Aspetto (e probabilmente non vedrò mai) un film bello, forte, epico, senza frottole patriottiche ma senza dover necessariamente buttare tutto in vacca, sul risorgimento italiano.
Del film che esce in questi giorni, Noi Credevamo di Martone (mattone di circa tre ore) si può vedere una anteprima sul Corriere online: mi ha fatto cascare le braccia nel giro di una manciata di secondi. Classico film italiano che non può essere esportato oltre Lugano, dove in nome del realismo o di discorsi interni di noialtri si fanno le soltie scelte assassine, come recitare in dialetto (in certi momenti avrei avuto bisogno dei sottotitoli) o lanciare riferimenti alla politica di oggi. Quanto alla scelta coraggiosa, quella di raccontare il risorgimento "non come ce lo hanno fatto studiare a scuola," ma con tutta la schifezza e la cattiveria, è da vent'anni che vediamo solo spalare letame sul risorgimento. Che brillantezza intellettuale, che grande novità.
Mettiamoci una pietra sopra. Ma se per sbaglio qualcuno lo va a vedere, mi faccia sapere cosa ne pensa, per favore.
sabato 13 novembre 2010
giovedì 11 novembre 2010
Brevissimo omaggio a Dino De Laurentiis
Veramente non ci avevo mai riflettuto, ma questo mostro sacro del cinema, che ci ha lasciati a 91 anni, è stato un campione del cinema fantastico (tra le altre cose, ovviamente).
Oltre ad aver dato vita a Conan, è anche il produttore di Dune e, meno importanti per me ma sempre noti agli amanti del fantastico, Flash Gordon e L'Armata delle Tenebre. Mettiamoci pure Barbarella, il remake di King Kong e Diabolik. Ma ce ne sono molti altri, parlando solo di quelli attinenti al fantastico, senza contare che questo produttore ha al suo attivo alcuni dei capolavori del cinema sia italiano che internazionale.
Se ne è andato un gigante, un protagonista di quell'epoca in cui l'Italia, senza neanche saperlo, ebbe una grandezza come non rivedremo mai più.
Oltre ad aver dato vita a Conan, è anche il produttore di Dune e, meno importanti per me ma sempre noti agli amanti del fantastico, Flash Gordon e L'Armata delle Tenebre. Mettiamoci pure Barbarella, il remake di King Kong e Diabolik. Ma ce ne sono molti altri, parlando solo di quelli attinenti al fantastico, senza contare che questo produttore ha al suo attivo alcuni dei capolavori del cinema sia italiano che internazionale.
Se ne è andato un gigante, un protagonista di quell'epoca in cui l'Italia, senza neanche saperlo, ebbe una grandezza come non rivedremo mai più.
E-book: siamo già al colore?
Aspettavo con ansia gli speciali schermi (con tecnologia simile agli LCD ma molto meno assetati di energia) della PixelQi: pare che li vedremo sul prossimo Kindle, ragione già buona per raffreddare i miei entusiasmi (non amo Amazon, non amo i DRM).
Ma poi arriva questo, uno schermo E-Ink a colori grazie al perfezionamento degli attuali schermi non retroilluminati.
Quindi siamo già arrivati all'ebook a colori. Sarà poi vero?
Ma poi arriva questo, uno schermo E-Ink a colori grazie al perfezionamento degli attuali schermi non retroilluminati.
Quindi siamo già arrivati all'ebook a colori. Sarà poi vero?
mercoledì 10 novembre 2010
Il Labirinto del Fauno
Un film spagnolo, e un fantasy che non è un fantasy, a quanto pare. Guillermo del Toro ha detto più volte di non essere molto entusiasta riguardo al genere. Esplicitamente: dichiarazioni come "non mi piacciono gli omini coi piedi pelosi e i draghi..." (strano, per uno che avrebbe dovuto dirigere Lo Hobbit).
Tuttavia in questo film il regista ha fatto ricorso al mondo delle favole per spiegare il percorso di ribellione di una ragazzina, e il risultato è un mondo fantastico che, sebbene sia evidente che esiste solo nella mente della giovanissima Ofelia (Ivana Baquero), riesce a sorprendere, impaurire e accattivare al tempo stesso.
