Safety not Guaranteed è uno strano film di fantascienza che parla di viaggi nel tempo. Un film fatto con pochissimi soldi ma una certa originalità. Parte dalla storia di Darius, ragazza solitaria e un po' triste, che vive col padre dopo la morte della madre e (dopo gli studi) lavora come stagista malpagata presso un giornale di Seattle. In una riunione di redazione il giornalista Jeff coglie una possibile notizia da sviluppare in un annuncio di giornale dove uno sconosciuto cerca un accompagnatore per un viaggio nel tempo, specificando che il candidato dovrà portarsi le proprie armi e che, poiché in passato il viaggio è stato fatto una volta sola, "la sicurezza non è garantita."
Per Jeff c'è la possibilità di indagare sul personaggio che ha messo l'annuncio e fare un articolo divertente, una piccola indagine. Ottiene l'incarico e si porta dietro due stagisti, Darius e l'indiano Arnau, studente timido e impacciato.
In verità Jeff è interessato all'articolo solo in parte: vuole anche ritrovare una vecchia fiamma che vive nella località in cui ha origine l'annuncio, e farsi una vacanza pagata dal giornale. Presto, anche con l'aiuto di Darius, si scopre che il personaggio dell'annuncio, Kenneth, è un commesso di negozio forse poco stimato dai suoi colleghi e capi, e apparentemente un po' strano. Non un rincretinito, ma qualcuno con convinzioni tutte sue per la testa. Jeff lo incontra e fallisce l'approccio miseramente, ma Darius riesce a conquistare la fiducia di Kenneth e a candidarsi per il viaggio nel tempo.
Kenneth comincia a preparare l'avventura, e Darius scopre che nutre forti apprensioni su spie e agenti governativi che lo terrebbero d'occhio, mentre Jeff cerca la ragazza dei tempi che furono. Riesce a vederla da lontano, dapprima la trova invecchiata male ma fa in modo di incontrarla. Quanto ad Arnau, la sua evidente timidezza è l'argomento di continue prese in giro da parte di Jeff, che però cerca anche di aiutarlo a uscirne fuori.
Tutti i personaggi hanno dei rimpianti in un avvenimento del passato o nel tempo perduto, o nella gioventù che non durerà in eterno, ed è questa, senza anticipare altro, la vera tematica del film, che avrà qualche svolta imprevista nel seguito (Kenneth ha davvero le conoscenze per creare una macchina capace di fare il viaggio nel tempo? E riuscirà a usarla? Davvero ci sono spie che lo tengono d'occhio?).
Due parole sul cast. Il regista, Colin Trevorrow, mi è completamente ignoto, gli attori pure, ma hanno un minimo di curriculum alle spalle: Jake Johnson è protagonista della serie TV New Girl con Zooey Deschanel e qui interpreta Jeff, il giornalista; Aubrey Plaza (Darius, la stagista) ha avuto un certo successo in una serie TV, Mark Duplass (Kenneth) è attore, produttore e sceneggiatore. E poi c'è Karan Soni nel ruolo di Arnau, lo stagista indiano. Tutti bravi e ben calati nei ruoli.
Giudizio finale? Carino, accattivante e curioso, davvero ben realizzato (con una somma che, per gli standard USA è praticamente ridicola). Una sorpresa di film.
sabato 22 dicembre 2012
mercoledì 19 dicembre 2012
Le Città nelle Nuvole
Geoffrey A. Landis è uno scrittore di fantascienza di quelli con solidissime basi scientifiche, essendo come principale mestiere un ricercatore della NASA. Questo The Sultan of the Clouds, in italiano Le Città nelle Nuvole, edito da Delos Books, è un romanzo fin troppo breve che s'incentra sull'idea di colonizzare il pianeta Venere in una maniera assolutamente originale.
L'idea mi aveva fatto sorridere all'inizio: pensando a Venere viene subito in mente un pianeta bollente, ricco di gas velenosi e irrespirabili, insomma un posto inevitabilmente precluso alla presenza umana. L'idea di Landis è di enormi città dirigibile, per così dire, città gallegganti negli strati più alti dell'atmosfera, dove la vita (secondo lui... io non mi pronuncio) può svolgersi relativamente senza problemi. Ovviamente, però, l'atmosfera resta velenosa. Non si tratta di un libro scritto quando si sapeva poco o nulla dell'universo, anzi è recentisse, perciò se lo dice Landis che è un addetto ai lavori magari c'è qualcosa di praticabile nell'idea. Ma perché si debba andare su un pianeta dove sfruttare il suolo sarebbe improponibile e per coltivare il proprio giardino volante si dovrebbe portare la terra fertile da un altro luogo? Questi restano dubbi che il libro non risolve.
