martedì 29 novembre 2011

Spartaco Albertarelli sul boardgame design



Intervento al Politecnico del più grande progettista di giochi italiano (o per lo meno, quello con maggiore diffusione e successo commerciale).
Confesso che non l'ho ancora visto tutto, comunque molto interessante.



lunedì 28 novembre 2011

Hereafter

Film di storie parallele che si incrociano, con risultati talvolta positivi: l'argomento è lo spiritismo. Premessa molto interessante, per me. Questo perché ho avuto (come molti) quelle esperienze di "incontri" nei sogni o nel dormiveglia, e quelle sensazioni di deja vu, che sebbene spiegabili scientificamente fanno decisamente pensare a un'esistenza separata di anima e corpo.
Ma questo film qua e là è riuscito a rendermi noioso perfino un argomento che considero affascinante, nonostante i momenti spettacolari e un regista (Clint Eastwood) che non reputo dei peggiori. Forse non era adatto al ruolo del medium Matt Damon? Forse è noiosa la parte interpretata da Cécile de France, giornalista e scrittrice in crisi d'identità dopo un'esperienza di "quasi morte" in occasione dello Tsunami del 2004? A Hereafter riconosco un merito: una prospettiva abbastanza insolita sulla vita di una persona dotata della capacità di contattare i morti. Il protagonista George (Damon) non vuol più svolgere quel mestiere tanto redditizio e preferisce (nella prima parte del film) fare l'operaio, perché altrimenti avrebbe continuamente a che fare con i morti e con il dolore. Non sente alcun obbligo di usare il suo "dono" per aiutare il prossimo e ne ha avuto un sacco di problemi da ragazzo.
Mi pare credibile. Sono pienamente convinto che una capacità psichica del genere se esistesse davvero (con la potenza che vediamo nel film) non sarebbe molto benvenuta, e potrebbe rovinare la vita di una persona, pur pagando i conti della spesa.

Ma purtroppo la cosa non viene sviluppata abbastanza, e sebbene il personaggio di George sia solitario e piuttosto triste, nonché un accanito lettore di Dickens, l'attore che lo interpreta è un po' troppo il "classico" giovanottone americano (sia come fisico che come atteggiamento) per essere valido come personaggio schivo che si rifugia nella lettura. Personalmente non ho trovato molto coinvolgente il film, e nonostante il tema stimolante lo colloco tra le occasioni mancate.

sabato 26 novembre 2011

Il Treno di Moebius

Un altro esperimento di scrittura su web che ho letto in questo periodo, questo Il Treno di Moebius di Alessandro Girola è in effetti abbastanza breve: più un racconto lungo che un vero e proprio romanzo. La storia è semplice e va rapidamente al punto, portandoci in un viaggio inquietante assieme a una troupe televisiva impegnata, piuttosto stancamente, a indagare uno dei tanti misteri irrisolti della nostra Italia. Insomma, uno di quei programmi un po' sensazionalistici che hanno moderato successo in TV e generalmente fanno venire il latte alle ginocchia a chi vorrebbe una trattazione seria degli argomenti. Ma nel caso dei nostri protagonisti, in buona parte frustrati da precedenti carriere andate male o esperienze negative, c'è anche l'ambizione di fare tutto sommato un lavoro decente, un po' di giornalismo vero.
Qui non abbiamo una storia sciocca di allucinazioni o ciarlatanerie, però: ci troviamo di fronte a un fatto di una certa gravità (la scomparsa di un piccolo treno, tre persone incluse) in un passato recente ma già ingiallito dal tempo, con fonti non proprio autorevoli (un giornale scandalistico) che già avevano sollevato il problema in passato, ma senza seguito.
Il nostro gruppetto di protagonisti va a indagare sul posto con tanta buona volontà, scoprendo una storia sempre più bizzarra: la linea è stata abbandonata, addirittura un paese è rimasto deserto dopo lo spostamento della tratta ferroviaria, gli abitanti del posto sono piuttosto ostili. Tutto "quasi" tranquillo ma qualche segnale decisamente inquietante, e una sensazione piuttosto lovecraftiana instillata nel lettore.

