lunedì 8 luglio 2013

L'impossibilità di comunicare con il betalettore

C'è chi si è sistemato a dovere con due o tre amici o conoscenti che leggono tutto quello che scrive, c'è chi ha orde di parenti schiavizzati pronti a ogni suo volere (ma saranno obiettivi?), io a parte alcuni momenti felici invece non sono mai riuscito a tenermi stretti i miei betalettori... perciò so che trovarne uno può essere difficile. Ma anche capirsi con lui.

Chi è questo personaggio? Il betalettore non è l'editor, quello che è in grado di indicarti dove devi mettere a posto la forma per farti capire meglio. E' un "semplice" lettore che sa dirti se la storia gira e lo appassiona, se non gli piace, dov'è che le cose non vanno o quale personaggio gli sembra funzionare bene. Insomma il betalettore non ha particolari qualità (o magari le ha, ma non le sta tirando fuori) come critico, è invece uno che dirà semplicemente la propria opinione. Che dovrebbe esserti utile. Dovrebbe.

Intanto il rapporto tra scrittore e betalettore è parecchio complesso. Lo scrittore vuole sapere la verità, ma non vuole essere offeso nell'amor proprio. Non sempre si trova questo equilibrio, per vari motivi, visto che ci sono diversi tipi di betalettori. Vediamone alcuni.

Il betalettore sadico. E' quello che ti dice che quello che hai scritto faceva proprio schifo e si dilunga in particolari, straziando e ridicolizzando proprio quella scena o quel personaggio che ti erano sembrati così significativi. Consciamente o inconsciamente, il betalettore sadico vuole farvi del male. E' meglio rinunciare ai suoi servizi, anche se talvolta potrebbe dirvi delle orrende verità che forse fareste meglio a sapere.

Il betalettore ammiratore. Capita ogni tanto. E' un personaggio a cui piace quello che scrivete (del resto se no perché sarebbe così desideroso di leggervi?). Può essere uno dei betalettori più stabili, con cui si può avere un proficuo scambio di idee su come sviluppare singoli elementi di quello che state scrivendo. Però potrebbe a volte mancare di obiettività.

Il parente betalettore. E' uno dei peggiori perché potrebbe per affetto familiare approvare tutto quello che fate, senza quindi dare un aiuto reale. O al contrario trasformarsi in betalettore sadico, se c'è qualche tensione irrisolta tra di voi.

Il betalettore sottile critico. Quello che non capisce i limiti del compito che gli avete affidato. Non volete riscrivere la storia secondo le sue idee, ma lui insisterà, dopo aver spiegato dettagliatamente i motivi per cui, ora come ora, non va bene. E deve sempre trovare qualcosa che proprio non va bene... Questo tipo di betalettore occasionalmente può anche essere utile, ma potrebbe diventarvi fastidiosissimo.

Il betalettore troppo educato. Magari non è nemmeno riuscito a superare la prima pagina o il primo capitolo. Magari ha letto tutto, ma facendo una fatica tremenda. In ogni caso non gli è proprio piaciuto quello che avete scritto, magari gli ha fatto addirittura ribrezzo. Però non ce la fa a dirvelo. Nicchia, dice che forse lui non è riuscito a entrare nella storia però adesso ci proverà, o dice che deve ancora finire di leggere, ma sono ormai passati tre mesi! Magari questo betalettore è solo uno i cui gusti sono troppo lontani dai tuoi, ma anche così la sua opinione potrebbe essere interessante se la esprimesse... però non lo fa. Cercherete di dirgli: guarda, non mi offendo mica, mi serve solo una breve spiegazione del perché non ti piace. Ma non otterrete nulla da lui!

Il betalettore fannullone. Questo invece dopo tre mesi non ti dirà niente perché, avendo preso alla leggera il compito di leggere qualcosa di tuo, si dimenticherà o si stancherà di farlo. Probabilmente qualsiasi cosa che potrà dire come valutazione non servirà a nulla. Meglio sollevarlo dall'incarico, soprattutto se non avrà il coraggio di sollevarsene lui stesso dopo aver fatto delle promesse.

In conclusione, consiglio per chi scrive: se trovate un buon betalettore, tenetevelo stretto.





giovedì 4 luglio 2013

La Maschera di Pazuzu

La Maschera di Pazuzu di Vito Introna viaggia tra l’horror, il fantastico e una storia italiana che per quanto futuribile si muove nel solco del malaffare e della crisi economica.
Il protagonista è Silio, un sindacalista sui cinquant'anni, ormai isolato in un'azienda dove un paio di sindacati "collusi" con la torbida gestione padronale hanno saputo catturare il consenso meglio delle sigle tradizionali.
Solo e accerchiato da diffidenza e ostilità, assiste al quotidiano competere per il potere di dirigenti corrotti e profittatori o di impiegate di facili costumi che costruiscono incredibili carriere sul meretricio. Attento a non dare pretesti per licenziarlo Silio usa il sarcasmo per difendersi ma talvolta ricambia a tono le contumelie di tanti che, a vario titolo, sono suoi nemici.
La sua vita personale non è molto migliore, in quanto è divorziato e stenta a mantenere il rapporto con due figli che lo disprezzano. Tra alimenti da pagare e mutuo è anche in pessime acque, economicamente parlando. L'unica amicizia che gli rimane è quella di un "compagno di merende" che lo trascina in avventure più o meno squallide con una varietà di donne, immancabilmente straniere in Italia per lavoro, che "ci stanno," tra bevute eccessive e mangiate pantagrueliche nelle varie trattorie.

