lunedì 21 maggio 2018

Il Giappone

Quest'anno per le mie vacanze ho fatto le cose in anticipo, e in grande stile: ben due settimane, in un posto assai lontano, e per una volta tanto con altre persone. Chissà quanti fanatici del Giappone mi invidiano. Devo dire che non avevo (prima di partire) una fissa per il Sol Levante, pur essendo comunque interessato e curioso abbastanza da affrontare il viaggio. Piacevole? Molto. Mentre in passato m'è capitato, anche nel corso di vacanze interessanti, di sbuffare fra me e desiderare di essere di nuovo al mio solito tran tran, in questa occasione non ho sentito stanchezza e mi sarei sentito pronto a vedere sempre qualcosa di nuovo giorno dopo giorno.


Sarà perché in Giappone tutto è ben organizzato e comodo, salvo una certa tendenza alla burocrazia. Sbattimenti orrendi per prendere una corriera fatiscente o un treno? Assolutamente no, anche se in certi orari la metropolitana di Tokyo può essere molto affollata. I mezzi sono in orario, l'aria condizionata onnipresente, anche troppo. C'è sempre un ascensore o una scala mobile a risparmiarti la faticaccia della salita delle scale con valigie e zaini. Solo i percorsi dei santuari, con certe maledette arrampicate in pendenza lungo sentieri angusti, sono una prova per il fisico.

Tutti i servizi sono sempre a portata di mano, per la presenza continua di negozi, locali e ristoranti (o quantomeno distributori automatici di bibite); i bagni pubblici, miracolosamente puliti e quasi sempre ben tenuti, sono gratuiti e molto diffusi. L'unica cosa che scarseggia sono i cestini per buttare la spazzatura (mistero!).

La gente è generalmente molto ben disposta e pronta a dare una mano. Perciò, nonostante le fermate di interscambio della metropolitana e dei treni locali siano labirinti micidiali, nonostante la gente che parli inglese non sia onnipresente come uno si aspetterebbe (nemmeno fra il personale degli alberghi!), nonostante a Tokyo NON CI SIANO I NOMI DELLE VIE, ce la si può cavare benissimo, tanto più che siamo nell'epoca di google maps. Quanto alla storia dei nomi delle vie, esiste un intelligentissimo sistema di numerare i rioni e gli isolati, ma non ve lo posso illustrare perché m'è rimasto impervio.


Attenzione però alle stanze degli alberghi, sono di dimensioni minime. Offrono però l'occasione di usare... gli ipertecnologici servizi igienici giapponesi. Non ho visitato le "locande tradizionali" perché non volevo girare a piedi nudi, dormire sul futon (bassissimo letto giapponese) e mangiare a tavoli alti pochi centimetri dal pavimento, né ho provato i bagni termali perché d'immergermi nudo in mezzo a uomini nudi non avevo molta voglia: di questi aspetti "veri" del Giappone tradizionale (dove in realtà la maggior parte della gente sta in appartamenti abbastanza simili ai nostri) me ne parlerete magari voi, se avete sperimentato.

L'Ohka ("fiore di ciliegio"), era il missile intelligente giapponese, nel senso che era diretto da un pilota suicida. I soldati USA lo chiamavano Baka, che sempre in giapponese significa "idiota"

Chiariti questi aspetti pratici, che vanno letti sapendo che ho visto zone del paese urbanizzate e attrezzate per il turismo, sorge spontanea la domanda: ma cosa c'è da vedere in Giappone? In effetti, in una terra di terremoti, di incendi e di bombardamenti a tappeto (Seconda Guerra Mondiale) moltissimo è stato distrutto, e anche se alcuni santuari e templi si presentano più o meno nella stessa forma che avevano secoli fa, i Giapponesi considerano normale sostituire il legno di cui sono fatti quando si deteriora col tempo. Poiché i nostri monumenti sono di pietra e mattoni possiamo essere spiazzati da questo modo di pensare, ma del resto molte città europee ci presentano palazzi ricostruiti in tutto o in parte (Dresda, Berlino, Varsavia, ecc...).

L'atmosfera dei luoghi è comunque la cosa più interessante: i templi con gli immancabili negozi di souvenir e cibi sfiziosi, le donne in kimono (noleggiato?) e gli uomini in vestito tradizionale (una specie di vestaglione stile Neo in Matrix...), i monaci, la strana mescolanza di sacro e aria di festa (una cosa che ho trovato comune con un'altra cultura non monoteista, quella indiana), la possibilità di comprare amuleti per esprimere un desiderio (gli spiriti poi ti accontenteranno?), e mille altri dettagli.