Ad ogni modo nell'ambientazione di questo libro la colonizzazione dello spazio, pur costosissima e fallimentare per molti di quelli che ci hanno provato, è in atto da parecchio tempo, ma solo alcune grandi famiglie ne hanno tratto beneficio.
In questo scenario abbiamo un tecnico che viaggia assieme a una scienziata verso il pianeta: lei ha ricevuto un invito da un giovanissimo rampollo di una di queste famiglie possidenti... così i due scoprono questo meraviglioso mondo di città sospese nell'aria. Tra le curiose scoperte che ci sono da fare su Venere abbiamo anche il matrimonio a treccia, una specie di cerniera generazionale dove ci si sposa due volte: la prima da ragazzini, con una persona matura, la seconda nella maturità, con una persona assai giovane. In questo modo (salvo incidenti!) una matrimonio dura in eterno. Il protagonista comunque ha poco da divertirsi: scopre presto che esiste una minaccia assai seria...
Il libro è brevissimo, più un racconto leggermente gonfiato che un romanzo. Perciò c'è poca sostanza per dare spessore alle idee, come se a Landis interessasse più che altro mettere una cornice di umanità in movimento attorno alla sua idea di città più leggere dell'aria. Comunque è una lettura piacevole: se questo breve esempio può esser preso a prova, Landis si rivela più abile come scrittore di certi mostri sacri che se la cavavano più con l'arido linguaggio scientifico che con personaggi e trama.
L'idea mi aveva fatto sorridere all'inizio: pensando a Venere viene subito in mente un pianeta bollente, ricco di gas velenosi e irrespirabili, insomma un posto inevitabilmente precluso alla presenza umana. L'idea di Landis è di enormi città dirigibile, per così dire, città gallegganti negli strati più alti dell'atmosfera, dove la vita (secondo lui... io non mi pronuncio) può svolgersi relativamente senza problemi. Ovviamente, però, l'atmosfera resta velenosa. Non si tratta di un libro scritto quando si sapeva poco o nulla dell'universo, anzi è recentisse, perciò se lo dice Landis che è un addetto ai lavori magari c'è qualcosa di praticabile nell'idea. Ma perché si debba andare su un pianeta dove sfruttare il suolo sarebbe improponibile e per coltivare il proprio giardino volante si dovrebbe portare la terra fertile da un altro luogo? Questi restano dubbi che il libro non risolve.
Ad ogni modo nell'ambientazione di questo libro la colonizzazione dello spazio, pur costosissima e fallimentare per molti di quelli che ci hanno provato, è in atto da parecchio tempo, ma solo alcune grandi famiglie ne hanno tratto beneficio.
In questo scenario abbiamo un tecnico che viaggia assieme a una scienziata verso il pianeta: lei ha ricevuto un invito da un giovanissimo rampollo di una di queste famiglie possidenti... così i due scoprono questo meraviglioso mondo di città sospese nell'aria. Tra le curiose scoperte che ci sono da fare su Venere abbiamo anche il matrimonio a treccia, una specie di cerniera generazionale dove ci si sposa due volte: la prima da ragazzini, con una persona matura, la seconda nella maturità, con una persona assai giovane. In questo modo (salvo incidenti!) una matrimonio dura in eterno. Il protagonista comunque ha poco da divertirsi: scopre presto che esiste una minaccia assai seria...
Il libro è brevissimo, più un racconto leggermente gonfiato che un romanzo. Perciò c'è poca sostanza per dare spessore alle idee, come se a Landis interessasse più che altro mettere una cornice di umanità in movimento attorno alla sua idea di città più leggere dell'aria. Comunque è una lettura piacevole: se questo breve esempio può esser preso a prova, Landis si rivela più abile come scrittore di certi mostri sacri che se la cavavano più con l'arido linguaggio scientifico che con personaggi e trama.
sabato 15 dicembre 2012
China Miéville parla di Fantascienza e Fantasy
Segnalo questo video dove parla lo scrittore China Miéville riguardo al fantastico, e critica l'opinione di alcuni riguardo alla fantascienza, che sarebbe "più intelligente" del fantasy.
L'inglese leggo e lo scrivo (male) ma non sono molto anglofono quindi non ci capirò un gran che. Mi consola che, pare, questa strana malattia (gli appassionati di fantascienza duri-e-puri che si sentono in dovere di disprezzare il fantasy) non esista solo da noi. Se siete anglofoni, guardate un po'...
Io personalmente trovo certe divisioni veramente ridicole. E ovviamente amo sia la fantascienza che il fantasy.
L'inglese leggo e lo scrivo (male) ma non sono molto anglofono quindi non ci capirò un gran che. Mi consola che, pare, questa strana malattia (gli appassionati di fantascienza duri-e-puri che si sentono in dovere di disprezzare il fantasy) non esista solo da noi. Se siete anglofoni, guardate un po'...
