Proseguendo nella grande esplorazione del mondo della Prima Legge, ho affrontato The Heroes. [Nota: in questa recensione anticiperò certi eventi della trilogia ambientata in questo mondo]. Qui Joe Abercrombie ci riporta in quello che, a mio parere, è il luogo meglio descritto del suo mondo immaginario (non uno dei più memorabili del fantasy, nel complesso, se volete la mia impressione): il Nord. I nordici sono una specie di scandinavi con un che di celtico o di germanico (vichinghi? sembrano quasi, ma non li si vede compiere grandi avventure marinaresche). Sono rozzi guerrieri di un mondo diviso in clan, mai unificato del tutto, una terra di conquista per l'Unione ma poco redditizia, e invasa pagando un prezzo parecchio salato. Insomma un mondo che è perennemente in guerra. I tratti caratteristici dei nordici sono abbastanza pochi ma pittoreschi: certi modi di dire che vengono ripetuti spesso, i codici d'onore, la divisione sociale nelle caste di guerrieri, l'impetuosità in battaglia, l'amore per le storie leggendarie e le bevute, la facilità con cui gli sconfitti fanno una brutta fine (ma talvolta anche il rispetto esistente tra avversari, a seconda dei rapporti personali), le faide e i duelli. E anche i nordici hanno un vicino che temono, in quanto c'è gente ancora più rozza e dura di loro, i selvaggi che vivono oltre il fiume Crinna.
venerdì 11 settembre 2015
sabato 5 settembre 2015
La classe operaia (e non solo) va in castigo
Un
articolo del Guardian (in inglese) esamina cosa è successo quando sono state
rivelate le (pessime) condizioni lavorative che esistono presso Amazon, gigante della
New Economy (nonché della
globalizzazione).
Una
cultura del lavoro competitiva e spietata, che sembra prevedere solo
una passata sotto il
bulldozer per concetti quali il rispetto della
dignità del lavoratore
e i diritti a condizioni lavorative accettabili.
Dal momento che il
mondo economico è rimasto inerte di fronte a qualsiasi appello al
boicottaggio, sembra che la reazione del management, sostanzialmente una
lettera in cui si dice che le cose non stanno davvero
così, sia stata sufficiente a sopire qualsiasi contestazione. Insomma, dopo la denuncia cosa è successo? poco. Ma perché?
Insomma trattare ruvidamente il lavoratore per il mondo economico non è un problema, finché non vi è una grossolana violazione dei diritti, di quelle che rischiano di creare un pericolo per i profitti dell’azienda (ovvero grosse cause, class action e simili che costringano a sborsare indennizzi clamorosi, un’evenienza che nell’Italia dei diritti dei lavoratori non succede mai, ma nella crudele America capitalista qualche volta si verifica).
giovedì 3 settembre 2015
Unfriended
Un altro film, come The Gallows, di cui ho parlato qualche giorno fa, che ha fatto un buon incasso pur essendo costato pochissimo. Unfriended è decisamente minimale, al punto che praticamente tutto quello che avviene avviene sullo schermo del computer o viene visto attraverso di esso (facebook, il web, la videoconferenza, youtube, ecc...), anzi penso che questo film sarebbe del tutto incomprensibile a uno dei non pochi che non utilizzano mai internet. Anche qui, i protagonisti sono ragazzi americani, apparentemente tutti dei bravi ragazzi.