Trama in parte ispirata a un film, in parte, mi par di capire, a un "vero" mistero di casa nostra, questo libro/racconto è disponibile gratuitamente (potete scaricarlo qui). Posso garantire che si fa leggere in un fiato, quindi consiglio di assaggiarlo se avete un attrezzo in grado di leggere il formato epub (io ce l'ho, anche se con qualche problema, perché come i miei affezionati lettori già sanno il mio ebook reader è una chiavica).

Detto questo, e volendo anticipare un bel po' di trama per gli improvvidi che non smettessero subito di leggere questo articolo per passare al racconto, mi è piaciuta la storia di questo gruppetto di persone, e tutto l'antefatto. Caratterizzazione quel tanto che ci vuole in un racconto di questo tipo, e fatta bene, per quanto abbia trovato ripetitivi i pensieri del capo, Maurizio, verso Martina, avvenente e volonterosa componente della squadra (squadra che si completa con un attore fallito che fa il Piero Angela della situazione, ovvero si fa riprendere dalla telecamera e spiega quello che c'è da spiegare non senza sfoggiare una certa buona volontà, e con un cameraman che vanta una passata esperienza militare).

Dalla storia mi aspettavo qualcosa di più, diciamo che viene costruita una buona suspense e poi viene un po' sprecata. I mostri, che a occhio direi tratti da qualche fonte medievale o rinascimentale, fanno la loro comparsa senza la dovuta presentazione.

Le scene in cui muoiono i membri del gruppo sono asciutte, nel senso che la morte arriva all'improvviso con un effetto che dovrebbe essere sconvolgente o straniante, ma che forse funzionerebbe meglio con il mezzo televisivo piuttosto che su carta. Anche qui ci sarebbe voluta qualche descrizione in più. Sul mondo misterioso scoperto e poi subito abbandonato, mi manca qualche appiglio, qualche approfondimento, che non è dato per scelta consapevole dell'autore (condivisibile o meno) nemmeno nel finale quando il protagonista chiede di sapere almeno cosa c'è dietro il mistero per cui è venuto a morire, e non viene accontentato.

Anche la scena in cui due uomini corrono in un tunnel di fronte a un avversario orrendo (avete presente una scolopendra? gigante, dico) sapendo che uno farà una fine atroce, con la logica che l'altro deve passare per "far sapere al mondo" cosa è successo, sarebbe stata da approfondire. Probabilmente non c'è alternativa, non c'è nemmeno un gran che di tempo per pensarci sopra... Ma anche se uno dei due è un ex militare si tratta comunque di correre incontro alla morte, non so se mi spiego.
Insomma abbiamo una storia dove poteva starci molto di più, raccontata con uno stile asciutto che funziona bene all'inizio, ma che avrebbe richiesto forse maggiore dettaglio andando avanti.

