Torno a Ursula LeGuin per leggere un suo successo di (ormai) parecchi anni fa: La Mano Sinistra delle Tenebre è del 1969 (vinse i premi Hugo e Nebula) ed è un romanzo autoconclusivo anche se fa parte di un ciclo, il Ciclo Hainish, su cui l'autrice ha molto lavorato negli anni '60 e '70 ed è poi ritornata anche in periodi più recenti. L'elemento che contraddistingue il ciclo è il nuovo contatto tra le civiltà degli umani, che si sono diffusi su diversi pianeti in un'epoca lontana ma poi si sono isolati, come se fosse intervenuta una specie di Medioevo a far decadere una prima civiltà interstellare. Ora una comunità di pianeti riunisce le varie civiltà umane: è l'Ecumene, che cerca di ricucire una confederazione, tra mondi dove a volte l'umanità si è assai differenziata. Ma non ci sono astronavi capaci di volare a velocità e distanze fantastiche: i contatti sono lenti, le navi viaggiano a una velocità inferiore a quella della luce (ma c'è un modo per trasmettere l'informazione istantaneamente).
In questo libro un giovane inviato, Ai, entra in contatto con la civiltà di Gethen, dove l'umanità affronta condizioni estreme di temperature rigidissime e scarsa varietà di animali e piante per supportarsi dal punto di vista alimentare. La razza dei Getheniani è ermafrodita: assumono caratteristiche sessuali una volta al mese, quando si trasformano casualmente in maschi o femmine e vanno in calore come animali, sebbene siano in grado di tenere questi istinti sotto controllo, volendo. In questo ambiente esistono inoltre diverse civiltà: ne vediamo due, una è una specie di mondo feudale (per quanto non manchino la radio e i veicoli a motore) e l'altra è praticamente una versione appena un po' soft del comunismo di stampo sovietico.
L'inviato si trova costretto a manovrare in un mondo di intrighi e in due società nelle quali, per motivi differenti, sarà assai poco capace di districarsi. A parte le finezze psicologiche e politiche che si rivelano a volte troppo complesse per il nostro eroe, c'è anche la continua sorpresa di una razza che sembra fatta di eunuchi, ma non è così, però non sono neanche maschi, e nemmeno femmine... Centrale è il rapporto con un personaggio del posto, con cui Ai dovrà percorrere una difficile strada di conoscenza dell'altro, che non sarà mai completa. Allo stesso tempo gli toccherà un'altra odissea in un mondo di ghiaccio e di condizioni meteorologiche terribili, per poter varcare una frontiera che gli è diventata pericolosa.
Non voglio dire di più, ma raccomando questo libro che, sebbene non lughissimo (meno di 300 pagine nella versione tascabile della Tea) contiene una ricchezza di dettagli nell'ambientazione e un'abilità di caratterizzazione dei personaggi da avere del miracoloso. Qualcosa mi ha lasciato perplesso: ad esempio, il fatto che i Getheniani siano ermafroditi (e quindi in parte donne) è visto come possibile spiegazione della mancanza di guerre... direi un'idea molto discutibile, molto datata. Ma l'insieme è di una grande coerenza e credibilità. Ed è scritto magistralmente da una protagonista del fantastico.
venerdì 3 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
Morto il padre dei wargames
Charles Roberts, un nome certamente non famoso come quello di Gary Gygax creatore del Gioco di Ruolo. Anche perché della sua creatura dopo qualche anno si era completamente disinteressato: il suo principale interesse era quello per le ferrovie, cui si è dedicato fino agli ultimi giornidi vita. E' morto il 20 agosto di polmonite a 80 anni, ma fin dagli anni '60 aveva ceduto la Avalon Hill, compagnia che aveva fondato intorno ai primi titoli di giochi strategici.
La sua importanza è di averli lanciati in forma diffusa e "popolare," dando l'avvio a un hobby che ha avuto diverse diramazioni: giochi per computer, i più semplici giochi da tavolo di oggi e, penso, una certa influenza anche sul wargame tridimensionale e lo stesso gioco di ruolo.
