Ho notato l'articolo sul blog Giochi sul nostro Tavolo e mi ha incuriosito parecchio. Un appassionato crea un gioco, una simulazione militare strategica, ovvero roba che ha certamente un suo pubblico, ma merce tutto sommato per pochi. Ne fa un piccolo capolavoro di estrema qualità, accettando che diventi un prodotto abbastanza costoso, e trova il coraggio di fondare la propria attività per commercializzarlo. Quando deve creare un aggiornamento perché ha dovuto cambiare qualcosa nel gioco, ai vecchi acquirenti lo regala. Insomma, in Italia si può osare di pensare alla grande?
La ditta è la VentoNuovo Games, il gioco è Blocks in the East. Ho fatto qualche domanda a Emanuele Santandrea, l'autore.
Ho scoperto la VentoNuovo
Games leggendo il magnifico blog "Giochi sul Nostro Tavolo,"
l'articolo sul gioco Blocks in the East dedicato alla Campagna di Russia: mi ha
colpito per prima cosa la qualità grafica: i colori brillanti della mappa, i cubetti
di legno ecc... a parte la grafica, quali sono gli aspetti innovativi di questo
gioco?
La semplicità, applicata a un gioco storico
molto dettagliato.
In altre parole volevamo quello che uno dei
nostri fan ha descritto come un easy and deep treatment of the Eastern Front.
C’erano già molti bei giochi su questo tema,
ma sono tutti o troppo semplici e astratti, oppure molto dettagliati ma
esageratamente, e inavvicinabili dalle persone normali.
Per testare Blocks in the East ci siamo fatti
aiutare da due ragazze, che non parlano inglese, non sanno granchè di geografia
né di storia, non hanno mai giocato ai wargames e non hanno conseguito 12
lauree. Loro sono il mio metronomo.
Blocks in the East è un gioco simile agli
Scacchi. Poche regole, molte opzioni strategiche.
Come hai riprodotto le caratteristiche peculiari della guerra sul fronte
orientale (logistica, ampi spazi, caratteristiche degli eserciti
contrapposti...)?
Premetto che esistono tre livelli di gioco:
base, in cui i giocatori
prendono confidenza con le meccaniche basilari del gioco.
Avanzato, in cui si iniziano a introdurre concetti interessanti: il
consumo di carburante e di munizioni, le difficoltà logistiche incontrate dalla
Germania durante la campagna sul fronte orientale, partita come blitzkrieg e
poi trasformatasi in una sanguinosa guerra di logoramento, le conseguenze del
terribile Generale Inverno di cui abbiamo memoria in molti testi (mi viene in
mente Centomila gavette di Ghiaccio).
Infine per i giocatori più esigenti, ci sono le regole opzionali, che
introducono concetti più sofisticati, direi per veri appassionati, come l’uso
degli sbarchi anfibi, i lanci paracadutati, la guerra strategica nell’Atlantico
e sui cieli della Germania, i partigiani, la ricolta Cecena del 1942…
Il prezzo è un problema. O non è un problema? Le vendite sono state pari
alle aspettative?
Il prezzo non è un problema se vai a produrre
in Cina, se fai un gioco con le pedine di carta e con una grafica elementare. E
magari in bianco e nero…
La nostra scelta è stata diversa… abbiamo
voluto un gioco di simulazione MADE IN ITALY, e non un party game. Abbiamo poi
scelto un tema sensibile: la Campagna di Russia.
La decisione di creare una casa editrice per pubblicare il gioco: un impegno
che può dare soddisfazioni o un hobby costoso?
VentoNuovo Games è una pico-azienda che non ha
nemmeno compiuto 6 mesi di vita. Troppo presto per dirlo… Per ora mi sto
divertendo.
Vuoi dire qualcosa sugli aspetti burocratici della sfida? Di fronte alla
prospettiva di avere a che fare con un'amministrazione fiscale malevola come la
nostra, credo che ci sia voluto coraggio. O hai trovato una maniera per
risolvere i problemi senza farti ammazzare di tasse prima ancora di avere
iniziato?
Se avessi pensato a certe cose, non sarei mai
partito… ;)
Trovare artisti, disegnatori, materiali... tutto già pronto in casa tra amici e
parenti, o è stata una sofferenza?
E’ una sfida, ogni giorno. Non è facile, ma,
come dicevo, mi diverto.
Avete partecipato alle manifestazioni tipo Essen, Lucca?
Abbiamo partecipato a Essen. Adesso saremo a
Ludica (Milano), alla Play (Modena) dove lanceremo ufficialmente la Collector’s
Edition, e poi alla San Marino Game Convention dove organizzeremo un piccolo
torneo.
