venerdì 10 febbraio 2017

Crazyhead

Siamo in una brutta situazione. Perché un demone sta organizzando l'apertura di un portale e l'invasione della Terra da parte di quelli della sua razza, e le uniche veggenti che sembrano consapevoli del problema e disposte a combattere sono due giovani sciroccate che all'inizio non si conoscono nemmeno fra loro, e che non sembrano possedere eccezionali abilità. Una (Amy) lavora presso un bowling, l'altra (Raquel) è disoccupata, disadattata e seguita da uno psicologo che... è il capo stesso dei demoni, e ha delle mire su di lei. Questa la premessa di Crazyhead, una serie televisiva britannica che mescola humour nero, battute sceme e doppi sensi, situazioni paradossali e personaggi fuori di testa (alla Douglas Adams, per chi conosce la Guida Galattica) per creare una miscela ideale se si cerca un intrattenimento leggero.



In aiuto delle due donzelle intervengono vari spasimanti, fidanzati o aspiranti tali, amiche possedute dai demoni ma che ricompaiono dopo decesso ed esorcismi, ecc... mentre il capo-demone Callum è assistito da una squadra di collaboratori con vari gradi di incompetenza, tra cui Mercy, una demonessa che, avendo avuto la sfortuna di possedere una madre single, si ritrova anche un bambino di cui occuparsi.
Scettico all'inizio, ho finito per divorare questa breve serie distribuita da Netlifx (tanto per cambiare).
Curiosità: la trama mi ricorda abbastanza il mio Khaibit, solo che il libro da me autopubblicato non è comico, è... una cosa seria.


lunedì 6 febbraio 2017

The Expanse

Una serie TV di fantascienza che, anni dopo Battlestar Galactica, prende e convince. Non sembra quasi vero. The Expanse, basata sui romanzi di James Corey (nome collettivo), è una narrazione corale che, in dieci puntate (prima serie, la seconda arriva adesso...), segue le vicende di un intrigo interplanetario talmente insidioso da rischiare la deflagrazione di un conflitto. Pregio e anche iniziale problema per chi deve affrontare questa serie è la vastità dei temi trattati e la relativa complessità della storia: avendo seguito i primi episodi senza regolarità, ammetto di avere fatto una certa fatica a inquadrare la vicenda, anche se non avevo dubbi sulla decisione di volerlo fare, fin dal primo episodio.


L'ambientazione di The Expanse è il sistema solare, con tre principali forze in gioco: i "Belters," ovvero gli abitanti della fascia degli asteroidi, Marte e la Terra.
Con la Terra che, a circa due secoli da oggi, resta il principale riferimento dell'umanità e gli altri a invidiarne l'habitat naturale. I Belters sono a corto di tutto, perfino dell'aria, e vivono in basi spaziali che hanno poco in materia di comfort; perfino il loro corpo si è modificato a causa della bassa gravità. Su Marte forse va un po' meglio (la storia non indugia ancora, ma offre qualche descrizione), comunque si tratta di un pianeta tutto da terraformare. Mentre i Belters sono un'accozzaglia di poveracci con uno strano slang e pericolose tendenze alla ribellione, i Marziani sono disciplinati e militaristi.

sabato 4 febbraio 2017

The Dice Man against Fight Club



[warning: there are SPOILERS here]

About Fight Club I made a discovery, if a discovery it really it is, by reading The Dice Man (by George Cockcroft). Probably only those who, like me, have read both The Dice Man that Fight Club by Chuck Palahniuk, can relate to this. There is a phrase that struck me in the Dice Man, when the main character, breaking the precautionary obligations which he should follow as a therapist, starts giving strange tasks to his own patients. At one point he tells bullies to provoke a fight with a weaker man, but with orders to lose. That's exactly, the order that Tyler Durden in Fight Club gives his loyalists, when he begins to form his strange army of followers. I've thought about that. Two books, both breaking usual patterns, where every page could be unpredictable... but was it just a similarity?

lunedì 30 gennaio 2017

The Dice Man

Questo è un libro di un sacco di anni fa. Nemmeno inerente il fantastico, in effetti. The Dice Man, scritto agli inizi degli anni '70 da George Cockcroft (esce nel 1971 sotto lo pseudonimo Luke Rhinehart, viene tradotto in italiano dopo qualche anno con il titolo L'Uomo Dado e ora L'Uomo dei Dadi), è un'opera di rottura, spregiudicata e originale, ricca di ironia e di provocazioni. Non vi manca un umorismo a volte travolgente.