Io personalmente trovo certe divisioni veramente ridicole. E ovviamente amo sia la fantascienza che il fantasy.
giovedì 13 dicembre 2012
Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato
Me lo sono visto a due dimensioni perché quasi 3 ore di occhialini mi preoccupavano un po'. Magari ho perso qualcosa a livello di profondità delle visuali... Il problema principale però è stato che il film a tratti diventa noioso. Lo stile e le immagini che mi avevano sicuramente suggestionato a suo tempo con la trilogia del Signore degli Anelli adesso non riescono ad accendere in me lo stesso interesse, e la storia procede a un passo terribilmente lento.
Ho paura che l'avidità di trarre una trilogia di sicuro successo (prevedibilmente...) da un materiale piuttosto scarno all'origine abbia tirato qualche brutto scherzo alla produzione. Del resto se coloro che vanno al cinema sperando solo in un bel film possono essere un po' delusi, non è che gli appassionati di Tokien saranno entusiasti di certe licenze di Peter Jackson con la storia e con l'apparenza dei suoi nani (alcuni decisamente troppo bellocci e qualcuno troppo "umano," per quanto ci siano anche qui i momenti in cui vengono fatti bersagli del ridicolo, come era successo a Gimli nella trilogia del SdA).
Martin Freeman nei panni di Bilbo Baggins e Ian McKellen in quelli di Gandalf aiutano a rendere questo primo Hobbit abbastanza piacevole; ho gradito che, per varie parti non principali, siano stati ripresi gli attori della vecchia trilogia (Elrond interpretato ancora da Hugo Weaving, Galadriel da Cate Blanchett, Saruman da Christopher Lee).
Orchi, lupi mannari e Troll sono ben riusciti, gli orchi in particolare più convincenti che nella precedente trilogia. Paesaggi neozelandesi... tutta roba che già sapete.
Stranissimo, ma non ho molto da dire su questo film.
Alla fine, dopo tanta attesa, la visione è stata abbastanza anticlimatica. Forse era il caso di stringere The Hobbit in un solo film? Chi lo sa. Penso comunque che fra un annetto, quando uscirà il secondo della serie, non oserò mancare.
Ho paura che l'avidità di trarre una trilogia di sicuro successo (prevedibilmente...) da un materiale piuttosto scarno all'origine abbia tirato qualche brutto scherzo alla produzione. Del resto se coloro che vanno al cinema sperando solo in un bel film possono essere un po' delusi, non è che gli appassionati di Tokien saranno entusiasti di certe licenze di Peter Jackson con la storia e con l'apparenza dei suoi nani (alcuni decisamente troppo bellocci e qualcuno troppo "umano," per quanto ci siano anche qui i momenti in cui vengono fatti bersagli del ridicolo, come era successo a Gimli nella trilogia del SdA).
Martin Freeman nei panni di Bilbo Baggins e Ian McKellen in quelli di Gandalf aiutano a rendere questo primo Hobbit abbastanza piacevole; ho gradito che, per varie parti non principali, siano stati ripresi gli attori della vecchia trilogia (Elrond interpretato ancora da Hugo Weaving, Galadriel da Cate Blanchett, Saruman da Christopher Lee).
Orchi, lupi mannari e Troll sono ben riusciti, gli orchi in particolare più convincenti che nella precedente trilogia. Paesaggi neozelandesi... tutta roba che già sapete.
Stranissimo, ma non ho molto da dire su questo film.
Alla fine, dopo tanta attesa, la visione è stata abbastanza anticlimatica. Forse era il caso di stringere The Hobbit in un solo film? Chi lo sa. Penso comunque che fra un annetto, quando uscirà il secondo della serie, non oserò mancare.
lunedì 10 dicembre 2012
Ruby Sparks
Una commediola romantica su uno scrittore giovane,
di successo, ma solitario e insoddisfatto. Bene, mi chiederete, cosa c’è di attinente al
fantastico? Il fatto che questo scrittore, Calvin (Paul Dano), in un
momento di crisi d’ispirazione ed esistenziale comincia a scrivere della ragazza dei
suoi sogni (non una bellona, ma una tipa simpatica, eccentrica e piena
di vita) e questa un bel giorno compare in carne e ossa. Il nostro
scrittore cerca di ignorarla, cerca aiuto dallo psicanalista perché
crede di essere diventato pazzo, ma si accorge che anche gli altri
la vedono. Solo il fratello, Harry (Chris Messina), sa della
vera natura di Ruby, ovvero che questa misteriosa ragazza (che è interpretata da
Zoe Kazan, nella vita reale legata sentimentalmente a Paul Dano) è nata dalla fantasia di Calvin. La sceneggiatura è sempre di Zoe. Insomma, lei ha immaginato che il suo fidanzato nella vita reale fosse uno scrittore intento a immaginare la ragazza delle proprie fantasie, che poi sarebbe proprio lei, fino a farle prendere vita, e a quel punto l'ha interpretata sullo schermo: bizzarro, eh?
