domenica 4 aprile 2010

Ringrazio Andrea d'Angelo per aver segnalato un articolo molto interessante: uno scrittore dedito al fantasy, Jim C. Hines, si è dedicato a raccogliere le esperienze dei suoi colleghi e ha fatto qualche scoperta sul mestiere di scrittore.
Invito tutti a leggere l'articolo in questione (è in inglese) ma da parte mia sottolineo un po' di scoperte e curiosità.

Secondo l'autore non è così vero che pubblicare racconti sia la palestra ideale per arrivare a un romanzo (che sia pubblicato con un minimo di successo), perché nota che di 247 colleghi che hanno risposto al suo questionario ben 116 non avevano venduto, prima di riuscire a farsi pubblicare un romanzo, alcun racconto. Da parte mia considero però che hanno ragione coloro che deplorano la mancanza in Italia di questa palestra di scrittura. In fondo, se 116 sono arrivati a pubblicare un romanzo senza aver pubblicato racconti, ne deduco che gli altri 131 scrittori di racconti ne hanno pubblicati (e anche parecchi, pare). Da noi invece i racconti di visibilità ne hanno davvero pochina...

Come sono riusciti a pubblicare questi autori anglofoni? Il Print on Demand è tendenzialmente una fregatura anche dalle loro parti, la grossa differenza è nel ruolo preponderante degli agenti letterari.
Da noi no. Vi consiglio un post (dove è intervenuto anche il sottoscritto a un certo punto) sul forum di Writer's Dream, dove si comincia con un certo numero di dubbi sull'utilità e sul ruolo delle agenzie letterarie (partendo da una domanda che riguarda una sola di esse) e con il procedere dei post i dubbi non diminuiscono, ma aumentano...
Se avete tempo di seguire quella discussione, c'è materiale per riflettere.

Autori ragazzini: no. Nella media, gli autori di questa ricerca hanno pubblicato da ultratrentenni. Ma può darsi semplicemente che il nostro Jim non abbia fatto le domande agli autori (ragazzini) giusti.

Dopo quanti fallimenti sono stati pubblicati? Alcuni (minoranza ma non pochissimi) hanno pubblicato il primo romanzo che hanno scritto, altri il secondo o il terzo. Conclusione che mi viene in mente: se siete al quinto o sesto romanzo che cercate di pubblicare e ancora non ci riuscite, forse è meglio provare a fare qualcos'altro con il vostro tempo. Penso che valga negli USA come in Italia.

La maggior parte di questi scrittori afferma di non essersi avvalsa di conoscenze (di agenti o editori) per arrivare alla pubblicazione. Chi lo sa, magari in Italia è la stessa cosa (be'? cosa c'è da ridere?).

Insomma, materiale interessante. Ma la conclusione è la solita: lì c'è mercato, ci sono possibilità, c'è una forte editoria. Qui no.

giovedì 1 aprile 2010

Libri, fine delle tariffe agevolate

Devo ancora capire nel dettaglio come stanno le cose: se la questione riguarda le case editrici oppure se sarà coinvolto chiunque abbia l'occasione di spedire un libro ogni tanto (magari per averlo venduto su servizi online tipo ebay), spedizione che notoriamente può avvalersi di una tariffa speciale, il "piego di libri".
Comunque la notizia è che le tariffe postali agevolate per la spedizione di prodotti editoriali sono state improvvisamente annullate. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana protesta, affermando che soprattutto nel mondo della piccola editoria questo annullamento delle agevolazioni porterà diverse riviste e case editrici alla morte. Inoltre la decisione arriva improvvisa, senza dare alcun modo di organizzarsi e reagire.
Dopo il taglio dei contributi statali per l'editoria, che ha colpito le riviste che mantengono un contatto con gli italiani all'estero, con questo provvedimento si passa decisamente a sparare sulla Croce Rossa.

