giovedì 9 ottobre 2014

"Amazon è solo un camionista digitale"

Questo articolo su Repubblica merita di essere letto. Parla l'agente letterario che rappresenta gli scrittori più famosi (e danarosi, mi pare di capire), e descrive le prospettive attuali della lotta dei suoi rappresentati e di certe case editrici contro Amazon, il gigantesco distributore online.


Amazon ha dato delle possibilità agli autoprodotti, fatto di per sé positivo (nota: per adesso non faccio parte della categoria, non vendo in prima persona il mio ebook su amazon), non per questo io minimizzo "a prescindere" i problemi che vengono rappresentati da coloro che temono di essere soffocati (anche economicamente) da un monopolio.

Fastidioso però che ogni volta che qualcuno contesta questo tipo di situazione debba dire qualcosa di gratuitamente offensivo nei confronti di quelli che pubblicano con Amazon. Questa volta la perla è: Amazon è riuscita a conquistarsi solo un ruolo nel cosiddetto self-publishing, l'editoria fai-da-te. Lusinga i semianalfabeti che sono convinti di essere dei geni e di meritare il successo. Sono l'equivalente dei cantanti sotto la doccia che pensano di essere dei talenti musicali incompresi.
A voi il giudizio. Una cattiveria la dico anch'io, però: tanti lamentano che Amazon, nella distopia futura in cui ogni pubblicazione dovesse passare da lì, paralizzerebbe la diffusione delle idee. Io sono convinto che un eventuale futuro nuovo Gesù Cristo o Carlo Marx dalle idee rivoluzionarie troverà il modo di diffonderle, perché le idee che arrivano al momento giusto non possono essere fermate. Quando uno si straccia le vesti per la fine della libertà di espressione causata dal gigante digitale, è probabile che in verità si stia preoccupando dei propri interessi di bottega.

22 commenti:

Mirko Sgarbossa ha detto...

La riflessione di questo signore sulle informazioni digitali e sul libro cartaceo sono anche condivisibili. Il resto no. col self publishing non c'è qualità? Può essere, ma quando vedo la trilogia di Unika sullo scaffale, o l'ennesimo romanzetto sui vampiri o la trilogia delle sfumature, ho come l'impressione che la qualità non stia troppo bene neanche nell'editoria tradizionale. Il bue che da cornuto all'asino? Non è questione di self p. o editoria tradizionale, è questione di persone: se un autore è coscienzioso e tiene al suo lavoro, anche un'opera auto pubblicata ha la sua dignità.

Bruno ha detto...

Anche il fatto che verso la fine dell'intervista dica che i libri seri sono solo quelli su carta mentre il digitale incoraggia la superficialità la dice lunga sui veri interessi di questo agente...

Gherardo Psicopompo ha detto...

Arrogante cazzone... Le considerazioni sommarie e del tutto prive di argomentazioni logiche e statistiche che esprime sul.digitale, sul self.publishing o sulla lettura sono ridicole. Sembra una macchietta di se stesso, un personaggio buono per fare il rettore antiquato e kattivo in un "Attimo fuggente" di serie B.

Bruno ha detto...

@ Gherardo Psicopompo: affermazioni cattivelle le tue, ma ci possono anche stare...

daunpannounfiume.com ha detto...

Che fregnaccia imbarazzante. Poco mancava che si mettesse a sbraitare contro la luce elettrica che toglie lavoro ai produttori di lampade a petrolio.

In certi punti posso credere che sia preoccupato del fatto che Amazon si costruisca un monopolio del mercato online, ma bello, basta rendere disponibile la propria merce su altri canali e passa la paura, senza fare troppo vittimismo.

Amazon sta inficiando gli interessi delle case editrici vecchio stampo, e solo indirettamente degli scrittori. Quel modello per cui si costruisce a tavolino un fenomeno letterario perché tanto si è grossi e si può infarcire le librerie con l'ennesima saga di licantropi castrati o di verginelle iniziate al sadomaso così che la gente compra il libro perché non dispone di alternative.
L'autore prende le sue royality ma gran parte dei guadagni vanno ad alimentare il carrozzone della casa editrice di gente che su quel libro non ci ha lavorato.

claudio ha detto...