Sembra comunque che sia risolto ogni problema esistenziale del nostro Calvin. Si
rende conto che ogni volta che scrive di lei può influenzare il suo
comportamento, il fratello vorrebbe che lo facesse, ma per Calvin va tutto bene e preferisce non farlo.
Cominciano
i guai quando Calvin va a visitare sua madre che convive con un nuovo
partner (interpretato da Antonio Banderas): si vede quanto lui sia
impacciato e non voglia rapportarsi alla sua famiglia, mentre Ruby cerca
di fare tutto il possibile per andare d’accordo e farlo ritornare in sintonia con sua madre.
Presto Calvin si accorge che la ragazza ha in effetti una
propria mente e prende delle decisioni di testa propria: non necessariamente con lui
all’epicentro di tutto. Alla fine è chiaro che Ruby vuole altre esperienze, non vuole sempre dormire a casa sua, insomma Calvin sta per perderla: quindi
deciderà di tornare al misterioso manoscritto per aggiungere una riga e
cambiare la situazione. Ma è giusto farlo? E quali saranno le
conseguenze?
Commedia leggera con un
finale ottimista (che preferisco non rivelare qui), con momenti
piacevoli, e qualche spunto interessante e degno di riflessione (ad
esempio: quanto sforzo è giusto mettere nella creazione di un
personaggio o di un mondo immaginario?).
Il richiamo al mito di Pigmalione, ovviamente, non è casuale. Ma qui è diverso: non è detto che, se un uomo può creare la donna dei propri sogni, lui sia... l'uomo dei sogni di lei.
venerdì 7 dicembre 2012
Off Topic: Cross of Iron
(a broken english translation will follow)
Questo libro "dovevo" prima o poi leggerlo perché ha ispirato un grande film di guerra (Cross of Iron) diretto da un grandissimo regista (Sam Peckinpah).
L'autore è Willi Heinrich, un ufficiale tedesco divenuto scrittore dopo l'ultimo conflitto mondiale (è morto alcuni anni fa). Le sue esperienze belliche sono alla base della storia narrata, e alcuni dei fatti e dei protagonisti del libro sono basati su situazioni e personaggi veramente esistiti.
Il titolo del libro è diventato Cross of Iron nelle ristampe dopo il successo del film, il titolo in origine era Das Geduldige Fleisch ovvero "La carne paziente" e in effetti in italiano esiste un'edizione con quel titolo. Io ho letto dall'inglese il moderno Cross of Iron (ed. Cassell) dove so che i nomi di alcuni protagonisti differiscono dall'originale libro tedesco. L'articolo italiano nella Wikipedia consultato oggi afferma nelle note che nel libro, diversamente dal film, il principale protagonista (Rolf Steiner) fosse stato degradato per essersi rifiutato di sparare su dei civili: non è così nella versione che ho letto io e mi domando se l'edizione italiana sia stata a suo tempo rimaneggiata, o se magari fosse fedele all'originale tedesco più della versione inglese che ho letto.
A parte questi dubbi, il libro è meno fitto di combattimenti rispetto al film, e certamente meno spettacolare nelle scene di scontri che descrive: a volte i combattimenti si risolvono in maniera piuttosto sbrigativa, anche se non mancano scene di battaglia estremamente vivide e situazioni drammatiche piuttosto prolungate. E' descrittivo, talvolta intimista, denso e abbastanza lungo: 478 pagine in inglese, sarebbero oltre 500 in italiano. La storia ha una certa coralità perché passa dal punto di vista di tutti i personaggi, ma è un coro che si spegne piano piano, a mano a mano che gli uomini muoiono in battaglia. La trama narra le vicissitudini di un battaglione di fanteria tedesco, coinvolto nella ritirata seguita alla sconfitta di Stalingrado. Una lotta senza quartiere dove i tedeschi, consapevoli del disastro che hanno subito e ormai demoralizzati, sono spinti dal nemico baldanzoso in una sacca, la penisola del Kuban (parte occidentale del Caucaso, che vedete tratteggiata nella mappa in giallo) e rimangono isolati dal resto dell'esercito tedesco, con il mare alle spalle. (Particolare storico: Hitler decise di tenere quella testa di ponte nel Caucaso nell'illusione di contrattaccare in seguito, in verità sarebbe stato possibile ritirare le truppe). Mentre il disastro si svolge, abbiamo il plotone del sottufficiale Steiner intento in varie imprese (sia per salvare la pelle sia per tenere la linea, che per compiere contrattacchi folli), mentre i comandanti si macerano nel senso di colpa di protrarre un'agonia che non può portare a nessun risultato e altri personaggi disonesti cercano medaglie e gloria, ma senza avere le capacità o il coraggio per procurarsele, oppure tramano per ottenere trasferimenti nella gaia Parigi.
