Brazil, capolavoro di Terry Gilliam
Non ho visto tutti i film dello straordinario Terry Gilliam, ma ho deciso, per quello che posso, di scrivere sulla sua opera: lo ritengo infatti uno dei maggiori esponenti del fantastico nel cinema. Ho cominciato a parlarne già diverso tempo fa, commentando un film che non si poteva tralasciare, ovvero L'Esercito delle Dodici Scimmie. Doveroso, ora, parlare di Brazil. Un film uscito nel 1985, che voleva riprendere le tematiche del 1984 orvelliano ma voltandole in chiave comica, satirica, di commedia nera. Vi sono molte altre influenze, in realtà, dal cinema dell'anteguerra, da Fellini, Kafka, perfino una citazione dalla Corazzata Potemkin (per noi italiani, di fantozziana memoria).
La genialità del film è di aver creato una cupa distopia riuscendo a riderci sopra, a creare umorismo dalle circostanze più impossibili, riuscendoci.
Ci fermiamo qui per non rivelare troppo della trama. Non c'è un lieto fine, anche se Gilliam ha dovuto lottare perché la produzione non ne imponesse uno (come è effettivamente avvenuto, ad esempio, per Blade Runner). La burocrazia asfissiante, disumana e omicida è il tema prevalente del film, ed è mostrata in molte personificazioni e metafore: dalla spietata indifferenza dei funzionari, da un onnipresente marchingegno fatto di intricate tubature che dovrebbe fornire aria condizionata o riscaldamento a seconda delle esigenze, e non funziona mai, dalle cartacce che assumono un ruolo assai sinistro in una certa scena, dalla generale sensazione di oppressione. Ma anche dalla terribile normalità di tanta gente, per prima la madre di Sam, che si preoccupa solo di sfruttare i suoi privilegi per condurre una vita privilegiata e cercare di sembrare una ragazzina per mezzo del bisturi.
L'eroe non ha una statura drammatica, e la sua ribellione è molto velleitaria, ben poco consapevole: la sua lotta è semmai più orientata a sconfiggere la propria intima repressione e ottenere il cuore di una ragazza. Questo permette di parlare di argomenti cupi con toni leggeri, almeno superficialmente: anche se in realtà l'effetto è estremamente disorientante. La visione cupa di un mondo in cui governano le macchine, e uomini che si comportano come macchine, non lascia certo col sorriso sulle labbra.
Questo è un film straordinario, nonostante la consueta caoticità di Gilliam lo renda in alcuni momenti un po' eccessivo o confuso. Purtroppo, parlarne non rende l'idea. Guardatelo, quindi.


6 commenti:
Gran bel film!
La critica ai totalitarismi del resto riesce di più con l'ironia e uno sberleffo che con la seriosità... Vedi V per Vendetta.
Visto milioni di volte! Fantastico!
Ah,a parte "l'esercito delle 12 scimmie", è bellissimo anche "Parnassus" del signor Gilliam.
Ne volevo giusto parlare. Purtroppo ho preso l'influenza, quindi il post è rimandato a domenica...
Quando lo trovo, lo prendo, sembra interessante.
E' vero, su Blade Runner la produzione impose un "lieto fine", ma sono riuscito a vedere la versione originale (rivelatore il sogno sull'unicorno), che è molto più d'impatto.
@ M.T. Assolutamente da vedere e rivedere questo film. Quanto alle due versioni di Blade Runner confesso che sono rimasto affezionato a quella "buonista" anche se le apprezzo entrambe. Ma Harrison Ford ha un punto a suo favore quando dice che se il suo personaggio è una macchina, allora il duello uomo-macchina tra lui e Roy Batty perde di significato.
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