Non starei nemmeno a sentirlo. cerca solo goffamente di combattere i concorrenti. Tutto qui. Non so chi sia, ma sul discorso "qualità", poi, le case editrici hanno poco da dire oggi in Italia.

Salomon Xeno ha detto...

La frase però è inclusa in una risposta che riguarda un altro argomento, le ambizioni editoriali di Amazon. Quanto alla questione dei "semi-analfabeti", è innegabile. E' facilissimo e gratuito approdare sul Kindle store, non c'è nessun filtro. Bastano qualche amico e una media di 5 stelline perché il termine "lusinga" si riveli quantomai appropriato. Poi si può discutere sul suo luddismo di ritorno, ma i conservatori ci sono ovunque.

M.T. ha detto...

Della questione Amazon, editoria tradizionale, autopubblicazione ne ho parlato in un post che hai letto, Bruno.
Amazon ha dei modi di fare discutibili, ma non è certo facendo certe sparate che si fa informazione. Si può dire che se Amazon ha trovato certi spazi è dovuto anche al modo di fare di certe ce, che non danno garanzia di qualità sul prodotto. Di esempi in Italia ce ne sono diversi: Unika come già detto, ma anche le opere di Boni, Menozzi, Ghirardi, Strazzulla.
Il problema con l'autopubblicazione è trovare quanto di valido in un mare di proposte: è facile accedervi e soprattutto come si fa a valutare un e-book se non ci sono recensioni? E soprattutto, se ci sono recensioni, come si fa a sapere se sono attendibili o di parte o comprate, come è già successo?
Per avere un quadro reale della situazione, si può leggere Come finisce il libro di Gazoia.

Mirko Sgarbossa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Bruno ha detto...

Be' io dico solo che se "quelli che cantano sotto la doccia" sono così incapaci, perché dovrebbero far paura? A quanto pare un po' ne fanno... Allora se Amazon rischia di creare un monopolio (non si può negare che la faccenda sia degna quanto meno di essere discussa) è anche vero che a sua volta Amazon qualche monopolio deve aver disturbato...

M.T. ha detto...

Quando si creano certi "polveroni" è perché ci sono interessi in ballo e anche grossi.
Al momento, se si dovesse scegliere qualcuno con cui autopubblicarsi, Amazon non sarebbe la scelta migliore (anche se dà la percentuale più alta d'interesse sulle vendite) per il semplice motivo che i suoi e-book, con estensione mobi, possono essere letti solo con il kindle o con strumenti che usano app dedicate ad Amazon, mentre invece l'epub ha una diffusione maggiore, dato che può essere letto da più dispositivi.

Bruno ha detto...

Non saprei. il mio Khaibit ( https://www.facebook.com/apocalissemilanese/posts/1485164831739119 ) l'ho distribuito gratuitamente in ambo i formati. Avessi dovuto venderlo probabilmente avrei fatto con Amazon che gode di buona fama per onestà e puntualità nei pagamenti. Non che ci debba vivere con i miei incassi, comunque... e per fortuna.

ItalianJam ha detto...

L'ascesa della tecnologia è inarrestabile. Puoi combatterla solo se finisci in una fattoria di Amish.
Altro dato: pure Chaplin si fece la Artist United per combattere le major cinematografiche (l'Amazon dell'epoca), ora la Artist United è della Metro-Goldwyn-Mayer.
Ancora.
Portare l'esempio di Apple per la musica è fuori luogo. Grazie alla Apple la discografia ha iniziato a fare soldi con il digitale. Altrimenti sarebbe rimasto in mano ai pirati.
E ancora.
Quando confronta i soldi che Bob Dylan far con il suo (never ending) tour, dimentica (appositamente) i soldi che gli scrittori fanno vendendo i libri a Hollywood. Soldi che Bob Dylan non farà mai.
Infine, ma cosa 'sta mania di tenersi milioni di libri nei scaffali? Forse per spaventare gli ospiti.