Dei protagonisti non so niente, la ragazza che vediamo di più (in verità vediamo le sue azioni sul monitor e il suo volto sul monitor stesso nella finestra della chat) è Shelley Henning, attrice e reginetta di bellezza, in effetti fa la parte di una ragazza (Blaire) apparentemente molto più giovane. Un'altra delle protagoniste, Jess, è interpretata da un'attrice con una carriera decisamente corposa, Renee Olstead, sebbene debbba ammettere che mi è del tutto sconosciuta. Alla regia un ignoto georgiano di etnia russa (Levan Gabriadze); l'unico personaggio a me noto è uno dei produttori (Timur Bekmambetov, che diresse i Guardiani della Notte). Stabilito che non ci sono performance prodigiose, direi che il film si fa notare per la tematica (il bullismo, ma non solo) e per la particolarità tecnica (tutto avviene in rete, praticamente). C'è da dire un'altra cosa: la storia sa prendere ma per essere un horror, non fa paura. Mi direte che di solito gli horror non ne fanno. È vero, diciamo che questo ne fa anche meno del solito.
Dei protagonisti non so niente, la ragazza che vediamo di più (in verità vediamo le sue azioni sul monitor e il suo volto sul monitor stesso nella finestra della chat) è Shelley Henning, attrice e reginetta di bellezza, in effetti fa la parte di una ragazza (Blaire) apparentemente molto più giovane. Un'altra delle protagoniste, Jess, è interpretata da un'attrice con una carriera decisamente corposa, Renee Olstead, sebbene debbba ammettere che mi è del tutto sconosciuta. Alla regia un ignoto georgiano di etnia russa (Levan Gabriadze); l'unico personaggio a me noto è uno dei produttori (Timur Bekmambetov, che diresse i Guardiani della Notte). Stabilito che non ci sono performance prodigiose, direi che il film si fa notare per la tematica (il bullismo, ma non solo) e per la particolarità tecnica (tutto avviene in rete, praticamente). C'è da dire un'altra cosa: la storia sa prendere ma per essere un horror, non fa paura. Mi direte che di solito gli horror non ne fanno. È vero, diciamo che questo ne fa anche meno del solito.
giovedì 27 agosto 2015
Scorci dell'Apocalisse
E torniamo a caccia di zombie (o a essere cacciati dagli zombie). Solo che qui i "morti viventi" in realtà sono gli infetti, quelli colpiti dal prione di Lee-Chang, nell'universo condiviso del Survival Blog. Il libro è Scorci dell'Apocalisse, in formato digitale. Autore Gianluca Santini, che sceglie di raccontare in storie brevi e separate alcuni episodi dell'apocalisse gialla.
domenica 23 agosto 2015
The Gallows - L'Esecuzione
Il film è uscito da qualche giorno, la mia recensione è su Fantasy Magazine. The Gallows - L'Esecuzione è un horror del filone found footage che ormai sta diventando un classico (quando fingono che il film sia tratto così com'è dal materiale girato dalle vittime stesse). Lo consiglio, ma solo agli amanti dell'horror. Non è fatto male per quanto in grande economia di mezzi, e almeno il finale ha un guizzo inaspettato (o almeno, è stato inaspettato per me).
sabato 22 agosto 2015
La fine del kindle (e compagnia bella)?
Segnalo questo articolo su La Stampa, dove si celebra il funerale anticipato degli ebook reader. Infatti calano le vendite, ma gli ebook vengono letti sempre di più. Come può essere? Ovviamente le persone li leggono servendosi di smartphone e tablet (anche se l'articolo afferma che i tablet sono scomodi da usare e quindi vengono usati gli smartphone: su che base lo affermano, non saprei). L'e-reader rischia perciò di diventare il dispositivo di troppo, che dà fastidio portare in giro, mettere in valigia, ecc... quando con un solo strumento si può fare tutto.
A dire il vero quello che io aspettavo ai tempi in cui queste tecnologie erano in via di sviluppo era proprio l'apparecchio ibrido che consentisse un doppio uso (schermo che potesse funzionare come un lcd retroilluminato e come e-ink, oppure apparecchio con due schermi). Qualche tentativo di mettere sul mercato strumenti simili c'era stato. Presumo che per un motivo o per l'altro questo tipo di prodotto si sia poi deciso di non diffonderlo e svilupparlo ulteriormente. Ed è un peccato.