Purtroppo siamo un paese che, quando per motivi economici va presa qualche decisione dolorosa, fa sempre, costantemente, la scelta più miope e rovinosa possibile, colpendo istruzione, ricerca, cultura.
Sarà contento chi punta solo sugli ebook...

sabato 27 marzo 2010

Infinite City


Infinite City è un gioco carino e rapido, che prende all'incirca un'oretta e richiede qualche pizzico di acume (e un po' di fortuna, non troppa); soprattutto, è facilissimo da imparare. Il tema è l'espansione indefinita di una città dall'apparenza unpo' oscura e inquietante.
Pubblicato dalla AEG l'anno scorso, consiste in un semplice brevissimo regolamento, una serie di segnalini colorati (un colore per ciascun giocatore) e tanti tasselli quadrati con un lato sempre uguale e sull'altro vari disegni che si riferiscono alle aree di questa "città infinita" e un breve testo in inglese.
I giocatori piazzano i loro tasselli ed eseguono le indicazioni che vi sono scritte. Con i segnalini colorati indicano (sempre secondo le indicazioni dei tasselli) il proprio controllo cercando di occupare certi edifici che hanno alto valore e di controllare dei quartieri formando blocchi di tasselli sotto la propria occupazione.

Molti edifici permettono di interferire con quello che gli altri giocatori stanno facendo, spostando segnalini o tasselli. Qualcuno ha anche una funzione difensiva.
Tutto qui. La vittoria dipende dal valore degli edifici controllati alla fine del gioco e dall'estensione delle zone che ci siamo aggiudicati (zone che devono essere composte da almeno tre tasselli comunicanti).
Rapido, divertente e con una espansione già uscita. Purtroppo non credo che ci sia una traduzione in italiano.

domenica 21 marzo 2010

Meraviglie tecnologiche del 2010


A gennaio il dato della vendita degli ebook segna un record: +370% rispetto a gennaio di un anno prima, secondo quanto riporta Simplicissimus Book Farm, che distribuisce i lettori nel nostro paese. Impresa piuttosto ardua vista la scarsa diffusione di ebook in italiano. Negli USA il giro di affari degli ebook si attesta a gennaio su 31.900.000 dollari, sempre secondo Simplicissimus. Dubito che in Italia vedremo simili vendite per un bel pezzo.
Nel frattempo Amazon, dalla sua posizione dominante, continua a scontrarsi con le case editrici per imporre la propria politica. In pratica se vuoi vendere sul Kindle Store (Kindle è il lettore di Amazon) devi accettare una serie di vincoli e di condizioni: chi non ci sta è fuori. Le meraviglie della rete sono anche queste, quando si creano situazioni che non distano molto dal monopolio. Non che Amazon sia priva di concorrenti. Ma per adesso sono molto deboli.

Vediamo un po' cosa offre il mercato a chi vuole comprarsi un lettore di ebook. La notizia che fa più sensazione (in Italia) è l'annuncio da parte di Telecom di voler mettere "a disposizione degli editori" entro Natale un medesimo standard. Bernabè (AD di Telecom) dice una cosa giusta: la situazione è molto confusa perché ognuno ha il suo lettore (e si riferisce probabilmente a Kindle di Amazon, al Nook di Barnes & Noble, e all'iPad di Apple); ma mi chiedo se vuole contrastare il prossimo arrivo di Kindle in Italia fornendo una alternativa aperta o se vuole proporsi come piattaforma di distribuzione per la stessa Amazon. In linea di principio sembra valida anche l'affermazione "i formati proprietari confliggono con gli interessi degli editori e dei consumatori... alla fine il mercato premia uno ed un solo standard." Può darsi, ma qui non si tratta di Betamax contro VHS: ovvero non si tratta di hardware. I lettori sono in grado di funzionare già adesso con moltissimi formati e altri ne possono acquisire in caso di tregua fra le case editrici. Il formato proprietario può funzionare per cercare di imporre uno stesso lettore per tutti ma fondamentalmente ha un altro scopo, se si usano sistemi di protezione come il DRM: il libro che compri da me non lo potrai trasferire o copiare, e il mio formato non può essere legalmente usato da altri. Discorso che Amazon probabilmente farebbe anche se non ci fosse il Kindle.
L'iniziativa di Telecom sinceramente mi fa ricordare l'impegno pronunciato tempo fa dal governo di fornire agli studenti italiani dei lettori di ebook, in maniera da permettere risparmi su libri e zainetti meno pesanti. Non ci credevo molto, ricordo molto bene dai miei tempi studenteschi il ladrocinio che le case editrici imponevano agli studenti con edizioni sempre mutevoli al solo scopo di mettere fuori gioco il mercato dell'usato. Probabilmente il libro scolastico era, ed è, una fonte di sostegno fondamentale per l'editoria italiana, come potrebbero cambiare questa realtà? Ma se ci immaginiamo accordi esclusivi (multimilionari) tra il Ministero della Pubblica Istruzione e una grande azienda italiana (non necessariamente Telecom), faccioni sorridenti alla TV tra discorsi retorici e bicchieri di champagne, allora possiamo anche supporre che anche l'arrivo di un lettore di ebook dalla livrea tricolore magari ci sta. Dal punto di vista tecnico, Bernabè sembra interessato agli schermi Mirasol di Qualcomm: tecnologia che offre una bella visibilità a colori e bassi consumi, ma non permette di mostrare dei video e non è riposante per gli occhi come l'e-ink.

