Non ho letto nemmeno uno dei libri della Rowling su Harry Potter. Solo qualche brano qua e là. E non ho seguito tutti i film, non ricordo nemmeno se ne ho visti due o tre (all'inizio della saga). L'aspetto favolistico e il contenuto da fiaba per ragazzi non l'ho affatto disprezzato, Harry Potter era anche divertente (anche se non mi piace l'attore), solo mi sono stancato rapidamente e non ho più avuto desiderio di continuare a vedere i film (né il tempo e la voglia di leggere i libri che pure avrei potuto facilmente ottenere in prestito).
Inizialmente, c'era un elemento non banale nella storia. Harry Potter viveva delle autentiche sofferenze, a parte essere un poveraccio orfano adottato da una famiglia (grottescamente) cattiva e ridotto a vivere in un sottoscala, il che potrebbe essere alla fine una sciocchezza da commedia.
Il suo mondo non era quello edulcorato stile Disney, ma quello della fiaba classica dove c'è molto spazio per la cattiveria. Questo è un aspetto interessante. Le vite dei bambini non sono sempre felici e certe storie sdolcinate non mi sono mai piaciute quando avevo l'età in cui me le rifilavano.
Adesso però, a parte l'indecorosa spremitura commerciale, il doppio finale sta decisamente sbandando in una direzione che, se potrebbe andare anche bene per i ragazzini che sono cresciuti negli anni con questa serie, mi sembra eccessiva per quelli che, magari più piccoli, non avevano seguito la saga fin dall'inizio e vi si avvicinano adesso: e dopo aver visto a tappe forzate i film precedenti, si ritroveranno desiderosi di vedere un film che, per quello che leggo del suo cupo finale, non mi pare molto adatto ai giovanissimi.
Ma forse sto ponendomi un falso problema?
giovedì 25 novembre 2010
sabato 20 novembre 2010
Codice 46
Un film di fantascienza povero, fatto con mezzi ridotti alll'osso (salvo per le locazioni distanti fra loro in cui è situata l'azione): tutto sommato riesce ad essere abbastanza credibile perché parla di vite quotidiane e non ha nessun bisogno di far vedere allo spettatore una tecnologia strabiliante in azione.
Il film è di qualche anno fa, produzione inglese per la regia di Michael Winterbottom. In Codice 46 quella che viene esplorata è una relazione sentimentale tra William (interpretato da Tim Robbins) che è una specie di ispettore per una società privata, e Maria (Samantha Morton) che lavora in un laboratorio dove si producono certificati assicurativi (chiamati "copertura" o "papello" nella versione italiana del film) che fanno anche da visto e legittimano viaggi e trasferimenti delle persone in un mondo strettamente separato tra chi è "dentro" le aree urbanizzate e chi è condannato a stare all'esterno, escluso dall'economia e dalla società, sotto il sole che è diventato in qualche modo pericoloso (forse è scomparso lo strato di ozono dall'atmosfera?).
Maria produce dei falsi e fa sparire certificati veri per profitto, e in questa attività ha almeno un complice, a quanto si vede nel film. William si sente attratto da lei ed evita di denunciarla (fa finire un altro nei guai al suo posto). Però non può nascondere a dovere questa scelta poco ortodossa che viene smascherata facilmente, e peggiorerà la situazione avendo una relazione con la donna.
Oltre alla separazione delle persone in chi vive "al coperto" e chi è escluso, gli elementi fantascientifici non sono moltissimi ma ci sono. Il Codice 46 del titolo è una legge che proibisce i rapporti tra chi è anche lontanamente imparentato per somiglianza di codice genetico. La relazione tra i due protagonisti rompe questa legge ed è un altro strumento con cui il film mostra una società intrusiva nelle vite delle persone, ma non c'è spiegazione per il motivo che rende così severa l'applicazione del codice. Chi trasgredisce ha la memoria cancellata e non viene incarcerato. Anche il governo (che sembra uno per tutto il mondo e viene chiamato "la Sfinge") non ha molto approfondimento, così come il "virus dell'empatia" che William usa per avere le informazioni facendo parlare le persone anche di argomenti non collegati a ciò che gli interessa.