I giochi di simulazione militare sono esistiti anche in passato, sia con l'uso di miniature (un settore particolare che fa storia a sé) sia con altri mezzi. Per chi non lo sapesse, molti ufficiali dei bei tempi che furono si addestravano con questo tipo di giochi (oggi lo fanno sul computer), e con essi simulavano ipotesi di conflitti. Per esempio, il generale russo Zhukov guadagnò attenzione sbaragliando il suo opponente in una simulazione dell'invasione della Russia tenendo la parte tedesca (situazione che poi si verificò). I Giapponesi si giocarono la guerra nel Pacifico a tavolino e rifiutarono il verdetto del gioco (che era contro di loro), salvo poi verificarlo nella realtà.
Charles Roberts, che pure si interessò per pochi anni all'hobby che aveva creato, fu un personaggio fondamentale per ampliare i nostri orizzonti ludici. Perciò, anche se lui si era "dimenticato" di noi, è giusto che noi lo ricordiamo
La sua importanza è di averli lanciati in forma diffusa e "popolare," dando l'avvio a un hobby che ha avuto diverse diramazioni: giochi per computer, i più semplici giochi da tavolo di oggi e, penso, una certa influenza anche sul wargame tridimensionale e lo stesso gioco di ruolo.
I giochi di simulazione militare sono esistiti anche in passato, sia con l'uso di miniature (un settore particolare che fa storia a sé) sia con altri mezzi. Per chi non lo sapesse, molti ufficiali dei bei tempi che furono si addestravano con questo tipo di giochi (oggi lo fanno sul computer), e con essi simulavano ipotesi di conflitti. Per esempio, il generale russo Zhukov guadagnò attenzione sbaragliando il suo opponente in una simulazione dell'invasione della Russia tenendo la parte tedesca (situazione che poi si verificò). I Giapponesi si giocarono la guerra nel Pacifico a tavolino e rifiutarono il verdetto del gioco (che era contro di loro), salvo poi verificarlo nella realtà.
Charles Roberts, che pure si interessò per pochi anni all'hobby che aveva creato, fu un personaggio fondamentale per ampliare i nostri orizzonti ludici. Perciò, anche se lui si era "dimenticato" di noi, è giusto che noi lo ricordiamo
venerdì 27 agosto 2010
Musica tradizionale e popolare
Una passione per me non divisibile da quella del fantasy, anche se sono piuttosto schizzinoso nei miei gusti. Il puro e semplice folk di solito non mi interessa molto, sono più per gli artisti che hanno saputo reinterpretarlo.
In Italia non mancano gli appassionati, anzi, di gruppi mi sembra che ce ne siano una marea ma non c'è un vero circuito musicale organizzato, ovvero come al solito non c'è sufficiente mercato.
Direi che il meglio di questo genere è stato espresso negli anni 70 e dintorni, nella scena anglosassone, tanto per cambiare. Il mio gruppo preferito però è francese: i Malicorne, di cui non pare esistano molti video in circolazione. Si sono riuniti (a luglio di quest'anno) per fare un solo concerto, magari nell'occasione hanno rimediato a questa carenza...
Il grande Davide Van de Sfroos, cantautore lombardo per eccellenza:
Malicorne (un video incompleto). La storia di uno studente (un po' scemo?) che si fa convincere da sua madre a uccidere la fidanzata. Poi si pente, ovviamente...
Gli Steeleye Span con una canzone "politica" di qualche secolo fa (una satira contro la casa Reale di Hannover che era salita al trono d'Inghilterra dopo un periodo di guerre civili e conflitti religiosi). La canzone è cantata in qualche tipo di dialetto, pertanto anche a sapere l'inglese è arduo capirci qualcosa:
I Fairport Convention riprendono un'antica ballata su una storia di infedeltà che finisce nel sangue:
Ginevra di Marco (ex CCCP) interpreta il Canto dei Sanfedisti, ovvero le milizie di poveracci e bigotti che cercarono di resistere quando le armate Francesi fecero traboccare le idee rivoluzionarie fino al nostro feroce e torpido sud (i nobili e i latifondisti li avranno ringraziati, almeno?):
Una bellissima voce femminile per i Pentangle. Il video (il cui titolo vuol dire più o meno: "Non lasciate che un uomo vi rubi la verginità") non può essere inserito qui perché manca il codice, comunque ecco il link:
http://www.youtube.com/watch?v=RwT0COKXFMM&feature=related
Buon ascolto...
In Italia non mancano gli appassionati, anzi, di gruppi mi sembra che ce ne siano una marea ma non c'è un vero circuito musicale organizzato, ovvero come al solito non c'è sufficiente mercato.