Il Labirinto del Fauno (traduzione semplice e ineccepibile una volta tanto, ma in inglese è diventato il Labirinto di Pan) si svolge nella Spagna del 1944 governata da Franco, nel periodo in cui la guerriglia manteneva ancora un piede in qualche zona rurale e veniva soffocata poco a poco dalla milizia nazionalista. Se vogliamo aprire una brevissima nota storica: Franco emerse come capo in un gruppo di leader militari che nel 1936 si ribellarono a un governo democratico portandosi dietro la massa dell'esercito regolare; dopo un periodo di incertezza prese decisamente il sopravvento e nel 1939 soffocò il governo repubblicano. La Spagna tornò alla democrazia solo dopo la morte di Franco.
Questo è il vero tema di cui vuole parlarci il regista. La storia si svolge attorno a un piccolo avamposto tenuto dalla milizia franchista, un manipolo relativamente modesto ma comandato da un uomo crudele e dalla volontà di ferro: il capitano Vidal (Sergi Lopez). E' un cattivo da favola, rigido e odioso come più non si potrebbe; però come personaggio, visto il contesto, non è irrealistico.
I suoi avversari sono i guerriglieri, che vengono dipinti come i buoni della storia.
Questa è ovviamente una visione politica del regista. Se volete prendere due piccioni con una fava, acquistando Omaggio alla Catalogna di George Orwell combinerete un'ottima lettura con una visione un po' più sobria su come andassero le cose nella fazione repubblicana.
Attorno alla lotta fra Vidal e i guerriglieri vi sono diversi personaggi: Carmen, moglie di Vidal e madre di Ofelia, incinta, malata e stanca. Si capisce subito che Vidal tollera la poco disciplinata Ofelia, che non è figlia sua, solo perché Carmen sta per dargli un erede (che egli vuole maschio); anche nei confronti dei notabili della zona, che ovviamente rispettano Vidal, Carmen e Ofelia sono mostrate in difficoltà e in inferiorità. Mercedes, la domestica, è sorella di uno dei guerriglieri, e li aiuta come può. Anche il Dottor Ferreiro collabora segretamente con i ribelli, prestando loro le cure mediche.
In questo ambiente terribile Ofelia, una bambina che si trova ad affrontare un universo di odio, fantastica sull'incontro con un Satiro che le parla un mondo incantato, di cui lei è la principessa e in cui potrebbe ritornare. Le prove che Ofelia deve superare sono impressionanti come le creature che incontra: queste sono state create con grande perizia, facendo risaltare tutto l'orrido e lo spaventoso che ci può essere nell'universo della fiaba (l'Uomo Pallido decisamente è il mio preferito). Lo stesso Satiro è una figura tutt'altro che compassionevole e a suo modo sinistra. A parte i riferimenti mitologici e i richiami alle figure della tradizione pagana (Pan, il mondo sotterraneo degli dèi inferi, ecc...) il tema portante è l'anima ribelle di Ofelia che crea la propria realtà alternativa a un mondo insopportabile, e alla decisione, che sviluppa in questa realtà, di disobbedire sia a Vidal, sia a sua madre che la voleva acquiescente di fronte a un mondo dove la realtà è crudele ed è inutile illudersi con le favole.
Il film non è facilmente interpretabile con una banale categoria, comunque. E non ha il semplice e lineare lieto fine che ci si potrebbe aspettare da una storia del genere. (Attenzione, saltate al paragrafo successivo se non volete leggere particolari della trama). Ofelia non è premiata per il coraggio di continuare le sue prove, il Satiro non è un personaggio benevolo, il successo arriverà solo in un'illusione mentre la ragazza è in agonia, e sebbene i ribelli colgono la vittoria su Vidal, lo spettatore sa (se conosce un po' la storia, beninteso) che sono condannati ad essere sconfitti.
Punti forti di questo film sono le grandi interpretazioni degli attori (soprattutto la Baquero, ma non solo) e l'ottima resa del mondo fantastico, ottenuta con un budget non astronomico. Storia e finale lasciano dei dubbi e sono aperti all'interpretazione, e non è detto che sia una cattiva cosa. Soprattutto, nella crudezza della storia che narra, anche se c'è una ragazzina come protagonista è un fantasy decisamente adulto (se lo vogliamo vedere come fantasy, sperando... di non offendere il regista). Di questi tempi non è qualità da poco.
Tuttavia in questo film il regista ha fatto ricorso al mondo delle favole per spiegare il percorso di ribellione di una ragazzina, e il risultato è un mondo fantastico che, sebbene sia evidente che esiste solo nella mente della giovanissima Ofelia (Ivana Baquero), riesce a sorprendere, impaurire e accattivare al tempo stesso.