La gente è un po' di tutte le razze anche se l'azione è in posti ben precisi (Maria lavora a Shangai, William vive a Seattle dove ha moglie e figlio). Il linguaggio usa termini presi a prestito da diverse lingue. Quanto alle scenografie, la regia sfrutta abilmente inquadrature di luoghi esistenti, grattacieli come località esotiche, per creare un aspetto futuristico e strano, e dappertutto ci sono tornelli, posti di blocco con agenti ecc... Le automobili hanno un aspetto assai ordinario e contemporaneo (tranne una specie di Trabant che i protagonisti usano in uno sviluppo della storia) nonostante il mondo di cui si parla non può essere vicinissimo a noi come epoca.
L'effetto che questo film lascia è quello di un mondo malinconico e infelice, di una burocrazia superficialmente corretta, restia a mostrare un volto ferocemente autoritario, ma che in effetti entra di prepotenza anche nella vita privata, oltre a dividere la gente in cittadini e in paria (nel modo in cui William e Maria si muovono si vede però che esiste spazio per saltare le barriere, anche con corruzione e frode). Con il pretesto di una storia d'amore (extraconiugale, per William, ma c'è un elemento in più che non rivelo qui) viene mostrato il volto anonimo di un potere contro cui non sembra possibile fare niente.
A me ricorda molto il triste autunno delle società democratiche di oggi.
Il film è di qualche anno fa, produzione inglese per la regia di Michael Winterbottom. In Codice 46 quella che viene esplorata è una relazione sentimentale tra William (interpretato da Tim Robbins) che è una specie di ispettore per una società privata, e Maria (Samantha Morton) che lavora in un laboratorio dove si producono certificati assicurativi (chiamati "copertura" o "papello" nella versione italiana del film) che fanno anche da visto e legittimano viaggi e trasferimenti delle persone in un mondo strettamente separato tra chi è "dentro" le aree urbanizzate e chi è condannato a stare all'esterno, escluso dall'economia e dalla società, sotto il sole che è diventato in qualche modo pericoloso (forse è scomparso lo strato di ozono dall'atmosfera?).
Maria produce dei falsi e fa sparire certificati veri per profitto, e in questa attività ha almeno un complice, a quanto si vede nel film. William si sente attratto da lei ed evita di denunciarla (fa finire un altro nei guai al suo posto). Però non può nascondere a dovere questa scelta poco ortodossa che viene smascherata facilmente, e peggiorerà la situazione avendo una relazione con la donna.
Oltre alla separazione delle persone in chi vive "al coperto" e chi è escluso, gli elementi fantascientifici non sono moltissimi ma ci sono. Il Codice 46 del titolo è una legge che proibisce i rapporti tra chi è anche lontanamente imparentato per somiglianza di codice genetico. La relazione tra i due protagonisti rompe questa legge ed è un altro strumento con cui il film mostra una società intrusiva nelle vite delle persone, ma non c'è spiegazione per il motivo che rende così severa l'applicazione del codice. Chi trasgredisce ha la memoria cancellata e non viene incarcerato. Anche il governo (che sembra uno per tutto il mondo e viene chiamato "la Sfinge") non ha molto approfondimento, così come il "virus dell'empatia" che William usa per avere le informazioni facendo parlare le persone anche di argomenti non collegati a ciò che gli interessa.
La gente è un po' di tutte le razze anche se l'azione è in posti ben precisi (Maria lavora a Shangai, William vive a Seattle dove ha moglie e figlio). Il linguaggio usa termini presi a prestito da diverse lingue. Quanto alle scenografie, la regia sfrutta abilmente inquadrature di luoghi esistenti, grattacieli come località esotiche, per creare un aspetto futuristico e strano, e dappertutto ci sono tornelli, posti di blocco con agenti ecc... Le automobili hanno un aspetto assai ordinario e contemporaneo (tranne una specie di Trabant che i protagonisti usano in uno sviluppo della storia) nonostante il mondo di cui si parla non può essere vicinissimo a noi come epoca.