lunedì 1 luglio 2013

Il Tempo della Guerra

Le avventure di Geralt di Rivia e della principessa Ciri continuano in questo secondo libro della serie iniziata con Il Sangue degli Elfi. Se il lettore poteva illudersi che il destino della ragazzina potesse essere tutelato dai potenti personaggi che vorrebbero tutelarla, si sbaglia. Ovviamente non va niente così liscio, ne Il Tempo della Guerra: sebbene l'eroico Geralt si sforzi di fare del suo meglio e riesca a sventare i piani dei sicari, ci sono molte altre minacce. Senza anticipare nulla di preciso posso solo dire che una nuova ondata di caos e distruzione renderà ancora più disperata la situazione dei "buoni" e anche fra i ranghi di coloro che dovevano essere nemici dei "cattivi" Nilfgaardiani dilaga l'incertezza e il tradimento.

Sapkowski, in verità, qui mi piace per come scrive assai più che per quello che scrive. Come avevo già avuto occasione di far notare, la trama di questa serie è piuttosto prevedibile, almeno nelle sue linee principali, e si nutre di elementi molto collaudati. In questo libro abbiamo alcuni colpi di scena, in effetti, ma non sempre è detto che la novità sia positiva. Geralt in questo libro praticamente ad un certo punto passa in secondo piano, le sue azioni non hanno effetto come se fosse un personaggio secondario e l'attenzione si sposta da lui, e non c'è lo stesso mordente.

giovedì 27 giugno 2013

World War Z

Nonostante la presenza di un nome di richiamo come Brad Pitt, questo World War Z è l'ennesimo film inutile sugli zombie. Beninteso, oggi come oggi è difficile ricucinare l'idea del film sui morti viventi in maniera interessante... qui però si è fatto di peggio, prendendo i diritti di un libro che aveva esplorato la tematica in maniera meno banale e debole del solito (libro omonimo del film, purtroppo non l'ho letto quindi devo fidarmi di opinioni raccolte in giro) e traendone una pellicola d'azione senza capo né coda.

La regia è di Marc Foster (Quantum of Solace). Il protagonista di grido è Brad Pitt nei panni di Gerry, un operativo delle Nazioni Unite, uno che è sempre stato là dove c'erano i guai più grossi. Da qualche tempo si è ritirato a vita più tranquilla con la moglie (interpretata da Mireille Enos) e le due figlie. Una bella mattina uno strano ingorgo blocca Gerry e famiglia in macchina. Una motocicletta della polizia passa e gli spacca lo specchietto, lui scende piuttosto innervosito per il fatto e si guarda intorno. C'è un totale blocco del traffico. Arriva un'altra moto della polizia (le moto sono gli unici veicoli che si possono muovere in quella situazione): il poliziotto invita Gerry a rimanere a bordo del veicolo, quando un grosso camion passa a tutta velocità e spazza via moto e poliziotto in un batter d'occhio. Insomma un film dove non ci si preoccupa nemmeno di essere coerenti con la scena che fanno vedere un secondo prima (l'ingorgo).



martedì 25 giugno 2013

Addio a Matheson

Così, per caso, la notizia della scomparsa di questo importante scrittore viene a coincidere con la pubblicazione nel mio blog, fissata con un anticipo di settimane, della recensione del suo libro forse più importante. Il 2013 è veramente un anno triste.

Io Sono Leggenda (il libro)



Io Sono Leggenda è forse il più celebre libro moderno in cui viene ipotizzata una strage della razza umana su grandi proporzioni, e si segnala per un approccio piuttosto realistico ai problemi sperimentati dall’ultimo sopravvissuto nel suo tentativo di portare avanti una futile esistenza.
Questa opera di Matheson (un grande scrittore della vecchia scuola) è stata incredibilmente fortunata in quanto ha precorso sia, in qualche modo, le moderne storie di zombi e, sia delle trame catastrofiste con pandemie apocalittiche, due generi che per me sono fin troppo sfruttati ma che non sembrano voler smettere di avere successo.

Dalle avventure del protagonista Robert Neville è scaturita poi una serie di produzioni cinematografiche: quelle con i maggiori richiami al libro sono nell’ordine Io Sono Leggenda con Will Smith, di pochi anni fa, 1975: Occhi Bianchi sul Pianeta Terra (con Charlton Heston) degli anni ’70, e L’Ultimo Uomo della Terra con Vincent Price negli anni ’60, in quest’ultimo la località deserta e piena di cadaveri è nientemeno che Roma; di questi film ho già parlato qui. Anche il celebre film La Notte dei Morti Viventi di Romero, colonna portante del genere zombie, ha dei riferimenti a Matheson.

Sui motivi del successo del libro si potrebbe discutere a lungo, per me valgono le considerazioni, sia pur scontate, sull’ansietà dell’uomo moderno che ha bisogno di proiettare da qualche parte i suoi terrori per sfuggire all’impressione che l’esistenza a livello individuale e collettivo sia sfuggita dal suo controllo. Non è da trascurare il fatto che il libro è degli anni ’50 ovvero del periodo in cui, per la prima volta da sempre, tutti erano al corrente della possibilità che le potenze dotate di armi atomiche scatenassero una guerra apocalittica. Non ho elementi per dire che questo possa aver influenzato la penna di Matheson, tuttavia potrebbe aver creato il clima per il suo successo.