Qual è il prossimo progetto?
In 5 mesi abbiamo lanciato sul mercato BLOCKS
IN THE EAST, ristampato la nuova versione, creato la Limited Edition e poi
adesso stiamo per uscire con la Collector’s Edition, replica in ottone, scala
1:1 di un proiettile di artiglieria della Seconda Guerra Mondiale, con all’interno
un’esclusiva versione del gioco.
E' disponibile anche una serie di video per imparare a giocare: questo è il primo, su questa pagina trovate i link all'intera serie:
venerdì 8 marzo 2013
lunedì 4 marzo 2013
L'unicità della mente umana
Uno dei sogni della fantascienza, la creazione dell’intelligenza
artificiale, sembrava sempre più vicino, visti i recenti sviluppi, tra
supercomputer e studi neurologici.
Invece uno degli esponenti più in vista della neuroscienza, Miguel
Nicolelis, dice di no. Il cervello non è replicabile in forma digitale, perché
funziona diversamente. Quindi la “singolarità” tecnologica, ovvero il momento
in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana creando un progresso
che non potremo più comprendere pienamente, non si verificherà mai.
Il motivo risiede nel modello di funzionamento del cervello:
incredibilmente complesso, basato sulla connessione tra un enorme numero di
cellule e sulla loro interazione non lineare, quindi non digitale e non
riproducibile con una macchina, per quanto complicata e per quanto pensata il
più possibile simile nel funzionamento.
Peraltro per lo stesso motivo non sarebbe possibile
riprodurre la consapevolezza. L’idea di “scaricare” in un computer la propria
personalità rimarrà un sogno. (Incidentalmente, un’altra insidia sarebbe quella
di una “falsa consapevolezza,” di una macchina che all’osservatore potrebbe
sembrare un esatto duplicato della persona, ma che in realtà non è
autoconsapevole, e quindi rimane “morta”).
Nicolelis invece è un pioniere di tutt’altra scienza: quella
di potenziare il cervello con il collegamento alla macchina, tramite interfacce
che potrebbero permetterci di avere una enorme memoria, sensi che al momento ci
sono preclusi, e un sacco di altre belle opportunità. Ad esempio, far
funzionare remotamente delle macchine “sentendole” come parti del proprio corpo
e percependo la realtà tramite i loro sensori, oppure vedere a raggi X, ecc…
In un certo senso mi rassicurano queste affermazioni, perché mi fanno immaginare un futuro in cui le macchine potrebbero dare all'umanità un'enorme estensione delle sue possibilità ma senza poterla soppiantare (che è poi la possibile estrema conseguenza del postumanesimo).
Tuttavia mi resta il dubbio: perché i limiti a cui Nicolelis si riferisce sono quelli dei computer di oggi…
Domani chissà.
sabato 2 marzo 2013
Off Topic: Dopo le elezioni
Dopo i (sorprendenti, per molti aspetti) risultati elettorali, abbiamo una destra che perdendo milioni di voti si attesta al 29 % e rotti alla Camera e al 30% al Senato. Se aggiungiamo ai voti di PDL e Lega il centro di Monti (che non ha molte simpatie per questo tipo di destra, ma facciamolo per esercizio) scopriamo che un ipotetico centro-destra raggiungerebbe approssimativamente il 40% sia al Senato che alla Camera. Dal momento che le piccole forze politiche sono più o meno inesistenti in termini di seggi, abbiamo quindi una sinistra che supera agevolmente il 50% e potrebbe ottenere una maggioranza stabile sia al Senato che alla Camera. Dico questo perché il M5S è senz'altro, se si guarda ai programmi, una forza di sinistra.
Ma le due parti di questa sinistra si limitano a litigare. Una prova ad abbozzare, l'altra risponde mai e poi mai, nonostante le incredibili emergenze del nostro paese. Perciò direi che si sta consumando l'ennesimo miracolo della sinistra italiana, che ce la fa sempre a non prendere il potere, e quando ce l'ha, a evitare di mantenerlo e di servirsene. Premesso che oggi come oggi non mi sono simpaticissimi, certe cose che dicono di voler fare sarebbe ora di farle (altre magari no, ma non si può avere tutto dalla vita). Ma soprattutto non è il momento di restare senza un governo.
E' una maniera insolita di guardare a quello che sta succedendo, lo so. E c'è ancora tempo perché succeda qualcosa di buono, ma io non ci spero molto.
probabilmente la figura maggiore ce l'ha fatta
Fassino con l'esortazione a Grillo di farsi un partito...