Se avete dubbi sulla leggibilità dell'e-ink fate benissimo. E' vero che non essendo retroilluminati questi schermi non affaticano gli occhi, ma solo i migliori hanno un valido contrasto, la maggior parte sono troppo grigi. Oggi tutti vogliono gli schermi touch, ma è una caratteristica che li rende ancor più scuri. Ecco il mio BeBook accanto a una rivista.

Ma a parte i discorsi sul futuro, cosa offre oggi il mercato? Premetto che l'apparecchio perfetto dal mio punto di vista non esiste ancora: a me piacerebbe uno strumento di convergenza (ovvero non solo lettore di ebook) con lo schermo relativamente grande (possiedo un modestissimo BeBook con risoluzione 600x800 e la principale lezione che ho imparato è che questi aggeggini con pochi pollici di schermo sono troppo piccoli); vorrei una visione paragonabile all'e-ink, riposante per gli occhi, ma all'occorrenza vorrei anche colore e possibilità di guardare dei video. Una buona interfaccia e la potenzialità per prendere appunti, scrivere documenti di testo, consultare la posta elettronica e navigare in rete. E' troppo? Per adesso sì. Vediamo cosa c'è in giro (attenzione: non tutto acquistabile in negozi italiani).

Cominciamo da un apparecchio già sul mercato da un po', l'iRex. Grande schermo da 10 pollici (senza touchscreen) e valida risoluzione in bianco e nero. La possibilità di prendere appunti. Interfaccia cattiva se non disastrosa e prezzo elevato (750 dollari). Bello ma troppo caro per quello che offre.

Cool-Er è la nuova offerta di lettore a basso costo. Come fascia di prodotto lo definirei un discendente un po' evoluto di Cybook e BeBook (quello che ho io), ed è ancora sui medesimi livelli di prezzo (250 dollari) con il video e-ink da 6 pollici. Otto livelli di grigio anziché 4, direi che questo forse è il solo vantaggio. E direi anche che queste "utilitarie" dell'ebook costano troppo (anche se si trova il BeBook a 199 euro su Pixmania). Volete un parere? Se vi tenta il prezzo, piuttosto rimandate l'acquisto a quando, per i vostri sudati soldini, potrete ricevere qualcosa di meglio.

Segnalazione al volo: Per un prezzo che è non molto più dell'entry-level Simplicissimus offre dei lettori iRex iLiad con schermo a 8 pollici e qualche problemino di gioventù: batteria di breve durata ed effetto ghosting quando viene aggiornata la pagina (resta un'ombra della precedente). Se vi interessa questa occasione la trovate qui.

Passiamo al lettore Sony Daily Edition: il costo comincia ad essere sensibile (sui 400 dollari). Tecnologia touchscreen, schermo e-ink da 7 pollici e connettività wireless. Il punto debole è lo schermo, troppo scuro: brutta cosa, un lettore debole proprio nella leggibilità.

