martedì 18 gennaio 2011

Le biblioteche devono fare politica?

Ci mancava solo che partisse una proposta, in quel di Venezia e dintorni, per far sparire dalle biblioteche i libri degli scrittori che firmarono una iniziativa a favore di Cesare Battisti, latitante in Brasile.
Del caso mi limito a dire che preferirei vedere quel personaggio scontare la sua pena in Italia; della scelta di quegli scrittori basti dire che ognuno firma le petizioni che vuole.
Trovo perciò sconfortante che si voglia creare contro di loro una sorta di censura punitiva, visto e considerato il ruolo pubblico che le biblioteche dovrebbero avere. Ruolo che per avere senso andrebbe interpretato con la maggiore apertura mentale possibile.
Non penso che alla fine qualcuno verrà davvero danneggiato da quest'iniziativa, che non mi sembra abbia grandissime possibilità di essere messa in atto, ma sarebe stato meglio che non fosse stata nemmeno proposta.

2 commenti:

Hobina03 ha detto...

bravo bruno ad averne parlato: qui non si tratta di battisti, il suo caso politico deve restare in mano agli organi competenti, qui si tratta di 3 rappresentanti del governo che propongono la censura come un atto dovuto e leggittimo. Io davvero sono rimasta senza parole, non voglio pensare che i cittadini veneti accettino una cosa del genere senza fiatare. Però non sono d'accordo quando dici che nessuno verrà danneggiato da questa iniziativi. Siamo danneggiati tutti noi perché si instilla subdolamente l'idea che la libertà di parola e pensiero sia qualcosa di cui poter fare a meno.

Bruno ha detto...

Per chiarire, le mie impressioni erano che fosse una "sparata" per far sì che se ne parli: ovvero una manifestazione di esasperazione, da parte di coloro che hanno visto impunito ancora una volta il personaggio in questione, ma senza l'intenzione di creare davvero un indice dei libri proibiti.
Stiamo a vedere come si evolve la questione.