lunedì 10 aprile 2017

Life - Non oltrepassare il limite

Non so chi sia Daniel Espinosa, regista di questo film (secondo Wikipedia "svedese di origine cilena"), certo la Columbia lo ha ritenuto adatto a girare un film di un certo peso (ovvero budget) e con attori di tutto rispetto. Non hanno rischiato sulla storia, perché ne hanno presa una già bell'e pronta. Infatti Life - Non oltrepassare il limite (semplicemente Life in inglese) è quasi un remake di Alien, compresa caccia all'alieno nei corridoi dell'astronave. Lo rende piuttosto inquietante il fatto che si svolga tutto molto vicino a noi: l'alieno è stato pescato (senza saperlo) da una sonda che esplorava Marte, e il luogo dove si manifesta è la Stazione Spaziale Internazionale, dove un gruppo di studio si occupa di verificare i campioni marziani. Il tutto ha una logica, nel senso che non si vuole correre il rischio di contaminare la Terra (ed è, sebbene più in senso lato, una preoccupazione anche in Alien).



Temi presi da un vecchio capolavoro, quindi, e aspetti visivi che ricordano molto Gravity, altro successo di fantascienza, questo però recente. Life - Non oltrepassare il limite è certamente scarso di identità propria anche se ci sono dei bravi attori, ma non si può negare che sia ben fatto e con un passo capace di prendere l'attenzione.

mercoledì 5 aprile 2017

The Lone Ranger

Ci sono film che vengono trattati a pesci in faccia e falliscono al botteghino perché la casa cinematografica sceglie, in seguito a scannamenti e notti dei lunghi coltelli interne, di non sostenerli. Così non hanno pubblicità, escono nel momento sbagliato e finiscono in competizione con i dominatori previsti della stagione, escono in poche sale e via dicendo: fiasco assoluto, perdite multimilionarie.


 John Carter era uno di questi film, ma avendolo visto e apprezzato posso dire che in realtà non era niente male. Avevo molta meno fiducia in The Lone Ranger, del 2013 (prodotto da Disney, che a volte i film li azzecca con guadagni colossali, ma alle perdite abissali non è nuova), ma ho voluto toccare con mano. Il risultato è stato abbastanza disastroso, per la verità, anche se questo film non è stato un "fiasco" come incassi, semplicemente non ha recuperato le enormi somme spese per produrlo.

venerdì 31 marzo 2017

La Fine dell'Età del Bronzo

Non è raro che le mie letture vengano influenzate da altri blogger, e non fa eccezione questo 1177 a.C. Il collasso della civiltà, di Eric H. Cline, un bel libro divulgativo che ci porta, fra prove documentali, testi d'epoca e interpretazioni archeologiche, ci porta a un epoca che per la maggior parte di noi può suscitare solo qualche confuso ricordo scolastico e forse nemmeno quello. Tra Assiri, Babilonesi, Ugariti, Cassiti e Mitanni (questi tre nomi al liceo non li avevo proprio sentiti), Cananei, Egizi, Ittiti e Micenei, e non dimentichiamoci dei Cretesi, si parla di civiltà che erano già abbondantemente scomparse, con l'eccezione degli Egizi ovviamente, quando cominciò la storia che ricordiamo un po' di più, quella meglio documentata, con i Greci e i Persiani, Alessandro Magno, l'antica Roma e via dicendo.


C'è da dire che questo mondo dell'Età del Bronzo non era poi così oscuro come le scarne notizie ci farebbero pensare. È vero che dobbiamo scavare nel profondo passato: si parla di un'epoca che va dal 3000 e rotti avanti cristo fino al 1177 del titolo del libro, che in realtà è una data simbolo ma non l'ultimo respiro di queste civiltà.