martedì 22 novembre 2011

Girlfriend From Hell

Cosa dire di questo ebook di "Germano M." ovvero nel nome d'arte HellGraeco? Innanzitutto che il formato mi ha un po' messo in difficoltà. Ormai ho capito che il mio lettore di ebook (quando alle prese col formato epub) con gli apostrofi e certi altri segni di interpunzione non va troppo d'accordo, mette un paio di spazi di distanza dalla lettera precedente, che ci vogliano o no. Non sono in grado di seguire link, e ce n'è parecchi: rimandi a note, traduzioni di frasi in inglese, immagini, citazioni. Il materiale mostra la sterminata conoscienza mitologica (moderna) e multimediale di HellGraeco, blogger assiduo e immenso.
Comunque va bene anche così o forse va meglio. Io considero un libro consistere nel contenuto. Ovvero nel pensiero espresso nel testo (non ce l'ho con quelli che dicono che senza la carta stanno male, ma per me un ebook va bene lo stesso). Quindi non posso che approvare le scelte del mio scassato lettore, mi interessano poco i rimandi anche se ovviamente non rinuncio alle sensazioni che citazioni alla musica o ammiccamenti cinematografici possono evocare. Pur non essendo amante della forma diaristica/blogghistica, devo dire che si adatta abbastanza bene a questa narrazione, un'avventura apocalittica in cui l'autore si ritrova a essere testimone (privilegiato, inizialmente) di un'epidemia. A creare il disastro è un prione che si diffonde nell'ambiente e nel cibo, e con il contatto tra le persone. L'effetto è un po' quello che si vede nei film di zombie, o in 28 Giorni Dopo: le persone si trasformano in rabbiosi cannibali, insidiosi e pericolosissimi. Il protagonista si rifugia in una zona protetta grazie all'interessamento dell'attrice Zooey (ossessione personale che l'autore trasporta anche in quest'opera) cui ha salvato la vita in quel dell'Inghilterra, e segue passo dopo passo il disgregamento della società, tra zone di coprifuoco, tentativi di contenere i focolai di infezione con le buone o con le cattive, disordini e sciacallaggio. Le informazioni arrivano più dalla rete per mezzo di smartphone e computer portatili che dalla televisione. La rete, almeno in parte, resta in piedi anche quando buona parte del mondo cade nel caos, tra governi che si fortificano in qualche ridotta, ordine civile che collassa e un generale si salvi chi può. Credibile, non credibile? Non saprei, per me in uno stadio iniziale potrebbe anche essere, dopo un po' decisamente no, non credo che senza alcuna manutenzione la rete elettrica andrebbe avanti più di tanto.

All'ultimo stadio, diventa tutti contro tutti: e chi può farcela pensa per sé ed eventualmente per poche persone care di cui riesce a occuparsi; la sola speranza di salvezza sta nel cercare rifugio in posti fuori mano e poco frequentati, nel cercare fonti di alimentazione non contaminate, nell'evitare il contatto con il prossimo, perché anche chi è rimasto sano diventa una minaccia mortale, in una situazione disperata dove si vive dei resti di un mondo ordinato e industriale che non esiste più, consumando risorse che si ha ben poca speranza di vedere reintegrate.

Tematiche a me abbastanza conosciute anche se non sono "specializzato" nel genere; penso di poter dire che la storia è abbastanza credibile, anche nel presentare una società che va in malora a poco a poco e non una notte "dei morti viventi" che improvvisamente travolge tutto. Magari è una mia deformazione professionale, ma penso che ci sarebbe da soffermarsi un po' di più sull'economia che va irrimediabilmente in malora, sarebbe divertente riflettere su quanto durerebbe il trading in borsa, o sulle parole degli economisti capaci di preoccuparsi del Prodotto Interno Lordo mentre gli infetti azzannano la polizia per le strade.
Molto pensare ma non molta vera introspezione, però il passaggio del protagonista da persona civilizzata a guardingo sopravvissuto pronto a tutto per salvaguardare la vita e gli scarsi beni c'è, ed è realistico. Finale aperto.

Con tutte le mie riserve verso la forma ibrida di questo lavoro, e senza alcuna smanceria verso l'autore, Girlfriend from Hell mi è piaciuto molto più di tante opere prime cartacee del fantastico italiano, sia detto senza voler male a nessuno (be', magari a qualcuno sì...). Potete scaricare questo libro qui.