L'effetto che questo film lascia è quello di un mondo malinconico e infelice, di una burocrazia superficialmente corretta, restia a mostrare un volto ferocemente autoritario, ma che in effetti entra di prepotenza anche nella vita privata, oltre a dividere la gente in cittadini e in paria (nel modo in cui William e Maria si muovono si vede però che esiste spazio per saltare le barriere, anche con corruzione e frode). Con il pretesto di una storia d'amore (extraconiugale, per William, ma c'è un elemento in più che non rivelo qui) viene mostrato il volto anonimo di un potere contro cui non sembra possibile fare niente.
A me ricorda molto il triste autunno delle società democratiche di oggi.
venerdì 19 novembre 2010
Piccole soddisfazioni
La rivista Writer's Magazine, dopo la raccolta dei 365 racconti erotici di qualche tempo fa (l'accostamento alla durata dell'anno non è casuale), si ripropone come motore di un secondo esperimento della Delos Books, impostato intorno a un argomento diverso (horror) ma con una struttura simile. Racconti da una pagina (2.000 caratteri) scritti dai collaboratori, dai lettori della rivista, da chi vuole, con una tematica horror a piacere; se non si viene scelti si possono fare altri tentativi. Questo il regolamento per partecipare e i vincoli.
I selezionati avranno ciascuno a disposizione un giorno dell'anno per comparire con il loro racconto.
Sono lieto di dire che il mio è stato selezionato! Qui leggete una anteprima, se vi va.
I selezionati avranno ciascuno a disposizione un giorno dell'anno per comparire con il loro racconto.
Sono lieto di dire che il mio è stato selezionato! Qui leggete una anteprima, se vi va.
martedì 16 novembre 2010
Perché non mi piace Matrix
In risposta a gentile sollecitazione, parlo di questo film, a metà tra la fantascienza e il fantastico. Poniamo come presupposto che lo abbiate già visto e cominciamo dalla fine, per togliercela di torno: Matrix in realtà non è solo un film, è una trilogia. I due seguiti (che in effetti sono un film solo, tagliato brutalmente in due per via della lunghezza) portano solo un paio di novità in quella che si afferma principalmente come una storia d'azione basata fin troppo sugli effetti speciali: ovvero l'accentuarsi del lato "mistico," per così dire, del personaggio di Neo, e il rilievo dato a personaggi che sono in effetti Intelligenze Artificiali che si interfacciano nella matrice. La prima cosa non mi ha convinto e mi è parsa ridicola, la seconda invece piacevole, non si vede tantissimo al cinema. Ma persa la sorpresa e la freschezza del primo film, la continuazione e la fine della storia sono stantie, anticlimatiche. I fratelli Wachowski forse avrebbero fatto meglio a evitare un seguito (salvo che per motivi di cassetta, ovviamente).
Matrix ha colpito per la cinematografia, le scene d'azione rallentate, l'originalità di certe scelte stilistiche, e per affidarsi a una premessa (tutta la realtà è una finzione) intrigante e piena di promesse per il prosieguo della storia (promesse a mio parere mantenute in parte). Ci porta un Keanu Reeves in forma, adatto per le parti dove bisogna avere un attore che sappia essere dinamico e radicato nel mondo reale e allo stesso tempo avere un "non so che" di saggio, filosofico o misterioso. Bella anche l'interpretazione di Laurence Fishburne (Morpheus) e brava perfino Carrie Anne-Moss in un ruolo che per definizione non mi piace, quello della action chick di turno, Trinity. Personalmente m'è piaciuto anche Joe Pantoliano nei panni di Cypher, il traditore.
Quello che mi ha dato fastidio è che la pretesa di profondità di questo film, tra discorsi pseudo filosofici e pseudo politici e qualche canzone arrabbiata dei Rage Against the Machine, sia stata presa così spesso sul serio. Qualcuno ha detto che Matrix è il Blade Runner degli anni 90, e la cosa mi fa orrore per la superficialità che certe opinioni rivelano.