lunedì 27 marzo 2017

Iron Fist

Mentre per i film di supereroi Marvel non posso dire che siano noiosi o riusciti male, ma solo che dopo averne visti tanti la loro formula m'è venuta un po' a noia, delle serie TV Marvel su Netflix non posso parlare un gran che bene. Non ce l'ho fatta a terminare Jessica Jones e ho visto solo una puntata di Daredevil, anche Luke Cage l'ho mollato a metà stagione. Pure con questo Iron Fist le cose stavano iniziando molto male con una puntata iniziale che non mi ha davvero ispirato. Vediamo un po'... un tipo riccioluto, scapigliato e con la barba lunga se ne va in giro per New York con l'aria dell'hipster povero, sfoggiando saggezza buddista. Istintivamente mi sta antipatico, ma procediamo. Costui dice di essere Danny Rand, erede di una famiglia proprietaria di un impero industriale distrutta da un incidente aereo 15 anni prima, quando lui era un bambino. Ovviamente cosa fa? Cerca di entrare in contatto con gli attuali proprietari, del resto suoi amici di infanzia, che sanno senza ombra di dubbio che lui è morto con padre e madre.



Dal momento che gli ex-amici si sentono minacciati da questo barbone che pretende di essere il defunto Danny, la loro reazione è di non volerci nemmeno parlare e lui, anziché cercare di ricordare alcuni episodi che lo farebbero riconoscere per chi effettivamente è (il bello è questi esistono e già alla seconda puntata salteranno fuori) si fa intrusivo e insistente. Non minaccioso a livello fisico ma decisamente preoccupante, abbastanza da spingere Ward, ex amichetto un po' arrogante e nuovo capo dell'azienda, a scatenargli contro i suoi scagnozzi per levarselo dai piedi.

giovedì 23 marzo 2017

Immaginare Mondi: guerra nello spazio

Uno dei temi classici della fantascienza (libri, film, serie TV, anche videogame) è quello degli imperi interstellari (o intergalattici, addirittura) con tantissimi mondi abitati, razze diverse, e flotte di enormi astronavi da guerra. E la guerra avviene regolarmente. Pensiamo a Star Trek con i frequenti combattimenti della Enterprise, a Battlestar Galactica, a Fanteria dello Spazio, e via dicendo. Da una parte sembra naturale. Ci sono stati imperi sulla Terra, si sono combattuti, sono sorti e sono crollati, e via dicendo. Soprattutto, hanno lottato in tante guerre. Perché non dovrebbe essere lo stesso nello spazio?



La logica però tiene fino a un certo punto. O meglio... sarebbe proprio così, penso, fra nazioni o comunque fazioni umane che andassero a sfruttare asteroidi o la Luna, lo possiamo concepire facilmente. Lotterebbero fra loro, succederebbe di tutto. Ma se immaginiamo civiltà diverse, accomunate però dalla capacità di viaggiare tra le stelle con relativa facilità, come si può prendere un treno o una nave da noi, una competizione serrata non credo che avverrebbe, nel senso che immaginiamo oggi.

venerdì 17 marzo 2017

Protagonisti che non funzionano

Un discorso che qua e là ho già affrontato, ma che merita un approfondimento: lo spunto me lo da questo articolo dal titolo provocatorio (tradotto in italiano): I protagonisti fanno schifo.
Ovvero, nelle storie tradizionali il protagonista è quello che ha la parte più scontata (quello che deve fare "il viaggio dell'eroe," no?), noiosa, un qualcosa che deve esserci per forza, che ha il suo ruolo per costruire una storia anche valida, ma che spesso non sarà particolarmente eccitante di suo.
Per contro, come avevo scritto in questo vecchio articolo, l'antagonista, il cattivo, può facilmente essere molto più interessante: un buon cattivo, scrivevo, alla fine è anche più semplice da creare rispetto a un buon protagonista. E questo è dovuto anche a una caratteristica che, soprattutto nelle storie più tradizionali, ci rifilavano di continuo i canoni hollywoodiani: il protagonista deve essere qualcuno con cui lo spettatore possa identificarsi, quindi alla fine non può essere troppo strano o avere una personalità troppo spiccata e individualista.