Oltre ai santuari in sé, spesso è bellissima da ammirare anche la coreografia dei giardini, fatti di alberi di diversi colori, cespugli, muschio. Quanto ai cervi che vengono a mangiare dalla vostra mano in certi parchi e santuari (Nara, Itsukushima), è una cosa carina fino a che dura l'effetto sorpresa.

Izumo no Okuni, fondatrice del teatro Kabuki, recitato da sole donne fino a che vennero bandite da un'ondata moralizzatrice (oggi gli attori sono maschi per tutti i ruoli)

Alcune attrazioni moderne valgono la pena (bellissimo il Museo Ghibli ad esempio) altre volevo assolutamente visitarle anche se non avevano poi molto senso... i robot del Museo dell'Innovazione (uno spettacolo noiosetto in verità), la gigantesca "statua" di Gundam che sta davanti a un negozio di modellini, robot dei cartoni animati, i neko-cafe ovvero i locali dove stai in compagnia di simpatici gatti (in realtà pigri e viziatissimi). Devo confessare che il gatto-caffè esiste anche a Milano e non l'avevo visitato.

L'attrattiva di altre curiosità va invece scemando o non l'ho apprezzata. Una volta il turista correva a comprare gli ultimi computer o macchine fotografiche nei modernissimi negozi di Tokyo, ma internet ha abbastanza ammazzato questa moda, io non ho sperimentato. Per librerie e fumetterie la barriera della lingua è decisiva. Quanto ai quartieri in cui la gioventù si pavoneggiava in vestiti bizzarri o costumi da cosplayer, sembra che la moda stia rapidamente scomparendo (anche se ho visto qualcosa del tipo). Tokyo è quasi tutta moderna, ma non è irta di grattacieli come New York, per quanto osservarla dall'alto della terrazza dello Sky Tree (torre di oltre 600m) sia comunque un'esperienza. Ho trovato abbastanza inutile la visita del mercato del pesce, una specie di versione ittica dell'ortomercato che c'è a Milano (dimensioni giganti, comunque). Cosa c'è da vedere? Lavoratori che tagliano pesci a pezzi o guidano piccoli trabiccoli da trasporto con infinita pazienza verso i turisti che hanno tra le palle. Probabilmente vedere l'asta dei tonni può essere divertente, ma per quello devi esser là alle quattro del mattino.


Le città che ho visitato sono sostanzialmente tre: Tokyo, Kyoto, Hiroshima, con una rapida puntata all'antica capitale Nara, sede di famosi templi buddisti. Tokyo (qui vista dall'alto) è ovvia destinazione perché ha moltissime attrattive antiche e moderne; Kyoto, anch'essa una vecchia capitale del paese e centro artistico e culturale, è un'ovvia destinazione, al punto che fu misericordiosamente depennata dalla lista delle città possibili obiettivi della bomba atomica. Hiroshima, che in quell'elenco rimase, per ovvi motivi non ha nulla di antico, ma il Museo della Pace e le rovine del cosiddetto palazzo Genbaku (Atomic Dome) creano una testimonianza di enorme potenza, qualcosa che va visto. Inoltre da Hiroshima si raggiunge un luogo "iconico" del Giappone: il santuario Itsukushima, che si trova sull'isoletta di Miyajima.

Esistono molte altre mete possibili (il Giappone è più grande del nostro paese del resto, con zone climatiche differenti, quattro grandi isole e moltissime isole minori, io ho visto solo la minima parte dell'isola principale) tra cui vari percorsi "spirituali" tra templi, sentieri e rifugi, roba che è meglio affrontare se si ha il fiato di farlo, oppure i paesaggi totalmente diversi di Hokkaido, dove l'inverno è rigido e sopravvive una popolazione aborigena (Ainu) che non ho ovviamente avuto modo di vedere. Insomma, volendo si può passare moltissimo tempo in questo paese scoprendo sempre cose nuove.

