lunedì 5 ottobre 2015

Spettacoli a venire

Segnalo due articoli su Fantasy Magazine: il primo è sui prossimi sviluppi riguardanti l'opera di Patrick Rothfuss, il secondo riguarda la possibilità di avere una miniserie sul mondo di Watchmen, la serie grafica di Alan Moore, già portata sugli schermi alcuni anni fa.
Devo dire che enrambe le notizie mi incuriosiscono positivamente, per una volta tanto (a essere delusi si fa sempre in tempo ma speriamo di no). Una storia come quella di Watchmen a mio parere può prendersi tempo, più tempo di un film per quanto lungo, per essere sviluppata, e c'è senz'altro spazio per tante trame collaterali riguardante il "vecchio" mondo di supereroi che nella storia di Moore è appena accennato come prologo: difficile sarà se mai creare un finale originale allo stesso livello della serie grafica. Per quanto riguarda la creatura di Patrick Rothfuss, quella Kingkiller Chronicle che al primo libro mi aveva colpito così positivamente e magicamente, vorrei davvero che se ne facesse qualcosa (al secondo libro la magia devo ammettere era finita, ma sono ancora curioso di sapere come andrà a finire, purché non ci vogliano troppe pagine per arrivarci). Anche qui penso che una serie televisiva sarebbe molto più adatta di un film.

sabato 3 ottobre 2015

Sopravvissuto - The Martian

Con Prometheus, Ridley Scott mi aveva fatto sospettare di aver perso il tocco magico per la fantascienza. Con Sopravvissuto - The Martian il grande vecchio che ci ha dato a suo tempo Alien e Blade Runner è tornato a degli ottimi livelli. Il film, con un grande Matt Damon come protagonista, è piuttosto lungo, ma riesce a tenere incollata l'attenzione. Matt Damon offre una robusta prestazione nei panni di un astronauta che deve affrontare una terribile incognita (rimanere isolato con pochi mezzi in un ambiente ostile) ma accetta la sfida con enorme determinazione, anche se non si fa grandi illusioni. Nello stesso tempo, la NASA si adopera per salvarlo, e il mondo rimane con il fiato sospeso.
Per curiosità, Matt Damon è proprio lo stesso attore che in Interstellar partecipava al lancio di esploratori nello spazio per trovare un pianeta che potesse dare speranza alla popolazione terrestre: finiva in un luogo inospitale e, pur di farsi raccattare dalla successiva spedizione spaziale, spediva un rapporto in cui raccontava balle sulla qualità del posto che aveva esplorato, sperando (umanamente comprensibile) di salvare la pelle, a scapito di tutti gli altri. Qui invece è un eroe. Dallo stesso Interstellar viene anche un'intrepida Jessica Chastain (qui nel ruolo della comandante dell'astronave, con tanto di sensi di colpa per aver perso un uomo). Meritano una menzione anche Sean Bean e Jeff Bridges.

giovedì 1 ottobre 2015

Libertà a rischio: il giornalismo.

Un recente articolo de La Stampa mi ha spinto a fare alcune riflessioni sul giornalismo e sui giornali come media (i giornali su carta, in rete, ma anche la loro versione televisiva). Jonathan Franzen, scrittore, il cui pensiero possiamo seguire anche qui (in inglese), dice in parole povere che internet è un nuovo totalitarismo. Chi urla più forte ha ragione, la verità non conta più niente. "Se pensate che io stia esagerando è perché non avete compreso la natura del totalitarismo. Non sono le parate, la polizia segreta, l'ideologia. È che abbiamo adesso qualcosa rispetto a cui non hai altra scelta se non relazionarti. Di continuo. In ogni aspetto della tua vita. È questa l'ambizione dei tecnocrati, che non ci sia mai un momento in cui non ti relazioni con la tecnologia." I professionisti del giornalismo, sostiene Franzen, non riescono più a farsi pagare. Le notizie vengono subito linkate e copiate, quindi il lavoro rubato. E poi abbiamo i blogger, i "citizen journalist" ovvero chiunque abbia uno smartphone e vada a dire la sua sui social network, i leakers, e via dicendo. La gente riceve solo opinioni contrapposte, e di solito contrapposte violentemente. Verità o presunte tali che si affermano perché la gente urla. Balle che diventano verità perché tanti le urlano.

