mercoledì 2 novembre 2016

Black Mirror

Improvvisamente, Netflix comincia a dirmi un po' dappertutto (ok, non esageriamo, c'è la pubblicità su Facebook) che devo vedere Black Mirror (serie prodotta da Charlie Brooker, un veterano della TV britannica), e sento dei commenti estasiati riguardo alla terza stagione. Dal momento che sono uno che cerca di fare le cose con ordine, ho cominciato dalla prima, che è di diversi anni fa, ma poi non ho resistito alla curiosità e sono passato alla terza, quella commissionata da Netflix, per vedere un po' di cosa si tratta.


Come contenuti potremmo dire che, spesso e volentieri, si tratta di fantascienza, anche se parliamo più spesso che no di innovazioni che sono appena dietro l'angolo. L'approccio è sempre orientato sull'impatto che le nuove tecnologie hanno sulle nostre vite (o avranno), sebbene come serie TV questa sia un po' un salto nel passato, perché è fatta di episodi a sé stanti con un tema comune (senza quindi il "meta-plot" che accompagna un cast più o meno costante di personaggi lungo tutta la storia).


Gli sviluppi tecnologici e sociali che potrebbero rendere vere queste storie sono presumibilmente sia possibili e che vicini in molti casi, e in un caso tutto quello che ho visto potrebbe succedere già, anzi è praticamente già successo.
Da una parte quindi non c'è nessuna visione lisergica alla Philip Dick, niente di clamoroso, nulla di talmente fuori dall'ordinario da far gridare alla finestra aperta sul futuro. Tutt'altro, direi. Sono storie dove non siamo portati a conclusioni terribilmente impegnative, alcune sono belle, altre meno riuscite, ma tutte efficaci per un aspetto: mostrarci come la tecnologia ha e avrà un grandissimo impatto sulle nostre vite. E qui viene da pensare, perché tutto o quasi tutto sembra possibile, concreto, credibile, spesso inquietante e a volte spaventoso. Negli episodi venuti meglio Black Mirror riesce davvero a colpire e impressionare.

Strano ma vero... per quanto sia un filone che aspetta solo di venire sfruttato, il mondo della tecnologia a portata di mano (social network, videogame, pirateria online, smartphone...) compare come contorno o come pretesto per le storie di cinema e TV, ma non è spesso in primo piano come protagonista o palcoscenico di riferimento (un esempio interessante, l'unico che mi viene in mente se ci devo pensare alla svelta, è il recente film Unfriended, che si svolge praticamente tutto all'interno di una chat). Non è che la tecnologia non abbia una presenza importante al cinema o in TV, beninteso, ma generalmente serve nelle trame per introdurre elementi narrativi tradizionali, inseguimenti, avventure, sparatorie, indagini e via discorrendo. E spesso viene mostrata in una maniera che è molto lontana da quello che sperimentiamo tutti i giorni.