Ma le due parti di questa sinistra si limitano a litigare. Una prova ad abbozzare, l'altra risponde mai e poi mai, nonostante le incredibili emergenze del nostro paese. Perciò direi che si sta consumando l'ennesimo miracolo della sinistra italiana, che ce la fa sempre a non prendere il potere, e quando ce l'ha, a evitare di mantenerlo e di servirsene. Premesso che oggi come oggi non mi sono simpaticissimi, certe cose che dicono di voler fare sarebbe ora di farle (altre magari no, ma non si può avere tutto dalla vita). Ma soprattutto non è il momento di restare senza un governo.
E' una maniera insolita di guardare a quello che sta succedendo, lo so. E c'è ancora tempo perché succeda qualcosa di buono, ma io non ci spero molto.
mercoledì 27 febbraio 2013
Fallen Enchantress, prime impressioni di un videogame
Parliamo di giochi per computer. Quando uscì Elemental: War of Magic avevo delle grosse aspettative, ma tutto si risolse in una delusione, perché il gioco funzionava malissimo e le prime recensioni già non gli davano scampo. Fui fortunato a non spenderci dei soldi, direi. Dopo un paio d'anni, e cioè all'incirca nell'autunno del 2012, la Stardock è tornata alla carica con una versione riveduta e corretta, dal nome diverso ma sostanzialmente una correzione del primo tentativo. Era così nato Fallen Enchantress.
Era da tanto tempo che desideravo un gioco fantasy strategico, a turni, e così ero entusiasta anche se ho le mie idee e idiosincrasie su come tale gioco dovrebbe essere: anzi sono sicuro che quello fatto per me uscirà solo se diventerò milionario e fonderò la mia casa di software. Tuttavia volevo sperimentare un qualcosa che incroci un po' i concetti di Civilization con un sapore fantasy (per inciso, Civilization lo gioco ancora, anche se la V versione non mi piace. Gioco CIV IV ma mi stanco quando si arriva a mitragliatrici e carri armati, ritengo che non simuli bene la modernità).
Così ho comprato Fallen Enchantress, che funziona sulla piattaforma di Steam. Il gioco permette di costruire unità militari e città (o più modesti avamposti) e di raccogliere risorse sul terreno, mentre i nostri eroi se ne vanno in giro per il mondo a raccogliere regalini qua e là (un po' come in Heroes of Might and Magic) o a risolvere missioni.
Il nostro eroe, cui possiamo dare il nostro nome e deciderne le fattezze, potrà incontrare altri personaggi e farseli amici, e quindi a poco a poco avremo dei veri e propri eserciti con un po' di personaggi singoli (che son quelli capaci di usare la magia), qualche mostriciattolo evocato o catturato, e delle unità militari a piedi o a cavallo. Gli scontri (parte inevitabile del gioco) si svolgono su mappe tattiche che a volte mostrano qualche particolarità tipo caselle non transitabili o ondulazioni del terreno, ecc... però il tutto è in effetti molto fittizio, perché le traiettorie delle unità da lancio, ovvero arcieri e simili, non sono affatto disturbate dal terreno, e nemmeno dalla presenza di amici sulla linea di tiro.
L'interfaccia ha alcune caratteristiche pratiche e utili, come la "strisciata" di località (vedere qui a destra) sul bordo schermo, da cui si capisce abbastanza facilmente dov'è che dobbiamo dare ordini. La manovrabilità è già un po' più tragica, purtroppo. A volte le unità non eseguono gli ordini, o prendono delle traiettorie stravaganti per andare da un posto all'altro. Tra le altre cose irritanti: a volte un neutrale si piazza tra i piedi e non ci permette di fare quel che vogliamo fare, e guarda caso da quel punto non si muove più. Molto più drammatico il fatto che le unità si raggruppano a volte contro la volontà del giocatore, mentre è un po' un mistero con che logica uno possa separarle o raggrupparle quando gli è necessario. Quando si trovano dentro una città, talvolta è un dramma tirarle fuori anche usando l'apposito comando.
Ora, la cosa più semplice che vi verrà da pensare è che ho un computer inadeguato, ma in effetti, anche se non sono in grado di affrontare gli spara spara dell'ultimo grido, la mia macchina dovrebbe essere adatta a uno strategico a turni di questo tipo. Quindi il funzionamento legnoso dell'interfaccia me lo spiego poco. Altra possibilità che ho considerato: che ormai con l'età mi sia rimbecillito. Ma come ho detto Civilization lo gioco ancora piuttosto bene.