Tra idiosincrasie personali, pericoli micidiali, destino comunque segnato, seguiremo la lotta per la vita del plotone di Steiner e le vicissitudini di altri personaggi. Il film certamente è più emozionante e meglio riuscito (almeno secondo me), tuttavia questo libro è un classico della narrativa di ambientazione militare.
Il film e il libro.
Da qui in avanti parlerò delle similitudini e differenze tra libro e film, facendo necessariamente anticipazioni sulla trama di entrambi (se non avete visto il film tanto vale che interrompiate qui la vostra lettura).
Per prima cosa c'è da notare che i personaggi principali nel film ci sono tutti, ma non necessariamente fedeli al libro. La storia ricalca le medesime tematiche ma è in parte differene, in parte "montata" in un ordine diverso nel film. Il colonnello Brandt nel film ha un aspetto rassicurante ed è paterno e umano, per quanto possibile, mentre nel libro è un uomo teso e tirato, estremamente cinico e disincantato, consapevole di svolgere un ruolo che condanna degli uomini a morire inutilmente e lucido nel vedere la propria esistenza priva di senso. Il suo aiutante, il capitano Kiesel, che nel film è completamente disfattista, sempre intento a bere o a fumare, e dall'aspetto sciatto e stropicciato, al contrario nel libro viene presentato come un personaggio più controllato, efficiente, che condivide alcuni dei sentimenti del suo capo ma non li vuole portare fino alle estreme conseguenze: anzi talvolta lo schietto disfattismo di Brandt lo mette un po' a disagio. Il capitano Stransky, l'avversario di Steiner, nel film ha una certa dimensione che riscatta la sua inettitudine, mentre è assai più debole e forse meno riuscito nel libro. Non anticipo la maniera in cui esce di scena, limitandomi a dire che il finale del film, per quanto confusionario, è molto meglio riuscito del finale di questo libro.
Steiner (più giovane di James Coburn quando lo ha portato sullo schermo) è meno infallibile e i suoi uomini sono meno efficaci (nel film sembrano quasi un commando). In alcune azioni Steiner si rivela poco zelante e le porta a termine solo per non fare brutta figura, commette errori, e soprattutto verso i suoi uomini è piuttosto duro e aggressivo, molto più che nel film, anche se con alcuni di loro sviluppa comunque un'amicizia profonda. Ne fa fuori uno, però, colpevole di aver messo tutti gli altri nei guai, e lo fa in maniera piuttosto cinica.
La sua idiosincrasia è in parte dovuta a un incidente dal sapore piuttosto... letterario (la fidanzata che prima della guerra muore in montagna per un incidente, e lui che la vede morire senza poter fare niente). L'ostilità di Steiner verso gli ufficiali (e la famosa scena in cui evita di rovinare Stransky perché vuol vedersela personalmente coi suoi nemici senza approfittare della benevolenza del comando di battaglione) nel libro non mancano, ma il sergente ha paura delle parole che ha pronunciato, e in seguito è tentato di chiedere scusa. Tutto sommato un personaggio meno mitico, molto più umano: comunque mantiene un aspetto enigmatico come nel film. La sfida con Stransky è il filo conduttore principale, ma si svolge (e termina) in modo molto diverso. Personalmente il libro mi è piaciuto ma il film... molto di più.
Cross of Iron
I had to read this book sooner or later, because it inspired a great war movie (Cross of Iron) directed by the great Sam Peckinpah.
The author is Willi Heinrich, a German officer who became a writer after the Second World War (he died a few years ago). His war experiences are the basis of the story, and some of the events and characters of the book are based on real situations and people.
The title of the book became Cross of Iron in reprints after the film's success, the title was originally Das Fleisch Geduldige or "The Willing Flesh" in the first editions. I have read the modern English Cross of Iron (Cassell) where as far as I know the names of some characters differ from the original German book. Notes in the italian Wikipedia article I read today say that the main protagonist (Rolf Steiner) was demoted, in the book, for refusing to fire on civilians: this fact doesn't appear in the version I read: I wonder if the Italian edition was edited, or maybe if it was more faithful to the original German than the English version I read.
