L'iniziativa di Writer's Magazine per l'antologia di 50 racconti di fantascienza ha visto una mia partecipazione, non vittoriosa. Il mio racconto breve era imperniato su un argomento di cui ho parlato qui qualche tempo fa, ovvero la futura inutilità del genere maschile nel caso che il mondo continui a evolversi nella tecnologia e meccanizzazione.
Nel frattempo sul forum della WMI era uscita una proposta di ampliare il discorso. Poiché la qualità dei racconti era elevata, si poteva pubblicare tutti quelli che avevano partecipato (trecento e passa, se non erro) in un altro volume più massiccio che dovrebbe avere un nome tipo "Magazzini di Mondi" o simile.
Io mi ero perso il thread e alla fine mi hanno dato uno scossone per chiedermi se aderivo e volevo essere pubblicato, oppure no; sono andato a vedere: c'erano diversi dubbiosi nel dibattito, e magari avevano delle ragioni.
Apparire nell'antologia dei ripescati? (Orrore! Disonore!).
Ottenere la pubblicazione di una ciofeca inizalmente scartata, di cui ci dovremo un domani vergognare?
I racconti sono tutti buoni, ma è davvero possibile che non ci fosse nessuna vaccata da gridar vendetta al cielo?
Non ci ho riflettuto molto per la verità, ho deciso che se ci avevo creduto abbastanza da mandarlo avanti la prima volta, non aveva senso rifiutare per il mio raccontino una qualsiasi possibilità di pubblicazione cartacea, bella o brutta, anche se non mi son tolto la sensazione di essere riuscito sì a scendere ancora una volta in campo, ma stavolta "in serie B."
In fondo sono stupidaggini, qualche decina o centinaio di persone mi leggerà, bene o male. Quando ho ospitato sulla mia "vetrina" i Racconti Perduti di Sanctuary, ovvero quelli non selezionati per il libro Asengard (e il mio era fra essi) mi sono preso la soddisfazione di leggere qualche opinione per cui alcuni degli scartati erano migliori di quelli che erano stati selezionati, quindi non si sa mai che non si riesca a piacere a qualcuno.
domenica 17 aprile 2011
domenica 10 aprile 2011
Rango
Un cartone animato per tutte le età (alcuni dei concetti espressi non sono proprio comprensibilissimi ai bambini, ma siccome non è un'opera filosofica si può vederlo per il semplice divertimento) con la particolarità dell'animazione più impeccabile, precisa e realistica che abbia mai visto. In Rango si ha qualche volta addirittura l'impressione che il cartone animato sia fatto di oggetti reali filmati con una vera telecamera.
Il film è ricco di citazioni musicali e cinematografiche: ad esempio la sigla finale, peraltro abbellita con animazioni che voltano al surreale, è certamente ispirata a certe canzoni da surfisti che sono state usate da Quentin Tarantino per Pulp Fiction. Ci sono citazioni che mi hanno ricordato Dune ("voi avete un problema di acqua") e una colonna sonora da spaghetti western, che viene a sottolineare scene alla Sergio Leone.
Gore Verbinski ha voluto creare un film che avesse allo stesso tempo un sapore classico e dei richiami bizzarri, tra cui il fatto che questa strana città western, abitata da animali antropomorfizzati e situata in un deserto bollente, è contigua al mondo "vero." Ne è influenzata da un problema molto concreto, l'acqua che è scomparsa per via di un losco traffico; e dal mondo reale viene il camaleonte protagonista, che vive solitario in un terrario, una scatola di vetro, creandosi un mondo immaginario da attore che recita con un pezzo di bambola rotta e un giocattolo a forma di pesce.
[Se non volete anticipazioni della trama saltate al prossimo paragrafo] Il mondo di "Polvere", la città in cui Rango capita dopo che un banale incidente lo ha sottratto al suo proprietario (e il mondo immaginario del terrario è andato perso), impone al camaleonte di confrontarsi con la "realtà" (per modo di dire...) inventandosi eroe spietato dopo aver avuto la meglio su un terribile falco, grazie a un colpo di fortuna. Riesce barcamenandosi a imporsi per un po', guadagna l'ammirazione di una lucertola-figlia di contadino, ma si comporta da sciocco con una banda di rapinatori-talpe a cui facilita il crimine, e non sa cavarsela con un sindaco-tartaruga più furbo di lui, e con uno spietato serpente a sonagli in veste di pistolero chiamato per toglierlo dai piedi quando ficca il naso dove non dovrebbe.