A parte questo, non posso dire di essere favorevolmente impressionato dai toni scuri della mappa e dalla grafica in generale, ma sono cose cui so fare l'abitudine. Bisogna dire però che questo gioco è piuttosto rognoso da imparare. Mentre mi chiedevo cosa fosse meglio produrre nel mio primo villaggio, la cui crescita era esasperantemente lenta, andavo in giro con il mio eroe e il suo fido scagnozzo, ma anche contro nemici apparentemente alla mia portata rimediavo spesso delle incredibili mazzate. Poco male, gli eroi non muoiono, sono "teletrasportati" alla città più vicina (delle proprie) dove si potranno leccare le ferite. Ma hanno delle penalità, direi piuttosto patetiche trattandosi di eroi: occhi cavati, orecchie mozzate, ferite che imputridiscono in eterno e altre piacevolezze. Così dopo un po' i nostri grandi eroi si trasformano in un branco di storpi.
Ora, le conquiste che si possono fare con gli eroi che scorazzano in giro possono anche essere importanti, ma in verità la cosa più importante è scoprire i luoghi dove è possibile costruire città (sono contati) e dove sono certe risorse (shard degli elementi, cristalli, cavalli...). Dopo qualche partita persa tragicamente ho capito che bisogna fare ricognizione e ricorrere al buon vecchio "infinite city sprawl" (moltiplicazione indiscriminata delle città) per diventare forti. Quando avremo studiato un po' di tecnologia (civile o militare, la magia mi sembra meno importante) creeremo delle unità decenti, finalmente.
Quando saremo forti, inevitabilmente dovremo fare il mazzo ai nostri vicini, o almeno a una parte di loro. Perché alcuni finalmente tendono a diventare amici, quando siamo grandi e grossi. Sempre meglio che nella prima parte di gioco, quando quasi sempre si ha a che fare con gente intrattabile ed è difficile avere scambi commerciali o tecnologici.
Personalmente, nella partita meglio riuscita, ho ridotto a mal partito la potenza a cui stavo più antipatico, attaccandola preventivamente. Ma l'ultima roccaforte di questi rognosi avversari è così ben difesa e presidiata che mi sono grattugiato malamente in vani tentativi d'assalto. Prima o poi vincerò una partita, però per il momento ho lasciato lì. Sarà che sono vecchio e rimbecillito, ma questo gioco anche se nelle premesse era interessante mi ha davvero stancato con lo sforzo di imparare a giocarci, e per il momento preferisco parcheggiarlo, almeno per un paio di mesi.
Giudizio finale: se morite dalla voglia di giocare a qualcosa di questo genere, prendete Fallen Enchantress, altrimenti ricordate che non ve l'ha ordinato il dottore.
Se cambierò idea mi farò sentire.
Era da tanto tempo che desideravo un gioco fantasy strategico, a turni, e così ero entusiasta anche se ho le mie idee e idiosincrasie su come tale gioco dovrebbe essere: anzi sono sicuro che quello fatto per me uscirà solo se diventerò milionario e fonderò la mia casa di software. Tuttavia volevo sperimentare un qualcosa che incroci un po' i concetti di Civilization con un sapore fantasy (per inciso, Civilization lo gioco ancora, anche se la V versione non mi piace. Gioco CIV IV ma mi stanco quando si arriva a mitragliatrici e carri armati, ritengo che non simuli bene la modernità).
Così ho comprato Fallen Enchantress, che funziona sulla piattaforma di Steam. Il gioco permette di costruire unità militari e città (o più modesti avamposti) e di raccogliere risorse sul terreno, mentre i nostri eroi se ne vanno in giro per il mondo a raccogliere regalini qua e là (un po' come in Heroes of Might and Magic) o a risolvere missioni.
Il nostro eroe, cui possiamo dare il nostro nome e deciderne le fattezze, potrà incontrare altri personaggi e farseli amici, e quindi a poco a poco avremo dei veri e propri eserciti con un po' di personaggi singoli (che son quelli capaci di usare la magia), qualche mostriciattolo evocato o catturato, e delle unità militari a piedi o a cavallo. Gli scontri (parte inevitabile del gioco) si svolgono su mappe tattiche che a volte mostrano qualche particolarità tipo caselle non transitabili o ondulazioni del terreno, ecc... però il tutto è in effetti molto fittizio, perché le traiettorie delle unità da lancio, ovvero arcieri e simili, non sono affatto disturbate dal terreno, e nemmeno dalla presenza di amici sulla linea di tiro.