Apart from these considerations, the book devotes less space to the combat compared to the film, and certainly is less spectacular in the battle scenes it describes: sometimes the fights are resolved in a quick dismissive way. But there are a couple of battle scenes extremely vivid, and tension and drama. The book is descriptive, sometimes intimate, pregnant and quite long: 478 pages in the English version. The story has a certain choral feel as it passes from the point of view of all the characters, but it's a chorus that goes off slowly, gradually, as men die in battle. The plot tells the vicissitudes of a German infantry battalion involved in the retreat after the defeat at Stalingrad. A terrible struggle where the Germans, saddened by the disaster they have suffered and demoralized, are driven by a bold enemy in a pocket, the Kuban peninsula (western part of the Caucasus, which you see on the map in yellow) where they remain isolated from the rest the German army, with the sea behind them. (Historical hint: Hitler decided to keep the bridgehead in the Caucasus dreaming of a later counteroffensive, whereas he could have managed to withdraw the troops). While the disaster takes place, we have sergeant Steiner' platoon intent in various actions (to save their own skins, to defend the front line, to make insane counterattacks), while the commanders macerate in guilt because they have to prolong agony that can not lead to any result; other dishonest people are in seek of medals and glory, lacking the ability and the courage to deserve them, or plotting to get transfers in quiet Paris.
In between personal idiosyncrasies and dire perils, we follow the struggle for life of Steiner' platoon and the vicissitudes of other characters. The film certainly is more exciting (at least in my opinion) and more successful, still this book is a classic of military fiction.
The film and the book.
From here on, I will discuss the similarities and differences between book and film: spoilers ahead! (if you didn't see the movie yet, you might as well stop here).
First, it should be noted that all the main characters in the film are there as well, but they are not necessarily portrayed in the same way. The plot is similar, but many scenes are arranged in a different order than in the movie. Colonel Brandt is a reassuring, paternal and human, figure in the film, whereas in the book he's a man strained and bleak, extremely cynical and disillusioned, aware of playing a role that condemns his men to die needlessly; he doesn't find no more sense in his own life. His adjutant, Captain Kiesel, which in the film is a complete defeatist, intent on drinking or smoking and looking sloppy and wrinkled, here in the book is a character more self centered, sober, efficient. He shares some of the feelings of his chief but he does not want to develop them to their ultimate consequences: he's a little uncomfortable in front of the outspoken Brandt. Captain Stransky, the adversary of Steiner, in the movie maintains a certain stature that redeems his ineptitude, while he's much weaker and perhaps less successful as a character in the book. I wont anticipate the way he disappears from the story, I'll simply say that the ending of the film, as confusing as it is, it is much more satisfying than the finale of the book.
Steiner (younger than James Coburn was when he brought him to the screen) is not infallible and his men are less effective (in the film they almost look like a commando). In some fights Steiner reveals himself to be not so zealous and goes on just not to look bad; he make mistakes sometimes, and to his men is rather harsh and aggressive, more so than in the film, even though with some of them, however, he develops a deep friendship. He's not above eliminating one of them, though: Steiner decides that Zoll, guilty of putting everyone else in trouble, has to disappear from the platoon, and he causes his death in a rather cynical way.
His idiosyncrasy is partly due to an accident that tastes like... a literary handle (his girlfriend died before the war in the mountains in an accident, and hewatched her die without being able to do anything). Steiner's hostility toward the officers (and the famous scene where he chooses not damage Stransky because he wants to deal personally with his enemies without taking advantage of the goodwill of the battalion commanders) is in the book, but there the sergeant repents about being too much outspoken, and later even thinks to apologize (he does not). All in all Stainer is a less legendary character, more human, but he still retains an enigmatic face like in the movie. The duel between him and Stransky is the main thread, but goes on (and ends) in a very different way. I liked the book but the movie in my opinion... is much better.
Questo libro "dovevo" prima o poi leggerlo perché ha ispirato un grande film di guerra (Cross of Iron) diretto da un grandissimo regista (Sam Peckinpah).
L'autore è Willi Heinrich, un ufficiale tedesco divenuto scrittore dopo l'ultimo conflitto mondiale (è morto alcuni anni fa). Le sue esperienze belliche sono alla base della storia narrata, e alcuni dei fatti e dei protagonisti del libro sono basati su situazioni e personaggi veramente esistiti.
Il titolo del libro è diventato Cross of Iron nelle ristampe dopo il successo del film, il titolo in origine era Das Geduldige Fleisch ovvero "La carne paziente" e in effetti in italiano esiste un'edizione con quel titolo. Io ho letto dall'inglese il moderno Cross of Iron (ed. Cassell) dove so che i nomi di alcuni protagonisti differiscono dall'originale libro tedesco. L'articolo italiano nella Wikipedia consultato oggi afferma nelle note che nel libro, diversamente dal film, il principale protagonista (Rolf Steiner) fosse stato degradato per essersi rifiutato di sparare su dei civili: non è così nella versione che ho letto io e mi domando se l'edizione italiana sia stata a suo tempo rimaneggiata, o se magari fosse fedele all'originale tedesco più della versione inglese che ho letto.