Direi che il meglio di questo genere è stato espresso negli anni 70 e dintorni, nella scena anglosassone, tanto per cambiare. Il mio gruppo preferito però è francese: i Malicorne, di cui non pare esistano molti video in circolazione. Si sono riuniti (a luglio di quest'anno) per fare un solo concerto, magari nell'occasione hanno rimediato a questa carenza...
Il grande Davide Van de Sfroos, cantautore lombardo per eccellenza:
Malicorne (un video incompleto). La storia di uno studente (un po' scemo?) che si fa convincere da sua madre a uccidere la fidanzata. Poi si pente, ovviamente...
Gli Steeleye Span con una canzone "politica" di qualche secolo fa (una satira contro la casa Reale di Hannover che era salita al trono d'Inghilterra dopo un periodo di guerre civili e conflitti religiosi). La canzone è cantata in qualche tipo di dialetto, pertanto anche a sapere l'inglese è arduo capirci qualcosa:
I Fairport Convention riprendono un'antica ballata su una storia di infedeltà che finisce nel sangue:
Ginevra di Marco (ex CCCP) interpreta il Canto dei Sanfedisti, ovvero le milizie di poveracci e bigotti che cercarono di resistere quando le armate Francesi fecero traboccare le idee rivoluzionarie fino al nostro feroce e torpido sud (i nobili e i latifondisti li avranno ringraziati, almeno?):
Una bellissima voce femminile per i Pentangle. Il video (il cui titolo vuol dire più o meno: "Non lasciate che un uomo vi rubi la verginità") non può essere inserito qui perché manca il codice, comunque ecco il link:
http://www.youtube.com/watch?v=RwT0COKXFMM&feature=related
Buon ascolto...
lunedì 23 agosto 2010
Occasione mancata con Pandorum
Se vi piace la fantascienza guardatevelo, anche se non è un capolavoro. Stavolta la mia recensione parte da quello che potrebbe essere il giudizio finale, così sistemiamo subito quelli che hanno fretta. Ma forse se siete appassionati di fantascienza (o se avete fretta) questo film ve lo siete già visto, perché sui nostri schermi è arrivato con molto ritardo rispetto ad altri paesi.
Scherzi a parte, Pandorum (coproduzione USA-Germania) è un film di fantascienza basato su una "nave arca", dove qualcosa è andato storto. Il nome della nave, per la cronaca, è Elysium: ha abbandonato una Terra ridotta in uno stato disastroso (proprio ciò che sta lentamente avverandosi, e senza navi spaziali per scappare), e sta cercando di raggiungere un pianeta abitabile assai lontano. Un membro dell'equipaggio, Bower (Ben Foster è l'attore) si sveglia senza ricordare praticamente nulla della missione e degli eventuali problemi, e poco dopo è raggiunto da un altro personaggio, un ufficiale (interpretato da Dennis Quaid), il quale ne sa quanto lui.
Le tematiche che vengono subito messe sul tavolo per creare una storia claustrofobica e allucinante sono parecchie: la nave ha un serio problema e bisogna che un tecnico (il temerario Bower) intervenga, percorrendo un lungo viaggio all'interno delle sue viscere; il percorso è reso mortalmente insidioso dalla presenza di una sorta di bruttissimi mutanti-zombie (permettetemi uno sbadiglio) la cui presenza è ovviamente motivata a vanvera; i viaggi nello spazio fanno insorgere a volte una sindrome che scatena nel paziente la follia, alimentata da timori paranoici, e più di un personaggio comincerà a manifestarne i sintomi; infine Bower, [spoiler] pur essendo confortato da alcuni alleati trovati per strada, ha il problema di ricordarsi di una amatissima fidanzata, ma non sa se è a bordo o se è in pericolo (o se è già morta!).
Ci sono un paio di colpi di scena (tra cui la reale collocazione dell'astronave e la vera data in cui si svolgono i fatti), qualche stimolo nella trama, che però manca di ritmo (il film qua e là fa sbadigliare). Un paio di personaggi sono ben costruiti, gli attori non sono neanche male, però il film sa molto di già visto. Sia a livello di immaginario visivo che di situazioni, i riferimenti a Resident Evil o Punto di non Ritorno sono parecchi, e potrei citare anche Alien, o The Abyss, o altri film ancora. Una trama che poteva essere svolta in maniera intelligente e poco convenzionale è stata fatta scadere nel più banale dei film d'azione, azione per di più già vista, e sono proprio quelli i momenti che mi hanno annoiato di più.
