda di malfattori che ha intercettato più volte gli esattori delle tasse lungo una certa strada, causando al signore una grave perdita economica. Notare che Kvothe non ha esperienza militare e viene nominato capo della spedizione... a discolpa di Rothfuss va detto che il protagonista sospetta che ci sia un motivo per cui il suo patrono semplicemente non lo vuole tra i piedi per un certo tempo e lo manda in una missione dove (crede) non troverà nulla, tuttavia anche questa motivazione mi zoppica un po'.
La realtà è che all'autore serve un motivo per mandare Kvothe a spasso per le foreste dove ammazzerà un po' di banditi facendo sfoggio di feroce magia, conoscerà un mercenario che viene da uno strano popolo e incontrerà Felurian, una specie di mitologica sirena (di terra) che ammalia gli uomini e li porta alla perdizione. Ovviamente Kvothe cede alla tentazione ma non è dominato, pertanto si salva, e anzi apprende i misteri dell'amore senza che per questo sia necessario portare a felice conclusione la sua storia con Denna.
Visto che accennavo a uno strano mercenario, si tratta di un personaggio così insolito che Kvothe vuole imparare usi e costumi del suo popolo, e alla fine per una catena di eventi deve seguire quest'uomo nella sua patria. Segue pertanto l'intermezzo piuttosto lungo con gli Adem, popolo guerriero delle montagne, mercenari un po' come gli svizzeri, ma con una serie di orpelli in più: una filosofia di vita severa e austera, scuole dove si insegna il combattimento, una quantità di mosse di arti marziali, una particolare ginnastica per il corpo e per la mente, tutte conoscenze che i bellicosi montanari accettano a malincuore di condividere con l'ospite. Così Kvothe, ragazzo prodigio della musica e studente brillantissimo dell'Università, comincia ad andarsene in giro con la spada diventando anche una specie di guerriero e, soprattutto, sconfinando decisamente in territorio Mary Sue con tutte le sue ineffabili capacità.
Della storia d'amore con Denna direi solo che si è prolungata oltre il ridicolo. Dei Chandrian, creature mitologiche che hanno massacrato la famiglia di Kvothe bambino, dico invece che dopo 1.700/1.800 pagine sarebbe ora di saperne qualche cosa... Ci sono ormai troppi misteri aperti e nessuna soluzione.
Tirando le somme delle mie critiche: mi è piaciuto moltissimo The Wise Man's Fear, ma non è all'altezza del precedente, gli avvenimenti che fanno muovere la trama (quando si muove!) hanno una logica molto fragile, ci sono punti in cui la storia fa acqua.
Come sarà il terzo libro? Spero che il buon Rothfuss non mi deluda e mantenga le sue promesse...
Eppure no, vi trovo della qualità, e a volte tantissima, sebbene i temi trattati sembrino spesso terribilmente banali. L'Università con i giovincelli che studiano magia sa tanto di Harry Potter, i nemici sbruffoni e spocchiosi che vogliono rovinare il protagonista ragazzino prodigio sono ormai una noia tremenda, ma Rothfuss tratta qualsiasi tema in maniera completamente originale e sa fartelo vedere (quasi sempre) come se fosse nuovo. Ha personalità, doti enormi da narratore, e sa creare aspettativa e mistero. Credo che per quanto mi riguarda questo scrittore si giocherà tutto nel come saprà portare a termine le promesse che la sua storia ha fin qui acceso. Lo aspetto al varco, perché ha creato sempre più interrogativi e misteri.
Mentre il primo libro mi aveva lasciato del tutto a bocca aperta, con poche osservazioni da muovere (salvo il fatto che la faccenda del draccus comune, o come si chiamava, era veramente un po' noiosa e tirata troppo in lungo), adesso mi trovo a farmi qualche domanda in più. Chi non volesse anticipazioni, è pregato di saltare il resto di questo post.
Innanzitutto, il libro parte con gli studi di Kvothe, l'inimicizia di Ambrose, i debiti e i problemi con i soldi, l'amore disperato per Denna. Tutte tematiche che apparivano già nel Nome del Vento. Vi sono alcuni avvenimenti, tra cui uno che sembra non banale (la litigata alla morte con Devi, l'usuraia) ma che poi finirà a tarallucci e vino. Facendo i conti e tirando le somme, sono oltre trecento pagine in cui non succede nulla. Di solito una cosa simile non la perdono, a Rothfuss posso perdonare anche questo. Non in eterno.