Scacciato e sbugiardato, tornerà all'autostrada in cui è iniziata la sua avventura (quando il terrario è caduto dal veicolo che lo trasportava) a meditare il da farsi, lasciando che le auto lo sfiorino e rischino di ucciderlo.
La crisi di identità del camaleonte-sceriffo non sarà grande cinema, ma va a colpire nel segno, mostrando l'esistenza vuota di un animale domestico che viveva tranquillo e inutile come giocattolo degli uomini, e all'improvviso deve cavarsela in una realtà spietata. Persa la falsa identità di eroe capisce che deve scegliere di essere qualcosa nella vita, e decide di diventare un eroe sul serio. Da qui, vendetta e giustizia per tutti.
Dopo aver parlato della grafica stupenda, della musica e delle svolte stravaganti della trama, va detto che il film ha qualche momento più lento e meno divertente. Tuttavia credo che abbia meritato il primato di film che ha incassato di più nel 2011. Finora.
Il film è ricco di citazioni musicali e cinematografiche: ad esempio la sigla finale, peraltro abbellita con animazioni che voltano al surreale, è certamente ispirata a certe canzoni da surfisti che sono state usate da Quentin Tarantino per Pulp Fiction. Ci sono citazioni che mi hanno ricordato Dune ("voi avete un problema di acqua") e una colonna sonora da spaghetti western, che viene a sottolineare scene alla Sergio Leone.
Gore Verbinski ha voluto creare un film che avesse allo stesso tempo un sapore classico e dei richiami bizzarri, tra cui il fatto che questa strana città western, abitata da animali antropomorfizzati e situata in un deserto bollente, è contigua al mondo "vero." Ne è influenzata da un problema molto concreto, l'acqua che è scomparsa per via di un losco traffico; e dal mondo reale viene il camaleonte protagonista, che vive solitario in un terrario, una scatola di vetro, creandosi un mondo immaginario da attore che recita con un pezzo di bambola rotta e un giocattolo a forma di pesce.
[Se non volete anticipazioni della trama saltate al prossimo paragrafo] Il mondo di "Polvere", la città in cui Rango capita dopo che un banale incidente lo ha sottratto al suo proprietario (e il mondo immaginario del terrario è andato perso), impone al camaleonte di confrontarsi con la "realtà" (per modo di dire...) inventandosi eroe spietato dopo aver avuto la meglio su un terribile falco, grazie a un colpo di fortuna. Riesce barcamenandosi a imporsi per un po', guadagna l'ammirazione di una lucertola-figlia di contadino, ma si comporta da sciocco con una banda di rapinatori-talpe a cui facilita il crimine, e non sa cavarsela con un sindaco-tartaruga più furbo di lui, e con uno spietato serpente a sonagli in veste di pistolero chiamato per toglierlo dai piedi quando ficca il naso dove non dovrebbe.
Scacciato e sbugiardato, tornerà all'autostrada in cui è iniziata la sua avventura (quando il terrario è caduto dal veicolo che lo trasportava) a meditare il da farsi, lasciando che le auto lo sfiorino e rischino di ucciderlo.La crisi di identità del camaleonte-sceriffo non sarà grande cinema, ma va a colpire nel segno, mostrando l'esistenza vuota di un animale domestico che viveva tranquillo e inutile come giocattolo degli uomini, e all'improvviso deve cavarsela in una realtà spietata. Persa la falsa identità di eroe capisce che deve scegliere di essere qualcosa nella vita, e decide di diventare un eroe sul serio. Da qui, vendetta e giustizia per tutti.
Dopo aver parlato della grafica stupenda, della musica e delle svolte stravaganti della trama, va detto che il film ha qualche momento più lento e meno divertente. Tuttavia credo che abbia meritato il primato di film che ha incassato di più nel 2011. Finora.
venerdì 8 aprile 2011
436
Ok, decisamente il rosa non è il mio genere e anche se lo si chiama romance e si aggiunge un tocco di fantastico le cose non cambiano.Tuttavia questo 436 di Anna Giraldo (Casini Editore), che ho letto e recensito per fantasy magazine (cliccare per la recensione su FM) è ben scritto e ha qualche buona idea (attenzione: comunque se non siete della fascia abitualmente destinataria di questo tipo di libri non è che ve lo consiglio), l'unica perplessità me la pone il cattivo che pur essendo presentato come pericoloso si presenta in maniera assai poco carismatica, un tipo smunto e smorto che emette energia negativa, una specie di super-sfigato insomma. Quando c'è la mega battaglia finale diventa pericoloso, tira mazzate e tutto il resto ma mi sembra poco congruo, non ce la faccio molto a vedercelo.