Il film si fa vedere ma delude. Come Solomon Kane: buoni spunti mal sfruttati, occasione mancata.
Scherzi a parte, Pandorum (coproduzione USA-Germania) è un film di fantascienza basato su una "nave arca", dove qualcosa è andato storto. Il nome della nave, per la cronaca, è Elysium: ha abbandonato una Terra ridotta in uno stato disastroso (proprio ciò che sta lentamente avverandosi, e senza navi spaziali per scappare), e sta cercando di raggiungere un pianeta abitabile assai lontano. Un membro dell'equipaggio, Bower (Ben Foster è l'attore) si sveglia senza ricordare praticamente nulla della missione e degli eventuali problemi, e poco dopo è raggiunto da un altro personaggio, un ufficiale (interpretato da Dennis Quaid), il quale ne sa quanto lui.
Le tematiche che vengono subito messe sul tavolo per creare una storia claustrofobica e allucinante sono parecchie: la nave ha un serio problema e bisogna che un tecnico (il temerario Bower) intervenga, percorrendo un lungo viaggio all'interno delle sue viscere; il percorso è reso mortalmente insidioso dalla presenza di una sorta di bruttissimi mutanti-zombie (permettetemi uno sbadiglio) la cui presenza è ovviamente motivata a vanvera; i viaggi nello spazio fanno insorgere a volte una sindrome che scatena nel paziente la follia, alimentata da timori paranoici, e più di un personaggio comincerà a manifestarne i sintomi; infine Bower, [spoiler] pur essendo confortato da alcuni alleati trovati per strada, ha il problema di ricordarsi di una amatissima fidanzata, ma non sa se è a bordo o se è in pericolo (o se è già morta!).
Ci sono un paio di colpi di scena (tra cui la reale collocazione dell'astronave e la vera data in cui si svolgono i fatti), qualche stimolo nella trama, che però manca di ritmo (il film qua e là fa sbadigliare). Un paio di personaggi sono ben costruiti, gli attori non sono neanche male, però il film sa molto di già visto. Sia a livello di immaginario visivo che di situazioni, i riferimenti a Resident Evil o Punto di non Ritorno sono parecchi, e potrei citare anche Alien, o The Abyss, o altri film ancora. Una trama che poteva essere svolta in maniera intelligente e poco convenzionale è stata fatta scadere nel più banale dei film d'azione, azione per di più già vista, e sono proprio quelli i momenti che mi hanno annoiato di più.
Il film si fa vedere ma delude. Come Solomon Kane: buoni spunti mal sfruttati, occasione mancata.
sabato 21 agosto 2010
Omaggio (?) a Ray Bradbury
E' vero che qui ho deciso di evitare qualsiasi contenuto inadatto ai minori (o quantomeno di darmi una regolata) ma date un occhiata a questo video perché fa troppo ridere:
http://www.youtube.com/watch?v=e1IxOS4VzKM
stupendo il bisticcio finale con la fan di Kurt Vonnegut...
http://www.youtube.com/watch?v=e1IxOS4VzKM
stupendo il bisticcio finale con la fan di Kurt Vonnegut...
mercoledì 18 agosto 2010
Anche i Supereroi non sono più quelli di una volta
Nel Corriere della Sera del 17 agosto c'è una pagina intera dedicata al cambiamento dei supereroi negli ultimi tempi. Interessante, anche se penso che ce l'abbiano messa solo perché ad agosto non sanno cosa pubblicare; comunque il tema è il "peggioramento" dei modelli che i supereroi propongono.
Egoisti e vendicativi, dice il titolo. Non ci sono più supereroi con un lato umano, i "bonaccioni mascherati" sono stati sostituiti da dei paladini del Male. Proprio così. Egoisti, maneschi, maschilisti. Esempio che vale per tutti: il "capitalista" e "reazionario" Iron Man.
