lunedì 19 gennaio 2015

Abitudini e stranezze del mio scrivere

Mi accodo ai post già scritti tempo fa da altri blogger riguardo alle proprie abitudini e idiosincrasie nella scrittura per raccontare alcune cose su di me.
A dire il vero penso di non poter dire niente di eclatante sulle abitudini pratiche. Mi incuriosiscono quelli che assicurano di riuscire a produrre in qualsiasi situazione, quelli che preferiscono avere un sottofondo musicale, magari con gruppi o cantanti scelti per creare l'atmosfera giusta. Mi stupiscono ancora di più coloro che tengono la televisione in sottofondo.

Io amo la tranquillità; abito da solo e generalmente scrivo a casa, e la TV è spenta, perché è spenta praticamente sempre (tranne rare occasioni, ad esempio la visione di un DVD).


A dire il vero cerco di creare attorno a me il maggior silenzio possibile. Se per caso sono a casa in un giorno feriale questo è molto difficile durante le ore di luce perché nel mio palazzo c'è sempre qualche lavoro o trasloco in corso.



La musica la apprezzo, come fonte di ispirazione o di atmosfere "giuste." Però non mentre scrivo, anzi mi rende impossibile concentrarmi. Pertanto avere YouTube a un clic di distanza può essere un problema. Anche la posta elettronica o i social network possono essere una distrazione importante.

Non sgranocchio niente e bevo di solito solo acqua o the. Talvolta l'ispirazione chiama imperiosamente il superalcolico, e la accontento con moderazione (quasi sempre). È facile che continui a scrivere nelle ore notturne, se sono in vena.

Scrivo sempre sul computer ma a volte prendo appunti su fogli volanti e taccuini, soprattutto se sono in viaggio o in giro. Ma le ispirazioni fulminanti non mi vengono spesso. Comunque cerco di essere da solo mentre scrivo o prendo appunti: in albergo, in una panchina di un parco, sul treno o in aereo ecc...

Sono a mio agio se so di avere diverse ore davanti senza impegni, per scrivere con calma. A volte però approfitto della mezz'ora libera senza difficoltà.

La trama e le tematiche principali talvolta le elaboro scrivendo su un foglio, disegnandovi dei riquadri che racchiudono i concetti o i passaggi di trama, che poi collego fra loro con freccette o altri simboli. So che esiste sotware che dovrebbe aiutarti a fare cose di questo genere e ho scaricato qualcosa, tempo fa; ma mi trovo meglio con carta e penna.

Col tempo ho sviluppato una certa capacità di superare la sindrome del foglio bianco. Mi impongo di scrivere qualche pagina anche quando l'ispirazione è quella che è. Ma questo funziona bene solo nei periodi positivi e ispirati. Ho dei lunghi intervalli nerissimi in cui non riesco a creare o a metter giù le mie idee.

Ho aperto diversi progetti nel tempo e fatico a chiuderli tutti. Magia e Sangue, il mio fantasy "lungo," è in ballo da così tanto tempo che penso di riscriverlo completamente anziché revisionarlo, perché il mio stile ormai è cambiato.

Non sempre sono originalissimo nelle mie ispirazioni, ma cerco di evitare le citazioni e le scene prese di peso da qualche altro libro o film. A volte però ne faccio in qualche modo la parodia. In Nove Guerrieri (spoiler!) ho ripreso una scena del film Il Tredicesimo Guerriero, quella  in cui la maga chiama i volontari e quelli si offrono uno dopo l'altro, in chiave piuttosto low fantasy: perché non c'è un numero prestabilito da raggiungere, ma si offrono pochi uomini e il comandante resta deluso.

Se devo scrivere qualche battuta particolare, frase filosofica o aforisma generalmente me li invento.

Una volta ero reticente di fronte alla prospettiva di tagliare scene superflue (magari scritte con fatica) ma ormai ho imparato a calare l'accetta.