Poi Kvothe parte in cerca di un ricco patrono, e fa addirittura naufragio. Ma la cosa viene scavalcata e non descritta, come se fosse poco rilevante. Il suo compito presso il nuovo datore di lavoro, che è un ricco nobile che potrebbe risolvere i problemi di Kvothe diventando suo patrono, sarebbe di aiutarlo (con le sue doti di cantore e suonatore) a corteggiare una nobildonna. Kvothe, diciassettenne che non è ancora stato con una donna, nondimeno gli dà saggi consigli e lo aiuta con successo, sapendo fornire indicazioni sul da farsi e componendo ballate struggenti per mezzo della sua esperienza di trovatore. Ok, così sia. Nel frattempo, scopre che un alchimista e farmacista di corte sta avvelenando il suo nuovo signore, e riesce a bloccare questo complotto (ma non si scopre il motivo del tradimento: materia che verrà ripresa un domani, o no?).
Per tutto ringraziamento il protagonista viene mandato con quattro fessi a combattere contro una banda di malfattori che ha intercettato più volte gli esattori delle tasse lungo una certa strada, causando al signore una grave perdita economica. Notare che Kvothe non ha esperienza militare e viene nominato capo della spedizione... a discolpa di Rothfuss va detto che il protagonista sospetta che ci sia un motivo per cui il suo patrono semplicemente non lo vuole tra i piedi per un certo tempo e lo manda in una missione dove (crede) non troverà nulla, tuttavia anche questa motivazione mi zoppica un po'.
La realtà è che all'autore serve un motivo per mandare Kvothe a spasso per le foreste dove ammazzerà un po' di banditi facendo sfoggio di feroce magia, conoscerà un mercenario che viene da uno strano popolo e incontrerà Felurian, una specie di mitologica sirena (di terra) che ammalia gli uomini e li porta alla perdizione. Ovviamente Kvothe cede alla tentazione ma non è dominato, pertanto si salva, e anzi apprende i misteri dell'amore senza che per questo sia necessario portare a felice conclusione la sua storia con Denna.
Dal blog di Rothfuss, la scintigrafia del suo emisfero sinistro...
Visto che accennavo a uno strano mercenario, si tratta di un personaggio così insolito che Kvothe vuole imparare usi e costumi del suo popolo, e alla fine per una catena di eventi deve seguire quest'uomo nella sua patria. Segue pertanto l'intermezzo piuttosto lungo con gli Adem, popolo guerriero delle montagne, mercenari un po' come gli svizzeri, ma con una serie di orpelli in più: una filosofia di vita severa e austera, scuole dove si insegna il combattimento, una quantità di mosse di arti marziali, una particolare ginnastica per il corpo e per la mente, tutte conoscenze che i bellicosi montanari accettano a malincuore di condividere con l'ospite. Così Kvothe, ragazzo prodigio della musica e studente brillantissimo dell'Università, comincia ad andarsene in giro con la spada diventando anche una specie di guerriero e, soprattutto, sconfinando decisamente in territorio Mary Sue con tutte le sue ineffabili capacità.
Della storia d'amore con Denna direi solo che si è prolungata oltre il ridicolo. Dei Chandrian, creature mitologiche che hanno massacrato la famiglia di Kvothe bambino, dico invece che dopo 1.700/1.800 pagine sarebbe ora di saperne qualche cosa... Ci sono ormai troppi misteri aperti e nessuna soluzione.
Tirando le somme delle mie critiche: mi è piaciuto moltissimo The Wise Man's Fear, ma non è all'altezza del precedente, gli avvenimenti che fanno muovere la trama (quando si muove!) hanno una logica molto fragile, ci sono punti in cui la storia fa acqua.
Come sarà il terzo libro? Spero che il buon Rothfuss non mi deluda e mantenga le sue promesse...
mercoledì 25 maggio 2011
Talisman
Un gioco estremamente longevo nonostante sia insulso e insensato. O forse proprio per questo. Cos'è Talisman? Semplicemente una specie di gioco dell'oca, in versione fantasy o stile D&D se vogliamo; ci sono personaggi dagli svariati poteri che si muovono (con la libertà della direzione) su un tabellone. A seconda della casella e degli incontri acquisisicono poteri, armi, seguaci e amici, tesori, oggetti magici e via dicendo... oppure subiscono danni.
Dopo aver girato un po' a vanvera, tra vari incontri e qualche dado da tirare, con un po' di fortuna il personaggio si è evoluto e potenziato (se invece ci ha lasciato la pelle se ne può prendere un altro e ricominciare!) e inizia a muovere avventurosamente verso il centro del tabellone, dove le cose si fanno più dure. Gli incontri sono molto più dannosi e non si acquisiscono più premi a vagonate come prima! C'è da mettere in preventivo qualche pesante battuta d'arresto, nel proprio progresso verso la vittoria finale, vittoria che consiste nel superare qualche prova decisiva o roba simile... non ricordo nemmeno a dire la verità.