Il Nook di Barnes & Noble doveva essere il competitore più agguerrito del Kindle di Amazon. Connettività senza fili, grande libreria a disposizione, la parte inferiore dello schermo è un touchscreen a colori; lo schermo e-ink è il solito 6 pollici ma con 16 livelli di grigio, molto leggibile. Prezzo 260 dollari. Pare purtroppo che sia dannatamente lento e con una pessima interfaccia. Non mi pare sia disponibile in Italia, comunque.

Trovo interessante invece l'Entourage eDGe con il suo doppio schermo (vedi foto all'inizio dell'articolo). Praticamente un lettore di ebook con un secondo schermo LCD a colori per immagini e video: i due schermi sono uniti da una cerniera, così lo strumento chiuso assomiglia a un piccolo notebook. Piccolo fino a un certo punto: lo schermo è sui 10 pollici, che per qualcuno possono essere anche troppi ma per me è una valida caratteristica, essendo infastidito dal piccolo schermo del mio lettore. L'eDGe può connettersi alla rete ed è touchscreen, il prezzo sui 500 dollari non è nemmeno così malvagio per tutte queste meraviglie, ma pare che il processore sia assai modesto e l'interfaccia debole. Tuttavia l'idea in sé mi pare interessante e se un attrezzo simile sarà distribuito dalle nostre parti, privo di questi difetti di gioventù, potrebbe essere la mia scelta.

Il Kindle, giunto alla sua seconda versione, è il lettore della potente casa distributrice online Amazon. Costo relativamente modesto (260 dollari), possibilità di acquistare direttamente dalla casa, una tastiera, schermo di soli 6 pollici non touchscreen ma con 16 tonalità di grigio e un rapido aggiornamento della pagina, una enorme libreria a disposizione, sia pure con la trappola del formato proprietario della casa madre. Adesso anche nel nostro paese si può comprare questo lettore e godersi le meraviglie della protezione DRM. Esiste anche la versione più grande e costosa, il Kindle DX, con un ampio schermo di quasi 10 pollici per leggere giornali e riviste. Tutto sommato Kindle per il momento è il miglior affare possibile, anche se io non lo comprerei per via delle limitazioni sui formati.

Cosa consiglio di comprare? Un bel niente, per adesso. Ci hanno promesso meraviglie tecnologiche e penso sia meglio aspettare per sapere se e quando le produrranno.
La Pixel Qi dovrebbe commercializzare uno schermo LCD a basso consumo e capace di trasformarsi in e-ink, quindi di unire senza problemi le caratteristiche di un lettore di ebook con quelle di un netbook (compreso colore e video). Sembra troppo bello per essere vero eppure questi schermi esistono e sembra che arriveranno sul mercato entro l'anno (dopo molti annunci e smentite, non so se fidarmi sui tempi).
La Asus ha promesso entro l'anno un lettore di ebook a colori (mi chiedo se non userà proprio il Qi).
Aspetto anche l'uscita del Courier promesso da Microsoft: ma devo ancora capire che tipo di schermo verrà offerto. Non vorrei che sia un lettore di ebook più di nome che di fatto, come l'iPad di Apple, che può avere tutte le applicazioni per leggere libri che si vuole, ma è dotato di un luminosissimo schermo LCD.
E non vogliamo finalmente avere tra le mani i nuovi apparecchi con gli schermi Oled flessibili? E lo Skiff, previsto in bianco e nero inizialmente ma poi anche a colori (cliccate il link e guardate le immagini!). Non so se queste meraviglie le vedremo davvero nel 2010, ma intanto consiglio di non fare acquisti affrettati.

mercoledì 17 marzo 2010

Le Havre


Questo gioco è uscito già un paio di anni fa (autore: Uwe Rosenberg) e ora è arrivato in Italia ad opera di Stratelibri. Ho giocato una partita introduttiva (le foto però le ho prese dal sito Boardgamegeek) e l'ho trovato assai divertente nonostante all'inizio mi chiedessi se non mi sarei scocciato di fronte all'ennesimo gioco economico basato sulla trasformazione di risorse.

