Un
articolo del Guardian (in inglese) esamina cosa è successo quando sono state
rivelate le (pessime) condizioni lavorative che esistono presso Amazon, gigante della
New Economy (nonché della
globalizzazione).
Una
cultura del lavoro competitiva e spietata, che sembra prevedere solo
una passata sotto il
bulldozer per concetti quali il rispetto della
dignità del lavoratore
e i diritti a condizioni lavorative accettabili.
Dal momento che il
mondo economico è rimasto inerte di fronte a qualsiasi appello al
boicottaggio, sembra che la reazione del management, sostanzialmente una
lettera in cui si dice che le cose non stanno davvero
così, sia stata sufficiente a sopire qualsiasi contestazione. Insomma, dopo la denuncia cosa è successo? poco. Ma perché?
Insomma trattare ruvidamente il lavoratore per il mondo economico non è un problema, finché non vi è una grossolana violazione dei diritti, di quelle che rischiano di creare un pericolo per i profitti dell’azienda (ovvero grosse cause, class action e simili che costringano a sborsare indennizzi clamorosi, un’evenienza che nell’Italia dei diritti dei lavoratori non succede mai, ma nella crudele America capitalista qualche volta si verifica).