L'immancabile foto ai comandi del cesso ultra-tech in stile giapponese

In un certo senso non ci sono quelle enormi meraviglie, l'attrattiva non è semplice da spiegare... Il Giappone è soprattutto piacevole, da vivere, da girare, guardandosi in giro e scoprendo tante cose che non si conoscevano o che comunque si stentano a capire. Giri, ti ingozzi di cosine gustose e schifezze caloriche (tanto poi si smaltiscono camminando...) e fai scoperte interessanti o divertenti. Il tutto probabilmente senza capire molto di questo paese (dovresti davvero viverci per un po' per andare oltre la superficie). Non devi dare la mancia. Non devi aprire la portiera del taxi (c'è un congegno che la apre!). Paghi l'autobus o il tram quando scendi. Non devi soffiarti il naso in pubblico. È tutto come appare? Forse no. Per esempio mi sembra eccessiva la cortesia servizievole con cui tutti ti si rivolgono (ma prova a litigare con un poliziotto...).

Per cercare di coglierne il senso, va ricordato che la cultura giapponese è un misto di medioevo e modernità: una cultura autoritaria, che non riesce a modernizzarsi, mentre le conoscenze scientifiche e gli aspetti esteriori sono ultramoderni. Una modernità acquisita per reazione, dopo che il paese (che desiderava stare nel proprio isolamento e temeva le potenze colonialiste) era stato costretto con la minaccia ad aprire i porti al commercio. Una rincorsa a recuperare il ritardo, un'identificazione con i minacciosi uomini bianchi che arriva perfino a come sono disegnati, oggi, i protagonisti degli anime (si disegnano come occidentali anche quando il prodotto è per il mercato interno). Non una rincorsa amichevole ma una volontà ostinata di entrare nel rango delle potenze, il che ha portato a numerose guerre e alla fine al disastro della Seconda Guerra Mondiale.

il cosiddetto Atomic Dome resistette all'urto della bomba atomica perché si trovava quasi esattamente sotto

Nel frattempo la società è rimasta gerarchica, secondo la regola che dice: "il chiodo che sporge va martellato" ovvero chi è diverso va reso uguale a tutti gli altri. Lavoro? In contrasto con il liberismo teoricamente imperante c'è una evidente quantità di personale superfluo in moltissimi settori, credo che sia più intelligente del ridurre enormi porzioni della popolazione alla disoccupazione e poi inventarsi stratagemmi come il reddito di cittadinanza. Però esistono anche quelli che, perso il lavoro e travolti dalla vergogna, lasciano tutto e diventano dei barboni (li ho visti davvero. Solo che, essendo giapponesi, stanno in certi quartieri dove gli dicono di stare: o per lo meno, pare che a Tokyo sia così).

Oppressi dal superlavoro e dalla disciplina i Giapponesi hanno inventato mille manie per reagire, salvo fare il passo giusto e liberarsi della loro società alienata. Così abbiamo gente che non esce di casa, che si veste come un albero di Natale, che arriva a 30 anni senza aver avuto mai un rapporto sessuale (sembra siano il 25% della popolazione...), magari perché proprio non lo desidera o perché non riesce ad approcciarsi all'altro sesso (ma così come ci sono i gatto-bar, ci sono anche quelli dove... ci sono le ragazze, e uno può provare a parlarci). Tutte cose che il turista difficilmente vede, e se le vede probabilmente non riesce a inquadrarle. Anche perché andando in giro incontri sì la gente che corre al lavoro, ma la sera tantissimi che mangiano, bevono, ridono e si divertono, insomma sembrerebbe che la vita se la godano. Non è facile capire come stanno le cose passando qualche giorno nel paese del Sol Levante.

Indicazioni pratiche. Non ho moltissimo da dire, ci sono siti dove vengono dati consigli (giusti) su come arrivare e muoversi in Giappone, e questi li troverete facilmente. Il viaggio è lungo e abbastanza costoso, e solo i voli Alitalia arrivano senza scalo. Si può spendere di meno sacrificando ulteriormente la comodità e scegliendo voli con scalo o con tappe: valutate secondo la vostra convenienza e le vostre tasche.

Se non sapete nulla di inglese muovetevi con chi ne sappia almeno un poco, altrimenti farete fatica a procurarvi anche una ciotola di riso.

Non serve procurarsi il visto prima di partire ma bisogna avere il passaporto. All'arrivo ci sono moduli da compilare, i poliziotti faranno domande, avrete un impatto un minimo paranoico nelle prime ore.

Usate la tessera Japan Rail Pass se dovrete fare spostamenti significativi in treno e ricordate che in molti casi è comunque necessario andare in stazione a prenotare il posto sul treno veloce di tipo Shinkansen (proprio così, succede proprio in Giappone). La tessera va comprata dall'Italia via internet. La si ritira quando si arriva in aeroporto.