A parte il fatto che c'è una certa confusione tra supereroi e altri protagonisti del cinema e dei fumetti, la trattazione mi pare completamente fuori bersaglio. E' vero che la violenza si fa sempre più pervasiva ed esplicita, ma questa non è una caratteristica dei supereroi (che siano su carta o sullo schermo), è una tendenza di tutto il mondo dell'intrattenimento, tendenza che io personalmente reputo negativa come ho già scritto in passato. Se i superuomini di un tempo erano molto legati a valori tradizionali e a eterne fidanzate cui erano fedelissimi (o anche a ragazze desiderate ma a cui non trovavano il coraggio di dichiararsi) va tenuto anche in considerazione che nel periodo largo circa a cavallo della Seconda Guerra Mondiale (quando i personaggi classici hanno cominciato a muovere i primi passi) c'erano determinati limiti in quello che si poteva mostrare o non mostrare, soprattutto in prodotti di intrattenimento destinati a un pubblico giovane; questo era particolarmente vero nel mondo del fumetto, e in parte ovviamente è vero ancora oggi, nonostante tutto.
Pertanto se uno vuol fare una considerazione specifica sui supereroi dovrebbe vedere se i loro valori si sono evoluti in maniera diversa dalla normale evoluzione del costume. E bisogna considerare anche il fatto che certi cliché erano diventati improponibili; questi personaggi sono stati resi più problematici anche perché non si sapeva più cosa fargli fare o dire, quali nemici dai poteri quasi impossibili opporgli, vista la loro potenza.
Circa l'immoralità di un personaggio come Tony Stark (Iron Man), chi lo conosce veramente sa che è un personaggio fondamentalmente positivo, per quanto molto particolare (il fatto che poi venga condannato perché è "capitalista" e "reazionario" mostra un punto di vista con cui si può anche fare i conti, ma non è certo un punto di vista generico bensì uno molto politicamente determinato). Dal momento che Stark si pone il problema del fatto che le proprie industrie producano armi, e che si batte contro i cattivi, non vedo proprio, comunque, come possa essere considerato un "paladino del Male".
Altri personaggi hanno avuto un'evoluzione che ha lasciato il segno. Il Batman del cinema recente e quello disegnato da Frank Miller sono molto diversi dal Batman dei telefilm anni '60, quelli in cui quando si tirava un cazzotto compariva la scritta POW! gialla su tutto lo schermo. Tuttavia c'è anche da dire che siamo in un mondo in cui le cose si capiscono prima e anche i ragazzi più giovani non si accontenterebbero delle storie di 50 anni fa.
Oggi abbiamo personaggi più a tutto tondo e più realistici come personalità, anche se ovviamente le loro storie sono sempre eccezionali. Presi dai fatti loro e dai loro problemi, intenti a vendicarsi di qualche torto personalmente subito, ma non per questo si può dire, in genere, che "non gliene importa nulla di salvare il mondo" come fa l'articolo. Quanto al fatto che siano diseducativi per i ragazzi come esempio da seguire, posso solo dire per rimembranza personale che gli esempi stucchevolmente buoni non sono comunque efficaci, e peraltro ho qualche dubbio che un supereroe debba avere questa funzione.
Possono essere intrattenimento più o meno buono, possono avere un valore anche culturale (e questo lo ammetto a stento, avendoli considerati poco più di una buffonata per tanto tempo) o darci delle storie non prive di qualità, ma dubito che personaggi con i "superpoteri" o comunque così speciali abbiano il compito di fornire l'esempio per chi deve imparare a cavarsela nel mondo reale, con le proprie forze e le proprie debolezze, di cui deve cominciare a farsi un'idea. E' un po' lo stesso motivo per cui mi lascia indifferente chi sta a vivisezionare Harry Potter per scoprire quali valori trasmette. L'intrattenimento non deve per forza trasmettere valori e non è detto che un giovane debba trangugiarne dalla mattina alla sera (con la società che abbiamo, a cosa servirebbe del resto far ingollare continuamente messaggi positivi?). Per il semplice fatto che ha un dono incredibile e un destino particolare fin dalla nascita (due caratteristiche che lo mettono irrimediabilmente sopra tutti i "babbani" senza che abbia fatto nulla per meritarlo) qualsiasi tentativo di dare un valore educativo al noioso maghetto è zoppo fin dalla partenza, e lo stesso più o meno si può dire dei supereroi.
In conclusione, l'articolo del Corriere mi sembra assai discutibile.
Egoisti e vendicativi, dice il titolo. Non ci sono più supereroi con un lato umano, i "bonaccioni mascherati" sono stati sostituiti da dei paladini del Male. Proprio così. Egoisti, maneschi, maschilisti. Esempio che vale per tutti: il "capitalista" e "reazionario" Iron Man.