Credo comunque che il lettore forte continuerà a prediligere gli e-reader a meno che i produttori non facciano lo scherzo di farli "sparire" dal mercato viste le vendite sotto le aspettative. Un libro lo puoi anche leggere sullo smartphone, se ne leggi dieci però ti puoi rovinare la vista.
A dire il vero quello che io aspettavo ai tempi in cui queste tecnologie erano in via di sviluppo era proprio l'apparecchio ibrido che consentisse un doppio uso (schermo che potesse funzionare come un lcd retroilluminato e come e-ink, oppure apparecchio con due schermi). Qualche tentativo di mettere sul mercato strumenti simili c'era stato. Presumo che per un motivo o per l'altro questo tipo di prodotto si sia poi deciso di non diffonderlo e svilupparlo ulteriormente. Ed è un peccato.
Credo comunque che il lettore forte continuerà a prediligere gli e-reader a meno che i produttori non facciano lo scherzo di farli "sparire" dal mercato viste le vendite sotto le aspettative. Un libro lo puoi anche leggere sullo smartphone, se ne leggi dieci però ti puoi rovinare la vista.
sabato 15 agosto 2015
Hiroshima & Nagasaki, 70 years ago
(in english only)
The debate is still going on, regarding the final act of World War Two: was the atomic bomb use "justified?" As a "global intelligence" website (stratfor.com) shows in a recent article* the debate is really about the moral character of the United States, more than the use of the Bomb itself. How the USA can be good if thousands of civilians were killed this way?
The debate is still going on, regarding the final act of World War Two: was the atomic bomb use "justified?" As a "global intelligence" website (stratfor.com) shows in a recent article* the debate is really about the moral character of the United States, more than the use of the Bomb itself. How the USA can be good if thousands of civilians were killed this way?
lunedì 10 agosto 2015
La compassione e la vigliaccheria sono la stessa cosa
Scritto dopo la trilogia della Prima Legge, questo Best Served Cold è il primo romanzo autoconclusivo di Joe Abercrombie nella medesima ambientazione (l'ho letto in inglese sebbene esista in italiano). Tornano personaggi già menzionati, e si procede con vicende che seguono in ordine cronologico gli eventi della trilogia. Adesso l'azione si svolge in Styria, che poi altro non è che una versione fantasy dell'Italia rinascimentale (fantasy mediterraneo!). Qui il Duca Orso combatte una serie di campagne vittoriose per imporre il suo dominio definitivamente, contro la volontà della maggior parte delle altre casate che si sono unite in una Lega degli Otto per resistergli. Tra battaglie, assedi, tradimenti e saccheggi le guerre vanno avanti da anni, con meravigliosi palazzi e antiche rovine come sottofondo. Non mancano quadri, statue e altre opere d'arte sopraffine, continue citazioni di antichi personaggi dal nome che suona come latino o italico, generali senza nerbo, nobili vigliacchi che talvolta hanno sprazzi di orgoglio, ma più spesso no, terribili avvelenatori (uno di essi è tra i protagonisti di questo libro) e rancidi condottieri di compagnie mercenarie, tra cui il già noto Nicomo Cosca. Ma protagonista del libro è la quella potente spinta motivazionale che s'intende dal titolo: la Vendetta (il titolo è l'abbreviazione di una citazione che tutti conosciamo: cos'è che si gusta meglio freddo?). Avverto qui che ci saranno diverse anticipazioni della trama, che
però è molto scontata e lineare, per cui non ne avrete gravissimi danni.
mercoledì 5 agosto 2015
Scadenza superata per il mio hosting
Purtroppo devo annunciare che Yaktab.com, che ha graziosamente ospitato i miei ebook per oltre un anno, dandomi anche le statistiche di download da parte degli utenti, chiude i battenti. Questo servizio di web hosting, che evidentemente era troppo buono per durare, è in effetti ancora attivo ma fin dal 31 luglio, in effetti, avrebbe dovuto cancellare i miei file. Potrebbe farlo in qualsiasi momento.
Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.
La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html
Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.
La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html
domenica 2 agosto 2015
Ex Machina
Sarà off-topic, ma devo dire che uno dei protagonisti maschili di Ex Machina lo hanno congegnato con una delle facce più antipatiche e saccenti che io ricordi da molto tempo a questa parte: si tratta del guatemalteco naturalizzato USA Oscar Isaac. Compare nei panni di Nathan, lo scienziato brillante, spietato e paranoide che invita l'altro protagonista maschile, l'impronunciabile Domhnall Gleeson (visto in qualche Harry Potter) che veste i panni del brillante programmatore Caleb, a "testare" la sua nuova intelligenza artificiale, Ava. Ava è in effetti un robot ed è femmina (Alicia Vikander, brava attrice svedese), e ha tutte le curve a posto, particolare questo che avrà una parte nel film. Praticamente tutto si svolge nell'isolato centro ricerche di Nathan, tra complessi sistemi di sicurezza e codici d'accesso che permettono a Caleb di entrare in certe stanze ma non in altre. Dopo un po' compare il quarto personaggio del film è una bellissima ragazza dalle fattezze asiatiche, si chiama Kyoko (Sonoya Mizuno) ed è scelta da Nathan perché incapace di comprendere l'inglese e quindi di rubare i segreti del brillante inventore. Nonostante non parli mai e sia trattata come una stupida sguattera io ho pensato immediatamente (come, credo, la maggior parte degli spettatori dotati di una minima attenzione) che fosse un altro androide, magari meno evoluto di Ava.
venerdì 31 luglio 2015
La cosplayer e l'italiano medio
Ho letto con sgomento questo post riguardo all'accoglienza veramente sopra le righe che una famosa cosplayer straniera ha ricevuto quando si è prestata a partecipare alla giuria di una manifestazione tenutasi sul suolo italico. A dire il vero si tratta di una "aggressione" tenutasi solo sulla pagina di facebook e non una carica di burini allupati verso il palco nella vita vera... ma i concetti espressi sono pesantini e meritano comunque qualche riflessione.
domenica 26 luglio 2015
Lavoro e società nel ventunesimo secolo
Ritorniamo, con un paio di citazioni, sui temi politici ed economici che ho esplorato qualche mese fa, immaginando il futuro con l'evoluzione della tecnologia e la corrispondente reazione della società.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.
Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).
Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.
Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).
Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.
sabato 18 luglio 2015
La Grande Guerra di Tolkien
Segnalo il mio articolo su Fantasy Magazine, su una affascinante iniziativa della scuola in cui J.R.R. Tolkien studiò. L'articolo è di qualche giorno fa ma sono rintronato dal caldo e ho dimenticato di linkarlo qui.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.
venerdì 17 luglio 2015
Una promessa di cui non m'importa più nulla...
Sono passati ben otto anni da quando accennai, su questo blog, a una serie di libri che a suo tempo mi aveva incuriosito ma che era rimasta sospesa, senza nessun seguito né conclusione. Era la Guerra Contro gli Chtorr di David Gerrold. Ricordo che anni fa i primi quattro episodi erano stati riuniti in un librone gigante per il rilancio della serie, in attesa di un quinto. Poi non se ne fece più nulla... e a questo punto l'atteggiamento di questo scrittore mi ha stancato. Ricordo le polemiche su George Martin che non continuava la sua serie (Trono di Spade) e la critica dei fan, di cui si era parlato anche sul web italiano. Di Martin non mi interessava, comunque. Di Gerrold, che a quanto pare adesso sta terminando il benedetto quinto libro (ma ancora non esce!) posso dire che se anche spergiurasse che la pubblicazione ci sarà davvero, a me non interessa più.