A parte questi dubbi, il libro è meno fitto di combattimenti rispetto al film, e certamente meno spettacolare nelle scene di scontri che descrive: a volte i combattimenti si risolvono in maniera piuttosto sbrigativa, anche se non mancano scene di battaglia estremamente vivide e situazioni drammatiche piuttosto prolungate. E' descrittivo, talvolta intimista, denso e abbastanza lungo: 478 pagine in inglese, sarebbero oltre 500 in italiano. La storia ha una certa coralità perché passa dal punto di vista di tutti i personaggi, ma è un coro che si spegne piano piano, a mano a mano che gli uomini muoiono in battaglia. La trama narra le vicissitudini di un battaglione di fanteria tedesco, coinvolto nella ritirata seguita alla sconfitta di Stalingrado. Una lotta senza quartiere dove i tedeschi, consapevoli del disastro che hanno subito e ormai demoralizzati, sono spinti dal nemico baldanzoso in una sacca, la penisola del Kuban (parte occidentale del Caucaso, che vedete tratteggiata nella mappa in giallo) e rimangono isolati dal resto dell'esercito tedesco, con il mare alle spalle. (Particolare storico: Hitler decise di tenere quella testa di ponte nel Caucaso nell'illusione di contrattaccare in seguito, in verità sarebbe stato possibile ritirare le truppe). Mentre il disastro si svolge, abbiamo il plotone del sottufficiale Steiner intento in varie imprese (sia per salvare la pelle sia per tenere la linea, che per compiere contrattacchi folli), mentre i comandanti si macerano nel senso di colpa di protrarre un'agonia che non può portare a nessun risultato e altri personaggi disonesti cercano medaglie e gloria, ma senza avere le capacità o il coraggio per procurarsele, oppure tramano per ottenere trasferimenti nella gaia Parigi.
Tra idiosincrasie personali, pericoli micidiali, destino comunque segnato, seguiremo la lotta per la vita del plotone di Steiner e le vicissitudini di altri personaggi. Il film certamente è più emozionante e meglio riuscito (almeno secondo me), tuttavia questo libro è un classico della narrativa di ambientazione militare.
Il film e il libro.
Da qui in avanti parlerò delle similitudini e differenze tra libro e film, facendo necessariamente anticipazioni sulla trama di entrambi (se non avete visto il film tanto vale che interrompiate qui la vostra lettura).
Per prima cosa c'è da notare che i personaggi principali nel film ci sono tutti, ma non necessariamente fedeli al libro. La storia ricalca le medesime tematiche ma è in parte differene, in parte "montata" in un ordine diverso nel film. Il colonnello Brandt nel film ha un aspetto rassicurante ed è paterno e umano, per quanto possibile, mentre nel libro è un uomo teso e tirato, estremamente cinico e disincantato, consapevole di svolgere un ruolo che condanna degli uomini a morire inutilmente e lucido nel vedere la propria esistenza priva di senso. Il suo aiutante, il capitano Kiesel, che nel film è completamente disfattista, sempre intento a bere o a fumare, e dall'aspetto sciatto e stropicciato, al contrario nel libro viene presentato come un personaggio più controllato, efficiente, che condivide alcuni dei sentimenti del suo capo ma non li vuole portare fino alle estreme conseguenze: anzi talvolta lo schietto disfattismo di Brandt lo mette un po' a disagio. Il capitano Stransky, l'avversario di Steiner, nel film ha una certa dimensione che riscatta la sua inettitudine, mentre è assai più debole e forse meno riuscito nel libro. Non anticipo la maniera in cui esce di scena, limitandomi a dire che il finale del film, per quanto confusionario, è molto meglio riuscito del finale di questo libro.
Steiner (più giovane di James Coburn quando lo ha portato sullo schermo) è meno infallibile e i suoi uomini sono meno efficaci (nel film sembrano quasi un commando). In alcune azioni Steiner si rivela poco zelante e le porta a termine solo per non fare brutta figura, commette errori, e soprattutto verso i suoi uomini è piuttosto duro e aggressivo, molto più che nel film, anche se con alcuni di loro sviluppa comunque un'amicizia profonda. Ne fa fuori uno, però, colpevole di aver messo tutti gli altri nei guai, e lo fa in maniera piuttosto cinica.
La sua idiosincrasia è in parte dovuta a un incidente dal sapore piuttosto... letterario (la fidanzata che prima della guerra muore in montagna per un incidente, e lui che la vede morire senza poter fare niente). L'ostilità di Steiner verso gli ufficiali (e la famosa scena in cui evita di rovinare Stransky perché vuol vedersela personalmente coi suoi nemici senza approfittare della benevolenza del comando di battaglione) nel libro non mancano, ma il sergente ha paura delle parole che ha pronunciato, e in seguito è tentato di chiedere scusa. Tutto sommato un personaggio meno mitico, molto più umano: comunque mantiene un aspetto enigmatico come nel film. La sfida con Stransky è il filo conduttore principale, ma si svolge (e termina) in modo molto diverso. Personalmente il libro mi è piaciuto ma il film... molto di più.