Il Labirinto del Fauno (traduzione semplice e ineccepibile una volta tanto, ma in inglese è diventato il Labirinto di Pan) si svolge nella Spagna del 1944 governata da Franco, nel periodo in cui la guerriglia manteneva ancora un piede in qualche zona rurale e veniva soffocata poco a poco dalla milizia nazionalista. Se vogliamo aprire una brevissima nota storica: Franco emerse come capo in un gruppo di leader militari che nel 1936 si ribellarono a un governo democratico portandosi dietro la massa dell'esercito regolare; dopo un periodo di incertezza prese decisamente il sopravvento e nel 1939 soffocò il governo repubblicano. La Spagna tornò alla democrazia solo dopo la morte di Franco.
Questo è il vero tema di cui vuole parlarci il regista. La storia si svolge attorno a un piccolo avamposto tenuto dalla milizia franchista, un manipolo relativamente modesto ma comandato da un uomo crudele e dalla volontà di ferro: il capitano Vidal (Sergi Lopez). E' un cattivo da favola, rigido e odioso come più non si potrebbe; però come personaggio, visto il contesto, non è irrealistico.
I suoi avversari sono i guerriglieri, che vengono dipinti come i buoni della storia.
Questa è ovviamente una visione politica del regista. Se volete prendere due piccioni con una fava, acquistando Omaggio alla Catalogna di George Orwell combinerete un'ottima lettura con una visione un po' più sobria su come andassero le cose nella fazione repubblicana.
Attorno alla lotta fra Vidal e i guerriglieri vi sono diversi personaggi: Carmen, moglie di Vidal e madre di Ofelia, incinta, malata e stanca. Si capisce subito che Vidal tollera la poco disciplinata Ofelia, che non è figlia sua, solo perché Carmen sta per dargli un erede (che egli vuole maschio); anche nei confronti dei notabili della zona, che ovviamente rispettano Vidal, Carmen e Ofelia sono mostrate in difficoltà e in inferiorità. Mercedes, la domestica, è sorella di uno dei guerriglieri, e li aiuta come può. Anche il Dottor Ferreiro collabora segretamente con i ribelli, prestando loro le cure mediche.
In questo ambiente terribile Ofelia, una bambina che si trova ad affrontare un universo di odio, fantastica sull'incontro con un Satiro che le parla un mondo incantato, di cui lei è la principessa e in cui potrebbe ritornare. Le prove che Ofelia deve superare sono impressionanti come le creature che incontra: queste sono state create con grande perizia, facendo risaltare tutto l'orrido e lo spaventoso che ci può essere nell'universo della fiaba (l'Uomo Pallido decisamente è il mio preferito). Lo stesso Satiro è una figura tutt'altro che compassionevole e a suo modo sinistra. A parte i riferimenti mitologici e i richiami alle figure della tradizione pagana (Pan, il mondo sotterraneo degli dèi inferi, ecc...) il tema portante è l'anima ribelle di Ofelia che crea la propria realtà alternativa a un mondo insopportabile, e alla decisione, che sviluppa in questa realtà, di disobbedire sia a Vidal, sia a sua madre che la voleva acquiescente di fronte a un mondo dove la realtà è crudele ed è inutile illudersi con le favole.
Il film non è facilmente interpretabile con una banale categoria, comunque. E non ha il semplice e lineare lieto fine che ci si potrebbe aspettare da una storia del genere. (Attenzione, saltate al paragrafo successivo se non volete leggere particolari della trama). Ofelia non è premiata per il coraggio di continuare le sue prove, il Satiro non è un personaggio benevolo, il successo arriverà solo in un'illusione mentre la ragazza è in agonia, e sebbene i ribelli colgono la vittoria su Vidal, lo spettatore sa (se conosce un po' la storia, beninteso) che sono condannati ad essere sconfitti.
Punti forti di questo film sono le grandi interpretazioni degli attori (soprattutto la Baquero, ma non solo) e l'ottima resa del mondo fantastico, ottenuta con un budget non astronomico. Storia e finale lasciano dei dubbi e sono aperti all'interpretazione, e non è detto che sia una cattiva cosa. Soprattutto, nella crudezza della storia che narra, anche se c'è una ragazzina come protagonista è un fantasy decisamente adulto (se lo vogliamo vedere come fantasy, sperando... di non offendere il regista). Di questi tempi non è qualità da poco.
domenica 7 novembre 2010
La triste fine di Alatriste?
Ok, non ha molto a che vedere con il fantastico perché si tratta di un personaggio inserito in romanzi storici. Io non ne ho letto nemmeno uno, diciamo la verità, però ho visto il film, e nonostante ci siano delle pecche di regia molto evidenti, con il tentativo di seguire troppe vicende comprimendole in una maniera da risultare comprensibili solo a chi conosce i libri, Alatriste è nella mia short list dei film migliori. E dei libri che devo decidermi a leggere.
