A quanto pare
la discussione su Earthsea si è fatta interessante, e nel frattempo ho continuato la mia lettura, con
Le Tombe di Atuan e
La Spiaggia più Lontana. Per prima cosa devo, almeno in parte, condividere la delusione di Illoca come espressa nei commenti al precedente post: la
Spiaggia è in effetti un libro piuttosto lento e pesante, dove la metafora (o la morale, se vogliamo chiamarla così) prevale assolutamente sulla storia. Ci sono momenti belli o solenni, ma questo squilibrio è evidente in una trama che parte con una minaccia da identificare, e con la partenza e il vagare a casaccio di Ged e del principe suo allievo, quasi la Le Guin non sapesse bene dove andare a parare, e si volge verso un obiettivo preciso solo grazie a un
Deus ex Machina grande come una casa (un drago che rivela dove devono andare e chi devono combattere), con un finale che non riesce a cogliere di sorpresa perché la morale della storia è già stata sviscerata in maniera addirittura ripetitiva in fin troppe scene in cui i personaggi si parlano (o si pensano) addosso.
Quindi nel mio personalissimo parere rifilo un'insufficienza a La Spiaggia più Lontana; ma torniamo alle Tombe di Atuan. Potrei dire che anche qui dopo le prime pagine non ci sia molto per sorprendersi, ma l'importante non è
cosa, ma il
come viene raccontato.
Piangeva per lo spreco dei suoi anni, asserviti a un male inutile. Piangeva di dolore, perché era libera. Aveva cominciato ad apprendere il peso della libertà. La libertà è un fardello oneroso, un grande e strano fardello per lo spirito che se l'addossa. Non è agevole. Non è un dono ma una scelta, e la scelta può essere dura. La strada sale, verso la luce: ma il viandante oberato può anche non raggiungerla mai.
Le Tombe di Atuan (saltare per evitare gli spoiler...) è una storia di oppressione e incubo, di dolore e di liberazione. La storia di Tenar che diventa Arha la Divorata, supposta incarnazione di una principessa immortale (un po' come il Dalai Lama, per intenderci) al servizio di divinità della morte e del buio, antiche e crudeli. Arha vive in una specie di monastero malvagio, e impara a muoversi nel buio in un labirinto in cui sono custodite ricchezze incredibili, ma che non serviranno mai a nessuno. Vive di riti vuoti, danzando davanti a un trono su cui non siede nessuno e muovendosi nel buio in gallerie solitarie, si rende conto che attorno a lei l'unica cosa che anima le sacerdotesse recluse è la rassegnazione o la lotta per il potere: un potere astratto, che ad Arha sembra insignificante, ormai morto. Un potere formale crollato nel nulla e dimenticato dai sovrani, che una volta erano solleciti nei confronti del culto delle Tombe e adesso lo ignorano. Situazione claustrofobica e asfissiante, fuori e dentro ai sotterranei, una trappola che avrà la sua imprevedibile via di uscita quando uno straniero (che poi è il mago Ged) penetra nel labirinto ed è fatto prigioniero. Ged rivelerà a Tenar-Arha che in realtà il potere delle Tombe di Atuan esiste davvero... ma soltanto in quel luogo; e la donna non tarderà a completare la presa di coscienza che era già iniziata nei lunghi anni del confinamento, e a desiderare la fuga da quel covo di oscurità e odio.

Orrenda copertina tedesca delle Tombe di Atuan, dove Arha è in versione pupattola con autoreggenti verde smeraldo e coscia di fuori
Il personaggio di Teren-Arha è ben delineato e caratterizzato, meglio dello stesso Ged, forse. Mi sono chiesto se possa essere un esempio di eroina fantasy ben riuscita: da una parte può sembrare il classico esempio della donna
vittima, sfruttata e sacrificata per i fini di altri, in realtà impotente e inutile anche là dove dovrebbe essere la somma sacerdotessa, trattata come una bambina dal suo vecchio servitore eunuco e sottratta a tutte le brutture solo per il classico intervento dell'eroe maschio (ovvero Ged, che però nel suo ruolo di mago saggio e filosofo non rappresenta uno stereotipo classico di potere maschile). Dall'altra la sua crescita interiore, la sua presa di posizione contro ciò che rappresenta, il fatto che sia in effetti lei a salvare Ged (in violazione delle regole) all'inizio, poiché il contrario avviene invece quando fuggono, fanno di Teren un personaggio maturo e forte più di quanto potrebbe sembrare, e se non corrisponde allo stereotipo della donna
empowered lo ritengo un meraviglioso personaggio femminile. Mi riservo di modificare questa impressione leggendo gli altri romanzi di Earthsea. Per adesso, un applauso a
Le Tombe di Atuan.