Blade Runner è un film con un significato sociale e politico, più di quanto il suo stesso regista si curi di ammettere, ed è un classico che regge il confronto con i film moderni ancora oggi, mentre Matrix (che ha avuto una influenza estetica forte, ma ovviamente queste cose sbiadiscono velocemente al giorno d'oggi) gigioneggia con le apparenze, fa discorsi strampalati, parte da un discorso che si potrebbe supporre politico (una critica dell'alienazione e dei condizionamenti) e sfocia invece nella baggianata pseudoreligiosa, con un protagonista che diventa una sorta di incrocio tra Superman e Gesù Cristo (parole di chi ne è l'artefice, non mie).
E' un trionfo dell'effetto speciale e dell'apparire, è il classico prodotto dei nostri tempi dove grattando il marchio scintillante vedi che sotto non c'è un gran che.
Una cosa che mi fece rabbrividire quando vidi Matrix al cinema: il racconto semi-mitico della lotta fra uomini e macchine, quando gli uomini oscurarono il cielo per togliere l'energia solare che serviva alle macchine, e in risposta le macchine ridussero in schiavitù gli uomini usandoli come fonte di energia. E con questo Morpheus mostra un pila, facendo capire che un corpo umano vivo sarebbe una fonte di energia bioelettrica appetibile per le macchine. Ora, qualora il film fosse un capolavoro (e non lo è), sarebbe comunque gravemente minato alla radice visto che l'ambientazione si basa su una stupidaggine di questo tipo. Se gli umani anche da vinti hanno dato tali problemi a doverli mantenere in una realtà virtuale fatta apposta per loro, l'unica decisione ragionevole per le macchine sarebbe stata di eliminarli, una volta che li hanno avuti in pugno, per ricorrere a una fonte di calore ed energia meno difficile da gestire. Non che manchino i possibili esempi: mucche, pecore, cavalli... Se la contro-obiezione fosse che gli animali non si possono usare perché sono scomparsi (in effetti non se ne vede un gran che, nel devastato mondo reale), allora ancor più assurdo appare il finale della trilogia dove gli umani verranno liberati: senza bestiame come potranno nutrirsi? Dovrebbero continuare a mangiarsi la schifezza riciclata che veniva loro fatta assorbire nei bozzoli in cui erano prigionieri? Senza contare che, se Neo era già al limite dell'età in cui un uomo può esser staccato dalla matrice, allora questa liberazione dell'umanità al termine della trilogia sembra porre altri problemi insolubili.
Insomma, premesse contaminate di assurdità, pesanti (anche se non siamo al livello del remake di Ultimatum alla Terra di cui ho parlato quest'estate...), ma ancor più fastidiose perché nessuno sembra farci caso. Aggiungiamoci pure il fatto che l'ultima città sotto controllo degli umani, Zion, esiste come posto mitico di cui nulla viene spiegato: nei seguiti di Matrix la vedremo, a dir la verità, ma restano dei dubbi su come possa sussistere questa specie di ultimo bunker. Di cosa si nutrono i suoi abitanti? Da dove trae le risorse?
Detto tutto questo, Matrix sarebbe un film leggero ma anche piacevole qua e là, se non si prendesse così sul serio. E se non fosse stato preso così sul serio da qualcuno. Un fumettone gonfiato fino a essere analizzato dal punto di vista filosofico e religioso (c'è anche una setta nata da questo film, se diamo fede alla wikipedia).
Ma considerando che stavano per dare la parte di Neo a Nicolas Cage (che l'onnipotente ci protegga), poteva andare ancora peggio, direi.
