venerdì 23 febbraio 2018

Altered Carbon

Ispirata ai romanzi di Richard Morgan, la serie Altered Carbon ci porta in un mondo cyberpunk con richiami visivi, stilistici e di trama fin troppo evidenti a Blade Runner (e dicono anche a Ghost in the Shell, ma non posso pregiarmi di ricordarne nemmeno un fotogramma anche se qualcosina avevo visto...). La serie, fortemente voluta da Laeta Kalogridis (implicata nella produzione di... be', di "un sacco di roba" di qualità e/o di successo), è a volte disorientante, di sicuro relativamente costosa, di una certa complessità da seguire e certamente benvenuta dalla maggior parte degli appassionati di fantascienza. Quella vera. Anche perché di tematiche come quelle trattate nella serie si parla molto, certo, spesso vengono portate sullo schermo, ma raramente con questa intensità, anche se ovviamente il prezzo da pagare è qualche difficoltà per lo spettatore che si deve fare sempre spiegare tutto.

Sono contento di questa serie, che porta in primo piano una quantità di tematiche che m'interessano.

Il fenomenale Poe

Per prima cosa, la vita degli stra-ricchi, i Meth [attenzione ho visto la serie in inglese, può darsi che con la traduzione in italiano certi termini non coincidano]. Praticamente sono immortali, e praticamente sopra la legge. Ma in effetti l'immortalità non l'hanno raggiunta solo loro. Tramite una specie di innesto alla base della cervicale, tutti hanno i propri dati salvati.


I ricchi godono anche di backup via "rete," diciamo, ad ogni modo la persona che muoia senza che lo "stack," ovvero l'innesto, sia distrutto, può essere resuscitata, infilata in un altro corpo. Se per decisione di qualcuno o per incidente lo stack è distrutto, si ha invece la "vera morte." Ma non per il magnate Laurens Bancroft, un meth interpretato da James Purefoy (Solomon Kane, ricordate?) che vuole una indagine sulla... sua stessa morte. Ucciso (suicidatosi?) con il backup completato a metà, Laurens non sa cosa sia successo nei suoi ultimi momenti, e vuole che l'indagine sia svolta da un Envoy, ovvero un appartenente a un gruppo rivoluzionario che, secoli prima, s'era battuto contro la stessa possibilità di resurrezione. Gliene trovano uno (ovviamente solo l'innesto "usb" cervicale, non la persona intera). Tecnicamente un criminale, etnicamente di razza orientale (attore: Will Yun Lee) ma infilato per l'occasione nel corpo di un poliziotto ucciso (attore: Joel Kinnaman, visto in quella porcata di Suicide Squad), il nostro eroe, di nome Kovacs, si trova a godere una sorta di libertà condizionata in un mondo sconosciuto e ostile. A cercare la verità e a intrecciare nuove relazioni, incontrando però anche persone del suo lontano passato.


E qui bisogna prendere atto di una peculiarità di questa storia. Così come esistono molti cloni identici di certi individui, altri si troveranno invece in corpi diversi in momenti diversi, e così nei flashback e nei ricordi di Kovacs lui ha il "vero" corpo e volto con fisionomia orientale, combattuto fra l'amore della bella rivoluzionaria Quell e la volontà di proteggere Rei (Dichen Lachman, di origini tibetane e australiane), l'amata sorella. La poliziotta Ortega sarà combattuta fra l'antipatia che prova inizialmente per Kovacs e il fatto che lui "indossi" il corpo del suo amante. C'è gente (nella famiglia di Ortega per esempio) dove l'immortalità è rifiutata, ci sono intelligente artificiali raffinatissime che si manifestano come ologrammi (stupenda quella che usa il volto dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe).


C'è chi si sdoppia, stando in due corpi e diventando a tutti gli effetti due persone differenti. C'è anche gente che al contrario non ha corpo, ma altri interagiscono con costoro in realtà virtuale. C'è chi viene interrogato, torturato a morte e poi resuscitato in questi ambienti dove la realtà è elettronica ma il dolore concretissimo. C'è chi accetta la possibilità di morire (gladiatori, prostitute che praticano sesso estremo) dietro compenso e resurrezione. C'è chi alla morte deve starci invece molto attento perché non ha la possibilità di essere resuscitato... Insomma non si può dire che le possibili conseguenze di una immortalità a buon mercato non siano state sfruttate.

Quanto a Bancroft, campione di ipocrisia con tanto di attività a favore dei poveri in stile "miliardario filantropo" dei giorni nostri (leggete qui per avere la mia opinione sulla categoria) e piaceri perversi ma "con dei limiti etici," è a capo di una dinastia non migliore di lui, gente cui l'immortalità e l'onnipotenza ha dato alla testa: altra tematica resa bene in questa serie.


La storia ha tonalità decisamente noir, anche se il finale, che non anticipo, ha un certo sapore buonista. Anche Kovacs, vera macchina per uccidere (e cinico, ma non senza emozioni), avrà una evoluzione. Molto della trama verte intorno a domande sull'umanità, ovvero cosa vuol dire rimanere umani in un ambiente del genere, e se è vero che si potrebbe dire che queste sono le medesime tematiche di Blade Runner, a mio parere qui sono esplorate in maniera molto differente.

È possibile ovviamente che questa complessa trama si esponga a critiche e sia troppo convoluta, e allo tesso tempo non abbastanza originale nelle idee, ma io di gran lunga preferisco Altered Carbon alle storielle tipo Star Wars.


2 commenti:

Carlo Croce ha detto...

Voglio cominciare a guardarla anche io! E comunque: complimenti per il sito! Sono nuovo di blogger!

Bruno ha detto...


Grazie per le belle parole, fanno piacere anche a un blogger di lunghissima data come me.
Questa serie è, a mio parere, imperdibile per un appassionato di fantascienza.