
Ebbene sì, visto che la scuola non mi aveva portato a conoscere quest'opera fantastica di Italo Calvino, ho deciso di rimediare alla mancanza.
Il Cavaliere Inesistente è un romanzo breve imperniato su una figura di personaggio che, come dice il titolo, non esiste: il cavaliere Agilulfo è un'armatura vuota, un'entità misteriosa che si sforza di rimediare alla propria non-esistenza mettendo il massimo zelo in tutte le cose che fa, fino a rendersi odioso ai compagni d'armi nell'esercito di Carlo Magno, dove serve.
Assieme a lui c'è un discreto numero di figure secondarie che si trovano in difficoltà simili. A tutti manca qualcosa, tutti devono arrivare a un obiettivo. Siccome Calvino era uno scrittore serio, chi vuol leggere più che altro per intrattenimento intuirà la possibilità del predicozzo morale, ma può star tranquillo: Il Cavaliere Inesistente si legge tranquillamente a diversi livelli. In effetti alle avventure un po' alla Brancaleone di Agilulfo e compagni si sovrappone per tutto il libro una serie di metafore con uno scopo ben preciso: affrontare il problema dell'uomo moderno nella sua mancanza di completezza, nel suo essere imprigionato da interessi frivoli e trappole tecnologiche, da nevrosi che gli impediscono di godere interamente della gamma delle possibili esperienze umane.
Pertanto tutte le ricerche e le lotte del libro sono una ricerca dell'essere (o dell'esistere pienamente) che coinvolgono non solo i personaggi ma anche il popolo di una regione che si libera di un gruppo di crudeli oppressori, i Cavalieri del Graal, che commettono le peggiori nefandezze spinti "dall'amore" (uomini settari, crudeli e pazzoidi su cui Calvino fa una satira feroce, e poiché era da non molto tempo reduce da una dolorosa separazione con il PCI, ero tentato di vederci una frecciata contro il comunismo: ma l'autore aveva a suo tempo espressamente smentito proprio una contemporanea interpretazione di questo tipo). I villici che sconfiggono i cavalieri del Graal si realizzano scoprendo una propria identità di popolo e comunità, e lo fanno nel combattere contro un nemico comune.
Se mi concedete un'anticipazione sulla trama (ma saltate il paragrafo se intendete godervi il libro) il destino di Agilulfo sarà proprio quello di realizzare la propria non-esistenza, lasciando la propria armatura ora veramente vuota come dono a un altro cavaliere.
Divertente se vi volete divertire, profondo se volete la complessità, e con un pregio che io valuto molto: la brevità. Questo libro per giunta è scritto benissimo. E' con entusiasmo che vi invito a leggerlo.