Matrix ha colpito per la cinematografia, le scene d'azione rallentate, l'originalità di certe scelte stilistiche, e per affidarsi a una premessa (tutta la realtà è una finzione) intrigante e piena di promesse per il prosieguo della storia (promesse a mio parere mantenute in parte). Ci porta un Keanu Reeves in forma, adatto per le parti dove bisogna avere un attore che sappia essere dinamico e radicato nel mondo reale e allo stesso tempo avere un "non so che" di saggio, filosofico o misterioso. Bella anche l'interpretazione di Laurence Fishburne (Morpheus) e brava perfino Carrie Anne-Moss in un ruolo che per definizione non mi piace, quello della action chick di turno, Trinity. Personalmente m'è piaciuto anche Joe Pantoliano nei panni di Cypher, il traditore.
Quello che mi ha dato fastidio è che la pretesa di profondità di questo film, tra discorsi pseudo filosofici e pseudo politici e qualche canzone arrabbiata dei Rage Against the Machine, sia stata presa così spesso sul serio. Qualcuno ha detto che Matrix è il Blade Runner degli anni 90, e la cosa mi fa orrore per la superficialità che certe opinioni rivelano.
Blade Runner è un film con un significato sociale e politico, più di quanto il suo stesso regista si curi di ammettere, ed è un classico che regge il confronto con i film moderni ancora oggi, mentre Matrix (che ha avuto una influenza estetica forte, ma ovviamente queste cose sbiadiscono velocemente al giorno d'oggi) gigioneggia con le apparenze, fa discorsi strampalati, parte da un discorso che si potrebbe supporre politico (una critica dell'alienazione e dei condizionamenti) e sfocia invece nella baggianata pseudoreligiosa, con un protagonista che diventa una sorta di incrocio tra Superman e Gesù Cristo (parole di chi ne è l'artefice, non mie).
E' un trionfo dell'effetto speciale e dell'apparire, è il classico prodotto dei nostri tempi dove grattando il marchio scintillante vedi che sotto non c'è un gran che.
Una cosa che mi fece rabbrividire quando vidi Matrix al cinema: il racconto semi-mitico della lotta fra uomini e macchine, quando gli uomini oscurarono il cielo per togliere l'energia solare che serviva alle macchine, e in risposta le macchine ridussero in schiavitù gli uomini usandoli come fonte di energia. E con questo Morpheus mostra un pila, facendo capire che un corpo umano vivo sarebbe una fonte di energia bioelettrica appetibile per le macchine. Ora, qualora il film fosse un capolavoro (e non lo è), sarebbe comunque gravemente minato alla radice visto che l'ambientazione si basa su una stupidaggine di questo tipo. Se gli umani anche da vinti hanno dato tali problemi a doverli mantenere in una realtà virtuale fatta apposta per loro, l'unica decisione ragionevole per le macchine sarebbe stata di eliminarli, una volta che li hanno avuti in pugno, per ricorrere a una fonte di calore ed energia meno difficile da gestire. Non che manchino i possibili esempi: mucche, pecore, cavalli... Se la contro-obiezione fosse che gli animali non si possono usare perché sono scomparsi (in effetti non se ne vede un gran che, nel devastato mondo reale), allora ancor più assurdo appare il finale della trilogia dove gli umani verranno liberati: senza bestiame come potranno nutrirsi? Dovrebbero continuare a mangiarsi la schifezza riciclata che veniva loro fatta assorbire nei bozzoli in cui erano prigionieri? Senza contare che, se Neo era già al limite dell'età in cui un uomo può esser staccato dalla matrice, allora questa liberazione dell'umanità al termine della trilogia sembra porre altri problemi insolubili.
Insomma, premesse contaminate di assurdità, pesanti (anche se non siamo al livello del remake di Ultimatum alla Terra di cui ho parlato quest'estate...), ma ancor più fastidiose perché nessuno sembra farci caso. Aggiungiamoci pure il fatto che l'ultima città sotto controllo degli umani, Zion, esiste come posto mitico di cui nulla viene spiegato: nei seguiti di Matrix la vedremo, a dir la verità, ma restano dei dubbi su come possa sussistere questa specie di ultimo bunker. Di cosa si nutrono i suoi abitanti? Da dove trae le risorse?