L'interfaccia ha alcune caratteristiche pratiche e utili, come la "strisciata" di località (vedere qui a destra) sul bordo schermo, da cui si capisce abbastanza facilmente dov'è che dobbiamo dare ordini. La manovrabilità è già un po' più tragica, purtroppo. A volte le unità non eseguono gli ordini, o prendono delle traiettorie stravaganti per andare da un posto all'altro. Tra le altre cose irritanti: a volte un neutrale si piazza tra i piedi e non ci permette di fare quel che vogliamo fare, e guarda caso da quel punto non si muove più. Molto più drammatico il fatto che le unità si raggruppano a volte contro la volontà del giocatore, mentre è un po' un mistero con che logica uno possa separarle o raggrupparle quando gli è necessario. Quando si trovano dentro una città, talvolta è un dramma tirarle fuori anche usando l'apposito comando.
Ora, la cosa più semplice che vi verrà da pensare è che ho un computer inadeguato, ma in effetti, anche se non sono in grado di affrontare gli spara spara dell'ultimo grido, la mia macchina dovrebbe essere adatta a uno strategico a turni di questo tipo. Quindi il funzionamento legnoso dell'interfaccia me lo spiego poco. Altra possibilità che ho considerato: che ormai con l'età mi sia rimbecillito. Ma come ho detto Civilization lo gioco ancora piuttosto bene.
A parte questo, non posso dire di essere favorevolmente impressionato dai toni scuri della mappa e dalla grafica in generale, ma sono cose cui so fare l'abitudine. Bisogna dire però che questo gioco è piuttosto rognoso da imparare. Mentre mi chiedevo cosa fosse meglio produrre nel mio primo villaggio, la cui crescita era esasperantemente lenta, andavo in giro con il mio eroe e il suo fido scagnozzo, ma anche contro nemici apparentemente alla mia portata rimediavo spesso delle incredibili mazzate. Poco male, gli eroi non muoiono, sono "teletrasportati" alla città più vicina (delle proprie) dove si potranno leccare le ferite. Ma hanno delle penalità, direi piuttosto patetiche trattandosi di eroi: occhi cavati, orecchie mozzate, ferite che imputridiscono in eterno e altre piacevolezze. Così dopo un po' i nostri grandi eroi si trasformano in un branco di storpi.
Ora, le conquiste che si possono fare con gli eroi che scorazzano in giro possono anche essere importanti, ma in verità la cosa più importante è scoprire i luoghi dove è possibile costruire città (sono contati) e dove sono certe risorse (shard degli elementi, cristalli, cavalli...). Dopo qualche partita persa tragicamente ho capito che bisogna fare ricognizione e ricorrere al buon vecchio "infinite city sprawl" (moltiplicazione indiscriminata delle città) per diventare forti. Quando avremo studiato un po' di tecnologia (civile o militare, la magia mi sembra meno importante) creeremo delle unità decenti, finalmente.
Quando saremo forti, inevitabilmente dovremo fare il mazzo ai nostri vicini, o almeno a una parte di loro. Perché alcuni finalmente tendono a diventare amici, quando siamo grandi e grossi. Sempre meglio che nella prima parte di gioco, quando quasi sempre si ha a che fare con gente intrattabile ed è difficile avere scambi commerciali o tecnologici.
Personalmente, nella partita meglio riuscita, ho ridotto a mal partito la potenza a cui stavo più antipatico, attaccandola preventivamente. Ma l'ultima roccaforte di questi rognosi avversari è così ben difesa e presidiata che mi sono grattugiato malamente in vani tentativi d'assalto. Prima o poi vincerò una partita, però per il momento ho lasciato lì. Sarà che sono vecchio e rimbecillito, ma questo gioco anche se nelle premesse era interessante mi ha davvero stancato con lo sforzo di imparare a giocarci, e per il momento preferisco parcheggiarlo, almeno per un paio di mesi.
Giudizio finale: se morite dalla voglia di giocare a qualcosa di questo genere, prendete Fallen Enchantress, altrimenti ricordate che non ve l'ha ordinato il dottore.
Se cambierò idea mi farò sentire.
martedì 26 febbraio 2013
Cowboys & Engines
Io non sono un appassionato dello steampunk, nel senso che ne leggo, ma ho quella sensazione di fastidio verso un genere che non è fantasy, non riesco a vederlo come fantascienza perché privo di una premessa razionalmente ipotizzabile, insomma mi sembra puramente un gioco estetico "perché sì." Tuttavia quando ho scoperto questo progetto su Kickstarter mi è venuto da sperare che riescano a portarlo a termine. Magari sarà un po' deludente come Iron Sky, mi basta che non sia mediocre come Cowboys & Aliens.
giovedì 21 febbraio 2013
Off Topic: Elezioni
Visto che a breve si va a votare, mi permetto di dire la mia.