Non posso che essere sorpreso, negativamente, alla notizia che Pérez-Reverte lancia un nuovo personaggio, una eroina dal nome di Lolita, in una nuova storia (o una nuova saga?) ambientata antorno ai primi dell'ottocento. Spero bene che non avremo il solito personaggio di plastica, la solita donna finta trapiantata dalle pagine delle riviste tipo Cosmopolitan in un'epoca non sua. Con quel nome poi...
L'autore dichiara sul Corriere che non sarà un'eroina femminista perché sarebbe assurdo per i tempi (meno male...) ma una donna istruita e che ha viaggiato, come ce n'erano nell'epoca che prende in considerazione. Quindi le intenzioni non sarebbero malvagie. Vedremo il risultato...
Non posso che essere sorpreso, negativamente, alla notizia che Pérez-Reverte lancia un nuovo personaggio, una eroina dal nome di Lolita, in una nuova storia (o una nuova saga?) ambientata antorno ai primi dell'ottocento. Spero bene che non avremo il solito personaggio di plastica, la solita donna finta trapiantata dalle pagine delle riviste tipo Cosmopolitan in un'epoca non sua. Con quel nome poi...
L'autore dichiara sul Corriere che non sarà un'eroina femminista perché sarebbe assurdo per i tempi (meno male...) ma una donna istruita e che ha viaggiato, come ce n'erano nell'epoca che prende in considerazione. Quindi le intenzioni non sarebbero malvagie. Vedremo il risultato...
lunedì 1 novembre 2010
Ad Astra
Il mio semi-omonimo Bruno Faidutti è un mostro sacro dei giochi da tavolo. Vive in Francia (mi chiedo se sarà davvero francese al 100%, visto il cognome che porta) e ha pubblicato parecchi successi ludici.
Questo Ad Astra (progettato assieme a Serge Laget) potrebbe essere uno dei migliori. Si tratta di un gioco che come ambientazione ha la conquista dello spazio, con un sistema di scarsa interazione tra i giocatori (in realtà interagiscono eccome, ma in maniera piuttosto raffinata, quindi non avremo guerra in questo gioco).
Il gioco è molto semplice: si parte da un sistema madre con un pianeta e un'astronave a testa. Il pianeta produce una delle risosrse che formano uno dei componenti fondamentali del gioco: si tratta di energia, acqua, cibo e tre diversi minerali. Con questi si fa tutto: si muovono le astronavi e si costruiscono tutte le strutture contemplate dal gioco (le astronavi stesse più colonie, fabbriche e terraformatori); inoltre le risorse possono essere commerciate. Le astronavi esplorano lo spazio permettendo di sfruttare le risorse dei vari pianeti e di iniziarne la colonizzazione. Esistono anche mondi già abitati dagli alieni: risorse non ne danno, ma permettono al giocatore di pescare una carta da un mazzo particolare: carta che attribuisce un potere speciale.
Questo meccanismo in effetti semplice viene complicato dalla maniera in cui si compone il turno di gioco: ovvero con delle carte che tutti i giocatori hanno e che dispongono su un tracciato dove verranno pescate seguendo un certo ordine: le carte indicano delle fasi valide per tutti i giocatori. Le fasi determinano tutte le attività: permettono il movimento, ma solo verso certi tipi di sistemi stellari. Consentono di raggranellare punti vittoria, ma solo per certi obiettivi raggiunti e non per altri. Permettono di raccogliere le risorse ma in un'alternativa fra due tipi: ne va scelto uno solo.
Insomma, ogni giocatore cerca di introdurre nel turno le attività che fanno più comodo a lui e meno agli altri, e nello sviluppare la propria strategia dovrà scegliere quando "andare a rimorchio" di scelte che altri hanno fatto (in modo che le carte di quel giocatore forniranno possibilità anche a lui, visto che sta facendo qualche cosa di simile) e quando cercare di sviluppare un tipo di attività o di struttura che gli altri (almeno per il momento) non hanno.
Questo gioco come tanti "eurogames" simili ha il classico tracciato dei punti di vittoria. Il sistema con cui si ottengono i punti, come ho accennato sopra, è abbastanza insolito. Nelle carte di "scoring" (di punteggio) c'è da scegliere cosa premiare, e bisogna usare tutte le proprie carte di scoring prima di rigiocare la stessa carta per una seconda volta.