Detto tutto questo, Matrix sarebbe un film leggero ma anche piacevole qua e là, se non si prendesse così sul serio. E se non fosse stato preso così sul serio da qualcuno. Un fumettone gonfiato fino a essere analizzato dal punto di vista filosofico e religioso (c'è anche una setta nata da questo film, se diamo fede alla wikipedia).
Ma considerando che stavano per dare la parte di Neo a Nicolas Cage (che l'onnipotente ci protegga), poteva andare ancora peggio, direi.
sabato 13 novembre 2010
Off Topic: un film da non vedere
Aspetto (e probabilmente non vedrò mai) un film bello, forte, epico, senza frottole patriottiche ma senza dover necessariamente buttare tutto in vacca, sul risorgimento italiano.
Del film che esce in questi giorni, Noi Credevamo di Martone (mattone di circa tre ore) si può vedere una anteprima sul Corriere online: mi ha fatto cascare le braccia nel giro di una manciata di secondi. Classico film italiano che non può essere esportato oltre Lugano, dove in nome del realismo o di discorsi interni di noialtri si fanno le soltie scelte assassine, come recitare in dialetto (in certi momenti avrei avuto bisogno dei sottotitoli) o lanciare riferimenti alla politica di oggi. Quanto alla scelta coraggiosa, quella di raccontare il risorgimento "non come ce lo hanno fatto studiare a scuola," ma con tutta la schifezza e la cattiveria, è da vent'anni che vediamo solo spalare letame sul risorgimento. Che brillantezza intellettuale, che grande novità.
Mettiamoci una pietra sopra. Ma se per sbaglio qualcuno lo va a vedere, mi faccia sapere cosa ne pensa, per favore.
Del film che esce in questi giorni, Noi Credevamo di Martone (mattone di circa tre ore) si può vedere una anteprima sul Corriere online: mi ha fatto cascare le braccia nel giro di una manciata di secondi. Classico film italiano che non può essere esportato oltre Lugano, dove in nome del realismo o di discorsi interni di noialtri si fanno le soltie scelte assassine, come recitare in dialetto (in certi momenti avrei avuto bisogno dei sottotitoli) o lanciare riferimenti alla politica di oggi. Quanto alla scelta coraggiosa, quella di raccontare il risorgimento "non come ce lo hanno fatto studiare a scuola," ma con tutta la schifezza e la cattiveria, è da vent'anni che vediamo solo spalare letame sul risorgimento. Che brillantezza intellettuale, che grande novità.
Mettiamoci una pietra sopra. Ma se per sbaglio qualcuno lo va a vedere, mi faccia sapere cosa ne pensa, per favore.
giovedì 11 novembre 2010
Brevissimo omaggio a Dino De Laurentiis
Veramente non ci avevo mai riflettuto, ma questo mostro sacro del cinema, che ci ha lasciati a 91 anni, è stato un campione del cinema fantastico (tra le altre cose, ovviamente).
Oltre ad aver dato vita a Conan, è anche il produttore di Dune e, meno importanti per me ma sempre noti agli amanti del fantastico, Flash Gordon e L'Armata delle Tenebre. Mettiamoci pure Barbarella, il remake di King Kong e Diabolik. Ma ce ne sono molti altri, parlando solo di quelli attinenti al fantastico, senza contare che questo produttore ha al suo attivo alcuni dei capolavori del cinema sia italiano che internazionale.
Se ne è andato un gigante, un protagonista di quell'epoca in cui l'Italia, senza neanche saperlo, ebbe una grandezza come non rivedremo mai più.
Oltre ad aver dato vita a Conan, è anche il produttore di Dune e, meno importanti per me ma sempre noti agli amanti del fantastico, Flash Gordon e L'Armata delle Tenebre. Mettiamoci pure Barbarella, il remake di King Kong e Diabolik. Ma ce ne sono molti altri, parlando solo di quelli attinenti al fantastico, senza contare che questo produttore ha al suo attivo alcuni dei capolavori del cinema sia italiano che internazionale.
Se ne è andato un gigante, un protagonista di quell'epoca in cui l'Italia, senza neanche saperlo, ebbe una grandezza come non rivedremo mai più.
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