Questa potrà sembrare strana. Se c'è una cosa che mi sembra subito falsa sono quelle scene "da film" in cui un personaggio colpito mortalmente pronuncia, magari rivolto all'amico che è accorso in suo aiuto, qualche bella frase di commiato prima di esalare subito dopo l'ultimo respiro. Questo non lo faccio mai o quasi mai. I miei feriti danno più fastidio, perché sono un po' più realistici: non crepano subito a comando, e quando stanno per andarsene di solito non pronunciano frasi con senso compiuto.

Mischiare il realismo con il fantastico è una cosa che del resto amo fare, e probabilmente una delle particolarità più personali del mio scrivere.


10 commenti:

Mirko Sgarbossa ha detto...

Mi rivedo molto in quello che hai scritto: anch'io ho bisogno di tranquillità e silenzio il più possibile assoluto. Ho un quaderno che mi porto sempre nella sacca universitaria in qui faccio mappe e prendo appunti. è da mesi che non scrivo nulla e ho capito perché: sono un maniaco della completezza, prima di scrivere devo visualizzare dove sono i personaggi, in che società vivono ecc ecc. per questo ho abbandonato la scrittura e per ora sto disegnando qualche cartina (mi sto appassionando alla cartografia fantasy). In più, sfruttando i miei studi giuridici (sono al quinto anno di giurisprudenza) sto elaborando le istituzioni e il contorno... tentando di svincolarmi dalla abusata monarchia assoluta. Spero il mio tentativo riesca. Molte delle abitudini che hai ce le ho anch'io, mi rincuora sapere di non essere l'unico ;)

Bruno ha detto...

eh be', rincuora anche me. La cosa che posso permettermi di consigliarti nella creazione di una ambientazione è di non essere perfezionista, piuttosto sii molto attento alla coerenza degli elementi che strutturano il mondo che hai immaginato.

Mirko Sgarbossa ha detto...

Grazie del consiglio, cercherò di non farmi prendere la mano ;) Voglio creare un'impalcatura solida geografica e politica in cui muovermi più che altro. Poi il dettaglio, se ce ne sarà bisogno, arriverà da sé.

Moriko S ha detto...

Grazie per aver condiviso con l'utenza questo piccolo e prezioso momento di concentrazione personale.
Fa sempre piacere leggere di come ognuno scriva secondo il momento e secondo le proprie abitudini, perché magari può fornirti qualche spunto per lavorare su te stesso.

Ne terrò conto per il futuro

A presto
e
Buon proseguo

M.T. ha detto...

Se si tratta di buttar giù un'idea, un appunto, una scena, musica, tv non mi sono di disturbo. Diversa cosa se faccio la stesura vera e propria: niente distrazioni o interruzioni, voglio il mio spazio per avere la giusta concentrazione.
Stessa cosa quando faccio una revisione: bisogna essere concentrati per mettere a posto i dettagli.

M.T. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ivano Landi ha detto...

Io scrivo in biblioteca, è l'unico posto dove riesco a concentrarmi al 100%.
Prima di mettermi a scrivere bevo sempre un caffè espresso.
La prima stesura, completa, la faccio con carta e penna, poi trasferisco il manoscritto sul computer e sul computer continuo il lavoro.
Per la revisione, i primi passaggi li faccio su schermo, quelli finali su stampato.

Bruno ha detto...

e insomma su una cosa più o meno siamo tutti d'accordo: la caciara non piace a nessuno...

Moriko S ha detto...

Direi di no: d'altronde come si può ascoltare sé stessi se attorno a noi c'è distrazione?

Intendo la scrittura come il risultato di una forza creatrice che agisce nella nostra immaginativa e prende forma e sostanza influenzata dal nostro animo e ciò che serbiamo nel cuore.
Non è facile da esternare e tradurre in parole, occorre concentrazione per riuscirvi.

Saluti

Cordialmente

Bruno ha detto...

Buona scrittura a tutti