Comunque in questi casi l'importante non è il cattivo, è la storiazza d'ammmore, no?
martedì 5 aprile 2011
Kick-Ass
Non abbiamo superpoteri, ma possiamo prenderti a calci nel culo... Kick-Ass sorprende per l'irriverente, ridanciana parodia dei film di supereroi e riesce a farlo in maniera divertente, sfoggiando parolacce, scene sanguinose e violenza con assoluta disinvoltura. Riesce a essere un bel film anche se c'è Nicolas Cage, un attore i cui meriti, se esistono, mi rimangono nascosti; in questa occasione perfino lui va un po' meglio del solito.
E, sinceramente, Kick-Ass mi ha divertito anche nei momenti in cui una parte di me mi avvertiva che avrei dovuto storcere il naso.
Il film, diretto da Matthew Vaughn (Stardust) prende l'avvio dalle mosse del classico ragazzo sfigato targato USA, come l'abbiamo visto in tanti film: il protagonista (interpretato da Aaron Johnson, attore a me ignoto) fantastica sui supereroi, si chiede perché nessuno voglia cercare di imitarli (gli amici gli spiegano la pericolosità della cosa, ma lui non si convince...), a furia di chiederselo finisce per andare per strada a fare il giustiziere, vestito di una muta color verde piuttosto ridicola, e si dà il nome di Kick-Ass. Ovviamente prende un sacco di mazzate ma riesce ugualmente a farsi notare dalla malavita (e fa arrabbiare il boss italoamericano Frank D'Amico, interpretato da Mark Strong, anche lui visto in Stardust), a impressionare una ragazza (ma non per merito della tuta verde, la storia è un po' più complicata), e a conoscere due supereroi anch'essi senza poteri e più svitati di lui, il poliziotto assetato di vendetta interpretato dal già citato Nicolas Cage e la figlia Hitgirl/Mindy interpretata da Chloe Moretz, la vampira di Let Me In. Hitgirl, allevata come guerriera prodigio dal padre, farà la parte del leone nelle scene d'azione e in una serie di battute ad effetto che includono una sana dose di parolacce. La mia preferita (mezzo spoiler) è la parodia del segnale nel cielo di Batman, colpisce nel segno perché all'inizio della frase la si prende sul serio.
Il film in realtà prende una piega drammatica quando quel disgraziato di Cage fa una fine triste ed eroica, e in pratica si trasforma in un vero film d'azione dove Hitgirl ammazza una enorme quantità di mafiosi (per metà neri, l'altra metà sono italoamericani) e Kick-Ass impara ad essere eroe per davvero. Gran bel film, fresco e molto divertente, una spanna al di sopra della tantissima robaccia soporifera che si prende troppo sul serio. Viene voglia di sapere se il fumetto è altrettanto bello. So solo che la trama non è del tutto identica.
E, sinceramente, Kick-Ass mi ha divertito anche nei momenti in cui una parte di me mi avvertiva che avrei dovuto storcere il naso.
Il film, diretto da Matthew Vaughn (Stardust) prende l'avvio dalle mosse del classico ragazzo sfigato targato USA, come l'abbiamo visto in tanti film: il protagonista (interpretato da Aaron Johnson, attore a me ignoto) fantastica sui supereroi, si chiede perché nessuno voglia cercare di imitarli (gli amici gli spiegano la pericolosità della cosa, ma lui non si convince...), a furia di chiederselo finisce per andare per strada a fare il giustiziere, vestito di una muta color verde piuttosto ridicola, e si dà il nome di Kick-Ass. Ovviamente prende un sacco di mazzate ma riesce ugualmente a farsi notare dalla malavita (e fa arrabbiare il boss italoamericano Frank D'Amico, interpretato da Mark Strong, anche lui visto in Stardust), a impressionare una ragazza (ma non per merito della tuta verde, la storia è un po' più complicata), e a conoscere due supereroi anch'essi senza poteri e più svitati di lui, il poliziotto assetato di vendetta interpretato dal già citato Nicolas Cage e la figlia Hitgirl/Mindy interpretata da Chloe Moretz, la vampira di Let Me In. Hitgirl, allevata come guerriera prodigio dal padre, farà la parte del leone nelle scene d'azione e in una serie di battute ad effetto che includono una sana dose di parolacce. La mia preferita (mezzo spoiler) è la parodia del segnale nel cielo di Batman, colpisce nel segno perché all'inizio della frase la si prende sul serio.