Per capirla bisogna avere un minimo di capacità di immaginare l'ambiente culturale degli anni '70 e voler macinare qualche termine di psicanalese, perché è qui che inizialmente andiamo a parare. Fatti i necessari sforzi di "contestualizzazione," la storia parte in una maniera tutt'altro che sorprendente: Luke è uno psicanalista con un certo successo, e le persone che frequenta (oltre alla moglie e ai due figli) sono anch'esse psicanalisti: il noiosissimo e prevedibile Jacob Ecstein sposato con la bella Arlene, il dottor Mann, analista di controllo di Luke e personaggio dallo stile e dai modi assai discutibili quando si ingozza al ristorante, l'italiana dottoressa Felloni, che ci viene mostrata come una specie di legnosa zitella che in maniera comica e incongrua parla di perversioni sessuali e organi genitali a ruota libera. Tra queste persone e Luke vi è una amicizia basata sullo svolgere la stessa professione ma allo stesso tempo un sacco di rivalità, palese o sotto traccia.

Luke è in crisi: non riesce a terminare un libro che aveva annunciato già da tempo, è sfiduciato, ritiene che quello che stava scrivendo fosse insignificante, e invidia un po' i successi di Jacob. Ogni idea di recuperare sul lavoro è fuori luogo in quanto Luke è depresso, non si ritrova più nel suo ruolo, ritiene di aver fallito nella missione di restituire felicità e libertà alla vita delle persone. Sia lui, individualmente, che la psicanalisi come teoria.

domenica 29 gennaio 2017

Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Ho dimenticato di parlarne prima! E oggi 29 gennaio è l'ultimo giorno, se volete, per visitare la mostra di questi tre artisti giapponesi. Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Il "mondo fluttuante" rappresentato nelle stampe - silografie policrome - di questi creatori ci porta in un'epoca in cui si affermava in Giappone una "borghesia" che cercava forme di arte scollegate dall'etica della tradizione. I tre artisti sono vissuti a cavallo tra il settecento e l'ottocento. Giusto prima di quella apertura forzata, per definirla in qualche modo, all'occidente: quando le navi della flotta USA si presentarono e fecero capire in toni poco delicati ma senz'altro molto chiari che il Giappone non poteva restare isolato dal mondo. Evento politico gravido di sanguinose conseguenze, anche se non mi sembra il caso di gettare tutta la colpa sui soliti Yankee.

Alcune delle immagini sono magnifiche, altre molto semplici, l'insieme è qualcosa che vale la pena di vedere. Ci sono anche documentari sulle tecniche per creare queste stampe policrome (intagliare il legno, applicare gli inchiostri, ecc... una serie di operazioni semplici all'apparenza ma tutt'altro che banali). Oggi queste opere fanno parte di quella vasta offerta culturale di un paese che, con tutti i suoi difetti e contraddizioni, ha una enorme presa sull'occidente. Allora l'influenza non fu trascurabile, perché lo stile asciutto e minimalista di queste stampe influenzò i pittori e gli artisti d'Europa.


mercoledì 25 gennaio 2017

Clark Ashton Smith ritorna fra noi...

Dura la vita per chi vuole leggere le opere del grande Clark Ashton Smith: oggi come oggi quelle che a suo tempo vennero tradotte sono generalmente poco reperibili.

Tuttavia, poiché il nostro autore è, nel frattempo, almeno per alcuni titoli diventato di dominio pubblico, Davide Mana si è premurato di far uscire alcune traduzioni in formato digitale. Racconti già usciti: The Beast of Averoigne e The Maker of Gargoyles.

Nelle prossime settimane dovremmo vedere anche due dei racconti dell'universo di Zothique (il mondo fantasy più affascinante creato da Clark Ashton Smith, in pratica l'ultimo continente abitabile della Terra nel futuro): L'Impero dei Negromanti e L'Isola dei Torturatori.
Buona lettura...