Consigliabilissimo l'uso di un modem wi fi portatile (in modo che potrete usare gli smartphone ovunque con una spesa minima) o l'acquisto di SIM giapponesi. Troverete tutto all'arrivo in aeroporto, ci saranno volantini informativi che vi spiegheranno la burocrazia necessaria. Ci sono (a Tokyo) tessere per la metropolitana scontate, vendute solo ai turisti, anche per queste potrete informarvi e comprarle all'arrivo. Tokyo è enorme, senza i mezzi non arriverete proprio da nessuna parte... Il Taxi può essere alternativa conveniente soprattutto se il costo viene spartito in comitiva.

Come avrete intuito, appena sbarcati dall'aereo strafatti di fuso orario ci saranno delle complicate incombenze burocratiche da svolgere. Affrontate la cosa con serenità.

Foto dall'albergo a Hiroshima, a qualche centinaio di metri dal Museo della Pace

La vita (sorpresa!) non è molto costosa, almeno per me che sto a Milano, ma gli alberghi a Tokyo possono essere molto salati. Se cercate di andare al risparmio tenete presente che i Giapponesi sopportano stanze minuscole che forse voi non sopporterete, quindi attenti a quello che prenotate.

Gli alberghi di tipo moderno forniscono rasoio usa e getta, pettine, spazzolino e dentifricio, oltre a delle pantofoline e a una specie di vestaglia che si può usare come pigiama. Tutta roba che potete evitare di portare in aereo dall'Italia (se lo avessi saputo!).

Carte di Credito: non le prendono dappertutto (gli alberghi moderni sì). Bancomat: funziona negli sportelli automatici degli uffici postali (ce n'è parecchi). Per quanto strano per un paese così moderno, la cosa migliore forse è procurarsi il contante prima di partire. E magari portarsi qualche euro in più (esistono macchine cambiavaluta automatiche).

Per l'assistenza sanitaria ricordate che dovete fare un'assicurazione: il Giappone ha una sanità "all'americana" quindi se avrete bisogno di seria assistenza medica ma privi di copertura adeguata verrete rovinati. La polizza la comprate online, ma non fidatevi di quello che vedete su un sito o due e non andate troppo al risparmio. Fatevi un salto sui forum di siti tipo Trip Advisor e informatevi sulle esperienze recenti di altri viaggiatori. Essere lasciati nei guai in circostanze del genere può costarvi caro.

Non andate in Giappone nella "golden week" di inizio maggio perché tutti sono in movimento e vi troverete certamente in difficoltà.

Ultimo consiglio: il Giappone è forse un posto unico al mondo per onestà degli abitanti, sicurezza del viaggiatore e buona volontà della gente se vi troverete ad aver bisogno di aiuto, problemi di lingua permettendo. Ma dovunque voi siate, se andrete in cerca di guai li troverete.


Nota: le foto sono mie, si prega di chiedere il permesso prima di usarle. Grazie.

5 commenti:

Marco Grande Arbitro ha detto...

non ho molto d'aggiungere, a parte che ho trovato il post interessantissimo. Mi piacerebbe andare in Giappone in vacanza... Mi dispiace solo per il lunghissimo viaggio in aereo.

Bruno Bacelli ha detto...

Il viaggio è lungo, non necessariamente costosissimo. Il Giappone vuole incrementare il turismo, quindi spero che sia una meta sempre più accessibile. Non mi dispiacerebbe tornare.

Babol ha detto...

Amo il Giappone.
Io sono già andata due volte e ogni volta ci lascio un pezzetto di cuore: sia per la bellezza dei paesaggi che per la disponibilità squisita delle persone.
Spero presto di poter "uscire" un po' dai soliti itinerari turistici, anche se tornare a Tokyo e Kyoto sono sempre belle da vedere. L'anno scorso però sono andata a Kamakura, Enoshima e Miyajima e ho sviluppato un amore particolare per il mare del Giappone, così vorrei vedere altre isole...

Moreno Pavanello ha detto...

Post interessantissimo, visitare il Giappone è una di quelle cose vorrei fare prima di morire. Spero di riuscirci, e nel caso farò tesoro dei tuoi consigli...

Bruno ha detto...


@ Babol: le due isole del Sud certamente devono avere parecchi posti e spiagge interessanti. Le mete certamente non mancano.

@ Moreno: io mi sono deciso a una età non giovanissima proprio pensando "adesso o mai più." Un po' mi pento di non esserci stato da giovane.