M.T. ha detto...

Il fattore pagamento non è l'unico da tenere in considerazione. C'è da tenere conto della poca chiarezza di Amazon: lei sa tutto dell'utente, mentre di sé si sa poco o nulla, tutto è nebuloso. Soprattutto va tenuto conto che se c'è qualcosa che non collima con gli interessi del momento di Amazon, si viene messi fuori, senza nessuna spiegazione.

M.T. ha detto...

Sulla cosiddetta mania di avere libri sugli scaffali, va tenuto conto che conto che cartaceo ed elettronico hanno ognuno i propri pro e contro. Se ci fosse un black out della tecnologia, tutto ciò che è digitalizzato andrebbe distrutto: su questo punto mi viene in mente il ciclo di Brooks del Viaggio della Jerle Shannara, dove tutta la conoscenza del mondo antico è andata perduta perché resa digitale e nessuno ha più i mezzi di usarla.

Bruno ha detto...

Be' non credo di poter fare qualcosa che faccia arrabbiare così tanto il signor Bezos, o come si chiama, da buttarmi fuori. Se ne facciamo un discorso generale, allora tutti i giganti digitali si stanno comportando in una maniera assai criticabile. Raccolta di dati personali, metodi di concorrenza quanto meno dubbi, violazione di ogni immaginabile regolamento antitrust, e comportamenti fiscali assai sbarazzini, con i magheggi su dove pagano le tasse.

Possono diventare le vere superpotenze del domani, se continua così. Ma questo è un altro discorso che dovrebbe essere affrontato dalla politica. E Amazon non crollerà certo se gli negassi la manciata di dollari che guadagnerebbe vendendo i miei testi.

ItalianJam ha detto...

@m.t. per gli scaffali da riempire di libri di carta ci sono le biblioteche pubbliche.

M.T. ha detto...

Questo Bruno è vero, non è il caso del singolo, certo non per quello che scrivi tu. Rimane però il fatto che il modo di fare non è chiaro. E non è certo Amazon l'unico che lo fa: Facebook è un altro esempio.
Amazon non crollerà certo per un singolo, ma occorrerebbe che la gente fosse maggiormente consapevole di come stanno le cose. Mentre invece spesso tutto il corollario viene ignorato, focalizzandosi solo su quegli aspetti positivi che toccano da vicino (prezzi bassi, disponibilità verso il cliente).

@ItalianJam: quelle biblioteche pubbliche cui stanno sempre più tagliando fondi e che sono sempre più limitate.

ItalianJam ha detto...

@m.t. e ci credo, invece che regalare i libri alle biblioteche pubbliche, voi vi riempite la casa, il garage e la cantina di libri.

Bruno ha detto...

... ma come si fa a regalare libri alle biblioteche pubbliche?

ItalianJam ha detto...

@Bruno Ho chiesto tempo fa alla mia biblioteca. Mi hanno risposto: "portali qui", poi fanno una cernita (qualità della carta/interesse argomento).
Per esempio, non accettano tutti i libri di cucina o tecnici.
Le enciclopedie non le vogliono (ricordo una libreria di Venezia, che con le vecchie enciclopedie che non voleva più nessuno aveva fatto un soppalco che portava dritto al canale).
Il libri che non interessano la biblioteca li regalano.

M.T. ha detto...

Questa cosa che devono fare tutto i cittadini è ridicolo, dato che è il sistema che non funziona, visto che si è in un paese che schifa la cultura e la lettura. Il cittadino fa la sua parte pagando le tasse: i soldi ci sarebbero ma o non si decide d'investirli o come spesso succede c'è chi decide che se li intasca e li usa per i suoi fini.
In quest'epoca del denaro, perché pochi si possano arricchire, oltre a volere che la gente lavori gratis, si vuole anche che dia gratuitamente quello che ha, dai libri ai vestiti. E' assurdo.

Come è assurdo criticare chi compra i libri: ci si lamenta che non si legge, ma poi si accusa che li compra. Le tipiche contraddizioni italiane.