Il film in realtà prende una piega drammatica quando quel disgraziato di Cage fa una fine triste ed eroica, e in pratica si trasforma in un vero film d'azione dove Hitgirl ammazza una enorme quantità di mafiosi (per metà neri, l'altra metà sono italoamericani) e Kick-Ass impara ad essere eroe per davvero. Gran bel film, fresco e molto divertente, una spanna al di sopra della tantissima robaccia soporifera che si prende troppo sul serio. Viene voglia di sapere se il fumetto è altrettanto bello. So solo che la trama non è del tutto identica.
domenica 3 aprile 2011
Galactic Emperor
Un gioco di fantascienza che mi ha decisamente soddisfatto, Galactic Emperor è uscito qualche anno fa per una certa CrossCut Games, stando a leggere le informazioni sul sito Boardgamegeek.
Il nome della casa (e anche quello del progettista, Adam West) mi giungono del tutto nuovi, comunque il gioco è interessante perché ha una complessità modesta, diciamo quel che basta e nulla di più, per creare un'avvincente sfida nella gestione del proprio impero in espansione con aspetti di ricerca scientifica, economici e militari, e perfino un rudimentale sistema politico.
Come potete intuire dalla foto che ho scattato alla plancia di gioco, la mappa si "compone" di tessere esagonali che vengono poste dai giocatori durante una fase di espansione. Le fasi di gioco corrispondono a quello che bisogna fare (ricerca scientifica, esplorazione, attacco militare, produzione e così via) e nel turno ogni giocatore sceglie una carta (una "carica," per così dire) che fa sì che quella determinata fase verrà effettuata, anche dagli altri giocatori, quando tocca a lui. La peculiarità del gioco è che non si riesce a compiere tutte le attività disponibili, a seconda di quello che i giocatori scelgono qualche cosa resta fuori.
Nel corso dei primi turni la mappa viene esplorata e succede un evento che fa parte della tematica del gioco: la grande stella che occupa il centro della mappa diventa un buco nero (nella foto, il tristo evento è già successo) e allo stesso tempo l'universo passa a una fase oscurantista, pertanto non c'è più la fase di ricerca scientifica (i giocatori devono stare ben attenti ad arreffare i bonus scientifici finché possibile).
Finita l'espansione (anche quella carica si estingue quando tutte le tessere dei pianeti sono piazzate) si ha una carta in più per fare una fase di guerra, insomma il sistema incoraggia i giocatori a passare alle botte. Qui entra particolarmente in gioco la produzione, che permette di gestire un sistema economico con tre tipi di risorse, semplice ed efficace, e il combattimento, basato su diverse unità: tre diverse navi spaziali e due tipi di difesa. Le armi più deboli sparano per seconde, quindi rischiano di essere surclassate (e massacrate) da quelle più potenti: tuttavia la nave spaziale più forte (Dreadnought) è anche molto lenta.
La vittoria si basa sul numero di sistemi controllati: nel corso del gioco si pescano dei chit che poi vengono tenuti a faccia in giù per impedire agli altri giocatori di farci i conti in tasca; viene premiata così la preponderanza sulla mappa per la durata del gioco, e non chi riesce a vantare la maggiore espansione nel finale.
Tutto sommato sono rimasto impressionato dall'eleganza e dall'essenzialità di questo gioco che riesce a creare una piccola space opera molto viva e con tanti elementi in ballo, senza ammazzarci con un regolamento complesso. C'è una certa possibilità di "kingmaking," ma in un gioco con queste caratteristiche è inevitabile.
Il nome della casa (e anche quello del progettista, Adam West) mi giungono del tutto nuovi, comunque il gioco è interessante perché ha una complessità modesta, diciamo quel che basta e nulla di più, per creare un'avvincente sfida nella gestione del proprio impero in espansione con aspetti di ricerca scientifica, economici e militari, e perfino un rudimentale sistema politico.
Come potete intuire dalla foto che ho scattato alla plancia di gioco, la mappa si "compone" di tessere esagonali che vengono poste dai giocatori durante una fase di espansione. Le fasi di gioco corrispondono a quello che bisogna fare (ricerca scientifica, esplorazione, attacco militare, produzione e così via) e nel turno ogni giocatore sceglie una carta (una "carica," per così dire) che fa sì che quella determinata fase verrà effettuata, anche dagli altri giocatori, quando tocca a lui. La peculiarità del gioco è che non si riesce a compiere tutte le attività disponibili, a seconda di quello che i giocatori scelgono qualche cosa resta fuori.
Nel corso dei primi turni la mappa viene esplorata e succede un evento che fa parte della tematica del gioco: la grande stella che occupa il centro della mappa diventa un buco nero (nella foto, il tristo evento è già successo) e allo stesso tempo l'universo passa a una fase oscurantista, pertanto non c'è più la fase di ricerca scientifica (i giocatori devono stare ben attenti ad arreffare i bonus scientifici finché possibile).