Cross of Iron
I had to read this book sooner or later, because it inspired a great war movie (Cross of Iron) directed by the great Sam Peckinpah.
The author is Willi Heinrich, a German officer who became a writer after the Second World War (he died a few years ago). His war experiences are the basis of the story, and some of the events and characters of the book are based on real situations and people.
The title of the book became Cross of Iron in reprints after the film's success, the title was originally Das Fleisch Geduldige or "The Willing Flesh" in the first editions. I have read the modern English Cross of Iron (Cassell) where as far as I know the names of some characters differ from the original German book. Notes in the italian Wikipedia article I read today say that the main protagonist (Rolf Steiner) was demoted, in the book, for refusing to fire on civilians: this fact doesn't appear in the version I read: I wonder if the Italian edition was edited, or maybe if it was more faithful to the original German than the English version I read.
Apart from these considerations, the book devotes less space to the combat compared to the film, and certainly is less spectacular in the battle scenes it describes: sometimes the fights are resolved in a quick dismissive way. But there are a couple of battle scenes extremely vivid, and tension and drama. The book is descriptive, sometimes intimate, pregnant and quite long: 478 pages in the English version. The story has a certain choral feel as it passes from the point of view of all the characters, but it's a chorus that goes off slowly, gradually, as men die in battle. The plot tells the vicissitudes of a German infantry battalion involved in the retreat after the defeat at Stalingrad. A terrible struggle where the Germans, saddened by the disaster they have suffered and demoralized, are driven by a bold enemy in a pocket, the Kuban peninsula (western part of the Caucasus, which you see on the map in yellow) where they remain isolated from the rest the German army, with the sea behind them. (Historical hint: Hitler decided to keep the bridgehead in the Caucasus dreaming of a later counteroffensive, whereas he could have managed to withdraw the troops). While the disaster takes place, we have sergeant Steiner' platoon intent in various actions (to save their own skins, to defend the front line, to make insane counterattacks), while the commanders macerate in guilt because they have to prolong agony that can not lead to any result; other dishonest people are in seek of medals and glory, lacking the ability and the courage to deserve them, or plotting to get transfers in quiet Paris.
In between personal idiosyncrasies and dire perils, we follow the struggle for life of Steiner' platoon and the vicissitudes of other characters. The film certainly is more exciting (at least in my opinion) and more successful, still this book is a classic of military fiction.
The film and the book.
From here on, I will discuss the similarities and differences between book and film: spoilers ahead! (if you didn't see the movie yet, you might as well stop here).
First, it should be noted that all the main characters in the film are there as well, but they are not necessarily portrayed in the same way. The plot is similar, but many scenes are arranged in a different order than in the movie. Colonel Brandt is a reassuring, paternal and human, figure in the film, whereas in the book he's a man strained and bleak, extremely cynical and disillusioned, aware of playing a role that condemns his men to die needlessly; he doesn't find no more sense in his own life. His adjutant, Captain Kiesel, which in the film is a complete defeatist, intent on drinking or smoking and looking sloppy and wrinkled, here in the book is a character more self centered, sober, efficient. He shares some of the feelings of his chief but he does not want to develop them to their ultimate consequences: he's a little uncomfortable in front of the outspoken Brandt. Captain Stransky, the adversary of Steiner, in the movie maintains a certain stature that redeems his ineptitude, while he's much weaker and perhaps less successful as a character in the book. I wont anticipate the way he disappears from the story, I'll simply say that the ending of the film, as confusing as it is, it is much more satisfying than the finale of the book.
Steiner (younger than James Coburn was when he brought him to the screen) is not infallible and his men are less effective (in the film they almost look like a commando). In some fights Steiner reveals himself to be not so zealous and goes on just not to look bad; he make mistakes sometimes, and to his men is rather harsh and aggressive, more so than in the film, even though with some of them, however, he develops a deep friendship. He's not above eliminating one of them, though: Steiner decides that Zoll, guilty of putting everyone else in trouble, has to disappear from the platoon, and he causes his death in a rather cynical way.
His idiosyncrasy is partly due to an accident that tastes like... a literary handle (his girlfriend died before the war in the mountains in an accident, and hewatched her die without being able to do anything). Steiner's hostility toward the officers (and the famous scene where he chooses not damage Stransky because he wants to deal personally with his enemies without taking advantage of the goodwill of the battalion commanders) is in the book, but there the sergeant repents about being too much outspoken, and later even thinks to apologize (he does not). All in all Stainer is a less legendary character, more human, but he still retains an enigmatic face like in the movie. The duel between him and Stransky is the main thread, but goes on (and ends) in a very different way. I liked the book but the movie in my opinion... is much better.
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