Molta fortuna, qualcosa di gestione, parecchie cromature, senz'altro il vantaggio della semplicità. Ci si giocava ai tempi, nei lunghi pomeriggi azzurri e sprecati, tra studenti svogliati, universitari falliti, specialisti del cazzeggio, ragazzini malguidati. La prima versione è della Games Workshop e risale agli anni '80, e devo proprio averla giocata (ai tempi). Non so proprio perché mi è dovuto toccare di nuovo, due lunedì fa, di giocarlo in una versione assai modernizzata e migliorata nella grafica. Piuttosto di malavoglia, la mia parte l'ho fatta, un po' di impegno ce l'ho messo e mi sono spinto più avanti di tutti, fino al momento in cui il mio personaggio è schiattato alla penultima casella. Sfortuna volle così; ne ho approfittato per andarmene a dormire (era passata mezzanotte, e se la partita abbia poi avuto un vincitore lo ignoro).
Volete un consiglio? non giocate a Talisman.
Dopo aver girato un po' a vanvera, tra vari incontri e qualche dado da tirare, con un po' di fortuna il personaggio si è evoluto e potenziato (se invece ci ha lasciato la pelle se ne può prendere un altro e ricominciare!) e inizia a muovere avventurosamente verso il centro del tabellone, dove le cose si fanno più dure. Gli incontri sono molto più dannosi e non si acquisiscono più premi a vagonate come prima! C'è da mettere in preventivo qualche pesante battuta d'arresto, nel proprio progresso verso la vittoria finale, vittoria che consiste nel superare qualche prova decisiva o roba simile... non ricordo nemmeno a dire la verità.
Molta fortuna, qualcosa di gestione, parecchie cromature, senz'altro il vantaggio della semplicità. Ci si giocava ai tempi, nei lunghi pomeriggi azzurri e sprecati, tra studenti svogliati, universitari falliti, specialisti del cazzeggio, ragazzini malguidati. La prima versione è della Games Workshop e risale agli anni '80, e devo proprio averla giocata (ai tempi). Non so proprio perché mi è dovuto toccare di nuovo, due lunedì fa, di giocarlo in una versione assai modernizzata e migliorata nella grafica. Piuttosto di malavoglia, la mia parte l'ho fatta, un po' di impegno ce l'ho messo e mi sono spinto più avanti di tutti, fino al momento in cui il mio personaggio è schiattato alla penultima casella. Sfortuna volle così; ne ho approfittato per andarmene a dormire (era passata mezzanotte, e se la partita abbia poi avuto un vincitore lo ignoro).
Volete un consiglio? non giocate a Talisman.
domenica 22 maggio 2011
Lo scrittore inesistente
Non so se è vera questa storia, ma se lo è mi pare molto divertente. Un bello spaccato dei meccanismi con cui si creano i fenomeni mediatici, i successi a tavolino, la "visibilità" pubblica.
Mi riferisco al personaggio immaginario dello scrittore dell'anno, che (secondo questo articolo) avrebbe funzionato alla grande al Salone del Libro di Torino come bufala in grado di abbacinare tutti quanti, al punto che dicevano di averlo letto.
Qualcuno ne sa di più?
Mi riferisco al personaggio immaginario dello scrittore dell'anno, che (secondo questo articolo) avrebbe funzionato alla grande al Salone del Libro di Torino come bufala in grado di abbacinare tutti quanti, al punto che dicevano di averlo letto.
Qualcuno ne sa di più?
sabato 21 maggio 2011
Troyes
Gioco gestionale di ambientazione medievale, Troyes è una creazione di disegnatori francesi. I giocatori se la vedono attorno a una città, cercando di giostrare le loro risorse nei tre elementi chiave della società medievale: l'economico (che comprende una certa quantità di attività liberali ma anche il puro e semplice zappare la terra), il militare e il religioso.
Come molti giochi di questo genere bisogna "piazzare" i propri omini (che possiamo immaginare come lavoratori, guerrieri, o tante altre cose) negli edifici che generano attività, magari contendendosi il posto. Come si può vedere dall'immagine (presa dal sito boardgamegeek) c'è anche una gran quantità di dadi, che si tirano all'inizio del turno e poi si spendono per effettuare le azioni possibili.
Da notare che ciascun giocatore in teoria ha i "suoi" dadi (generati dagli uomini che ha piazzato nelle varie attività) divisi in gialli (economico) rossi (militare) e bianchi (religioso), ma al proprio turno può, pagando, usare anche quelli degli altri. Ciascuna attività, tipica dell'epoca, permette di ottenere una certa varietà di risultati partendo dal punteggio di questi dadi colorati. Alcune possono far meritare fama, la fama può far guadagnare quattrini, i quattrini si possono convertire in punti di vittoria... e così via con varie opportunità. E come in molti giochi del genere, c'è anche una cattedrale da costruire (fama e punti di vittoria a fiumi per chi fa avanzare i lavori, penalità per i poco volonterosi).