A parte il fatto che c'è una certa confusione tra supereroi e altri protagonisti del cinema e dei fumetti, la trattazione mi pare completamente fuori bersaglio. E' vero che la violenza si fa sempre più pervasiva ed esplicita, ma questa non è una caratteristica dei supereroi (che siano su carta o sullo schermo), è una tendenza di tutto il mondo dell'intrattenimento, tendenza che io personalmente reputo negativa come ho già scritto in passato. Se i superuomini di un tempo erano molto legati a valori tradizionali e a eterne fidanzate cui erano fedelissimi (o anche a ragazze desiderate ma a cui non trovavano il coraggio di dichiararsi) va tenuto anche in considerazione che nel periodo largo circa a cavallo della Seconda Guerra Mondiale (quando i personaggi classici hanno cominciato a muovere i primi passi) c'erano determinati limiti in quello che si poteva mostrare o non mostrare, soprattutto in prodotti di intrattenimento destinati a un pubblico giovane; questo era particolarmente vero nel mondo del fumetto, e in parte ovviamente è vero ancora oggi, nonostante tutto.
Pertanto se uno vuol fare una considerazione specifica sui supereroi dovrebbe vedere se i loro valori si sono evoluti in maniera diversa dalla normale evoluzione del costume. E bisogna considerare anche il fatto che certi cliché erano diventati improponibili; questi personaggi sono stati resi più problematici anche perché non si sapeva più cosa fargli fare o dire, quali nemici dai poteri quasi impossibili opporgli, vista la loro potenza.
Circa l'immoralità di un personaggio come Tony Stark (Iron Man), chi lo conosce veramente sa che è un personaggio fondamentalmente positivo, per quanto molto particolare (il fatto che poi venga condannato perché è "capitalista" e "reazionario" mostra un punto di vista con cui si può anche fare i conti, ma non è certo un punto di vista generico bensì uno molto politicamente determinato). Dal momento che Stark si pone il problema del fatto che le proprie industrie producano armi, e che si batte contro i cattivi, non vedo proprio, comunque, come possa essere considerato un "paladino del Male".
Altri personaggi hanno avuto un'evoluzione che ha lasciato il segno. Il Batman del cinema recente e quello disegnato da Frank Miller sono molto diversi dal Batman dei telefilm anni '60, quelli in cui quando si tirava un cazzotto compariva la scritta POW! gialla su tutto lo schermo. Tuttavia c'è anche da dire che siamo in un mondo in cui le cose si capiscono prima e anche i ragazzi più giovani non si accontenterebbero delle storie di 50 anni fa.
Oggi abbiamo personaggi più a tutto tondo e più realistici come personalità, anche se ovviamente le loro storie sono sempre eccezionali. Presi dai fatti loro e dai loro problemi, intenti a vendicarsi di qualche torto personalmente subito, ma non per questo si può dire, in genere, che "non gliene importa nulla di salvare il mondo" come fa l'articolo. Quanto al fatto che siano diseducativi per i ragazzi come esempio da seguire, posso solo dire per rimembranza personale che gli esempi stucchevolmente buoni non sono comunque efficaci, e peraltro ho qualche dubbio che un supereroe debba avere questa funzione.
Possono essere intrattenimento più o meno buono, possono avere un valore anche culturale (e questo lo ammetto a stento, avendoli considerati poco più di una buffonata per tanto tempo) o darci delle storie non prive di qualità, ma dubito che personaggi con i "superpoteri" o comunque così speciali abbiano il compito di fornire l'esempio per chi deve imparare a cavarsela nel mondo reale, con le proprie forze e le proprie debolezze, di cui deve cominciare a farsi un'idea. E' un po' lo stesso motivo per cui mi lascia indifferente chi sta a vivisezionare Harry Potter per scoprire quali valori trasmette. L'intrattenimento non deve per forza trasmettere valori e non è detto che un giovane debba trangugiarne dalla mattina alla sera (con la società che abbiamo, a cosa servirebbe del resto far ingollare continuamente messaggi positivi?). Per il semplice fatto che ha un dono incredibile e un destino particolare fin dalla nascita (due caratteristiche che lo mettono irrimediabilmente sopra tutti i "babbani" senza che abbia fatto nulla per meritarlo) qualsiasi tentativo di dare un valore educativo al noioso maghetto è zoppo fin dalla partenza, e lo stesso più o meno si può dire dei supereroi.
In conclusione, l'articolo del Corriere mi sembra assai discutibile.
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