Innazitutto, queste elezioni non sono poi così importanti come vi fanno credere. Le decisioni che i prossimi governanti prenderanno saranno fondamentalmente dettate da circostanze che vanno al di là del controllo della nostra nazione, e presumibilmente anche quelli che ora fanno dichiarazioni di indipendentismo bellicoso (lo "spread" non ha importanza, gliela facciamo vedere alla Germania, usciamo dall'Euro) o non si avvicineranno nemmeno alle poltrone del governo o, se ci riusciranno, diventeranno dei timidi agnellini. La libertà d'azione l'abbiamo persa negli ultimi vent'anni di inerzia e non la recupereremo tanto facilmente.
In generale tutte le forze politiche maggiori, anche quelle che si sono trovate per lo più all'opposizione (opposizione con molte strizzate d'occhio, anche se vi fanno credere il contrario), sono rimaste inerti nei lunghi anni in cui avrebbero dovuto far qualcosa per l'Italia ma, per pochezza intellettuale e umana, hanno preferito raccontare balle (e rubare!) mentre la nazione si infilava in un tunnel senza uscita.
I duri e puri che si propongono come alternativa per fermare questo sfascio appartengono a categorie che non mi interessano. Dilettanti allo sbaraglio, estremisti che farebbero danni enormi se glieli si lasciasse fare e movimenti diretti da capi carismatici, altra anomalia che per far successo ha bisogno di un popolo di ingenui e purtroppo lo trova, qui in Italia dove ci crediamo tanto furbi.
Io non vado a votare e propongo di non andare a votare. Per questo ho ricevuto molte critiche, del tipo:
- se non voti non hai poi diritto di lamentarti.
- il diritto di voto è stato conquistato con dolore e sangue, quindi votare è un dovere.
A parte che non vedo perché uno debba mai perdere il diritto di lamentarsi per essere governato male, anche se non avesse nemmeno diritto al voto, credo sia meglio non dare delega se non ci si sente di farsi rappresentare da nessuna forza politica attuale. Quanto al diritto di voto che sarebbe anche dovere, non vedo proprio il nesso logico.
Non accettiamo compromessi e non votiamo per partiti che tollerano criminali nelle proprie file. Se non siamo convinti, la miglior cosa da fare è non regalare il voto a nessuno. L'astensione in massa è il miglior segnale che si possa lanciare oggi come oggi.
Innazitutto, queste elezioni non sono poi così importanti come vi fanno credere. Le decisioni che i prossimi governanti prenderanno saranno fondamentalmente dettate da circostanze che vanno al di là del controllo della nostra nazione, e presumibilmente anche quelli che ora fanno dichiarazioni di indipendentismo bellicoso (lo "spread" non ha importanza, gliela facciamo vedere alla Germania, usciamo dall'Euro) o non si avvicineranno nemmeno alle poltrone del governo o, se ci riusciranno, diventeranno dei timidi agnellini. La libertà d'azione l'abbiamo persa negli ultimi vent'anni di inerzia e non la recupereremo tanto facilmente.
In generale tutte le forze politiche maggiori, anche quelle che si sono trovate per lo più all'opposizione (opposizione con molte strizzate d'occhio, anche se vi fanno credere il contrario), sono rimaste inerti nei lunghi anni in cui avrebbero dovuto far qualcosa per l'Italia ma, per pochezza intellettuale e umana, hanno preferito raccontare balle (e rubare!) mentre la nazione si infilava in un tunnel senza uscita.
I duri e puri che si propongono come alternativa per fermare questo sfascio appartengono a categorie che non mi interessano. Dilettanti allo sbaraglio, estremisti che farebbero danni enormi se glieli si lasciasse fare e movimenti diretti da capi carismatici, altra anomalia che per far successo ha bisogno di un popolo di ingenui e purtroppo lo trova, qui in Italia dove ci crediamo tanto furbi.
Io non vado a votare e propongo di non andare a votare. Per questo ho ricevuto molte critiche, del tipo:
- se non voti non hai poi diritto di lamentarti.
- il diritto di voto è stato conquistato con dolore e sangue, quindi votare è un dovere.
A parte che non vedo perché uno debba mai perdere il diritto di lamentarsi per essere governato male, anche se non avesse nemmeno diritto al voto, credo sia meglio non dare delega se non ci si sente di farsi rappresentare da nessuna forza politica attuale. Quanto al diritto di voto che sarebbe anche dovere, non vedo proprio il nesso logico.