In parole povere il giocatore in Le Havre muove la sua barchetta lungo quella specie di canale (o è la Senna?) e a seconda della casella in cui va a finire si generano delle risorse che possono essere raccolte gratuitamente. La seconda parte del turno consiste nel prendere questa manna dal cielo (o meglio, una parte di essa) oppure recarsi in un edificio per svolgere svariate attività: generalmente, si tratta di commerciare o trasformare i beni per avere denaro o prodotti finiti. Oppure di produrre altri edifici.
Alla fine del round (quando una delle piccole navi dei giocatori arriva al termine del percorso) si deve pagare (in cibo o in denaro) il mantenimento della propria attività economica e si ricomincia da capo, fino al termine delle carte-round, che svolgono anche la funzione di carte-nave. E le navi a che servono? Ad esportare la merce, ovviamente, e anche a portare cibo per sostenere il mantenimento dei lavoratori.

Le carte degli edifici e dei round vanno disposte in maniera da dare un certo ordine al susseguirsi degli eventi. Questo porterà a un mantenimento più costoso a mano a mano che il gioco procede, e anche alla possibilità di costruire edifici dalle potenzialità sempre maggiori. Alla fine la vittoria andrà a chi sarà più ricco (calcolato in denaro o in edifici posseduti).

Il mio riassunto è per forza molto scarno, ma garantisco che il gioco è progettato in maniera piuttosto agile per permettere una quantità di svariate attività ai giocatori (massimo cinque) senza che si debba attendere troppo per il proprio turno. C'è una gran varietà di risorse con cui fare i conti ma anche qui il gioco è organizzato piuttosto bene. Il difetto maggiore a mio parere è nella traduzione che in alcuni punti è zoppicante e decisamente oscura. Forse la Stratelibri farebbe meglio a porvi rimedio per non danneggiare il successo italico di questo bel gioco da tavolo.

sabato 13 marzo 2010

Ash - Una Storia Segreta


Se non vado errato Ash. Una Storia Segreta è un unico libro (piuttosto voluminoso direi) diviso in quattro da Fanucci che lo ha fatto uscire in Italia.
Ho letto la prima parte, quindi un quarto dell'intera storia (e in effetti non c'è alcuna vera e propria conclusione, al termine di oltre 300 pagine). La cosa che mi ha lasciato più sorpreso è come mai l'autrice Mary Gentle abbia deciso di situare una storia con parecchi elementi immaginari nel bel mezzo dell'Europa del '400 infilandovi a forza un personaggio di donna capitano di ventura e una marea di eventi assolutamente antistorici. E non parlo di sciocchezzuole ma, scusate lo spoiler, del fatto che un Regno Visigoto sarebbe esistito nel bel mezzo del Nord Africa (allora sotto dominio incontrastato dell'Islam), e che questo regno avrebbe assalito l'Europa usando mezzi mai visti prima tra cui il potere di lanciare una continua eclisse in ampie regioni. Per di più, tale esercito visigoto devasta e distrugge varie città Italiane.
Molte (troppe) pagine sono dedicate al carteggio di un immaginario scrittore (e studioso) con una immaginaria editor, pagine in cui si fanno salti mortali per costruire un'evidenza (immaginando ad esempio scoperte archeologiche) che renda plausibile la trama del libro. E corroborando il sospetto che le fonti storiche siano carenti o alterate.

Un tentativo del genere sarebbe plausibile se parlassimo degli eventi verificatisi in qualche zona limitata e secondaria dell'Europa, ma evidentemente è tempo perso in un caso come questo. Se Mary Gentle avesse semplicemente deciso di raccontare un'ucronia, una storia alternativa, non avrei nulla da ridire.
Il fatto però che la narrazione si fermi spesso per affastellare tesi ridicole allo scopo di instillare nel lettore il dubbio che ci sia qualcosa di verosimile, è davvero un punto di debolezza del libro.