mercoledì 15 luglio 2015
Predestination
Se volete farvi venire un mal di testa con i paradossi relativi ai viaggi del tempo, guardatevi questo film: Predestination, di Michael e Peter Spierig. Il protagonista della trama è una specie di agente segreto, di un servizio molto particolare, interpretato da Ethan Hawke, che ricordo da Gattaca, altro film di fantascienza. Tipo determinato, ma anche piuttosto consumato dai sacrifici che la sua missione gli impone. All'inizio del film fa il barista, per copertura, e ascolta la storia di una persona stranissima, Jane, una donna diventata uomo (interpretata da un'attrice emergente, Sarah Snook). Jane è un'orfana, una che con la propria tenacia avrebbe potuto entrare in un programma spaziale ma non è riuscita, e ora vive scrivendo racconti di bassa lega. È anche stata madre di una bambina che però le è stata portata via, e, per bizzarro che possa sembrare, è stata trasformata in maschio. Già, come mai? Questo è uno dei punti deboli della trama: quando è nata la figlia, col parto cesareo, è stato necessario rimuovere utero e ovaie, però il medico ha scoperto che internamente aveva, di scorta, un abbozzo di apparato riproduttivo maschile. Questa situazione di ermafroditismo può forse essere anche possibile, un po' più strano che il medico decida di testa sua, poiché la paziente ha perso gli organi femminili, di trasformarla in maschio.
Così Jane è diventata John (in realtà non è semplicissimo, ci vorranno diversi interventi chirurgici dopo il primo). E questa è solo una delle tante stranezze di un film che con la logica fa un po' a pugni: ed è sempre così, coi viaggi nel tempo. Avremo una serie di sorprese una più sconvolgente dell'altra, mentre l'agente persegue il suo scopo (eliminare un famoso attentatore che continua a farla franca) e Jane/John viene coinvolta nei viaggi del tempo per rendere ulteriormente problematica la sua vita. Il film gioca sulle atmosfere (un po' thriller, storia di misteri e investigazioni, un po' film noir) e sulle tensioni dei personaggi, che devono cercarsi uno scopo nella vita, visto che di condurre un'esistenza normale proprio non se ne parla.
C'è di più, ma se non volete che vi sia rivelato praticamente tutto saltate al prossimo paragrafo... Per via dei viaggi del tempo, di un'operazione di plastica facciale e del cambio di sesso di Jane, praticamente tutti i personaggi principali sono la stessa persona, la quale ha anche procreato se stessa.
La storia viene da un racconto di Robert Heinlein, All You Zombies. Film intricato, ricco di trama per quanto piuttosto povero di effetti speciali, Predestination suscita interesse, avvince con la sua ambientazione, e senz'altro merita di essere visto.
Così Jane è diventata John (in realtà non è semplicissimo, ci vorranno diversi interventi chirurgici dopo il primo). E questa è solo una delle tante stranezze di un film che con la logica fa un po' a pugni: ed è sempre così, coi viaggi nel tempo. Avremo una serie di sorprese una più sconvolgente dell'altra, mentre l'agente persegue il suo scopo (eliminare un famoso attentatore che continua a farla franca) e Jane/John viene coinvolta nei viaggi del tempo per rendere ulteriormente problematica la sua vita. Il film gioca sulle atmosfere (un po' thriller, storia di misteri e investigazioni, un po' film noir) e sulle tensioni dei personaggi, che devono cercarsi uno scopo nella vita, visto che di condurre un'esistenza normale proprio non se ne parla.
C'è di più, ma se non volete che vi sia rivelato praticamente tutto saltate al prossimo paragrafo... Per via dei viaggi del tempo, di un'operazione di plastica facciale e del cambio di sesso di Jane, praticamente tutti i personaggi principali sono la stessa persona, la quale ha anche procreato se stessa.
La storia viene da un racconto di Robert Heinlein, All You Zombies. Film intricato, ricco di trama per quanto piuttosto povero di effetti speciali, Predestination suscita interesse, avvince con la sua ambientazione, e senz'altro merita di essere visto.
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