venerdì 25 settembre 2015

Red Country

A chiudere (forse) coi romanzi ambientati nel mondo della Prima Legge di Joe Abercrombie arriva questo Red Country, e va subito detto che è una chiusura in sordina. Il libro non ha certo la potenza di The Heroes, né la cruenta passione di Best Served Cold. Alcuni personaggi che conosciamo da molto tempo ricompaiono, e uno si congeda "definitivamente" nel senso che muore in maniera abbastanza convincente, al di là di ogni possibile escamotage per resuscitarlo in seguito - se mai all'autore venisse voglia. La storia finisce, se vogliamo, in gloria, con i buoni che riescono a cavarsela, e questo non posso dire che mi dispiaccia. Il problema è un altro. Abercrombie in questo libro opera una commistione (fa un cross over, se vogliamo dirla in maniera elegante) tra due generi, e lo fa in una maniera che non mi ha convinto affatto. Red Country non è in effetti un romanzo fantasy, ma un tipico western, per quanto manchino le Colt e i fucili Winchester. E non lo dico perché c'è qualche elemento che lo faccia pensare, ma perché tutto l'impianto della storia è tipico di una storia western. C'è anche il presagio di un mitico duello finale, roba da film di Sergio Leone, una resa dei conti tra due personaggi che hanno una partita in sospeso da molto tempo. Un duello che si farà aspettare parecchio. Se volete proprio sapere di che si tratta, lo scrivo più avanti in modo da non anticipare qui elementi fondamentali della trama.

venerdì 18 settembre 2015

Un protagonista sconosciuto

Tra le mie letture "non-fantastiche" di quest'anno c'è la biografia di un personaggio che ormai comincia a sbiadire tra le pieghe della storia, e anzi non è mai stato veramente alla ribalta (contro la sua volontà, direi), eppure ha avuto un'influenza non indifferente sulla cultura del XX secolo. Il libro è Fury on Earth di Myron Sharaf e il personaggio in questione è Wilhelm Reich (1897-1957), uno dei padri sconosciuti della psicanalisi (sconosciuto e misconosciuto in quanto ebbe con la Società Psicanalitica una separazione aspra per quanto del tutto consensuale). Si tratta di un personaggio senz'altro interessante, potendo vantare di aver avuto tra i propri nemici gli psicanalisti che lo hanno isolato, i nazisti della Germania di Hitler da cui è dovuto fuggire, i comunisti che lo hanno espulso dal partito e infine gli Stati Uniti che lo hanno messo in galera (per inciso, è anche riuscito a farsi odiare o quanto meno disprezzare dalla comunità scientifica).
Uno dei primi allievi di Freud, Reich iniziò ad esercitare la professione di psicanalista a Vienna subito dopo la Prima Guerra Mondiale a soli 22 anni, in un'epoca pionieristica in cui non erano fissati rigorosamente i requisiti per esercitarla - lui fu uno di coloro che iniziarono a delinearli - e si distinse per l'energia che era capace di spendere non solo nel lavoro, dove ebbe precoce fama e successo, ma anche nella ricerca teorica, nella diffusione delle idee e nel lavoro sociale connesso. Si distinse tra i colleghi per molti aspetti. Innanzitutto perché non si limitava a scrivere articoli o libri e a farsi pagare profumatamente dai pazienti che si accomodavano sul lettino, ma cercava di impegnarsi socialmente e politicamente sia nel portare aiuto terapeutico alla gente comune, non in grado di pagare la terapia psicanalitica, che nel propagandare la contraccezione e la libertà sessuale (due temi che potevano portare parecchi guai all'epoca).

venerdì 11 settembre 2015

The Heroes

Proseguendo nella grande esplorazione del mondo della Prima Legge, ho affrontato The Heroes. [Nota: in questa recensione anticiperò certi eventi della trilogia ambientata in questo mondo]. Qui Joe Abercrombie ci riporta in quello che, a mio parere, è il luogo meglio descritto del suo mondo immaginario (non uno dei più memorabili del fantasy, nel complesso, se volete la mia impressione): il Nord. I nordici sono una specie di scandinavi con un che di celtico o di germanico (vichinghi? sembrano quasi, ma non li si vede compiere grandi avventure marinaresche). Sono rozzi guerrieri di un mondo diviso in clan, mai unificato del tutto, una terra di conquista per l'Unione ma poco redditizia, e invasa pagando un prezzo parecchio salato. Insomma un mondo che è perennemente in guerra. I tratti caratteristici dei nordici sono abbastanza pochi ma pittoreschi: certi modi di dire che vengono ripetuti spesso, i codici d'onore, la divisione sociale nelle caste di guerrieri, l'impetuosità in battaglia, l'amore per le storie leggendarie e le bevute, la facilità con cui gli sconfitti fanno una brutta fine (ma talvolta anche il rispetto esistente tra avversari, a seconda dei rapporti personali), le faide e i duelli. E anche i nordici hanno un vicino che temono, in quanto c'è gente ancora più rozza e dura di loro, i selvaggi che vivono oltre il fiume Crinna.