Passando ad Ash, la protagonista, è una donna guerriero che ha potuto passare da mascotte della compagnia mercenaria a comandante grazie a una misteriosa qualità, di cui sapremo o intuiremo qualcosa di più nel corso della lettura: sente una "voce" che, in battaglia, le dice cosa fare. E pertanto sa prendere le decisioni giuste. Ash non è proprio il prototipo della modella con lo spadone, ovvero della bellona o della ragazzina tanto tanto carina che misteriosamente ha la forza per fare strage di maschiacci guerrieri o di pelosi orchi. E' piuttosto una persona vigorosa e sveglia che sa mettere a frutto il misterioso vantaggio di cui è dotata. Non è un brutto personaggio. La descrizione della sua infanzia, che è il punto di partenza del libro, è però un altro punto che lascia perplessi. La narrazione sembra dedicata a una galleria di tutte le turpitudini, stupri, sudicerie, sodomie e schifezze che si possano immaginare. So bene che un accampamento o una città medievale non dovevano odorare proprio di fiori (e ho viaggiato in zone di mondo abbastanza arretrate e quindi comparabili per potermi fare la mia idea). Però una volta assodato che il mondo della bambina Ash puzza costantemente di vomito, escrementi, piscio e sudore poteva bastare così. Invece c'è proprio un gusto del rivoltarsi nella schifezza che mi ha lasciato abbastanza perplesso (fortunatamente dopo un po' la Gentle rallenta il tiro su questo aspetto).

Oltre ai misteri di questa eroina c'e il (finto) interrogativo riguardo alla sorte della Borgogna in cui si muove. Uno stato misterioso per la Gentle, in quanto scomparso dalla storia.
Non c'è nessun mistero. La Borgogna è un territorio tra Francia, Svizzera e Germania che fu occupato da un popolo barbaro (appunto i Burgundi) al cadere dell'Impero Romano.
Annesso al regno dei Franchi qualche tempo dopo, il regno di Borgogna è tornato ad esistere successivamente per via delle politiche matrimoniali di epoca feudale, che imponevano la spartizione dei territori per sistemare problemi di successione dinastica. In epoca alto medievale la Borgogna aveva certi usi e costumi caratteristici ma è poi diventata una regione tipicamente francese pur avendo una notevole importanza perché a cavallo del confine tra la Francia e il Sacro Romano Impero. Il Ducato di Borgogna crebbe di nuovo di importanza a seguito di successioni dinastiche che lo portarono a controllare una buona parte dei Paesi Bassi (era governato da un ramo cadetto della casa regnante francese, i Valois, ma la corona Francese ovviamente vedeva con allarme la ricchezza e la potenza del Ducato). La corte di Borgogna fece scuola per il lusso e la raffinatezza ma militarmente le cose non finirono bene. Il Duca Carlo detto il Temerario, personaggio che appare nel libro di Mary Gentle, cercò di fare del suo ducato uno stato indipendente ma ebbe la mala sorte di sfidare troppi avversari, tra cui gli Svizzeri che ai tempi erano i soldati più rinomati. Carlo subì vergognose disfatte: a Grandson dopo aver massacrato una guarnigione che si era arresa fu messo in fuga dagli Svizzeri, dimostrandosi così più crudele che capace in battaglia, e perdendo un gran bottino fra cui il parco di artiglierie; a Morat dovette fuggire lasciando che una parte delle sue truppe (fra cui i mercenari italiani) venisse massacrata. Non pago di queste figuracce Carlo radunò un altro esercito e finalmente a Nancy venne ammazzato in battaglia (massacrato a colpi di lancia e di alabarda); poiché non aveva eredi il re di Francia fu lesto a prendersi il suo dominio ponendo così fine al potente Ducato di Borgogna nel 1477. Evento importante, ma in fondo normali beghe medievali: non c'è nessun mistero nella fine di questa potente entità politica che, non avendo il sostegno di un'etnia differente e conflittuale con quella francese, scomparve senza irredentismi di sorta.

Borgogna a parte, il libro (pur essendo scritto con indubbio mestiere) ci mette anche un po' troppo per arrivare al dunque.
Ammetto che questo Ash in qualche modo mi ha fatto il contropelo e l'ho gradito poco fin dall'inizio, perciò forse non sono abbastanza obiettivo, perciò leggetelo e fatevi la vostra opinione con la mia... benedizione.
Io con le avventure di Ash mi fermo qui e passo ad altro, grazie.