martedì 3 febbraio 2009

The Ring


Diciamo la verità. I film horror in gran parte fanno ridere, fanno solo schifo, fanno pietà. Qualsiasi idea dura poco, anzi, è buona per una sola volta. La paura non si costruisce mostrando cose spaventose (lo spettatore, o il lettore, sa benissimo di essere al sicuro) ma dosando con parsimonia quello che si vede, lavorando di immedesimazione, di suggestioni. In questo senso anche una sòla pazzesca come The Blair Witch Project ha i suoi momenti, mentre altri film magari validi come trama non ce la fanno a suscitare nemmeno un brivido.

The Ring mi è piaciuto perché, per la prima volta da tanto tempo, aveva un'idea nuova: la morte che arriva con mezzi banali, quotidiani (la videocassetta maledetta, la telefonata misteriosa che annuncia la morte in sette giorni, la TV che si accende da sola, eccetera). E le strane immagini del video, inquietanti, in parte insensate. Riesce a entrare sottopelle e ad essere una minaccia, la prima volta che lo si vede.
Il film si regge tutto sulla trovata originale, di per sé non è un gran che: remake americano (così così) di un film giapponese che non sono riuscito a comparare (perché era ormai svanito l'effetto sorpresa). La protagonista (Naomi Watts) non mi convince particolarmente, direi che è più interessante Samara, la bambina della maledizione (in realtà si vede pochissimo, ma in alcune scene impressionanti). Non mancano il bambino rompiscatole che c'è in quasi tutti i film di avventura e gli adolescenti scemi che sono una pietra miliare dell'horror (per fortuna, ci sono solo all'inizio). Il libro forse meriterebbe; ma gli altri film della serie (Ring 2 e tutti i vari Ringu giapponesi) non li considero molto; nell'horror, purtroppo, le buone idee vanno a segno una volta sola.

domenica 1 febbraio 2009

E' morto Lino Aldani

Non ho mai letto la fantascienza di Lino Aldani, morto il 31 gennaio a Pavia. Sapevo che era stato un esponente piuttosto di rilievo, e per molti anni, ma gli autori di fantascienza italiani di cui ho letto qualcosa si contano sulle dita di una mano...

Avevo comprato però un libro fantasy scritto da Aldani a quattro mani con Daniela Piegai, Nel Segno della Luna Bianca, e per me rimarrà una dimostrazione che essere bravi in un settore non significa sempre potersi avventurare in un altro, perché come fantasy l'ho trovato decisamente scarso.

Spero di aver tempo e occasione di conoscere meglio questo autore. D'altra parte se lo conoscevano e lo rimpiangono anche all'estero, la sua fama se l'era guadagnata.

venerdì 30 gennaio 2009

I Draghi di Earthsea


Concludo la lettura della serie di Earthsea, questa fantastica serie di Ursula Le Guin (i precedenti post erano stati questo e quest'altro...).
Le opinioni non del tutto entusiaste che avevo ricevuto da Illoca fra i commenti del primo post hanno qualche riconoscimento da parte mia leggendo questa seconda parte della saga, due romanzi strettamente correlati (L'Isola del Drago e I Venti di Earthsea) che in parte si riagganciano a La Spiaggia più Lontana, formando un'unica storia di ampio respiro. La trama tratta del rapporto tra umani e draghi e delle tematiche relative alla creazione di Earthsea e ai suoi miti più antichi: storia impegnativa e interessante anche se annegata in trame collaterali e appesantita da una certa lungaggine.

Non mi nascondo che non sono mancati i momenti di noia. Mentre avevo apprezzato il parlare di Fantasy dal punto di vista personale e intimo dei personaggi, così caratteristico della Le Guin, qui non mi è piaciuto come la storia anneghi tanto spesso nel dettaglio insignificante e si soffermi troppo a parlare della quotidianità. Spiacevole. Né più né meno di quelle lunghissime saghe stile Tolkien (pataccaro) in cui qualche scrittore si dilunga a descrivere nel dettaglio tutto quello che fanno i protagonisti.
Non voglio dire che non ci siano momenti di grandezza né che non succeda nulla, ma certo il complimento che avevo fatto ai primi libri di Earthsea dicendo che non c'era alcuna lungaggine non necessaria né "allungamento del brodo," non lo ripeto per questa seconda parte delle serie.

Con tutto questo non voglio scivolare nel giudizio negativo. Nel complesso credo che Earthsea sia fondamentale nel panorama del Fantasy, come ambientazione, come stile innovativo e originale (o se non altro, molto personale), come esempio di una scrittrice che ha voluto inserire tematiche politiche e femministe nella sua opera ed è riuscita a farlo senza scivolare nel becero e nel pesante (complimento che, personalmente, non faccio a Marion Zimmer Bradley, o almeno non estenderei a molta della sua produzione). Non che manchino momenti di critica forte al mondo al maschile, come quello del paragone con la noce (l'uomo di potere, che dentro in realtà è pieno solo di quello: se perde il potere rimane come un guscio vuoto): frase arguta e apprezzabile, anche se oggi come oggi potremmo pensare che tante donne di potere non siano così diverse.