Oltre al lato costruttivo c'è anche una serie di problemi da affrontare, tra invasori, eretici, briganti e così via. Questi problemi sono rappresentati da un certo numero di carte che continuano ad avere effetto finché non si pone rimedio. Gli omini che si occupano di attività militare sono quindi molto sollecitati nel respingere questi attacchi. Ma, diversamente da un altro gioco che ho sperimentato recentemente (Rio de la Plata), i cattivi si limitano a creare degli svantaggi senza entrare in città a spaccare tutto.
I punti di vittoria si guadagnano attraverso una serie di diverse attività e ogni giocatore ha la "sua" carta personale con una formula che dà ulteriori bonus (validi per tutti), e ovviamente non conosce la carta degli altri. Troyes è un gioco dove si tirano un sacco di dadi ma la fortuna alla fine conta poco. La durata è calibrata per non andare a dormire troppo tardi e anche questa è una buona cosa.
Le attività disponibili possono cambiare a ogni partita ed è facile immaginare che azzeccando una giusta strategia e approfittando delle sinergie tra le varie possibilità che si aprono, un giocatore possa trovare la formula vincente, ma la variabilità delle attività disponibili garantisce la longevità del gioco. L'interazione tra i giocatori è "non violenta" ma importante, perché Troyes (tipicamente, come in molti gestionali) è tutto uno sgomitare per fregarsi a vicenda opportunità e risorse.
Insomma Troyes ricalca vie che di questi tempi sono molto comuni nei boardgames, ma lo fa in maniera interessante, rivelandosi, a mio parere, uno dei migliori giochi usciti di recente (è del 2010).
Me la sento di consigliarlo: tra l'altro è uscito anche nella nostra lingua.
Come molti giochi di questo genere bisogna "piazzare" i propri omini (che possiamo immaginare come lavoratori, guerrieri, o tante altre cose) negli edifici che generano attività, magari contendendosi il posto. Come si può vedere dall'immagine (presa dal sito boardgamegeek) c'è anche una gran quantità di dadi, che si tirano all'inizio del turno e poi si spendono per effettuare le azioni possibili.
Da notare che ciascun giocatore in teoria ha i "suoi" dadi (generati dagli uomini che ha piazzato nelle varie attività) divisi in gialli (economico) rossi (militare) e bianchi (religioso), ma al proprio turno può, pagando, usare anche quelli degli altri. Ciascuna attività, tipica dell'epoca, permette di ottenere una certa varietà di risultati partendo dal punteggio di questi dadi colorati. Alcune possono far meritare fama, la fama può far guadagnare quattrini, i quattrini si possono convertire in punti di vittoria... e così via con varie opportunità. E come in molti giochi del genere, c'è anche una cattedrale da costruire (fama e punti di vittoria a fiumi per chi fa avanzare i lavori, penalità per i poco volonterosi).
Oltre al lato costruttivo c'è anche una serie di problemi da affrontare, tra invasori, eretici, briganti e così via. Questi problemi sono rappresentati da un certo numero di carte che continuano ad avere effetto finché non si pone rimedio. Gli omini che si occupano di attività militare sono quindi molto sollecitati nel respingere questi attacchi. Ma, diversamente da un altro gioco che ho sperimentato recentemente (Rio de la Plata), i cattivi si limitano a creare degli svantaggi senza entrare in città a spaccare tutto.
I punti di vittoria si guadagnano attraverso una serie di diverse attività e ogni giocatore ha la "sua" carta personale con una formula che dà ulteriori bonus (validi per tutti), e ovviamente non conosce la carta degli altri. Troyes è un gioco dove si tirano un sacco di dadi ma la fortuna alla fine conta poco. La durata è calibrata per non andare a dormire troppo tardi e anche questa è una buona cosa.
Le attività disponibili possono cambiare a ogni partita ed è facile immaginare che azzeccando una giusta strategia e approfittando delle sinergie tra le varie possibilità che si aprono, un giocatore possa trovare la formula vincente, ma la variabilità delle attività disponibili garantisce la longevità del gioco. L'interazione tra i giocatori è "non violenta" ma importante, perché Troyes (tipicamente, come in molti gestionali) è tutto uno sgomitare per fregarsi a vicenda opportunità e risorse.
Insomma Troyes ricalca vie che di questi tempi sono molto comuni nei boardgames, ma lo fa in maniera interessante, rivelandosi, a mio parere, uno dei migliori giochi usciti di recente (è del 2010).
Me la sento di consigliarlo: tra l'altro è uscito anche nella nostra lingua.
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