sabato 19 novembre 2011

Melancholia

Il regista

Non è che i film girati da registi d'avanguardia o dalla particolare visione artistica siano brutti per forza, ma con Melancholia di Lars von Trier si tocca un livello bassissimo, una massa compatta di noia, con addirittura una scena di matrimonio (noiosa già per definizione) che dura metà del film. Il regista s'è ridotto a dichiarare di essere un ammiratore di Hitler tanto per attirare un po' di attenzione all'ultimo Festival di Cannes, ma non credo che Hitler avrebbe gradito.
Qui anticiperò liberamente la trama, perché tanto non vale niente.
La prima parte era meglio saltarla a pié pari. Dramma borghese pari pari a quelli di quarant'anni fa, da cineforum con dibattito alla fine: con false smancerie e buone maniere, discorsi di soldi e ipocrisie, tiratacce fuori luogo contro la falsità di tutto questo (messe in bocca a Charlotte Rampling nella parte della madre bisbetica). La solita parabola sui sentimenti falsi, sul materialismo e sulla falsa felicità di cui nessuno ha bisogno perché son cose che sanno tutti, senza bisogno di essere ricchi come i personaggi del film, e senza alcun bisogno di registi intellettualoidi a ricordarlo con scene scontate o insensate (la sposa a un certo punto sbrocca, lascia lo sposo ad aspettarla in mutande e va a fare diverse fesserie, tra cui consumare un rapporto con un altro tizio, mandare a quel paese l'imprenditore per cui lavora, ecc...).

L'appartenenza di Melancholia al fantastico si giustifica, almeno in teoria, nella seconda parte: inizia infatti la storia di questo pianeta malefico che si dirige verso la terra. Quando la noia ha raggiunto lo spasimo, fine del matrimonio; lo scenario, i personaggi e gli attori restano gli stessi ma adesso si parla di Melancholia, che sta per passare vicinissimo alla Terra. Sembra che non debba succedere niente, ma è chiaro che succederà tutto. Parabola: la vita in questo atomo oscuro del male è cattiva (come esposto nella prima parte del film) e merita di crepare (vedere seconda parte). Se c'è qualche altro significato, magari un po' più sensato di questo, non l'ho percepito. Ma perché il buon regista ha deciso anche che la telecamera dovesse essere fastidiosamente instabile e non stare mai ferma? Non lo so, pare sia nel suo stile, magari sono io che non capisco l'arte.
Ad ogni modo, nella possibilità della catastrofe imminente le due sorelle (la sposa Justine, interpretata da Kirsten Dunst, e la sorella Claire, ovvero Charlotte Gainsbourg) cominciano a comportarsi in maniera opposta: la razionale Claire diventa impaurita e disperata, la depressa e irrazionale Justine affronta la catastrofe con rassegnata calma. Il marito di Claire cerca di raccontare bugie pietose, ma dopo un primo passaggio in cui la Terra rimane incolume, Melancholia ha un apparente allontanamento che dura poco: torna indietro per l'effetto fionda gravitazionale, ed è la fine di tutto, anche di un film talmente brutto e pretenzioso da farmi rimpiangere quelli con Nicolas Cage.

mercoledì 16 novembre 2011

Tempi duri per gli autori di genere

Tempi duri. E anche uno che "ce l'aveva fatta" (a uscire bene, ovvero con Mondadori) finisce la sua trilogia pubblicato esclusivamente in ebook (nonostante le proteste di alcuni lettori). Che è un declassamento, non giriamoci intorno: qui non funziona come in quei paesi dove il digitale ha già sfondato, da noi gli ebook vanno ancora poco.
Ma almeno non rischiano di finire al macero, ed è ciò che preoccupa gli editori.
Sto parlando di G.L. D'Andrea con la sua serie Wunderkind (arrivata al terzo episodio; io avevo letto solo il primo).
Per saperne di più, linko il post sul blog di Loredana Lipperini. Tra i commenti, quello di Sandrone Dazieri (editor che ha lanciato anche la Troisi): "Wunderkind è stato il mio fallimento." Abbastanza inequivocabile, direi. C'è poco da commentare, l'ammissione è abbastanza esplicita (si parla di poche vendite, fin dal primo libro); soprattutto l'evento è tale da farmi pensare che, anche per via della crisi, il fantastico scritto in italiano avrà poco spazio con le grandi case editrici, almeno nel prossimo futuro.