Quindi si rischia spesso e volentieri di far riscuotere punteggio ai nostri opponenti: queste carte bisogna giocarle con molta strategia.
Come avrete compreso dalla mia scarna descrizione, Ad Astra impone di ponderare bene le proprie scelte perché esse aprono delle possibilità non solo a noi ma anche ai nostri competitori. Esiste qualche fattore che dà troppo peso alla fortuna (certe carte che si pescano esplorando i mondi alieni) ma fin da subito viene offerta ai giocatori la possibilità di eliminarle.
Tutto sommato un gioco molto elegante, facile da imparare e complesso da giocare, abbastanza rapido nell'esecuzione, avvincente e impegnativo. Nonostante la relativa semplicità non lo consiglierei a dei bambini piccoli.
Ad Astra ha vinto un premio a Lucca Games (non l'edizione che si chiude adesso, ma quella dell'anno scorso ovvero il 2009) ed è tradotto in italiano dalla Nexus.
Questo Ad Astra (progettato assieme a Serge Laget) potrebbe essere uno dei migliori. Si tratta di un gioco che come ambientazione ha la conquista dello spazio, con un sistema di scarsa interazione tra i giocatori (in realtà interagiscono eccome, ma in maniera piuttosto raffinata, quindi non avremo guerra in questo gioco).
Il gioco è molto semplice: si parte da un sistema madre con un pianeta e un'astronave a testa. Il pianeta produce una delle risosrse che formano uno dei componenti fondamentali del gioco: si tratta di energia, acqua, cibo e tre diversi minerali. Con questi si fa tutto: si muovono le astronavi e si costruiscono tutte le strutture contemplate dal gioco (le astronavi stesse più colonie, fabbriche e terraformatori); inoltre le risorse possono essere commerciate. Le astronavi esplorano lo spazio permettendo di sfruttare le risorse dei vari pianeti e di iniziarne la colonizzazione. Esistono anche mondi già abitati dagli alieni: risorse non ne danno, ma permettono al giocatore di pescare una carta da un mazzo particolare: carta che attribuisce un potere speciale.
Questo meccanismo in effetti semplice viene complicato dalla maniera in cui si compone il turno di gioco: ovvero con delle carte che tutti i giocatori hanno e che dispongono su un tracciato dove verranno pescate seguendo un certo ordine: le carte indicano delle fasi valide per tutti i giocatori. Le fasi determinano tutte le attività: permettono il movimento, ma solo verso certi tipi di sistemi stellari. Consentono di raggranellare punti vittoria, ma solo per certi obiettivi raggiunti e non per altri. Permettono di raccogliere le risorse ma in un'alternativa fra due tipi: ne va scelto uno solo.
Insomma, ogni giocatore cerca di introdurre nel turno le attività che fanno più comodo a lui e meno agli altri, e nello sviluppare la propria strategia dovrà scegliere quando "andare a rimorchio" di scelte che altri hanno fatto (in modo che le carte di quel giocatore forniranno possibilità anche a lui, visto che sta facendo qualche cosa di simile) e quando cercare di sviluppare un tipo di attività o di struttura che gli altri (almeno per il momento) non hanno.
Questo gioco come tanti "eurogames" simili ha il classico tracciato dei punti di vittoria. Il sistema con cui si ottengono i punti, come ho accennato sopra, è abbastanza insolito. Nelle carte di "scoring" (di punteggio) c'è da scegliere cosa premiare, e bisogna usare tutte le proprie carte di scoring prima di rigiocare la stessa carta per una seconda volta.
Quindi si rischia spesso e volentieri di far riscuotere punteggio ai nostri opponenti: queste carte bisogna giocarle con molta strategia.
Come avrete compreso dalla mia scarna descrizione, Ad Astra impone di ponderare bene le proprie scelte perché esse aprono delle possibilità non solo a noi ma anche ai nostri competitori. Esiste qualche fattore che dà troppo peso alla fortuna (certe carte che si pescano esplorando i mondi alieni) ma fin da subito viene offerta ai giocatori la possibilità di eliminarle.
Tutto sommato un gioco molto elegante, facile da imparare e complesso da giocare, abbastanza rapido nell'esecuzione, avvincente e impegnativo. Nonostante la relativa semplicità non lo consiglierei a dei bambini piccoli.
Ad Astra ha vinto un premio a Lucca Games (non l'edizione che si chiude adesso, ma quella dell'anno scorso ovvero il 2009) ed è tradotto in italiano dalla Nexus.
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