Finita l'espansione (anche quella carica si estingue quando tutte le tessere dei pianeti sono piazzate) si ha una carta in più per fare una fase di guerra, insomma il sistema incoraggia i giocatori a passare alle botte. Qui entra particolarmente in gioco la produzione, che permette di gestire un sistema economico con tre tipi di risorse, semplice ed efficace, e il combattimento, basato su diverse unità: tre diverse navi spaziali e due tipi di difesa. Le armi più deboli sparano per seconde, quindi rischiano di essere surclassate (e massacrate) da quelle più potenti: tuttavia la nave spaziale più forte (Dreadnought) è anche molto lenta.
La vittoria si basa sul numero di sistemi controllati: nel corso del gioco si pescano dei chit che poi vengono tenuti a faccia in giù per impedire agli altri giocatori di farci i conti in tasca; viene premiata così la preponderanza sulla mappa per la durata del gioco, e non chi riesce a vantare la maggiore espansione nel finale.
Tutto sommato sono rimasto impressionato dall'eleganza e dall'essenzialità di questo gioco che riesce a creare una piccola space opera molto viva e con tanti elementi in ballo, senza ammazzarci con un regolamento complesso. C'è una certa possibilità di "kingmaking," ma in un gioco con queste caratteristiche è inevitabile.
martedì 29 marzo 2011
E' ufficiale: Sucker Punch fa schifo
Ammettiamolo, lo sapevo che Sucker Punch non mi sarebbe piaciuto. Dopo aver visto 300, altro film di Zack Snyder imparentato con questo, un gran videoclip basato tutto su estetica della violenza, scene da videogioco ed effetti speciali, non avevo alcuna illusione, sapendo già comunque che il film ha una trama praticamente inesistente. Premesso che ad ogni modo qualche scena fa la sua bella figura, è stato in definitiva peggio di quello che mi aspettassi.
Un film senza nessun significato, una trama fine a se stessa per far vedere scene che sembravano veramente i livelli dei videogiochi, per titillarci con le cinque action chicks praticamente in mutande per tutto il film, e sbattere su della musica ad alto volume. Alcune delle scene, come quella delle trincee stile prima guerra mondiale con i tedeschi zombie e i dirigibili, avranno mandato in brodo di giuggiole qualcuno "perché è steampunk!!" a me in generale veniva imbarazzo per chi aveva effettivamente dovuto recitare scene così cretine. Se ci aggiungiamo che tra biglietto e bibita ho sganciato 10 euro e rotti nelle casse di un cinema proprietà del Premier, ho proprio fatto la giornata.
Posso dire con una certa maligna soddisfazione che il film (soprattutto per essere di Snyder) ha toppato al box office in maniera clamorosa nei primi giorni di programmazione, non è detto che non recuperi ma i segnali sono molto negativi.
Secondo me se voleva pigiare sugli ormoni il buon Snyder doveva scivolare sull'exploitation movie e far vedere un po' più di carne al vento, ma poi chi lo sa, rischiava la censura e quindi avrebbe perso il pubblico abituale di questa robaccia (i ragazzini) e gli sarebbero rimasti solo i fessi come me.
Ok, taglio corto, direi che ne abbiamo parlato anche troppo.
Un film senza nessun significato, una trama fine a se stessa per far vedere scene che sembravano veramente i livelli dei videogiochi, per titillarci con le cinque action chicks praticamente in mutande per tutto il film, e sbattere su della musica ad alto volume. Alcune delle scene, come quella delle trincee stile prima guerra mondiale con i tedeschi zombie e i dirigibili, avranno mandato in brodo di giuggiole qualcuno "perché è steampunk!!" a me in generale veniva imbarazzo per chi aveva effettivamente dovuto recitare scene così cretine. Se ci aggiungiamo che tra biglietto e bibita ho sganciato 10 euro e rotti nelle casse di un cinema proprietà del Premier, ho proprio fatto la giornata.
Posso dire con una certa maligna soddisfazione che il film (soprattutto per essere di Snyder) ha toppato al box office in maniera clamorosa nei primi giorni di programmazione, non è detto che non recuperi ma i segnali sono molto negativi.
Secondo me se voleva pigiare sugli ormoni il buon Snyder doveva scivolare sull'exploitation movie e far vedere un po' più di carne al vento, ma poi chi lo sa, rischiava la censura e quindi avrebbe perso il pubblico abituale di questa robaccia (i ragazzini) e gli sarebbero rimasti solo i fessi come me.
Ok, taglio corto, direi che ne abbiamo parlato anche troppo.
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