La Rocca Scarlatta è il successivo racconto (1933) di Conan il Barbaro, dopo La spada della Fenice. Qui Conan, sempre nei panni di un sovrano, sembra in procinto di perdere una battaglia. Vediamo un po' la trama.
Conan ha visto il fiore della sua cavalleria fatto a pezzi, schiacciato e spazzato via, dopo che aveva attraversato il confine sud orientale di Aquilonia per andare nelle pianure di Ophir, un regno il cui re Amalrus, che era un amico, si è improvvisamente rivelato un traditore. Amalrus ha attaccato le forze di Conan con l'aiuto del re di Koth, Strabone. Quindi vediamo qui Conan nelle vesti di leader militare, ma in questo caso non sembra che gli stia andando molto bene, anche se rifiuta di arrendersi.
Ai due nemici si aggiunge anche il mago Tsotha-lanti di Koth, il classico mago malvagio, che usa grimori rilegati in pelle umana. È Tsotha che cattura Conan ormai sconfitto, mentre Strabone avrebbe preferito farlo uccidere dagli arcieri da lontano, perché ha già perso troppi uomini e il barbaro si difende ancora ferocemente. Lo stregone cattura Conan grazie a un anello dotato di uno spillo avvelenato, un ago che inietta una sostanza tale da sedare la resistenza dell'eroe.