Alla fine della serie emerge come personaggio chiave Tenar, mentre Ged scivola un po' in secondo piano. Con la sua saggezza e la sua forza interiore Tenar riesce ad essere, a mio parere, quella eroina fantastica che tante guerriere in bikini corazzato non sono state. Belli anche i personaggi delle streghe, bislacche, superstiziose e ignoranti, talvolta difficili da tenersi amiche per Tenar, quando ha bisogno di loro, ma che riescono spesso a fare ciò che serve per mettere le cose a posto e risolvere tanti problemi per il meglio. Piacevole il re, personaggio davvero fantasy nella sua rettitudine e forza morale, e simpatica la sua promessa sposa arrivata, coperta di veli, dalle terre degli uomini bianchi (che, bisogna ricordare, qui sono i barbari arretrati, rifilati nella periferia del grande arcipelago).

In conclusione: noia, sì, lo ammetto, ce n'è anche stata. Ma nell'insieme questa serie va conosciuta.

domenica 25 gennaio 2009

Manifest Destiny



Questo gioco da tavolo è stato pubblicato un po' di anni fa dalla GMT Games, ed è incentrato sulla creazione di imperi economici o mercantili in America settentrionale (Stati Uniti e dintorni). L'ho giocato un po' di volte quindi sono sicuro, prima di criticarlo, di averlo almeno capito.
Il problema di Manifest Destiny è che a volte non si capisce cosa stia simulando. E' un gioco economico in cui si cerca (fra tante cose) di prendere il controllo di certe zone geografiche per sfruttarne le risorse. Però ha molte caratteristiche che ricordano i giochi di guerra, compreso il fatto che si attaccano le zone degli altri giocatori (come se alla competizione economica si fossero sostituite... le vie di fatto: e ammetto che nella frontiera qualche volta succedeva anche questo ma vi assicuro che nell'atmosfera di un gioco fondamentalmente economico stona abbastanza). Aggiungiamoci delle regole complicate: c'è tutto un gioco collaterale di "progressi tecnologici" e di "pionieri" che cercano di arrivare a delle "scoperte," insomma si può investire in miglioramenti che possono consentire di muoversi meglio, guadagnare di più e avere tutta una serie di vantaggi (e guadagnare dei bei punti vittoria), ci sono delle carte che permettono di compiere azioni particolari, insomma tutta la pletora di possibilità che ci si aspetta di trovare in giochi di questo tipo.
Solo che il regolamento pare a volte inutilmente complesso, la mappa è una delle più brutte che io abbia visto in tempi recenti... insomma proprio non ci siamo.
Non so se questo gioco ha la traduzione in italiano, e se ce l'ha non ve lo consiglio proprio. Confuso, scarso nel dare al giocatore un "feeling" dell'epoca in cui è ambientato, astratto più di quanto il titolo direbbe ma allo stesso tempo inutilmente complicato, Manifest Destiny è un gioco che non ha per nulla riscosso le mie simpatie.

martedì 20 gennaio 2009

Lasciami Entrare


La moda dei vampiri comincia un po' a rompere ma questo Lasciami Entrare l'ho voluto vedere, anche perché sono abbastanza curioso del cinema dei paesi nordici.
E' un film che potrà piacere o no agli amanti delle budella srotolate per la stanza e del sangue a fiumi. Lo splatter c'è, ma c'è molto altro. Intanto l'ambientazione è piuttosto originale e poi lo stile è quello (che può non piacere) di un certo tipo di film nordeuropei: lunghi silenzi, immobilità dell'inquadratura, scene introspettive. Infine è insolita la storia: Oskar, un dodicenne emarginato (vittima dei bulli) incontra una misteriosa ragazzina, Eli, che si fa vedere solo di notte. Avrete già capito che è una vampira... insomma si sviluppa una ben strana coppia.
Il film è tratto da un libro che era ben più lungo e complesso: e probabilmente nel libro è essenziale (immagino) un particolare che nel film viene riportato in maniera così striminzita da renderlo irrilevante e forse addirittura di disturbo: la giovanissima vampira (se non volete l'anticipazione, saltate la frase...) in realtà è un maschio evirato: prima lo fa capire in una frase che dice a Oskar ("ti piacerei se non fossi una femmina?") poi, ahimé, ci tocca vedere il particolare.

La sete di sangue di Eli si incontra con la repressione e il desiderio di vendetta di Oskar, le scelte che i due attuano sono certamente... discutibili (a dir poco!) ma sembrano quasi giustificate, in un clima di spietata sopravvivenza.

Insomma un film bello e particolare: val la pena di vederlo. Stanno già facendo un remake per il pubblico USA (che non ama vedere i film stranieri, al limite apprezza le idee migliori, ma ricucinate in salsa BBQ). Chissà se la rielaborazione americana sarà meglio: non sono uno di quelli che dicono che il remake americano sia sempre uno schifo ma in questo caso penso che un rifacimento possa solo peggiorare il film.
Comunque sia, complimenti a Lindqvist (che ha scritto il libro) e ad Alfredson (che ha diretto il film).

Che Hari Seldon ci protegga

La Warner Bros e la Fox erano i principali contendenti per aggiudicarsi i diritti cinematografici de La Fondazione di Asimov. Proprio le stesse compagnie che si sono scannate sui diritti di Watchmen. Ebbene, a sorpresa i vincitori sono stati altri: la Columbia Pictures.
Cosa verrà fuori da questa trasposizione? Non sono un grandissimo ammiratore di Asimov, ma un paio di libri fondamentali li ho letti e la trilogia della Fondazione è fra quelli (in verità ho letto fino al quarto o al quinto della serie, ma secondo me non sono all'altezza degli originali tre). Il mio timore è che, essendoci tre o quattro concetti da capire, i produttori decidano che sono troppi, e ne facciano una riduzione da cartone animato. Speriamo di no...