Non accettiamo compromessi e non votiamo per partiti che tollerano criminali nelle proprie file. Se non siamo convinti, la miglior cosa da fare è non regalare il voto a nessuno. L'astensione in massa è il miglior segnale che si possa lanciare oggi come oggi.
Quanto contano i blogger
Desidero fare qualche considerazione generale su una polemica sorta in rete riguardo a un'iniziativa di alcuni blogger che recentemente si sono messi d'accordo per recensire tutti insieme un libro e vedere l'effetto che la "blogosfera" potrebbe avere sulle vendite. La cosa è stata rivelata pubblicamente, duramente contestata, forse travisata ecc... Insomma ne è nato il solito macello.
Non so nemmeno quale sia il libro, o quali siano i blog, perciò le mie considerazioni non riguardano nessuna persona in particolare e nessuna casa editrice. Se volete un maggiore dettaglio sulla vicenda lo potete trovare per esempio qui, tanto per indicare un blog che seguo di frequente e che ne ha parlato. Non sono d'accordo su tutte le conclusioni dell'articolo ma certamente esamina la questione con una certa sobrietà.
Per quanto mi riguarda l'iniziativa di questi blogger non è affatto illegittima, se poi sia "manipolatoria" nei confronti dei lettori penso dipenda da come ciascuno dei blog è impostato, dal rapporto con il lettore che può essere diverso caso per caso: ma in generale ritengo di no.
Non so poi quanto sia possibile "misurare" l'influenza dei blogger sui comportamenti dei lettori ma non entro nel merito.
Premesso questo, la domanda che mi faccio qui è se un'iniziativa del genere economicamente potrebbe avere un senso se si cercasse di renderla sistematica e redditizia. Io credo di no.
L'aspirazione di tanti blogger di guadagnare qualcosa dal proprio lavoro è normalissima visto che anche bloggare costa fatica, penso però che portare a esempio certe cose che succedono all'estero sia un po' fuorivante dalle nostre parti. Personalmente: vendere o no non rientra tra i miei rischi, nel senso che non mi è mai passato dall'anticamera del cervello di fare di un modestissimo blog un serio supplemento di reddito, nemmeno quando avevo messo la pubblicità di adsense, che poi google ha tolto per un comportamento presunto scorretto... e nemmeno mio (comunque adsense lasciatelo perdere, fidatevi). Ma niente di male se un blogger propone articoli a pagamento (augurandoci che qualcuno glieli compri) o se chiede che i lettori periodicamente gli versino qualche euro ogni tanto. Sul fatto di ricevere denaro per recensire dei libri e restare indipendenti, ho però qualche dubbio, e comunque non lo reputo nemmeno un modello di business molto funzionale.
Se un editore pagasse 50 euro, o anche 30, ciascuno di un gruppo di blogger abbastanza numeroso per essere influente, diciamo una settantina di blogger, spenderebbe come minimo un paio di migliaia di euro, tutto sommato una cifra non enorme ma che varrebbe la pena di spendere solo per pochi titoli in Italia, dal momento che la maggior parte dei libri NON vende nemmeno mille copie e il costo (talvolta oltraggioso) di copertina solo in piccola parte va nelle tasche dell'editore.
Insomma, se è vero (?) che in America a patto di avere un forte seguito ti pagano soldi veri e puoi scrivere quello che vuoi, anche recensioni negative, non credo che in Italia giri nello stesso modo. Se è ridicolo pensare che i blogger sperino di intascare chissà che con questo tipo di operazioni, non è impensabile però che per pochi spiccioli, o qualche copia omaggio, un certo tipo di editore voglia strappare una visibilità favorevole. Facendo leva sull'amor proprio o sulla sensazione di aver ricevuto chissà che cosa da parte dei blogger più ingenui. Questo senza voler fare un diretto riferimento, ripeto ancora, a una faccenda che non conosco nei nomi e nel dettaglio: spero sia chiaro. Scrivo quello che scrivo a livello generale, e perché i comportamenti di alcuni editori li conosco, le polemiche che ti fanno se la recensione non è di loro gradimento le ho sentite in prima persona. Non parlo di recensioni che ho scritto sul blog che al massimo fanno reagire qualche scrittore (nessuna casa editrice viene a lamentarsi per una recensione negativa su un posto poco frequentato come Mondi Immaginari), parlo di reazioni che ho verificato collaborando con Fantasy Magazine, che una certa visibilità ce l'ha.
Ognuno faccia quello che preferisce, io qualche perplessità sulla possibilità di mettere in piedi certe iniziative, ottenerne un vantaggio che valga la pena di ottenere, e restare indipendenti, personalmente ce l'ho.