Passando a parlare di un po' di episodi che ho visto, della prima e terza serie, anticipo qualche trama dando il consueto avviso: salta questo lungo paragrafo se non vuoi lo "spoiler."
Il primo episodio della prima serie è The National Anthem (Messaggio al Primo Ministro), satririco e potentissimo, riguardante il rapimento di una principessa molto amata dal pubblico. Sembra l'azione di una sofisticata organizzazione di terroristi, in verità non è così. La pretesa è che il Primo Ministro si... accoppi in diretta con un maiale, altrimenti la principessa sarà uccisa. L'aspetto mediatico e "social" gestisce tutta la vicenda, a cominciare dal fatto che, sebbene alcuni media accettino di non trasmettere la notizia, non si riesca a tenerla nascosta. Non c'è dubbio, all'inizio, che il Primo Ministro non possa cedere a una richiesta del genere (lui certo non vuole e teme che il suo matrimonio ne sia distrutto), ma il pubblico lo vedrebbe come un eroe, se salvasse la principessa, e non comprenderebbe il rifiuto. Nel frattempo una giornalista fa del "sexting" con un deficiente che può dare informazioni riservate e riesce a infilarsi in una operazione di salvataggio con i commando per fare lo scoop (ma non ci guadagnerà niente). Un'altra foto che diventa inopinatamente di pubblico dominio svela che un attore porno è stato incaricato di effettuare la performance col maiale sperando di appiccicare il volto del Primo Ministro al suo corpo con effetti grafici. Lo stratagemma fallisce proprio perché non può essere tenuto nascosto. In un crescendo di tensione, alla fine il Primo Ministro... lo fa.
Secondo episodio, 15 Millions of Merits (15 Milioni di Celebrità, ma la traduzione è fuorviante), ci porta nell'ambiente più fantascientifico che io abbia finora visto in Black Mirror. Un mondo assolutamente distopico, dove le persone fano tutte lo stesso lavoro idiota, sudare su una cyclette, producendo energia. Lavorano in ambienti asettici, mangiano cibo che ha poco di naturale, vivono in monolocali le cui pareti sono schermi televisivi (e pagano con i loro sudati Meriti se vogliono evitare di essere bombardati di pubblicità), vestono tutti allo stesso modo con una tuta grigia (ma possono sprecare i Meriti per agghindare i loro avatar social); peggio di loro stanno solo certi inservienti in
camice giallo, brutti e tristi, intenti a raccogliere l'immondizia. C'è la possibilità di uscire da questa vita solo entrando nello show-business, e il protagonista, un uomo che apprezza il canto di una bella ragazza, le regala i moltissimi Meriti che servono a presentarsi alle selezioni. A lei viene concesso di abbandonare il lavoro alla cyclette ma solo per fare l'attrice porno. Lui ne è distrutto, accumula altri Meriti per poter tornare in diretta e, minacciando il suicidio, fare il suo discorso su come il sistema rovini e corrompa tutto ciò che è vero e bello. Anche lui diventa una star, con una propria trasmissione in cui può esprimere le sue idee. Questo episodio parte con poca vivacità ed è piuttosto noioso all'inizio, ma si riscatta nel finale, in cui il sistema mostra la propria capacità di divorare e metabolizzare anche il dissenso, in questo caso rendendolo spettacolo. Ci parla anche della eventualità, non impossibile, di un mondo in cui essendo il lavoro tutto in mano alle macchine gli uomini vengano costretti a esistenze senza senso.
La terza serie comincia con un episodio veramente pallosissimo, Nosedive (Caduta Libera), in cui una ragazza vive per migliorare la propria posizione nei social network. La vedremo in una circostanza in cui vorrebbe sfruttare un'occasione sociale per ottenere l'approvazione dei meglio classificati, ma fallirà miseramente. Tutti interagiscono in una maniera falsa e affettata, tutti vogliono il voto degli altri, da 1 a 5 stelle, e il proprio ranking è un po' come la classe sociale. Sei sotto il tre? tutti ti guarderanno con sospetto (e quindi ti sarà difficilissimo risalire). Sei sopra il quattro ma di poco? Devi cercare di migliorare, ci sono dei privilegi che ti aspettano, se la tua media va sopra 4,5. E se sei sopra, ovviamente vivi nella preoccupazione di scivolare in basso.
Essendo un blogger (rassegnato ad essere poco popolare e di nicchia, ma comunque consapevole di
paranoie come statistiche, visibilità, e via discorrendo) non ho bisogno di lezioncine in questo campo, anzi diciamo che non ne ha bisogno quasi nessuno (tranne i pochi fortunati che non sono nemmeno su Facebook!). Pertanto la storia di questa ragazza che ha bisogno di migliorare il proprio rating ma le va tutto storto è proprio scarsa e intrisa di moralismo, mi domandavo se il regista fosse Nanni Moretti. Però il mondo di Nosedive esiste già, per chi fa della popolarità online il mezzo per procurarsi da vivere.
Il secondo episodio, Playtest (Giochi Pericolosi), offre una storia più godibile che non si limita al fatterello da raccontare e ci parla delle trappole della realtà virtuale. Reti neurali, realtà e simulazione che si confondono, un gioco che si rivela inaspettatamente pericoloso. Appassionante e pauroso, per me meno reale e concreto di altri episodi, forse perché non sono sempre attaccato ai videogame.
Terzo episodio, Shut Up and Dance (Zitto e Balla), per nulla fantascientifico, anzi spaventosamente realistico, in quanto gli hacker e i malintenzionati che ti derubano o ti ricattano dopo aver carpito i segreti del tuo computer esistono già. Qui si tratta solo di spingere la cosa alle estreme conseguenze. Dove i troll ti fanno fare cose impensabili e ti distruggono la vita.
Nell'ultimo episodio che ho visto finora, San Junipero, siamo negli anni '80. Ragazza spigliata incontra ragazza impacciata, e si innamorano. Ma stranamene si incontrano solo per periodi di poche ore, e in annate diverse. C'è qualcosa di strano. In realtà si tratta di due vecchie signore, una vedova malata di cancro a cui resta poco da vivere e una donna rimasta paralizzata praticamente per tutta la vita. A queste donne invalide e anziane viene concesso di vivere per qualche ora alla settimana nella realtà virtuale, dove si sono incontrate, in questo posto di mare (San Junipero) splendido, ma che non esiste. Quando saranno morte, potranno stare sempre assieme, o ci sono altri vincoli che glielo impediranno? La colonna sonora con Heaven is a Place on Earth (cantata da Belinda Carlisle delle Go-Go's) accompagna la scenda finale in cui vediamo il server ("cloud," come la memoria in rete di oggi) che rende possibile questo paradiso terrestre artificiale. E questo è l'unico episodio che, anziché mettere angoscia addosso allo spettatore, offre vita e speranza, accompagnata da una certa dose di nostalgia.
Fine degli spoiler.

Distopico? Spesso. Ma non soltanto. Black Mirror parla di futuri possibili e anche delle loro possibili insidie. La particolarità della serie è che non parla della tecnologia in maniera astratta o nel bel mezzo di qualche trama che parla di altro, ma che la rende parte della storia, e anche dove la narrazione non è incentrata sulla gente comune (vedi il primo episodio di cui ho parlato) queste ci sono eccome. Ci parla insomma del nostro mondo come è e forse come sarà, nelle cose concrete. È come se qualcuno avesse raccontato, verso fine ottocento, di dirigibili, automobili, radio e via discorrendo, nella quotidiana interazione di questi mezzi tecnologici con la vita delle persone.







2 commenti:

Davide Storti ha detto...

San Junipero l'ho adorato. Diverso dagli altri, ma veramente... bello.
Comunque un altro film dove la tecnologia è protagonista è Her/Lei. Non so se l'hai visto ma pare proprio una lunga puntata di Black Mirror. Uno dei miei film preferiti.

CervelloBacato

Bruno ha detto...

Sentito parlare, ma non l'ho visto. Prima o poi lo recupero (chissà).