Penso anche che sia meglio spendere il tempo che si può dedicare alla lettura comprando ed eventualmente commentando quello che si preferisce, e non leggendo libri omaggio da recensire che magari non sono nei nostri gusti, anche se alla fine capita anche a me.
Non so nemmeno quale sia il libro, o quali siano i blog, perciò le mie considerazioni non riguardano nessuna persona in particolare e nessuna casa editrice. Se volete un maggiore dettaglio sulla vicenda lo potete trovare per esempio qui, tanto per indicare un blog che seguo di frequente e che ne ha parlato. Non sono d'accordo su tutte le conclusioni dell'articolo ma certamente esamina la questione con una certa sobrietà.
Per quanto mi riguarda l'iniziativa di questi blogger non è affatto illegittima, se poi sia "manipolatoria" nei confronti dei lettori penso dipenda da come ciascuno dei blog è impostato, dal rapporto con il lettore che può essere diverso caso per caso: ma in generale ritengo di no.
Non so poi quanto sia possibile "misurare" l'influenza dei blogger sui comportamenti dei lettori ma non entro nel merito.
Premesso questo, la domanda che mi faccio qui è se un'iniziativa del genere economicamente potrebbe avere un senso se si cercasse di renderla sistematica e redditizia. Io credo di no.
L'aspirazione di tanti blogger di guadagnare qualcosa dal proprio lavoro è normalissima visto che anche bloggare costa fatica, penso però che portare a esempio certe cose che succedono all'estero sia un po' fuorivante dalle nostre parti. Personalmente: vendere o no non rientra tra i miei rischi, nel senso che non mi è mai passato dall'anticamera del cervello di fare di un modestissimo blog un serio supplemento di reddito, nemmeno quando avevo messo la pubblicità di adsense, che poi google ha tolto per un comportamento presunto scorretto... e nemmeno mio (comunque adsense lasciatelo perdere, fidatevi). Ma niente di male se un blogger propone articoli a pagamento (augurandoci che qualcuno glieli compri) o se chiede che i lettori periodicamente gli versino qualche euro ogni tanto. Sul fatto di ricevere denaro per recensire dei libri e restare indipendenti, ho però qualche dubbio, e comunque non lo reputo nemmeno un modello di business molto funzionale.
Se un editore pagasse 50 euro, o anche 30, ciascuno di un gruppo di blogger abbastanza numeroso per essere influente, diciamo una settantina di blogger, spenderebbe come minimo un paio di migliaia di euro, tutto sommato una cifra non enorme ma che varrebbe la pena di spendere solo per pochi titoli in Italia, dal momento che la maggior parte dei libri NON vende nemmeno mille copie e il costo (talvolta oltraggioso) di copertina solo in piccola parte va nelle tasche dell'editore.
Insomma, se è vero (?) che in America a patto di avere un forte seguito ti pagano soldi veri e puoi scrivere quello che vuoi, anche recensioni negative, non credo che in Italia giri nello stesso modo. Se è ridicolo pensare che i blogger sperino di intascare chissà che con questo tipo di operazioni, non è impensabile però che per pochi spiccioli, o qualche copia omaggio, un certo tipo di editore voglia strappare una visibilità favorevole. Facendo leva sull'amor proprio o sulla sensazione di aver ricevuto chissà che cosa da parte dei blogger più ingenui. Questo senza voler fare un diretto riferimento, ripeto ancora, a una faccenda che non conosco nei nomi e nel dettaglio: spero sia chiaro. Scrivo quello che scrivo a livello generale, e perché i comportamenti di alcuni editori li conosco, le polemiche che ti fanno se la recensione non è di loro gradimento le ho sentite in prima persona. Non parlo di recensioni che ho scritto sul blog che al massimo fanno reagire qualche scrittore (nessuna casa editrice viene a lamentarsi per una recensione negativa su un posto poco frequentato come Mondi Immaginari), parlo di reazioni che ho verificato collaborando con Fantasy Magazine, che una certa visibilità ce l'ha.
Ognuno faccia quello che preferisce, io qualche perplessità sulla possibilità di mettere in piedi certe iniziative, ottenerne un vantaggio che valga la pena di ottenere, e restare indipendenti, personalmente ce l'ho.
Penso anche che sia meglio spendere il tempo che si può dedicare alla lettura comprando ed eventualmente commentando quello che si preferisce, e non leggendo libri omaggio da recensire che magari non sono nei nostri gusti, anche se alla fine capita anche a me.
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